Eccomi qui di nuovo
Apr. 2nd, 2009 07:02 pmTITOLO: Akemi
AUTORE: jinny
GENERE:Angst
FANDOM: Arashi
PAIRING: Ohmiya + OC
RATING:pg-13 (almno per ora)
DISCLAIMERS: Gli Ohmiya non mi appartengono, invece gli OC si, haha
NOTE: Che casino (ho fatto fatic a capire certi passaggi anch'io... andiamo bene...)
GIA' POSTATE: Parte1
Kazunari si svegliò di soprassalto. Possibile che in tutti i suoi sogni ricorrenti ci fosse quel viso? Un ragazzo, e per lui provava qualcosa che riusciva a definire solo come affetto. Quello era il giorno del suo sedicesimo compleanno, e, per qualche strano motivo, sapeva che quel giorno l’avrebbe visto. Per la prima volta da quando, una settimana prima, era arrivato a Tokyo, si alzò prima che suonasse la sveglia. Fuori dalla finestra, il sole estivo lo chiamava, invitante. Si fece una doccia veloce, poi si vestì in fretta, senza tener conto di cosa avesse effettivamente addosso, prese il portafoglio e le chiavi di casa e, con un rapido saluto al padre ancora addormentato, uscì. Era fuggito dalla casa della madre, se ne rendeva conto. Era fuggito quando lei si era trovata un nuovo compagno, togliendogli così ogni speranza di vedere lei ed il padre riappacificarsi. Poi il tizio, Kazunari si era rifiutato di ricordarne il nome, aveva iniziato, o ricominciato, a bere. Era diventato violento. Sapeva che picchiava la madre, ma lei negava e quindi Kazunari aveva smesso di difenderla. Lei se l’era scelto, ed ora se lo teneva. Solo che la madre non sapeva che nell’incubo che lui faceva sempre, quello dove veniva investito, il tizio era alla guida della macchina. Ed era ubriaco. Per quello sapeva che aveva ricominciato a bere… si, era una storia complicata… per quello, quando il tizio l’aveva picchiato, abbastanza forte da farlo piangere ma non abbastanza da mandarlo in ospedale, aveva telefonato al padre, aveva fatto le valige, ed era saltato sul primo Shinkansen. Aveva semplicemente colto l‘occasione… E poi, stare a Tokyo, l’avrebbe aiutato a schiarirsi le idee. Tutti i posti che aveva sempre sognato senza mai vederli, erano li, a Tokyo. Il problema era la nostalgia. Aveva già camminato per la strada che stava percorrendo quella mattina, ma non da solo. La sua mano era stretta in quella del ragazzo del sogno. Un ragazzo dal viso leggermente tondo, con lo sguardo un po’ perso, il sorriso dolce e un po’ incerto. E quella mano, che stringeva la sua, aveva le dita lunghe, affusolate… gli piaceva tantissimo… non che gli piacessero i ragazzi. Non si era nemmeno mai posto il problema che gli potesse piacere qualcuno che non fosse il ragazzo del sogno. Lui voleva risentire quel tocco, voleva assolutamente rivedere quegli occhi, quel sorriso… doveva assolutamente toccare quelle guance… sorrise fra sé, ripensando alle guance del ragazzo. Così invitanti… si bloccò, riconoscendo un luogo. Una grande casa in stile tradizionale. “Qui ci sono i fantasmi, come fai a viverci?” aveva chiesto il ragazzo del sogno.
“ Fantasmi? Non mi sembri tanto normale…” aveva risposto di rimando lui, ridendo e dandogli un buffetto su una guancia.
“ Non prendermi in giro, Ake-chan! Sono serio…” aveva risposto il ragazzo, stringendogli la mano. Li il sogno si interrompeva sempre, ma lui sapeva che più dei fantasmi, la cosa che rendeva impossibile la vita in quella casa erano gli zii. Gli zii odiosi. Ed i bei ricordi, che loro due, con la loro presenza, calpestavano, con crudeltà e ferocia… spalancò gli occhi, vedendo la donna uscire dalla casa.
<< Zia Meiko!>> gli sfuggì. La donna si girò a guardarlo, e Kazunari si rese conto che non aveva mai visto in vita sua quella donna. Se non in sogno, ovviamente… che confusione…
<< Chi sei, ragazzino? Come sai il mio nome?!>> urlò lei, in preda all’ira. Kazunari sorrise e scosse la testa
<< Si chiama Meiko davvero? Che coincidenza… sa, assomiglia davvero moltissimo a mia zia Meiko… ma… lei… ecco… lei non c’è più… che cosa stupida scambiarla per una persona che non c’è più… mi scusi…>> si affrettò ad inventare. La donna si accontentò di grugnire qualcosa, posò il sacco della spazzatura nel bidone e rientrò in casa, borbottando. Non era cambiata per nulla. Kazunari sospirò. Chissà se avrebbe mai scoperto chi diavolo era la (perché di una ragazza si trattava) Ake-chan del suo sogno… era lui, ma non lo era. Erano sogni, ma, come stavano dimostrando sempre più fatti, non lo erano… sospirando, si avviò verso la stazione della metropolitana. In treno ebbe il tempo di riflettere sul fatto che non sapesse dove stesse andando, ma che lo sapesse benissimo… scese dal treno ed uscì dalla stazione, dirigendosi con sicurezza verso il liceo. I cancelli erano chiusi e, senza i ragazzini in giro, era una zona tranquillissima. Ma lui la ricordava piena di persone… e ricordava di aver fatto quel tragitto con una ragazza… di cui ovviamente non ricordava il nome. I buoni dei suoi sogni non avevano nome, chiaramente… solo gli zii cattivi? No, nemmeno lo zio aveva un nome… ma forse se lo avesse visto, l’avrebbe saputo, com’era successo per zia Meiko… che accidenti succedeva? E lui che sperava di poterci scrivere un libro, con i suoi sogni strampalati… invece pareva che le persone coinvolte esistessero sul serio… allora forse… il suo cuore accelerò i battiti… no, era impossibile… avrebbe passato la vita da solo per uno stupido ragazzo dei sogni… non poteva farci niente se voleva lui, solo lui…
<< Che ci fai seduto li? Chiaramente non sei di Tokyo, e non sei un allievo di questa scuola… non sai che quella panchina porta sfortuna?>>
Kazunari alzò il viso. Sapeva di avere ancora dei lividi, e dallo sguardo della donna davanti a lui capì che da fuori sembravano peggio di quanto non fossero in realtà…
<< Shiori…>> il nome gli venne alle labbra, senza che se ne rendesse conto. Per primo spalancò gli occhi e si tappò la bocca con tutte e due le mani. La sua Ri-chan. Era cresciuta! Era diventata una donna, adulta, bellissima. Aveva una fede all’anulare sinistro, quindi probabilmente era sposata. Non sembrava più la teppistella che era alle medie, anche se già al liceo si era calmata… ma lui non aveva mai fatto il liceo con quella donna…
<< Come prego?>> chiese la donna, avendo captato il nome. No, il piglio da dura l’aveva ancora… l’avrebbe sempre avuto. Era una forte, Ri-chan… Kazunari dovette asciugarsi gli occhi… non capiva perché, ma gli veniva da piangere…
<< Perché… perché questa panchina porta sfortuna?>> chiese, cercando di non far tremare la voce. Shiori gli si sedette accanto ed indicò una scritta. Ake-chan e Ri-chan, per sempre sorelle. Ricordò di aver inciso quella scritta. Ricordò anche di aver passato il taglierino a Shiori per farle scrivere il proprio nome… le lacrime riprovarono ad uscire, ma le ricacciò indietro, mentre sfiorava la scritta con la mano che gli tremava
<< Sei sicuro di star bene?>> gli chiese Shiori. Kazunari annuì e tentò di sorridere
<< Tutto bene.>> disse, ma una lacrima sfuggì al controllo. La asciugò, rabbioso. Chi le aveva dato il permesso di scendere?
<< Come sai il mio nome? Sei venuto qui spesso?>> chiese poi lei. Kazunari la guardò, ma questa volta non trovò scuse.
<< Mai venuto… sono passato adesso perché quando finiscono le vacanze estive sarò un allievo di questa scuola… sono al primo anno… >>
<< E cambi scuola ad anno già iniziato?>> chiese Shiori, alzando le sopracciglia. Kazunari annuì e distolse lo sguardo. Si sentiva incapace di mentire, con Shiori vicino. Incapace di tenere le proprie cose per sé…
<< E come mai? Scusa se mi faccio i fatti tuoi, ma mi ricordi moltissimo una persona… beh, non fisicamente, anche solo per il fatto che la persone in questione era una ragazza, ma… il tuo modo di fare…>>
Kazunari alzò lo sguardo, di nuovo, e si morse le labbra. Shiori avrebbe capito. Forse…
<< Una persona?>> chiese. Shiori sorrise. Un sorriso triste. Kazunari sentì l’istinto di abbracciarla stretta. L’affetto che provava per lei era diverso da quello che provava per il ragazzo dei sogni. Quello per Shiori era quello che avrebbe provato per una sorella, se ne avesse mai avuta una. Una confidente. L’unica persona con cui avrebbe mai potuto essere totalmente sé stessa… oltre al ragazzo dei sogni, ovviamente…
<< Una mia amica. Ma un uomo l’ha investita… sedici anni fa… per questo vado in giro dicendo che questa panchina porta sfortuna… era la nostra panchina… l’abbiamo scritta noi due questa…>>
<< Lo so.>> disse Kazunari, senza pensarci << E’ stato da qui che l’ho visto la prima volta… andava alla scuola d’arte, dietro quell’angolo, dopo l’incrocio… e li gli è caduta la cartelletta e sono volati i fogli dappertutto… mi hai spinta verso di lui, sibilandomi di aiutarlo e ti sei nascosta dietro l’albero…>> si portò di nuovo le mani alla bocca. Prima che Shiori potesse chiedere, scattò in piedi e fuggì via. Aveva uno strano rumore nelle orecchie. Solo quando una mano gli prese il braccio, si rese conto che Shiori l’aveva seguito. Era ancora più alta di lui, e più veloce, nonostante i tacchi. Lo costrinse a girarsi e lo scosse con forza
<< Come lo sai?! Parla! Che cazzo… come cazzo sai queste cose?!>>
Kazunari serrò gli occhi
<< Non lo so!>> urlò di rimando, e scoppiò in singhiozzi, cadendo in ginocchio. Non lo sapeva. Lui aveva solo sognato quelle scene, ma i luoghi dove si svolgevano c’erano davvero. Ed erano a Tokyo, dove suo padre si era trasferito per lavoro. Ma… dov’era lui? Perché una scena così vivida all’improvviso? E non stava dormendo, ora… perché?
<< Non volevo spaventarti…>> disse Shiori, dopo averlo lasciato sfogare. Kazunari tirò su col naso e si asciugò gli occhi
<< E io non volevo dire quelle cose.. era solo uno dei miei stupidi sogni… continuo a farli… da sempre… volevo scriverci un libro, ma poi ho pensato che ho ancora tempo. E adesso stanno apparendo tutte le persone che c’erano nel sogno… è iniziata con il tizio della macchina… il nuovo compagno di mia madre… lei si è messa con lui, e lui ha ripreso a bere… la settimana scorsa mi ha picchiato e non ho esitato a scappare e venire da mio padre… mi sono iscritto in quel liceo perché l’ho visto nei sogni… probabilmente è solo il mio cervello che si ribella alla separazione dei miei… però… è la prima volta in vita mia che vengo a Tokyo, ma non ho mai consultato una mappa della metro, o una guida della città… so dove sono molte cose… solo che tante effettivamente non sono dove ho in mente… mi dicono sempre “non è più qui da anni”… ma a parte questo… >>
<< Dove abitavo?>> chiese Shiori
<< A due passi da Hachiko… >> disse Kazunari, senza esitazioni. Shiori serrò leggermente la mascella
<< Non lo sa nemmeno mio marito… il mio colore preferito?>>
<< Il giallo…>>
<< Il mio gruppo preferito?>>
<< Gli Hikaru Genji. Ma hai gli Xjapan come copertura…>>
Shiori aveva gli occhi spalancati. E Kazunari pure. Due idioti che si guardavano, inginocchiati per terra, sul marciapiede, con gli occhi sgranati, mentre i passanti li fissavano, educatamente sbigottiti.
<< Non so perché so queste cose… scusami, ti prego…>> mormorò poi Kazunari. La donna si alzò, in silenzio. Sembrava furiosa
<< Se non vuoi credermi non è un problema. Non mi crederei nemmeno io… sembro pazzo, lo so… e me ne rendo conto… anche tu crederesti di stare impazzendo se passassi in un posto dicendo “qui c’era la tal cosa”, non essendoci mai passata prima…>>
<< Stammi lontano. Anche a scuola, vedi di starmi lontano.>> detto questo, Shiori corse via. Kazunari rimase fermo dov’era. Era di sicuro il compleanno più strano che gli fosse mai capitato. Poi si rese conto di dove fosse. Spalancò gli occhi. L’istituto d’arte era ancora al suo posto. Però ora c’era un semaforo… non ricordava il semaforo… dopotutto, forse, erano solo sogni… si alzò faticosamente e si girò verso il luogo dove c’era l’incrocio nei sogni. Il posto dove l’auto l’aveva investito…
<< Hanno messo il semaforo dopo che sei morta…>> disse Shiori, nel suo orecchio. Kazunari urlò per lo spavento, sussultando. Shiori, gli occhi pieni di lacrime, sorrise
<< Salti sempre per niente, eh…>> disse
<< Tu non piangi mai!>> disse Kazunari, nel panico. Shiori sorrise di più
<< Altra cosa che è cambiata quando te ne sei andata… Ake-chan…>>
Kazunari la guardò
<< Mi aiuterai a capire che sta succedendo?>> chiese Kazunari. Shiori si asciugò gli occhi, e tese la mano. All’occidentale, come faceva sempre. Kazunari sorrise
<< Intanto presentiamoci ufficialmente. Sono Tanaka Shiori. Sarò una tua insegnante, quando finiranno le vacanze… >>
<< Ninomiya Kazunari. Apparentemente conosco le persone e ho i ricordi di qualcun altro, oltre ai miei… e le stesse sensazioni… ed è difficile…>>
Shiori annuì, e lo prese per un polso. Lo trascinò fino ad un piccolo caffè, in un vicolo laterale. Lo fece sedere ed ordinò una cioccolata con panna montata per entrambi. Kazunari sorrise. Adorava la cioccolata calda di quel posto. Era così densa…
<< E’ ancora densa?>> chiese, preso dal timore. Shiori sorrise ed annuì
<< Ha cambiato gestione, ma l’attuale gestore è il fratello di quello di prima… posso farti una domanda… ehm… Kazunari, giusto?>>
Kazunari annuì
<< Quando sei nato?>> chiese Shiori. Kazunari guardò l’orologio
<< Sedici anni fa esatti. Mia madre è sicurissima dell’ora, perché ha detto che è stato un parto lunghissimo… >>
Shiori sospirò e gli prese le mani. Kazunari si guardò un po’ intorno, leggermente a disagio, anche se era contento che Shiori non avesse dimenticato quanto si sentisse al sicuro con lei…
<< Akemi, sei morta esattamente sedici anni fa… adesso… non sto capendo bene nemmeno io, ma ho elaborato una teoria, mentre correvo via e tornavo indietro. Potrebbe sembrare folle, ma… tu sei la reincarnazione di Akemi… quindi sei Akemi… ti ricordi di me… ti ricordi il posto dove sei morta… ho visto come guardavi il punto esatto dove sei atterrata dopo che la macchina ti ha lanciata in aria… io so che il tizio che ti ha investita è uscito di prigione, per buona condotta, e si è trasferito in un paesino vicino a Osaka… mi sembrava abbastanza strano che tu arrivassi, ad anno già iniziato, da la, proprio quando lui ci si era trasferito… ho pensato ad una coincidenza, visto che ne succedono continuamente soprattutto a me… ma poi… tu mi hai raccontato del nuovo compagno di tua madre… e vedo che ti ha picchiato…anche se adesso sei un ragazzo, nessuno può toccare Ake-chan! E lui l’ha fatto due volte…>>
<< Solo che la seconda gli è andata storta… ti scambieranno per pedofila… sono pur sempre un ragazzino, adesso… e sempre più confuso… fino a ieri erano solo sogni… ora invece… quanto hai detto che è passato?>>
<< Sedici anni… se non fossi morta, saresti sposata con Satoshi, adesso…>>
Kazunari svincolò le mani da quelle di Shiori e se le portò alla bocca. Satoshi. Il ragazzo del sogno… gli sfuggì un singhiozzo e dovette nascondersi nel menù, per evitare che gli altri avventori vedessero le lacrime
<< Toshi…>> mormorò. Poi abbassò il menù
<< Sta bene? Lui… lui sta bene? Dov’è? Ormai sarà sposato… chissà se poi è riuscito a farla quella prima mostra… >>
<< Non l’ho più visto… dal giorno del suo diploma, due giorni prima del mio… >>
Kazunari si morse forte le labbra, tentando di recuperare il controllo, mentre Shiori lo osservava
<< Identico…>> mormorò << Dovrò solo evitare di chiamarti “Ake-chan” davanti a tutti… Ninomiya… Ninomiya… non ti sta male, come cognome… e poi anche Kazunari si addice alla tua, chiamiamola nuova faccia… non guardarmi così, lo so che adesso sei Kazunari e basta, e forse sei solo uno strano ragazzino fuggito di casa e mi sto illudendo, ma voglio crederci. Voglio credere che tu sia stato Akemi … ti ricordi di quando ti ho costretta ad aiutare O-chan a raccogliere i fogli così dovevate parlarvi per forza… mi sei mancata… o mancato… oh, che confusione…>>
<< Dillo a me…>> disse Kazunari. Shiori ridacchiò.
<< Già… dev’essere difficile…>> disse poi, guardando il ragazzo seduto davanti a lei. Era un ragazzino minuto, con il viso da bambino, anche se lo sguardo aveva qualcosa di vagamente adulto
<< Ma tu hai gli stessi gusti di Akemi? Sto ancora cercando di capire come potrebbe funzionare la mia strampalata teoria sulla reincarnazione… >>
<< A grandi linee, stando ai miei sogni… o ricordi, se seguiamo la tua teoria, si… solo… alcune cose non combaciano… non mi piace più andare in barca… nei sogni c’è un episodio in barca… con Satoshi… ma adesso ho il mal di mare… però mi piacciono ancora gli orsacchiotti… se lo dici a scuola, però, professoressa o no, ti spacco la faccia.>>
<< Sei la sua versione maschile… è fantastico…>> disse Shiori, ridendo. << In effetti è da te dire “ti spacco la faccia”, è nel tuo stile…>>
Kazunari arrossì, mentre un altro episodio gli tornava in mente. Lei che minacciava un compagno di classe…
<< Meno male che alle medie eri tu, la teppista…>> commentò, mescolando la cioccolata. Shiori rise di nuovo
<< Ho cambiato vita, diciamo, solo quando ci siamo trovate in classe insieme…>> disse. Kazunari scosse la testa
<< Ti avevo già fatto smettere di fumare.>> disse, serio. Shiori spalancò gli occhi
<< Niente affatto! E’ stata una scelta assolutamente volontaria da parte mia!>> disse, piccata. Kazunari sorrise
<< Certo… la volontà di non seguire le sigarette giù dalla terrazza…>>
<< Beh, si, anche… ma avrei potuto ricomprarle… più o meno… oh, insomma, si, mi facevi paura, i primi due anni… ma dal terzo…>>
Kazunari sorrise, ricordando le vacanze di primavera passate in biblioteca a studiare per rimettersi in sesto prima dell’ultimo anno delle medie, Shiori che gli chiedeva di darle ripetizioni… aveva acconsentito, pensando che in fondo quella ragazza non faceva così paura. Le aveva buttato le sigarette ed era ancora viva, forse non era cattiva…
<< Sai, all’inizio anch’io avevo paura di te…>> confessò
<< Eh? E come? Com’è possibile? Eri la regina indiscussa della scuola…>>
<< Si… ma tu avevi una banda, io ero da sola. E tu eri alta, e bella, io… piccolina, tendevo a mettere su peso, ero scorbutica, non avevo amici… e mi davano fastidio le persone che fumavano, perché mio zio fumava… io… io non dovrei ricordare queste cose…>>
Shiori lo guardò e Kazunari fu consapevole della propria espressione triste.
<<Non essere triste… io sono contenta del fatto che tu ti ricordi di me… e di come siamo diventate amiche… e… potremmo diventare amici di nuovo…>>
<< Sono un ragazzino! Compio sedici anni oggi! Hai il doppio della mia età, come…>>
Shiori abbassò il viso sulle proprie unghie perfettamente curate, e prese un lungo respiro. Si girò l’anello attorno all’anulare sinistro, poi alzò di nuovo il viso, e Kazunari rivide la ragazza che nei suoi sogni camminava al suo fianco.
<< Ake-chan…>> disse, ma Kazunari scosse la testa
<< Adesso sono Kazunari!>> protestò.
<< Senti, sei tu quello che si è messo a parlare di cose successe ad Akemi come se fossero successe a te!>>
<< Beh, e tu sei quella della teoria della reincarnazione! Io mi ricordo di te! Ma sono io! E’ quello che mi fa confusione… perché… >> si nascose di nuovo dentro il menù, cercando di calmarsi.
<< Scusami.>> disse Shiori. Kazunari inspirò profondamente, e vinse la battaglia contro le lacrime, poi abbassò lentamente il menù. Guardò Shiori negli occhi
<< Io… da quando ho scoperto che quell’uomo esiste davvero, non so più chi sono… mi succedono cose sempre più imbarazzanti… quando sono arrivato, ho fatto per la prima volta la strada verso la scuola, per firmare le carte dell’iscrizione… a parte che sapevo la strada, e ho dovuto dire a mio padre di aver guardato la piantina in internet…>>
<< Ma non c’è la piantina in internet…>> disse Shiori
<< Ma mio padre non lo saprà mai… tralasciando questo, mi sono bloccato guardandomi le gambe, perché mi sentivo addosso la divisa scolastica… gonna blu, a pieghe, calzettoni neri, mocassini, camicetta bianca e giacca blu… ah, già, e mi dava fastidio il farfallino… invece avevo i miei soliti jeans ed una t-shirt bianca… >>
<< E hanno cambiato la divisa almeno sei anni fa…>> disse Shiori. Kazunari sgranò gli occhi
<< Che?>>
<< Siamo passati al bianco e turchese… gonna scozzese, giacca turchese, che, senza offesa, col nero sta meglio… gilet, polo, invece della camicia… insomma, un po’ meno smorto di blu e nero…>>
<< Meno male! Almeno non sembreremo più tutti reduci da un funerale…>> disse Kazunari, appoggiandosi indietro sullo schienale della sedia. Shiori sorrise
<< Anche i suoi gesti…>> disse
<< Per forza! Perché sono io!>> disse Kazunari << Solo che sono un’altra persona… non riesco a capire bene come funzioni, per ora… non so come funziono io… per me Akemi è… un sogno… un sogno che ho sempre fatto… una serie di ricordi miei, ma… a quattro anni mi ricordavo il primo bacio…>> gli occhi gli si riempirono di nuovo di lacrime. Satoshi, il suo viso, le sue labbra sulle proprie… gli era esploso tutto in mente, in un attimo… Shiori gli asciugò gli occhi
<< Che guardino pure. Potrei essere una madre che ritrova dopo tanto tempo il figlio perduto. Che ne sanno loro?>> chiese, vedendo l’espressione a disagio di Kazunari. Lui fece un mezzo sorriso
<< Mi manca così tanto…>> mormorò. Shiori prese un’espressione preoccupata
<< Lo amavi moltissimo… e lui ti amava davvero tanto… quando sei… ehm… andata via… lui si è come spento… so che va ancora tutti i giorni sulla tua tomba, perché ci sono sempre fiori freschi… ma immagino voglia evitarmi…>>
Kazunari si morse forte le labbra.
<< Potrei vederlo…>> mormorò. Si rese conto della situazione prima che Shiori aprisse bocca
<< Si, lo so… sono un ragazzino…>> mormorò. Shiori sospirò e gli strinse di nuovo le mani
<< Però potremmo andarci lo stesso… devo farti leggere gli ultimi sedici anni di pettegolezzi…>> disse Shiori. Kazunari sorrise ed annuì. Voleva sapere tutto. Si rese conto di aver accettato il fatto di avere i ricordi di Akemi. Di essere stato Akemi. Ed ora voleva sapere cosa si era perso…
no subject
Date: 2009-04-02 07:08 pm (UTC)Ninuccio invece è tanto puccioso e così confuso, lo strapazzerei di coccole X3
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Date: 2009-04-08 03:24 pm (UTC)Nino è puccioso all'ennesima potenza *grabba e fa patpat*
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Date: 2009-04-07 11:07 am (UTC)Cmq.. all'inizio era un pò confusionaria la cosa ma poi capendo tutto prende il significato giusto ^___^
Spero che posti presto il continuo perchè ho un magone tremendo ç___ç Farai incontrare Nino con Ohno vero?
Shiori è una donnina amabile invece♥
no subject
Date: 2009-04-08 03:25 pm (UTC)Yay!! *felice che Shiori sia riuscita bene* brava Ri-chan, la mamma è tanto orgogliosa...