[identity profile] harin91.livejournal.com posting in [community profile] pasticci_fanfic
Spunto fuori nuovamente dalla mia nuvoletta di nulla cosmico *oplà!*
L'idea per questa one-shot ce l'ho dal viaggio in Giappone e stamattina una fict di Jinny mi ha dato il giusto imput per mettermi a scriverla, cosa che mi ha impiegato in totale un'oretta (di ponderamenti, perché se non uso la parola giusta io sclero =__=").
Non sono solita farlo, ma è angst, anche se in modo molto "particolare" mi viene da dire... nel senso: mentre scrivevo non la sentivo propriamente come una cosa che mette tristezza *sarà che sono cinica >__>*
Bentornato ad il mio spirito-guida! *per il sakumoto c'è tempo...*

Titolo: la Luce e il Buio (天使 と 悪魔 - tenshi to akuma)
Autrice: io!
(

[livejournal.com profile] harin91 )
Gruppo: Arashi
Genere: angst, AU
Rating: PG-13
Pairing: segreto, anche se, se non è sakumoto... indovinate un po' >__> *troppo facile*
Disclamers: non mi appartengonooooo °O°
 

 

 

Matsumoto Jun.

Si ricordava ancora quel nome, riletto un’infinità di volte su quel foglietto a righe sgualcito, il lato sinistro di esso strappato, memore di esser stato parte, in precedenza, di un intero quaderno, un’intera lista di nomi. Non era un caso che quello fosse l’ultimo frammento rimasto.

La finestra era spalancata, nella forte luce lunare di quelle notti di mezza estate, il tiepido vento della campagna spirava fino alla villa e agitava in flutti candidi le tende, nell’aria della stanza da letto. All’interno regnava un letto a baldacchino, dalle coperte scure.

Quel letto, era l’unica cosa che ricordava con sicurezza della stanza; era alto e imponente e sicuramente contrastava con il resto del mobilio, tanto da non farglielo assolutamente ricordare. E poi… racchiudeva l’unico vero motivo per cui visitava quelle stanze, in quelle tiepide sere d’estate.

Ricordava la prima volta come se fosse ieri: aveva scavalcato il cancello della villa e raggiunto silenziosamente il balcone desiderato, perché era un professionista; perché erano giorni che si preparava a quella missione. La luce era spenta e la finestra spalancata.

Era salito senza problemi e aveva atteso, scrutando nel buio della stanza sconosciuta fino ad abituare gli occhi: c’era il letto, un forte profumo di fiori e fra le lenzuola, lui.

Lo guardava senza espressione, e il sangue gli si raggelò nelle vene: era stato scoperto. Scoperto ed incastrato come un novellino.

Ma invece che gridare aiuto o fuggire spaventato, il ragazzo si era tirato a sedere e l’aveva invitato ad entrare e sedersi con lui,  con un sorriso dicendo: “Sono sempre solo, la notte”.

Lui non dormiva mai. Ascoltava i rumori della campagna, osservava le tende bianche danzare, respirava senza fretta il dolce profumo dei fiori che crescevano sul balcone; aspettava il suo arrivo, ogni notte, senza paura.

La prima volta che l’aveva visto, così candido in quel letto antico, aveva creduto che fosse un fantasma. Poi si era nuovamente accorto degli occhi scuri, ma dai riflessi color miele, illuminati dal riflesso della luna, e dei capelli mossi. Era un angelo, senza ombra di dubbio.

Non gli aveva mai chiesto perché fosse lì e perché vestisse sempre di nero.

Non gli aveva mai parlato di sé stesso, almeno finché non aveva avuto il suo primo attacco di epilessia durante la notte, e lui era stato costretto a fuggire mentre la stanza veniva raggiunta ed illuminata dagli altri abitanti della casa. Quella notte era rimasto a vegliare su di lui da lontano, preoccupato del suo stato di salute, poiché ancora non conosceva di che cosa soffrisse.

La malattia rendeva Jun debole e incapace di movimenti veloci e questo forse caratterizzava ormai anche il suo carattere: era riflessivo, silenzioso e sognatore.

Fra di loro, parlavano solo di paure, idee, pensieri e sogni, mai della loro vita reale. Era un fuggire dalla verità che macchiava il cuore di entrambi: la malattia, ed il proprio compito.

“Tu sei il mio demone” gli aveva detto, ed era vero.

Era vero che tentasse Jun con discorsi surreali e favole inventate, era vero che vestiva sempre di nero per confondersi con la notte e “portarla sulle spalle fino al balcone”, era vero che la malattia del fragile angelo stava peggiorando, da quando si conoscevano.

Ma era attratto dalla luce come Jun dalle tenebre.

Si completavano e avevano disperato bisogno l’uno dell’altro.

La prima volta che si erano baciati, aveva sentito il respiro sottile di Jun sulle labbra umide e si era sentito morire: avrebbe solo voluto infondere un po’ più di vita in quel fragile corpo.

Seppure desiderava fare l’amore con lui, era troppo rischioso per la salute del suo angelo; aveva tenuto il desiderio per sé e donato solo quell’amore che Jun era stato capace di risvegliare in lui.

Ma il tormento del suo compito lo logorava da dentro e, ben presto, aveva preso nuova forma nei suoi pensieri, non più scacciato, ma accolto: era una promessa di assoluzione. Era la fine della sua influenza cattiva; era liberare le ali incatenate dell’angelo.

Quella sera, quella sera così viva nei suoi ricordi, Jun aveva all’improvviso perso il fiato. Ma non aveva gridato; ormai sapeva come il suo demone fosse capace di assisterlo.

Si dibatteva nel letto, tenendolo per mano, respirando a fatica in prepotenti fischi strozzati.

“Io posso mettere fine a queste sofferenze, amore mio” gli aveva detto, sorridendo.

Jun lo guardava fra le lacrime e notò un debole segno d’assenso: riusciva a sentirlo.

“Io posso farti volare a casa e restituirti la tua vita” non si era accorto di stare piangendo a sua volta. Jun ormai non riusciva più a trattenere ansiti di dolore e il letto cigolava, mosso dagli spasmi.

Aveva sollevato nel buio la lama, facendola scintillare nella luce lunare e nel fuoco dei suoi occhi: Jun doveva vedere, Jun doveva sapere come e quando l’aveva liberato.

Jun stava sorridendo, fra le lacrime, nonostante gli spasmi; era vero, e se lo ricordava vivamente anche adesso, molto più del letto a baldacchino o delle tende smosse dal vento. Era certo che volesse quella fine.

Come la lama lo trafisse, chiuse gli occhi. Gli spasmi cessarono e la mano tentò un ultimo breve gesto, portando il demone verso le sue labbra: “Grazie… Kazu” aveva detto, oppure no… ma aveva lo stesso quel messaggio sulle labbra rosse.

L’aveva baciato ancora e accarezzato e aveva detto “A presto, angelo mio”.

In un battito d’ali, Jun era già lontano.

Il demone, l’assassino, il suo unico amore solo un ricordo della sua vita mortale.

Ancora adesso ricordava tutto come se fosse ieri ed era certo di alcune cose, mentre di altri particolari, no. Jun non era mai tornato indietro, nemmeno quando ogni tanto sognava i loro sogni; ma ogni tanto, quando trascorreva di nuovo dei momenti felici, se ascoltava bene l’aria e il vento, o il profumo dei fiori, poteva sentire una debole risata.

E riconoscerla, senza alcun dubbio.


 

 


Date: 2009-08-25 07:22 pm (UTC)
From: [identity profile] vampiretta87.livejournal.com
E' più inquietante il tuo commento che la fict o__o
Devo dire che non lo so,non so dare un parere, non saprei dire se era una scelta che può portare al lieto fine o se era una mal'interpretazione di Nino uhm...
Però devo dire che nonostante i commenti(amore ç_____ç) è assai interessante.

Date: 2009-08-25 09:24 pm (UTC)
From: [identity profile] sylviakun.livejournal.com
bella, inquietante a sprazzi anche un po' angosciante. ma bella . brava brava.XD

Date: 2009-08-26 06:23 am (UTC)
From: [identity profile] jinnypazza82.livejournal.com
La voce! cough *si da una randellata sui denti*

Per un attimo quando nino ha detto "a presto ngelo mio" ho avuto paura che si lanciasse di testa dal balcne (nooo, non è abbastanza altooooooo!)

Adoro queste cose inquietanti, tristi e bellissime aaawwwww *_____*

Date: 2009-08-28 07:27 pm (UTC)
From: [identity profile] concy.livejournal.com
Davvero bella *__*
Il surrealismo che crea la storia ti fa credere (come appunto dicevi) in un finale diverso.
Di sicuro non penso che Jun volesse essere ucciso, ma che Nino pur amandolo voleva liberarlo dalla sofferenza.
Mi è piciuta davvero molto *__* e poi loro due assieme son qualcosa di strano ma intrigante allo stesso tempo!

Date: 2009-08-30 01:07 pm (UTC)
From: [identity profile] sylviakun.livejournal.com
scusate ragazze ma oggi e il COMLEANNO di JUN-JUN BUON COMPLEANNO PICCOLO JUN. lo so' che matsumoto non lo legge questo ma......

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