[identity profile] okuribi-dreams.livejournal.com posting in [community profile] pasticci_fanfic
AAAAH Pensavate di esservi liberate di me così in fretta eeeeh?
E invece no... ù_ù Ero solo in crisi mistica perchè... perchè... è una storia lunga, ecco, ma io amo i peluche. Dico anche cose senza senso, quindi sto zitta e posto. Yeah.

Titolo: Eternal sunshine of a spotless mind
Pairing: PIN (main), Akame (onesided?), RyoPi
Genere: vagamente AU (più che altro perchè si suppone che JinJin parli inglese alla perfezione n_n), angst, romantica.
Commenti: ODIO far piangere YamaPi, va bene? T_T



Capitolo Uno

“Il ricordo più recente?”
Jin socchiuse appena gli occhi, le lunghe dita affusolate a sfiorarsi le labbra, in un gesto inconscio.
Lo sguardo del dottore lo infastidiva lievemente, aveva gli occhi troppo chiari, troppo, sembrava che, in qualche modo, riuscissero a leggergli dentro.
Era una sensazione spiacevole, certo, non tanto quanto quella della consapevolezza che per i prossimi giorni gli avrebbe dovuto raccontare tutte le sue esperienze più intime.
“Glielo devo raccontare?”
“Per ora è sufficiente che lo visualizzi. Più particolari riesce a riportare alla mente, meglio è.”
Chiuse di nuovo gli occhi, le mani sul volto e tra i capelli.
Merda, gli sembrava addirittura che, stretto nelle sue dita, ci fosse ancora il profumo della pelle del suo ragazzo.
Continuava a chiamarlo ‘il suo ragazzo’ eh? Forza dell’abitudine.

Aveva il respiro pesante, stanco, questo lo ricorda bene.
Ricorda anche il sospiro soddisfatto ed il sorriso di cui non riusciva a liberarsi da qualche giorno, e la risatina un po’ acuta proveniente dal ragazzo steso accanto a sé.
“Mi hai sfinito…”
Aveva sorriso, voltandosi su un fianco, andando ad insinuare le dita tra i capelli neri del ragazzo che aveva appena parlato, guardandolo in viso.
Era strano che Tomohisa parlasse, dopo il sesso.
Solitamente, si limitava a ricercare il calore delle sue braccia, facendosi stringere e facendosi rassicurare mille volte dalle dolci parole di Jin, prima di addormentarsi.
Era talmente strano, in effetti, che lui non potè fare a meno di guardarlo, una nota di incredulità nello sguardo, prima di abbassarsi su di lui, premendo ancora una volta i loro corpi nudi e sudati in quell’abbraccio stretto, baciandogli il collo.
“Mh? Vuoi dire che non ti è piaciuto? Forse dovremmo smetterla. Con il sesso, dico. D’ora in poi, solo amore platonico…”
Tomohisa si era messo a ridere, una risata appena più bassa e lievemente senza fiato, segno che i piccoli baci che Jin continuava a spargergli sul collo stavano facendo il loro effetto, e gli aveva pizzicato il fianco.
“Smettila, idiota. Non sei credibile.”
Labbra sin troppo vicine per riuscire a resistersi, un piccolo bacio a fior di labbra.
“Mi è piaciuto. È stato bellissimo. Come sempre…”
Si erano sorrisi e si erano baciati a lungo, i loro corpi intrappolati tra quelle lenzuola dalle fantasie improbabili.
L’avevano fatto di nuovo, ma non riusciva a ricordare per quante volte.
Forse, anche tutta la notte.


No, non era quello il suo ricordo più recente.
Un respiro profondo, un’imprecazione in giapponese a denti stretti.
Nonostante avesse ancora gli occhi chiusi e le mani sul volto, poteva percepire lo sguardo del dottore su di sé, e probabilmente era per quello che non riusciva a concentrarsi.
Merda, il suo ricordo più recente?

“Non piangere, Pi, ti prego…”
Si era guardato intorno, sincerandosi di essere solo, prima di inginocchiarsi davanti al divanetto nella stanza dei News, all’altezza del volto del ragazzo che vi era disteso, a pancia in giù, mugolante, il viso nascosto tra i cuscini colorati.
“Non sto piangendo!”
Aveva alzato gli occhi al cielo e si era seduto comodamente a gambe incrociate, aveva il dannato sentore che sarebbe stata una cosa lunga.
Una mano tra i capelli scuri del suo ragazzo ed un debole sorriso sulle labbra.
“Pi?”
Nessuna risposta.
Jin aveva continuato a sorridere, non lo avrebbe mai ammesso a nessuno, ma adorava quando l’altro ragazzo si comportava in quel modo infantile.
Gli faceva… tenerezza, in qualche modo.
“Tomohisa…”
Accostando il volto a quello ancora nascosto del ragazzo, aveva pronunciato a bassa voce il suo nome di battesimo, chiamandolo piano, senza smettere di accarezzargli i capelli.
I grandi occhi scuri di Tomohisa erano umidi, le labbra gli tremavano lievemente nel momento in cui aveva messo il broncio, permettendo però a Jin di rubargli un bacio.
“Non voglio che tu parta, Jin…”
E dire che tutti pensavano che il bambinone tra i due fosse Jin.
Si era accostato a lui, circondandogli il viso tra le proprie braccia forti, sorridendo appena nel sentire la mano di Tomohisa posarsi sulla propria, per tenerla premuta sul suo viso.
“Non dipende da me, lo sai. Se potessi, non me ne andrei…”
“Non partire, Jin…”
Le mani di Tomohisa si muovevano lente in quell’intreccio di corpi, ricercando il volto di Jin, sfiorandolo.
Oltre a quel piccolo movimento quasi nient’altro, era rimasto disteso immobile, strusciando il naso contro quello del suo ragazzo.
“Non partire, Jin… non partire, non partire, non partire…”
Solo quella frase, sussurrata, ripetuta ancora e ancora, confusa in quei respiri, e nell’intreccio di braccia che nascondeva le loro teste così vicine.
Jin ricordava di aver baciato ancora le labbra del suo ragazzo, ricordava quel sapore salato di lacrime, la remissività di Tomohisa nel concedersi a quel bacio, più dolce del solito, affogato in quella nota lieve di disperazione.
“Non partire… non lasciarmi…”
Jin aveva capito solo a quelle parole qual’era la vera paura del suo ragazzo.
Lontananza, cambiamento, abbandono. Abbandono.
Gli aveva accarezzato i capelli, guardandolo, specchiandosi in quegli occhi neri lucidi, innamorandosi ancora un po’ della perfezione di tutte quelle piccole imperfezioni, e faceva male.
“Non ti lascerò, scemo… è ovvio che non ti lascerò.”
Una piccola bugia, ricordava di aver chiuso gli occhi mentre la sussurrava sulle labbra di Tomohisa, quell’enorme bugia.
Non voleva vedere la sicurezza riaffiorare sul bel viso del suo ragazzo per colpa di una bugia, non voleva lo sguardo dolce di chi cade inesorabilmente nella tenerezza di una promessa che non poteva mantenere.
Non voleva nemmeno ricordarsi della verità, a dirla tutta.
Voleva semplicemente rimanere in silenzio, riempito dal rumore dei loro respiri un po’ pesanti che crescevano al ritmo dei loro baci, fingendo di non sapere il motivo per il quale doveva andare via.
Fingendo di non sapere il motivo per il quale probabilmente non l’avrebbero lasciato tornare, a meno che…


Erano i più duri, i ricordi più recenti.
Erano dolorosi, dolorosi perché erano così terribilmente nitidi e carichi del suo senso di colpa, dei litigi e delle lacrime, e dell’ultima volta che avevano fatto l’amore, consapevoli e inconsapevoli che sarebbe stata l’ultima.
Jin si passò ancora una volta le mani sul viso, abbassandole poco dopo sul proprio grembo, volgendo lo sguardo a incontrare quello chiarissimo del medico, mordendosi subito dopo un labbro, in soggezione.
“È riuscito a ricordare bene i particolari?”
Jin annuì solamente, tornando con gli occhi bassi, senza chiuderli.
Se li avesse chiusi, il viso di Tomohisa sarebbe tornato ad apparire davanti a lui, gli occhi chiusi e le labbra bagnate dei suoi baci.

Tomohisa era rimasto immobile per tutta la sera, in un angolo del divano, a guardare qualche drama di scarsa qualità che non gli aveva strappato nemmeno una lacrima – e questo era chiaro segno del fatto che non fosse affatto concentrato sulla televisione.
Sembrava più una specie di muta ripicca, rimanere immobile senza aiutare Jin a preparare le valigie.
Era quasi mezzanotte quando Jin si era avvicinato a lui, chinandosi per cogliergli il viso tra le mani.
“Non mi auguri buon viaggio…?”
E poi fu tutta una serie di immagini veloci, di sospiri e lacrime, baci.
Le braccia di Tomohisa attorno al suo collo per sostenersi mentre lo portava nella camera da letto, i propri costanti sussurri nelle sue orecchie, gli abiti che si facevano da parte, uno dopo l’altro, in quell’affascinante gioco che ormai conoscevano così bene.
Non ricordava di averlo mai fatto così dolcemente come quella notte.
Aveva cantato per lui dopo, con un filo di voce, ad un soffio dalle sue labbra, gli occhi chiusi per non vederlo piangere.
“Per ogni lacrima, c’è un sorriso che ti aspetta.”
Per ogni lacrima, c’è un sorriso che ti aspetta.
Non ci credeva nemmeno lui, ma cantava, concentrandosi sul buon odore che aveva la pelle del suo amante dopo che avevano fatto l’amore.
Cantava, concentrandosi sulle mani di Tomohisa ai lati del proprio volto, sulle proprie sui suoi fianchi, sui loro corpi premuti, dimenticandosi persino che tra poche ore l’avrebbe abbandonato.
“Jin… lo sai che posso sempre… andare da Kitagawa e…”
“No. Ne abbiamo parlato, ho già detto di no…”
Aveva mantenuto un tono dolce, nonostante fosse l’ennesima volta che Tomohisa riprendeva sempre lo stesso discorso.
Non voleva litigare con lui l’ultima notte che avrebbero passato insieme, avrebbe voluto che fosse perfetta, perfetta in ogni dettaglio.
“Non puoi risolvere sempre i miei problemi, Pi… Andrà tutto bene, e io tornerò presto.”
Niente sarebbe andato bene, e lui non sarebbe tornato presto.
Certo, a meno che…
“Te lo prometto.”
Un’altra promessa impossibile da mantenere, suggellata dall’ennesimo bacio, sincero tanto quanto erano false le sue parole.
“Quando sarai lì… non voglio che ti guardino. Non voglio che…”
Le parole di Tomohisa erano così confuse, proprio le sue, del ragazzo che aveva sempre qualcosa da dire.
Erano confuse dalla paura dell’abbandono, dalle lacrime, dalle labbra di Jin così vicine alle sue.
“Devi dire alle persone che non devono guardarti, Jin. Tu sei mio.”
Jin aveva sorriso all’assurdità della richiesta del suo ragazzo, ed al lieve solletico del suo respiro sul proprio collo, non appena vi aveva rifugiato il viso.
L’aveva stretto di più tra le proprie braccia, baciandolo tra i capelli.
“Non posso chiedere una cosa simile… e poi… anche qui mi guardano, no?”
“Qui sanno che non ti devono toccare. Sanno che sei mio. Tutti sanno che sei mio…”
Non riusciva a smettere di sorridere, ripensando a quei mesi – no, anni – passati insieme.
Esclusività, era la parola chiave del loro rapporto.
Esclusività quando erano migliori amici, gelosia nel notare crescere rapporti con altre persone, folle gelosia nei momenti in cui avevano ormai deciso che dovevano avere l’esclusiva assoluta l’uno sull’altro.
“Dirò a tutti che sono tuo allora. E farò vedere a tutti la foto del mio bellissimo ragazzo, va bene?”
Tomohisa aveva annuito, un lieve sorriso ad ingentilire i suoi lineamenti appena rovinati dalle lacrime e dalla piega di preoccupazione sulla sua fronte.
Si erano baciati ancora, l’ennesima volta, quei baci impressi nella loro memoria tanto bene da riuscire a riempire mesi di solitudine ad un oceano di distanza, si erano guardati, consapevoli della promessa di non andare insieme in aeroporto – non sarebbe stata una mossa molto saggia, probabilmente.
E poi era successo, quella frase, sussurrata sulle sue labbra per la prima volta.
“Aishiteru, Tomohisa.”
Era un ‘ti amo’ più forte degli altri, che si dicevano in continuazione, era quello che nessuno dice mai, era quel ti amo che si dice solo nelle canzoni.
Era un ‘ti amo’ vero, abbastanza vero da far piangere di nuovo il suo ragazzo, da farlo stringere a sé.
“Aishiteru, Jin. Zutto.”
Un ‘ti amo’ ingoiato in un bacio, l’ultimo.


Jin volse il viso dall’altra parte, mordendosi un labbro, ricacciando indietro le lacrime che ormai lottavano per uscire.
Insomma, era pur sempre un uomo – da qualche parte – poteva davvero farsi vedere così debole da un tizio che era praticamente uno sconosciuto?
“Mr. Akanishi… solitamente, coloro che vengono da me, vogliono dimenticare storie d’amore finite tragicamente.”
Si morse un labbro ancora più forte, solo una delle tante abitudini che aveva preso dal suo ragazzo.
Non che non si aspettasse la domanda.
“Ma, a quanto capisco… la sua storia non è affatto finita in modo tragico. Non è affatto finita, in verità. E allora… come mai…?”
“È obbligatorio che una storia d’amore sia finita male per volerla dimenticare?”
Percepiva astio nelle proprie parole, astio che non aveva motivo di essere indirizzato verso l’uomo che gli stava facendo quella domanda.
“No, certo che no, solo che…”
“Allora non mi faccia questa domanda. Non ancora. È solo… è solo una promessa.”

...tbc!
Ho fatto una notevole fatica, visto che opera ha deciso che non vuole più lasciarmi usare il copincolla! T_T

Date: 2008-04-18 02:51 pm (UTC)
From: [identity profile] panny-chan.livejournal.com
çOOOOOOOOç Lo sai cosa ho fatto eh? Ho visto che avevi messo su il capitolo nuovo, e siccome sono una masochista, ho messo su "Care" mentre lo leggevo çOç e ora sto frignando come una demente...come ogni volta che leggo questo capitolo...çOç Pi che piange è devastante. Sia che lo si guardi in un drama, sia che lo si legga e basta.
Sono diabeticamente dolci amore mio. Magnificamente dolci.
E questa storia io la amo. E amo te ovviamente <3 ma questo lo sai no? Perchè se non te lo dico almeno una volta al giorno non sono contenta..
Sou...Aishiteru!<3

ps: IL PELUCHEEEE!!!!*OOOO* è bellerrimooo!!Lo voglio anche io çOç io però voglio Reita..così poi li facciamo accoppiare *w*
....e lo sai che prima o poi cadremo in tentazione e ci faremo fare Subaru e Yassan?

Date: 2008-04-18 06:54 pm (UTC)
From: [identity profile] mery-jun.livejournal.com
sto male!!!!ToT
Perchè non riesco a pensare a PI che piange...posso dirti una cosa?SCRIVI DA DIO!!!!veramente non sto scherzando! non mi capita spesso di sentire dentro le parole che leggo ma questa volta, con questa storia, mi sembra di vederla da dentro! Ma soprattutto sto piangendo come una deficiente! Continuala presto mi raccomando!
saooooo

Date: 2008-04-18 07:00 pm (UTC)
From: [identity profile] txext.livejournal.com
+soffre come un cane+ tu sai che effetto devastante ha sulla mia psiche Pippa che piange çOç è...è...bhua ecco ç.ç
e io la amo sta fic! Lo sai che la amo tantissimo! çOç E se poi cè anche della RyoPi è ovvio che la amo! E se c'è la Pin poi è perfetta! Ed è così triiisteee çOç che la amo l'ho già detto?
E Panny...il fatto che anche io stia ascoltando Care e che sia partita appena ho aperto questo Lj...nemmeno sapevo che c'era questa fic...>ç> è inquietante!!!!! Tremendamente inquietante!!!! +fix male+
Non vedo l'ora di leggere i nuovi capitoli!
Konbanana!

Date: 2008-04-18 07:09 pm (UTC)
From: [identity profile] panny-chan.livejournal.com
>ç> E' colpa tua che ti ostini a essere me! *lancia la solita sequela di cose a txext* çOç dobbiamo smetterla di essere così Pin *fix male too*

Date: 2008-04-21 11:40 am (UTC)
From: [identity profile] harin91.livejournal.com
ODDIO! ç____________ç
Finalmente sono riuscita a leggere questo MERAVIGLIOSO primo capitolo, dopo quel prologo... ç____ç E' stupenda, scrivi davvero benissimo, è una scrittura che prende davvero molto e le descrizioni delle sensazioni sono stupende... ç___ç
E la storia è davvero bellissima.
Jin, come mi fai soffrire! Come fai soffrire il tuo Pi! ç___ç
*fugge via*

Date: 2008-04-30 08:55 am (UTC)
From: [identity profile] jinnypazza82.livejournal.com
me sta leggendo... datemi un po' di tempo per ripigliarmi, che al momento non riesco molto a connettere per commentare...a parte che è belliccima!!! ç_ç

Date: 2008-10-03 07:09 pm (UTC)
From: [identity profile] alyssy79.livejournal.com
l' ho dovuta rileggere, me la ricordavo troppo vagamente...lacrimuccia...adesso leggo il capitolo 2 e commento anche quello...mi piace tanto!

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***La Pasticceria Italiana***

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