(no subject)
Aug. 14th, 2010 05:21 pmUn benvenuto alle nuove arrivate anche da parte mia ^0^ Anche se sono nuova pure io e non sarei in diritto di dirlo °-°'
Titolo ~ Be careful what you wish for... - Arashi version
Genere ~ Commedia
Pairing ~ Arashevoli
Rating ~ R, se non specificato diversamente.
Disclaimer ~ Gli Arashi non sono miei T__T *si lega un cappio al collo*
Ringraziamenti ~ Arashini, grazie di esistere ç_ç<3
PROLOGO
CAPITOLO 1
Dopo colazione, Nino si era sentito strano tutto il mattino. Dopo pranzo andò a fare un pisolino, in vista del concerto di quella sera era meglio cercare un po' di ristoro, in modo da essere freschi per l'ennesima faticaccia, ed andò a stendersi sul letto di camera propria, ignaro che in quel momento i suoi amici stavano facendo esattamente la stessa cosa, come sempre erano soliti fare nei giorni in cui la serata si prospettava troppo faticosa.
Si svegliò attorno alle quattordici, dopo nemmeno due ore di sonno. Aprì gli occhi e lentamente si alzò a sedere al centro del letto, continuando a fissare il vuoto per parecchi istanti, nell'attesa che il cervello riprendesse a lavorare alla normalità. Sbadigliò spalancando totalmente le fauci, si stiracchiò ben benino ed avvertì il richiamo di madre natura che gli suggeriva prepotentemente di avviarsi in bagno, se non voleva bagnare le lenzuola. Con un balzo leggero scese dal letto e per un attimo perse l'equilibrio.
- Porc...- quasi imprecò mentre tornava dritto, dopo aver barcollato. Abbassò lo sguardo sui propri piedi e si chiese cosa ci fosse che non andava. Si sentiva stranamente più leggero, più "gracile", forse fin più debole. Batté un piede sul pavimento per sincerarsi che fosse tutto a posto nelle sue gambe e si chiese se questo fosse sempre stato così piccolo come appariva. Fu mentre osservava i propri arti inferiori, che si rese conto di figure sconosciute nella propria visuale. Alzò le mani lentamente ed afferrò le punte di quelle che sembravano, anzi, senza ombra di dubbio erano ciocche di capelli lunghe, boccolose. L'attenzione fu rapita poi da qualcosa di ancor più buffo: le mani scivolarono dai capelli al proprio petto e le dita delinearono e descrissero con tocchi leggeri e delicati quelle che sembravano due protuberanze tonde che, a rigor di logica, non avrebbero dovuto esserci.
Sgranò gli occhi e, inciampando in un tavolino, si precipiò davanti all'armadio, che aprì per dare un'occhiata allo specchio. Incontrò lo sguardo terrorizzato del proprio riflesso e quella che era visibilmente la sagoma di una donna. Si chiese se ci fosse qualcun'altro in stanza, perciò iniziò a voltasi a destra e manca in cerca di quella graziosa fanciulla di cui vedeva l'immagine. Addirittura pensò fosse un fantasma, prima di realizzare che altri non era se non lui stesso.
Cacciò un urlo disumano, con una vocina stridula e acuta, di qualche ottava più alta del suo normale timbro, ma si tappò subito le labbra con le mani e si obbligò a zittirsi. Non sarebbe stato piacevole farsi vedere dai genitori conciato in quello stato. Afferrò dalla poltrona alcuni abiti alla rinfusa ed andò in bagno dove si sarebbe lavato e vestito velocemente, facendo ben attenzione a non guardarsi troppo i bei seni che gli erano spuntati e che lo mettevano piuttosto in imbarazzo. Indossò un paio di jeans che risultarono troppo grandi e anche troppo lunghi, a quanto pareva si era accorciato di parecchi centimetri. Li fermò con una cintura di pelle chiusa al foro che la rendeva più stretta possibile, quindi infilò una t-shirt grigia. Diede un'occhiata alla propria figura ed arrossì visibilmente nell'osservare la punta dei capezzoli ben visibile sotto la stoffa: avrebbe rubato un reggiseno della madre, se solo questi non fossero stati troppo piccoli per la terza abbondante che gli era spuntata per magia. Imprecò mentalmente contro il pizzicore che i capelli bloccati nel girocollo della t-shirt provocavano alla sua schiena, li tirò fuori con un gesto fin troppo naturale ed uscì dal bagno, dopo aver fatto capolino dallo stipite ed aver controllato che la via del corridoio fosse libera, per precipitarsi giù per le scale ed uscire di casa.
- Mamma, io esco!- annunciò quando fu al piano inferiore, passando davanti alla porta della cucina dove sua madre stava lavando i piatti. Questa annuì con un sorriso, voltandosi verso la porta e rimanendo qualche attimo interdetta: di chi era la lunga chioma che aveva visto svolazzare davanti la porta nel momento in cui si era girata? E perché la voce di Nino era così stridula?
- Nino caro...- lo chiamò, asciugando le mani nel grembiule che teneva legato in vita ed avviandosi verso la porta della cucina. - Copri bene la gola, mi raccomando!- gli urlò dietro, ma quando si affacciò verso l'ingresso, la porta d'entrata si stava già chiudendo alle spalle del figlio. Quel bendetto ragazzo le dava solo preoccupazioni!
Aiba aprì gli occhi e con uno scatto improvviso si alzò a sedere, lievemente affannato.
- Che razza di incubo!- sbottò incredulo, portandosi le mani sulle tempie che pulsavano freneticamente, provocandogli un forte mal di testa.
Aveva sognato una serie di cose di cui non era nemmeno certo esistessero. Strane formule chimiche, complicati modelli fisici, reazioni biologiche di diversa natura, funzioni fisiologiche dell'organismo umano... Tutta roba di cui lui davvero non poteva saperne nulla, eppure sembrava tutto così logico, tutto così lapalissiano, da non fare la minima piega. Ricordava alla perfezione tutto ciò che aveva sognato e avrebbe saputo dimostrare un teorema matematico seduta stante, nonostrante l'intontimento da risveglio. Il suo cellulare iniziò a squillare insistentemente. Si voltò a guardarlo, lì posato sul ripiano del comodino accanto al letto, e lo osservò parecchi istanti con incertezza, quasi inquietudine, prima di decidere di allungare la mano verso l'apparecchio e rispondere alla chiamata, portandolo accanto all'orecchio.
- S... sì, chi é?- chiese sorpreso di non aver riconosciuto il nome apparso sul display, qualcosa come "Infermiera Hirano". Una goccia di sudore imperlò la pelle perfetta, mentre deglutiva nell'ascoltare la risposta oltremodo sorprendente: - Dottor Aiba? Dottor Aiba, mi sente? Sono Hirano. Qui al pronto soccorso é un delirio, ma dov'é finito? Non possiamo andare avanti senza di lei, la prego, arrivi presto!-
La voce poco familiare riattaccò, prima che abbassasse la cornetta sentì in lontananza la sua voce urlare qualcosa a qualcuno, una richiesta di stare calmo che il suo medico sarebbe arrivato prestissimo.
La mano gli tremò, lasciò cadere il cellulare senza neanche richiudere lo sportellino e, boccheggiando con aria di chi non ci sta capendo assolutamente nulla, ed infatti così era, osservò il vuoto per parecchi minuti, prima di vestirsi velocemente e precipitarsi fuori di casa, proprio come nello stesso momento stava facendo Nino.
Sho scese dal letto con l'aria soddisfatta di chi ha riposato così bene da sentirsi un leone pronto ad affrontare il resto della giornata. Infilò le pantofole impeccabilmente disposte ai piedi del letto e si alzò per andare in bagno a darsi una rinfrescata, però fu trattenuto da qualcosa. Si voltò e per poco non cacciò un urlo, notando ancora giacere nel letto due figure, visibilmente maschili, seppur non poteva ancora vederne il viso poiché uno era coperto dal lenzuolo e l'altro affondava invece la testa nel cuscino.
- Chi diavolo...?- afferrò le lenzuola e le tirò via con un gesto deciso, scoprendoli e svegliandoli di soprassarlo. I due sobbalzarono e si guardarono intorno piuttosto spaesati, mettendosi lentamente a sedere e sgranchendosi.
- Yaaawn, che dormita!- disse uno con una voce a Sho fin troppo familiare.
- Io ho ancora soooonnooo...- brontolò il secondo, rituffandosi nel cuscino e ricominciando a ronfare profondamente.
Sho li guardò allucinato.
- O... ohhhi, che torni a dormire tu?- aggirò il letto per portarsi dall'altra parte di questo ed iniziò a scuotere con vigore il corpo del ragazzo, che si svegliò di nuovo e si voltò a guardarlo, stizzito. - SHOOONIII, SHOICHI NON MI FA DORMIREEEE!- piagnucolò Shosan, ossia il terzo Sho, cercando di fuggire agli scossoni del primo, che dal canto suo dopo averlo visto in viso fece un balzo indietro e lo guardò sconvolto. - COSA SIETE VOIIIII?- ululò terrorizzato, ruzzolando a terra con una dolorosa sederata ed iniziando ad indietreggiare scivolando con il deretano sul lucido parquet di ciliegio.
- Come sarebbe cosa siamo?- chiese Shoni, il secondo, con un largo sorriso, mentre afferrava Shosan che si rifiugiava tra le sue braccia tutto spaventato e tremolante a causa del brutto temperamento di Shoichi, il primo, che altri non era se non lo Sho originale in cui era rimasta una sola sfaccettatura del suo carattere, quella fredda, calcolatrice e a tratti aggressiva, sicuramente il lato più Seme del rapper degli Arashi. Shoni aveva invece ereditato la parte più solare e allegra della sua indole, era un allegro bonaccione a cui poco piaceva impegnarsi nelle cose, prendere sul serio le situazioni, e il cui passatempo preferito era tutto, purché fosse divertente, non era nè una persona attiva, nè passiva, semplicemente poteva adattarsi a seconda delle situazioni. Infine Shosan era semplicemente l'Uke per eccellenza tra i tre, il dolce, tenerissimo, piagnucolone e timido Sho, la parte che più raramente nello Sho originale prendeva il sopravvento, anzi non lo faceva praticamente mai, cercando sempre di sopprimere quel lato di sé che poco gli piaceva.
Shoichi, lo Sho originale dunque, osservò gli altri due ancora riverso al suolo, sorpreso, sconvolto, profondamente allibito, ed era così tanto preso da quell'avvenimento paradossale che non si era ancora reso conto dell'altro cambiamento avvenuto dentro di sé. Rifletté parecchi minuti mentre Shoni faceva carezzine a Shosan e lo faceva calmare e tranquillizzare, quindi decise che l'unica cosa da farsi era chiedere consiglio agli amici. Si alzò in piedi e trascinò gli altri due a fare una doccia e vestirsi, per poi uscire di casa alla volta dello stadio dove si sarebbe tenuto il concerto della serata, sicuro che avrebbe incontrato lì gli altri.
Jun non era riuscito a chiudere occhio e fu il primo ad arrivare al Tokyo Dome, la testa affollata da pensieri negativi e l'umore decisamente nero. Raggiunse lo spogliatoio senza fermarsi a parlare con nessuno, dopo aver salutato con cenni e sorrisi poco convinti chiunque dello staff avesse incontrato sul proprio cammino. Richiuse la porta alle proprie spalle e si avvicinò all'armadietto, posando la propria borsa sportiva all'interno di questo e sfilando gli occhiali da sole, che ripose accanto alla sacca contenente accappatoio ed altre utilità per il dopoconcerto.
Sospirò e si sedette sulla panca, appoggiando la schiena al muro ed alzando un piede che puntellò sul bordo del legno su cui sedeva. Con il capo leggermente inclinato indietro, appoggiò la nuca alle mattonelle fredde e chiuse gli occhi, perdendosi ancora nei propri pensieri, la maggior parte dei quali riguardavano Sho, il suo chiodo fisso da troppo tempo ormai.
Li riaprì dopo parecchi minuti, senza essere riuscito ad assopirsi e riposare neanche un istante e si ritrovò una faccia conosciuta a pochi centimetri dalla propria.
Sgranò gli occhi ed emise un gemito di sorpresa, arrossendo violentemente fin dietro le orecchie nel vedere il viso sorridente di Sho così vicino al suo. Poteva sentire il suo respiro leggero sulle proprie labbra ed erano così vicini che avvertiva quasi un magnetismo tra le proprie labbra e quelle dell'oggetto dei suoi desideri più segreti, dei suoi sogni più utopici, delle sue speranze più passionali.
- S-shochan...- squittì incredulo, osservando il volto perfetto del rapper, che si avvicinò qualche altro centimetro fino a far sfiorare la punta del proprio naso con quella di Jun. Mosse appena il viso, lasciando che le due punte sfregassero delicatamente, in un gesto affettuoso e dolcissimo.
- Buongiorno Junkun! Hai dormito bene?- chiese continuando a sfiorare il naso dell'amico con il proprio. Jun era sull'orlo di un'emorraggia nasale, o forse di uno svenimento. Non rispose, così Sho poté continuare: - Lo sai che per il popolo Inuit questo gesto equivale al nostro bacio?
- B-BACIO?- esclamò Jun lottando contro le imminenti convulsioni da trauma, mentre Sho ridacchiava di gusto e si passava la lingua sulle labbra, prima quelle inferiori, poi quelle superiori.
- Certo! Bacio! Intendo proprio bacio, bacio, eh. Non bacino sulla guancia, sul nasino, sulla fronte... Intendo bacio sulle labbra.- ghignò ancora un po', poi posò un dito sulle proprie labbra, vi lasciò un bacino e lo portò sulle labbra di Jun, che premé con dolcezza, affondando il dito in quelle che sembravano ciliegine carnose e succose. Gliele avrebbe morse. Anzi, voleva proprio farlo! Spostò il dito e si chinò verso di lui abbastanza da poter annullare la distanza tra di loro, ma Jun fu più veloce e si spostò chinandosi di lato e spalmandosi sulla panca, bianco cadaverico.
- Sssshooo, cosa stai facendooo?- chiese quasi piangendo. Cos'era quel comportamento? Quello non era il suo Sho!
Scivolò su tutta la lunghezza della panca e scese da questa quando ne raggiunse il bordo opposto, schizzando via ed uscendo in corridoio, lasciandosi il ragazzo alle spalle.
Affannato, iniziò a correre per il corridoio con la testa in confusione ed il cuore in subbuglio, così tanto da battere come un martello nel suo petto, sentiva che a momenti avrebbe potuto anche sfondarlo e schizzare fuori, con violenza.
Correva e correva, ma la sua fuga fu frenata da qualcuno in cui si imbatté voltando l'angolo. Cadde indietro a terra e rimase un attimo così, con gli occhi chiusi e la testa nascosta sul pavimento.
- Itaaai!- si lagnò piagnucolando la voce familiare di Sho. Jun si alzò di scatto e lo guardò spaventato. Come aveva fatto a precederlo? Cosa ci faceva lì? E perché rimaneva a terra con il labbro inferiore che tremolava.
Lo guardò pieno di terrore, mentre Sho alzava lo sguardo verso di lui e si illuminava con un sorriso radioso, quanto infantile.
- Junchan!- squittì allegro, rimettendosi in piedi ed avvicinandosi al ragazzo, gettandogli le braccia al collo e stringendosi forte a lui.
- UUAAAH! NO!- fu per riflesso che Jun lo spinse via prima che gli si appiccicasse addosso come una ventosa, questo arretrò di parecchi passi e sbatté contro qualcuno alle sue spalle.
Jun impallidì. Davanti a sé c'erano due Sho.
L'ultimo arrivato indossava un completo austero e serio, aveva gli occhiali inforcati sul naso ed i capelli tirati indietro con del gel, per tenerli perfettamente in ordine: sembrava un salaryman di quelli seriosi e senza brio che si vedono sempre alle fermate della metropolitana.
- Sho? D... due Sho?- pronunciò incredulo, mentre cercava un senso a quella cosa senza logica.
Scosse il capo, quando vide con la coda dell'occhio qualcuno arrivare dallo stesso corridoio che aveva percorso lui in tutta fretta. Si voltò ed incontrò lo sguardo allegro di un altro Sho, lo stesso di prima nello spogliatoio poiché l'unico vestito in modo appariscente, con una giacchetta arancione e catarifrangente che sparaflesciava gli occhi.
- Oh... mio...- non terminò l'esclamazione ed in preda ad un calo di pressione o forse allo sconvolgimento totale che quella visione provocava nella sua mente, perse i sensi. La vista si appannò e diventò tutto buio. Riuscì a percepire solo due forti braccia che lo sostenevano come se fosse stato leggero come una piuma.
La situazione era grave.
Molto grave.
Eccessivamente grave.
Gravissima!
Così grave che Satoshi stava pensando di ricorrere al suicidio, mentre osservava i suoi compagni seduti di fronte a lui, sulla solita panca del camerino. Solo che stavolta si stava un po' stretti, perché i suoi amici non erano più quattro, bensì erano improvvisamente diventati sei.
Si massaggiò una tempia, nel tentativo di schiarire le idee, ma più ci pensava e più gli sembrava che la situazione fosse peggio di quanto credesse, di quanto non sembrasse.
Osservò Aiba che, occhialini inforcati sul naso e dalla montatura austera e serissima, teneva tra le mani un libro di neuroanatomia e leggeva qualcosa dall'aria complicata di cui lui non voleva nemmeno sapere il titolo.
Accanto c'era Sho. O, meglio, c'erano tre Sho. No, anzi, non erano neanche disposti così. Accanto ad Aiba c'era uno Sho che guardava tutto sorridente Jun alla sua sinistra, quest'ultimo sembrava in coma vegetativo permanente, poi un altro Sho che si guardava intorno tutto imbarazzatino, le gote pronunciate e carnose totalmente tinte di un rosso adorabile, infine il terzo Sho, quello dall'aria più seria dei tre, era invece in piedi alle spalle del povero Jun e lo sorreggeva facendolo appoggiare su di sé.
Satoshi sentì quasi le lacrime agli occhi nel guardare la scenetta patetica, così glissò e passò avanti, perché alla sinistra dell'ultimo Sho, c'era lei.
Ebbene si, lei. Nino. Anzi, NinA. Il poveretto si era svegliato con qualche protuberanza in meno in mezzo alle cosce, due belle protuberanze in più sul petto e dei lunghi capelli che incorniciavano il solito dolce visetto, ancora più vellutato del solito. Satoshi guardò Nino con insistenza, quest'ultimo era seduto a braccia incrociate, gambe accavallate e sbuffava in loop come una locomotiva a vapore, ogni tre secondi uno sbuffo, e ne aumentava sempre di più il volume, a momenti si sarebbe trasformato in un urlo.
Infine c'era lui: lui che fino al giorno prima moriva per Nino, oggi invece non provava niente se non la solita, vecchia, profonda, amicizia. Si chiese se fosse perché, da bravo omosessuale che pareva essere, non fosse attrattò da una NinA, per quanto carina. Tuttavia ci ripensò, perché trovava che anche così fosse meraviglioso e anche così se lo sarebbe fatto volentieri, se solo... Se solo non avesse provato un'indifferenza totale per lui, ecco. Non perché era femmina, semplicemente non era più innamorato di Nino, nemmeno pensare al solito Nino-uomo, per cui fino a ieri sentiva il cuore battere all'impazzata, gli provocava alcun effetto. Sarebbe dovuto esserne felice, invece si sentiva amareggiato. Possibile che i suoi sentmenti fossero così superficiali da sparire in una notte? O era tutto ricollegato a quella situazione assurda?
Smise di massaggiarsi la testa e si schiarì la voce, inizialmente con un tono normale, per poi aumentarlo quando notò che i tre Sho non lo calcolavano di striscio.
- Ehm... eh-ehm... Ah-Ehm... EEEEHHHM!-
- Hai la raucedine?- chiese Aiba, alzando la testa dal libro, guardandolo preoccupato.
- NO. NON ho la RAUCEDINE. Ho solo un triploSho, una NinA, un non-BakAiba e un Jun che sta per andarmi in arresto cardiaco.- rispose stizzito, mentre Nino squittiva e lo guardava con un'aria sognante che aveva temporaneamente preso il posto della rabbia.
- Riida, sei così bello quando ti arrabbi.- commentò con la sua nuova vocina acuta, prima di squittire ancora e nascondere il viso arrossato con le manine, tutto imbarazzato. Satoshi lo guardò con espressione ebete, bocca spalancata e occhi sgranati, prima di voltarsi altrove e fare finta di niente, ignorando la pelle d'oca che l'aveva fatto rabbrividire nel vedere Nino conciato in quello stato e così sdolcinato oltretutto. Sembrava una bella bambolina, con un vestito da lolita sarebbe stato perfetto. Gli venne un attacco di nausea e si voltò a guardare Jun, l'unico che pareva non essersi rincitrullito, ma che poverino doveva combattere con tre Sho che lo circondavano e riservavano attenzioni solo per lui.
Erano le sedici e mancava un'ora all'inizio del concerto. Quella si prospettava una situazione decisamente poco piacevole...
Titolo ~ Be careful what you wish for... - Arashi version
Genere ~ Commedia
Pairing ~ Arashevoli
Rating ~ R, se non specificato diversamente.
Disclaimer ~ Gli Arashi non sono miei T__T *si lega un cappio al collo*
Ringraziamenti ~ Arashini, grazie di esistere ç_ç<3
PROLOGO
CAPITOLO 1
Dopo colazione, Nino si era sentito strano tutto il mattino. Dopo pranzo andò a fare un pisolino, in vista del concerto di quella sera era meglio cercare un po' di ristoro, in modo da essere freschi per l'ennesima faticaccia, ed andò a stendersi sul letto di camera propria, ignaro che in quel momento i suoi amici stavano facendo esattamente la stessa cosa, come sempre erano soliti fare nei giorni in cui la serata si prospettava troppo faticosa.
Si svegliò attorno alle quattordici, dopo nemmeno due ore di sonno. Aprì gli occhi e lentamente si alzò a sedere al centro del letto, continuando a fissare il vuoto per parecchi istanti, nell'attesa che il cervello riprendesse a lavorare alla normalità. Sbadigliò spalancando totalmente le fauci, si stiracchiò ben benino ed avvertì il richiamo di madre natura che gli suggeriva prepotentemente di avviarsi in bagno, se non voleva bagnare le lenzuola. Con un balzo leggero scese dal letto e per un attimo perse l'equilibrio.
- Porc...- quasi imprecò mentre tornava dritto, dopo aver barcollato. Abbassò lo sguardo sui propri piedi e si chiese cosa ci fosse che non andava. Si sentiva stranamente più leggero, più "gracile", forse fin più debole. Batté un piede sul pavimento per sincerarsi che fosse tutto a posto nelle sue gambe e si chiese se questo fosse sempre stato così piccolo come appariva. Fu mentre osservava i propri arti inferiori, che si rese conto di figure sconosciute nella propria visuale. Alzò le mani lentamente ed afferrò le punte di quelle che sembravano, anzi, senza ombra di dubbio erano ciocche di capelli lunghe, boccolose. L'attenzione fu rapita poi da qualcosa di ancor più buffo: le mani scivolarono dai capelli al proprio petto e le dita delinearono e descrissero con tocchi leggeri e delicati quelle che sembravano due protuberanze tonde che, a rigor di logica, non avrebbero dovuto esserci.
Sgranò gli occhi e, inciampando in un tavolino, si precipiò davanti all'armadio, che aprì per dare un'occhiata allo specchio. Incontrò lo sguardo terrorizzato del proprio riflesso e quella che era visibilmente la sagoma di una donna. Si chiese se ci fosse qualcun'altro in stanza, perciò iniziò a voltasi a destra e manca in cerca di quella graziosa fanciulla di cui vedeva l'immagine. Addirittura pensò fosse un fantasma, prima di realizzare che altri non era se non lui stesso.
Cacciò un urlo disumano, con una vocina stridula e acuta, di qualche ottava più alta del suo normale timbro, ma si tappò subito le labbra con le mani e si obbligò a zittirsi. Non sarebbe stato piacevole farsi vedere dai genitori conciato in quello stato. Afferrò dalla poltrona alcuni abiti alla rinfusa ed andò in bagno dove si sarebbe lavato e vestito velocemente, facendo ben attenzione a non guardarsi troppo i bei seni che gli erano spuntati e che lo mettevano piuttosto in imbarazzo. Indossò un paio di jeans che risultarono troppo grandi e anche troppo lunghi, a quanto pareva si era accorciato di parecchi centimetri. Li fermò con una cintura di pelle chiusa al foro che la rendeva più stretta possibile, quindi infilò una t-shirt grigia. Diede un'occhiata alla propria figura ed arrossì visibilmente nell'osservare la punta dei capezzoli ben visibile sotto la stoffa: avrebbe rubato un reggiseno della madre, se solo questi non fossero stati troppo piccoli per la terza abbondante che gli era spuntata per magia. Imprecò mentalmente contro il pizzicore che i capelli bloccati nel girocollo della t-shirt provocavano alla sua schiena, li tirò fuori con un gesto fin troppo naturale ed uscì dal bagno, dopo aver fatto capolino dallo stipite ed aver controllato che la via del corridoio fosse libera, per precipitarsi giù per le scale ed uscire di casa.
- Mamma, io esco!- annunciò quando fu al piano inferiore, passando davanti alla porta della cucina dove sua madre stava lavando i piatti. Questa annuì con un sorriso, voltandosi verso la porta e rimanendo qualche attimo interdetta: di chi era la lunga chioma che aveva visto svolazzare davanti la porta nel momento in cui si era girata? E perché la voce di Nino era così stridula?
- Nino caro...- lo chiamò, asciugando le mani nel grembiule che teneva legato in vita ed avviandosi verso la porta della cucina. - Copri bene la gola, mi raccomando!- gli urlò dietro, ma quando si affacciò verso l'ingresso, la porta d'entrata si stava già chiudendo alle spalle del figlio. Quel bendetto ragazzo le dava solo preoccupazioni!
Aiba aprì gli occhi e con uno scatto improvviso si alzò a sedere, lievemente affannato.
- Che razza di incubo!- sbottò incredulo, portandosi le mani sulle tempie che pulsavano freneticamente, provocandogli un forte mal di testa.
Aveva sognato una serie di cose di cui non era nemmeno certo esistessero. Strane formule chimiche, complicati modelli fisici, reazioni biologiche di diversa natura, funzioni fisiologiche dell'organismo umano... Tutta roba di cui lui davvero non poteva saperne nulla, eppure sembrava tutto così logico, tutto così lapalissiano, da non fare la minima piega. Ricordava alla perfezione tutto ciò che aveva sognato e avrebbe saputo dimostrare un teorema matematico seduta stante, nonostrante l'intontimento da risveglio. Il suo cellulare iniziò a squillare insistentemente. Si voltò a guardarlo, lì posato sul ripiano del comodino accanto al letto, e lo osservò parecchi istanti con incertezza, quasi inquietudine, prima di decidere di allungare la mano verso l'apparecchio e rispondere alla chiamata, portandolo accanto all'orecchio.
- S... sì, chi é?- chiese sorpreso di non aver riconosciuto il nome apparso sul display, qualcosa come "Infermiera Hirano". Una goccia di sudore imperlò la pelle perfetta, mentre deglutiva nell'ascoltare la risposta oltremodo sorprendente: - Dottor Aiba? Dottor Aiba, mi sente? Sono Hirano. Qui al pronto soccorso é un delirio, ma dov'é finito? Non possiamo andare avanti senza di lei, la prego, arrivi presto!-
La voce poco familiare riattaccò, prima che abbassasse la cornetta sentì in lontananza la sua voce urlare qualcosa a qualcuno, una richiesta di stare calmo che il suo medico sarebbe arrivato prestissimo.
La mano gli tremò, lasciò cadere il cellulare senza neanche richiudere lo sportellino e, boccheggiando con aria di chi non ci sta capendo assolutamente nulla, ed infatti così era, osservò il vuoto per parecchi minuti, prima di vestirsi velocemente e precipitarsi fuori di casa, proprio come nello stesso momento stava facendo Nino.
Sho scese dal letto con l'aria soddisfatta di chi ha riposato così bene da sentirsi un leone pronto ad affrontare il resto della giornata. Infilò le pantofole impeccabilmente disposte ai piedi del letto e si alzò per andare in bagno a darsi una rinfrescata, però fu trattenuto da qualcosa. Si voltò e per poco non cacciò un urlo, notando ancora giacere nel letto due figure, visibilmente maschili, seppur non poteva ancora vederne il viso poiché uno era coperto dal lenzuolo e l'altro affondava invece la testa nel cuscino.
- Chi diavolo...?- afferrò le lenzuola e le tirò via con un gesto deciso, scoprendoli e svegliandoli di soprassarlo. I due sobbalzarono e si guardarono intorno piuttosto spaesati, mettendosi lentamente a sedere e sgranchendosi.
- Yaaawn, che dormita!- disse uno con una voce a Sho fin troppo familiare.
- Io ho ancora soooonnooo...- brontolò il secondo, rituffandosi nel cuscino e ricominciando a ronfare profondamente.
Sho li guardò allucinato.
- O... ohhhi, che torni a dormire tu?- aggirò il letto per portarsi dall'altra parte di questo ed iniziò a scuotere con vigore il corpo del ragazzo, che si svegliò di nuovo e si voltò a guardarlo, stizzito. - SHOOONIII, SHOICHI NON MI FA DORMIREEEE!- piagnucolò Shosan, ossia il terzo Sho, cercando di fuggire agli scossoni del primo, che dal canto suo dopo averlo visto in viso fece un balzo indietro e lo guardò sconvolto. - COSA SIETE VOIIIII?- ululò terrorizzato, ruzzolando a terra con una dolorosa sederata ed iniziando ad indietreggiare scivolando con il deretano sul lucido parquet di ciliegio.
- Come sarebbe cosa siamo?- chiese Shoni, il secondo, con un largo sorriso, mentre afferrava Shosan che si rifiugiava tra le sue braccia tutto spaventato e tremolante a causa del brutto temperamento di Shoichi, il primo, che altri non era se non lo Sho originale in cui era rimasta una sola sfaccettatura del suo carattere, quella fredda, calcolatrice e a tratti aggressiva, sicuramente il lato più Seme del rapper degli Arashi. Shoni aveva invece ereditato la parte più solare e allegra della sua indole, era un allegro bonaccione a cui poco piaceva impegnarsi nelle cose, prendere sul serio le situazioni, e il cui passatempo preferito era tutto, purché fosse divertente, non era nè una persona attiva, nè passiva, semplicemente poteva adattarsi a seconda delle situazioni. Infine Shosan era semplicemente l'Uke per eccellenza tra i tre, il dolce, tenerissimo, piagnucolone e timido Sho, la parte che più raramente nello Sho originale prendeva il sopravvento, anzi non lo faceva praticamente mai, cercando sempre di sopprimere quel lato di sé che poco gli piaceva.
Shoichi, lo Sho originale dunque, osservò gli altri due ancora riverso al suolo, sorpreso, sconvolto, profondamente allibito, ed era così tanto preso da quell'avvenimento paradossale che non si era ancora reso conto dell'altro cambiamento avvenuto dentro di sé. Rifletté parecchi minuti mentre Shoni faceva carezzine a Shosan e lo faceva calmare e tranquillizzare, quindi decise che l'unica cosa da farsi era chiedere consiglio agli amici. Si alzò in piedi e trascinò gli altri due a fare una doccia e vestirsi, per poi uscire di casa alla volta dello stadio dove si sarebbe tenuto il concerto della serata, sicuro che avrebbe incontrato lì gli altri.
Jun non era riuscito a chiudere occhio e fu il primo ad arrivare al Tokyo Dome, la testa affollata da pensieri negativi e l'umore decisamente nero. Raggiunse lo spogliatoio senza fermarsi a parlare con nessuno, dopo aver salutato con cenni e sorrisi poco convinti chiunque dello staff avesse incontrato sul proprio cammino. Richiuse la porta alle proprie spalle e si avvicinò all'armadietto, posando la propria borsa sportiva all'interno di questo e sfilando gli occhiali da sole, che ripose accanto alla sacca contenente accappatoio ed altre utilità per il dopoconcerto.
Sospirò e si sedette sulla panca, appoggiando la schiena al muro ed alzando un piede che puntellò sul bordo del legno su cui sedeva. Con il capo leggermente inclinato indietro, appoggiò la nuca alle mattonelle fredde e chiuse gli occhi, perdendosi ancora nei propri pensieri, la maggior parte dei quali riguardavano Sho, il suo chiodo fisso da troppo tempo ormai.
Li riaprì dopo parecchi minuti, senza essere riuscito ad assopirsi e riposare neanche un istante e si ritrovò una faccia conosciuta a pochi centimetri dalla propria.
Sgranò gli occhi ed emise un gemito di sorpresa, arrossendo violentemente fin dietro le orecchie nel vedere il viso sorridente di Sho così vicino al suo. Poteva sentire il suo respiro leggero sulle proprie labbra ed erano così vicini che avvertiva quasi un magnetismo tra le proprie labbra e quelle dell'oggetto dei suoi desideri più segreti, dei suoi sogni più utopici, delle sue speranze più passionali.
- S-shochan...- squittì incredulo, osservando il volto perfetto del rapper, che si avvicinò qualche altro centimetro fino a far sfiorare la punta del proprio naso con quella di Jun. Mosse appena il viso, lasciando che le due punte sfregassero delicatamente, in un gesto affettuoso e dolcissimo.
- Buongiorno Junkun! Hai dormito bene?- chiese continuando a sfiorare il naso dell'amico con il proprio. Jun era sull'orlo di un'emorraggia nasale, o forse di uno svenimento. Non rispose, così Sho poté continuare: - Lo sai che per il popolo Inuit questo gesto equivale al nostro bacio?
- B-BACIO?- esclamò Jun lottando contro le imminenti convulsioni da trauma, mentre Sho ridacchiava di gusto e si passava la lingua sulle labbra, prima quelle inferiori, poi quelle superiori.
- Certo! Bacio! Intendo proprio bacio, bacio, eh. Non bacino sulla guancia, sul nasino, sulla fronte... Intendo bacio sulle labbra.- ghignò ancora un po', poi posò un dito sulle proprie labbra, vi lasciò un bacino e lo portò sulle labbra di Jun, che premé con dolcezza, affondando il dito in quelle che sembravano ciliegine carnose e succose. Gliele avrebbe morse. Anzi, voleva proprio farlo! Spostò il dito e si chinò verso di lui abbastanza da poter annullare la distanza tra di loro, ma Jun fu più veloce e si spostò chinandosi di lato e spalmandosi sulla panca, bianco cadaverico.
- Sssshooo, cosa stai facendooo?- chiese quasi piangendo. Cos'era quel comportamento? Quello non era il suo Sho!
Scivolò su tutta la lunghezza della panca e scese da questa quando ne raggiunse il bordo opposto, schizzando via ed uscendo in corridoio, lasciandosi il ragazzo alle spalle.
Affannato, iniziò a correre per il corridoio con la testa in confusione ed il cuore in subbuglio, così tanto da battere come un martello nel suo petto, sentiva che a momenti avrebbe potuto anche sfondarlo e schizzare fuori, con violenza.
Correva e correva, ma la sua fuga fu frenata da qualcuno in cui si imbatté voltando l'angolo. Cadde indietro a terra e rimase un attimo così, con gli occhi chiusi e la testa nascosta sul pavimento.
- Itaaai!- si lagnò piagnucolando la voce familiare di Sho. Jun si alzò di scatto e lo guardò spaventato. Come aveva fatto a precederlo? Cosa ci faceva lì? E perché rimaneva a terra con il labbro inferiore che tremolava.
Lo guardò pieno di terrore, mentre Sho alzava lo sguardo verso di lui e si illuminava con un sorriso radioso, quanto infantile.
- Junchan!- squittì allegro, rimettendosi in piedi ed avvicinandosi al ragazzo, gettandogli le braccia al collo e stringendosi forte a lui.
- UUAAAH! NO!- fu per riflesso che Jun lo spinse via prima che gli si appiccicasse addosso come una ventosa, questo arretrò di parecchi passi e sbatté contro qualcuno alle sue spalle.
Jun impallidì. Davanti a sé c'erano due Sho.
L'ultimo arrivato indossava un completo austero e serio, aveva gli occhiali inforcati sul naso ed i capelli tirati indietro con del gel, per tenerli perfettamente in ordine: sembrava un salaryman di quelli seriosi e senza brio che si vedono sempre alle fermate della metropolitana.
- Sho? D... due Sho?- pronunciò incredulo, mentre cercava un senso a quella cosa senza logica.
Scosse il capo, quando vide con la coda dell'occhio qualcuno arrivare dallo stesso corridoio che aveva percorso lui in tutta fretta. Si voltò ed incontrò lo sguardo allegro di un altro Sho, lo stesso di prima nello spogliatoio poiché l'unico vestito in modo appariscente, con una giacchetta arancione e catarifrangente che sparaflesciava gli occhi.
- Oh... mio...- non terminò l'esclamazione ed in preda ad un calo di pressione o forse allo sconvolgimento totale che quella visione provocava nella sua mente, perse i sensi. La vista si appannò e diventò tutto buio. Riuscì a percepire solo due forti braccia che lo sostenevano come se fosse stato leggero come una piuma.
La situazione era grave.
Molto grave.
Eccessivamente grave.
Gravissima!
Così grave che Satoshi stava pensando di ricorrere al suicidio, mentre osservava i suoi compagni seduti di fronte a lui, sulla solita panca del camerino. Solo che stavolta si stava un po' stretti, perché i suoi amici non erano più quattro, bensì erano improvvisamente diventati sei.
Si massaggiò una tempia, nel tentativo di schiarire le idee, ma più ci pensava e più gli sembrava che la situazione fosse peggio di quanto credesse, di quanto non sembrasse.
Osservò Aiba che, occhialini inforcati sul naso e dalla montatura austera e serissima, teneva tra le mani un libro di neuroanatomia e leggeva qualcosa dall'aria complicata di cui lui non voleva nemmeno sapere il titolo.
Accanto c'era Sho. O, meglio, c'erano tre Sho. No, anzi, non erano neanche disposti così. Accanto ad Aiba c'era uno Sho che guardava tutto sorridente Jun alla sua sinistra, quest'ultimo sembrava in coma vegetativo permanente, poi un altro Sho che si guardava intorno tutto imbarazzatino, le gote pronunciate e carnose totalmente tinte di un rosso adorabile, infine il terzo Sho, quello dall'aria più seria dei tre, era invece in piedi alle spalle del povero Jun e lo sorreggeva facendolo appoggiare su di sé.
Satoshi sentì quasi le lacrime agli occhi nel guardare la scenetta patetica, così glissò e passò avanti, perché alla sinistra dell'ultimo Sho, c'era lei.
Ebbene si, lei. Nino. Anzi, NinA. Il poveretto si era svegliato con qualche protuberanza in meno in mezzo alle cosce, due belle protuberanze in più sul petto e dei lunghi capelli che incorniciavano il solito dolce visetto, ancora più vellutato del solito. Satoshi guardò Nino con insistenza, quest'ultimo era seduto a braccia incrociate, gambe accavallate e sbuffava in loop come una locomotiva a vapore, ogni tre secondi uno sbuffo, e ne aumentava sempre di più il volume, a momenti si sarebbe trasformato in un urlo.
Infine c'era lui: lui che fino al giorno prima moriva per Nino, oggi invece non provava niente se non la solita, vecchia, profonda, amicizia. Si chiese se fosse perché, da bravo omosessuale che pareva essere, non fosse attrattò da una NinA, per quanto carina. Tuttavia ci ripensò, perché trovava che anche così fosse meraviglioso e anche così se lo sarebbe fatto volentieri, se solo... Se solo non avesse provato un'indifferenza totale per lui, ecco. Non perché era femmina, semplicemente non era più innamorato di Nino, nemmeno pensare al solito Nino-uomo, per cui fino a ieri sentiva il cuore battere all'impazzata, gli provocava alcun effetto. Sarebbe dovuto esserne felice, invece si sentiva amareggiato. Possibile che i suoi sentmenti fossero così superficiali da sparire in una notte? O era tutto ricollegato a quella situazione assurda?
Smise di massaggiarsi la testa e si schiarì la voce, inizialmente con un tono normale, per poi aumentarlo quando notò che i tre Sho non lo calcolavano di striscio.
- Ehm... eh-ehm... Ah-Ehm... EEEEHHHM!-
- Hai la raucedine?- chiese Aiba, alzando la testa dal libro, guardandolo preoccupato.
- NO. NON ho la RAUCEDINE. Ho solo un triploSho, una NinA, un non-BakAiba e un Jun che sta per andarmi in arresto cardiaco.- rispose stizzito, mentre Nino squittiva e lo guardava con un'aria sognante che aveva temporaneamente preso il posto della rabbia.
- Riida, sei così bello quando ti arrabbi.- commentò con la sua nuova vocina acuta, prima di squittire ancora e nascondere il viso arrossato con le manine, tutto imbarazzato. Satoshi lo guardò con espressione ebete, bocca spalancata e occhi sgranati, prima di voltarsi altrove e fare finta di niente, ignorando la pelle d'oca che l'aveva fatto rabbrividire nel vedere Nino conciato in quello stato e così sdolcinato oltretutto. Sembrava una bella bambolina, con un vestito da lolita sarebbe stato perfetto. Gli venne un attacco di nausea e si voltò a guardare Jun, l'unico che pareva non essersi rincitrullito, ma che poverino doveva combattere con tre Sho che lo circondavano e riservavano attenzioni solo per lui.
Erano le sedici e mancava un'ora all'inizio del concerto. Quella si prospettava una situazione decisamente poco piacevole...
no subject
Date: 2010-08-14 09:48 pm (UTC)NinA è troppo una fangirl con oh-chan XD e quando si accorge di avere protuberanze in più mi sono morta XDDDDD
Masa inteliggente e dottore è fantastico XD e quando dice: "Hai la raucedine?" stavo per morire dal ridere XDDDDDDDDDDD
Dei 3 Sho il mio prefrito è Nii è troppo cippo e pure un pò henatai *fufu* anche se Ichi è un figo, San è quello che mi piace meno per scusami Shosan.
La junja richia di morire di infarto sul serio XD però è troppo cippa ha tre Sho e gliene bastava uno solo XD sono troppi da gestire XD
Toshi che si fa le pare perchè la NinA non gli piace XD
Ne voglio ancora voglio vedere che succedeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!
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Date: 2010-08-19 11:28 am (UTC)Riguardo gli Sho, si, Nii é hentaissimo :Q___ __ _ _ _ _ _ __ San invece é pulcinorsacchiottoso ^O^ Ichi é un figo u.u emana figaggine da ogni poro, con una bellezza glaciale :Q *sviene*
Dai che aggiorno presto X3 resisti!!
no subject
Date: 2010-08-15 09:17 pm (UTC)no subject
Date: 2010-08-19 11:26 am (UTC)no subject
Date: 2010-08-19 12:59 pm (UTC)no subject
Date: 2010-08-19 04:14 pm (UTC)no subject
Date: 2010-08-19 05:32 pm (UTC)no subject
Date: 2010-08-16 12:00 pm (UTC)Dottor Aiba ... *sviene per troppa gnoccaggine*
Junjina coraggio, non fare un infarto! Anche se in effetti tre Sho son tantini ... ma dettagli dettagli!
Toshi si fa le pare, cippo <3
no subject
Date: 2010-08-19 11:24 am (UTC)Aiba con il camice bianco... :Q___ __ _ __ *muore in un lago di bava*
Junji, temo, si dispererà un pochetto °0° Ma beato lui che avrà tre Sho tutti per sé ad oltranza *Q* che invidia u.ù'
Si, Toshi é il più cippino qui dentro X°D E lui forse impazzirà più di Jun °w°
Muahuahauah ^0^ *risata malefica*