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Mi butto con un'altra fanfic! Spero vi piaccia! ^__^

Titolo: Una fuga d'amore - Bonus 1
Fandom: Kis-My-FtII
Capitolo: One-shot, AU
Rating: Pg-17 (lievissima scena di sesso)
Pair: Kitayama Hiromitsu X Fujigaya Taisuke
Desclaimer: I personaggi non mi appartengono
Warning: Boy's Love
Ringraziamenti: Yuya_Lovah, perché mi ha ispirato una ficci sui Kisumai ^^
Note:
questa fic risale al 9 maggio 2010.
"Una fuga d'amore" è un racconto molto lungo sui KAT-TUN; questa ficci è un capitolo speciale del racconto, dove compaiono i due ragazzuoli in questione. Anche se è un bonus, si può leggere tranquillamente da solo senza sapere la trama del racconto principale.
Spero di essermi spiegata ^//^, scusate.

Spero vi piaccia!

 

Le nuvole erano così pesanti e nere che avrebbero potuto staccarsi dal cielo da un momento all’altro.

Con gli occhi chiusi e la testa inclinata all’indietro, appoggiato alla propria auto, sospirò, e gli sembrò di percepire una voce.

L’avrebbe riconosciuta tra mille, la sua voce, squillante, allegra, ma anche sensuale, quando voleva, e sorrise, alzando solo una angolo della bocca.

Quanto tempo era che lo stava aspettando? Le braccia scoperte si erano infreddolite; uscendo di casa, credeva di fare ‘toccata e fuga’, come si dice, e invece il tempo passava.

Il cielo sempre più nero e il vento sempre più freddo, lo stomaco gli si strinse, un po’ per la fame, un po’ per la preoccupazione.

Taisuke gli aveva promesso che avrebbe cucinato lui, così non aveva pensato a nulla per la cena.

Perché ci metteva così tanto?

L’auto dei suoi genitori era ancora parcheggiata nel vialetto. Non doveva essere solo in casa? I suoi erano fuori per lavoro, no? Doveva solo sistemare i suoi fratelli con il cibo e poi sarebbe stato tutto per lui, perché non si decideva a scendere quelle maledette scale?

Era una villetta nuova, lontana dal centro: un piccolo giardino a lato. Era la prima volta che la vedeva, casa sua, Taisuke non voleva che lo venisse a trovare, e non poteva neanche passare con la macchina, non voleva che i suoi scoprissero la loro relazione.

Non sapevano neanche che al loro ‘bambino’ piacevano i ragazzi, figurarsi se in un solo colpo avessero scoperto che era gay e pure fidanzato.

Tolse le mani dalle tasche dei jeans e notò un segno rosso sul dorso, c’era rimasto parecchio, eh? Facevano pure un po’ male.

 

“Il preside ci ha telefonato, questa mattina, i tuoi voti sono calati terribilmente”

Era circondato: suo padre bloccava l’uscita e sua madre era di fronte a lui, non diceva nulla, ad occhi bassi, lo guardava di tanto in tanto, aveva un’espressione talmente mortificata, che non aveva il coraggio di guardarlo in faccia.

“Solo in un paio di materie, e resto comunque il più bravo del mio anno”

“Questo non significa nulla, non mantieni alto l’onore della nostra famiglia. Per entrare nel corso di medicina all’Università è necessario il massimo del punteggio”

Tanta era la rabbia che sentiva bruciargli dentro che gli avrebbe voluto urlare che mai e poi mai sarebbe diventato un medico, ma si rese conto che così facendo non lo avrebbero lasciato andare, e il suo Hiro stava aspettando fuori da quasi un’ora.

“Mi impegnerò per recuperare” disse chinando il capo a suo padre, che lo guardava arcigno.

Le mani gli tremavano; senza neanche degnarlo di uno sguardo afferrò la borsa che gli era scivolata a terra e si diresse verso di lui, sperando lo facesse passare.

“Non ho finito”

Come un lampo, una scarica elettrica gli attraversò la schiena, paralizzandolo.

“Il preside ci ha anche detto… che frequenti una persona… poco raccomandabile, un ex studente del tuo liceo…”

Passi che la fama di Hiro non era poi così buona, ma non poteva essere proprio lui, no? Ogni volta che uscivano lo facevano sempre in luoghi isolati e lontani da eventuali sguardi pericolosi.

Passi che erano ormai un paio d’anni che si conoscevano, e la prima volta che si era dichiarato frequentava ancora il liceo.

Ma non poteva essere Hiro.

“…quel… Kitayama… Hiromitsu… oppure ti ha scambiato per qualcun altro?”

Si sentì avvampare, come poteva pronunciare il suo nome in modo così sprezzante? Hiro non era quel genere di ragazzo. Lui lo sapeva. Era cambiato.

“Cos’è quello sguardo? Non ti permetto di guardarmi così!”

Suo padre lo aveva picchiato?

L’urlo della madre aveva rotto il silenzio, e sentì il sapore del proprio sangue tra le labbra.

I suoi fratelli si erano affacciati dal salotto, e la madre si era sbrigata a portarli via.

 

Hiro alzò la testa verso la casa, gli era sembrato di aver sentito un grido; pochi attimi dopo, un gran trambusto aveva attirato la sua attenzione e Taisuke si era precipitato giù dalle scale a volto chino.

“Ehi… ma che?”

Taisuke gli si era letteralmente gettato addosso. Il ciuffo più lungo al lato del viso glielo copriva quasi interamente.

“Andiamo via, Hiro-chan…”

Forse stava piangendo.

“I tuoi genitori erano in casa” disse Hiro guardando la strada davanti a sé, ormai era parecchio che giravano a vuoto, ma Taisuke aveva voluto così.

“Uhm…” rispose, semplicemente.

“Io voglio stare con te” disse poi, non riuscendo ancora a guardarlo in viso.

Hiro si stupì di quell’affermazione, erano rare le volte in cui Taisuke era così aperto: sicuramente era successo qualcosa.

“Anche io voglio stare con te”

“Se io… non potessi più vederti… mi lasceresti?”

Era decisamente successo qualcosa.

“No. Ti aspetterei”

Taisuke sorrise, e si allungò verso di lui a baciargli una guancia.

Solo un anno. E poi sarebbero fuggiti insieme.

Ma forse leggeva troppi libri.

“Ti avevo promesso la cena! Me lo sono dimenticato!” esclamò subito dopo, ed Hiro sorrise.

“Ma ormai ci siamo allontanati da casa mia… prendiamo qualcosa fuori”

Fortunatamente, trovarono parcheggio con facilità.

Scesi dall’auto, Hiro lo prese per mano e lo fece chinare in avanti.

“Siamo lontani… qui non ci consoce nessuno” e premette le proprie labbra sulle sue. Assaporò il sapore del suo sangue… era dolce… come lo stesso Taisuke lo era.

Leccò il suo labbro inferiore, ancora una volta, per rimarginare quella ferita. Ricucendo anche il suo cuore, poteva sentirlo battere sempre più forte. Taisuke ansimò, appena, contro le sue labbra.

“Sentirai freddo… porti solo questa maglietta…”

“Mmh… non mi scalderai tu?” Hiro sorrise malizioso, e Taisuke arrossì di colpo, lo prese per mano e iniziò a camminare.

 

Dal locale davanti cui si fermarono proveniva una bella musica, occidentale, ballabile. Ad entrambi piaceva ballare.

Il nome del posto era in inglese, la scritta grande e fluorescente, ma non persero tempo e leggerla.

In bocca ancora il sapore di quella buonissima pizza italiana che avevano mangiato, le loro mani ancora unite, ma iniziava a fare freddo.

“Entriamo?”

Taisuke annuì.

Non erano mai stati in quel locale, anche il ristorante italiano era stata una novità.

Sembravano le vie di un’altra città, e la musica li trascinò in una nuova dimensione.

Il ragazzo che li accolse era giovane, molto giovane, e anche molto poco vestito, a stento si trattennero dallo scrutare in basso, ma il cameriere sembrava perfettamente a suo agio.

Dato che lo spettacolo era già iniziato fece cenno loro di far silenzio, e i due si guardarono sempre più stupiti.

Li condusse fino ad un tavolo, piuttosto isolato, a dire il vero, ma tutti gli altri posti erano occupati.

Sul palco due ragazzi, anch’essi poco vestiti, stavano ballando.

Erano bassi di statura e muscolosi, la musica era rock, dai toni forti.

“Ma… quelli non avranno neanche la mia età…” bisbigliò stupito Taisuke aggrappandosi al suo braccio.

I due giovani ballerini erano di una bellezza particolare, uno dei due aveva i capelli tinti di chiaro e arricciati, anche se il sudore stava facendo perdere l’effetto permanente; l’altro aveva i capelli neri, lisci.

I visi concentrati attirarono molto l’attenzione di Taisuke.

“Pensi che se scappassi di casa potrei fare anche io questo lavoro?”

Il suo tono era così ingenuo che Hiro si sentì stringere il petto.

“Ma sei impazzito?” forse aveva parlato un po’ troppo forte, ma la musica copriva ogni altro rumore o voce perfettamente.

“Scherzavo…!” lo rassicurò Taisuke sfiorando il proprio naso contro il suo in una carezza dolce.

Il pubblico del locale era misto, uomini e donne di tutte le età. Che razza di posto era?

La luce si spense improvvisamente, ed ebbero un sussulto.

La musica tecno che si impossessò della stanza era insopportabile.

Quando il palco si illuminò, al centro di esso, con le spalle rivolte verso il pubblico, c’era un giovane, magro, vestito in pelle,i capelli scuri erano sciolti sulle spalle.

Il ragazzo iniziò a muoversi, non ballava, si muoveva solo, e in modo così lento e sensuale che era in contraddizione con la musica rapida e psichedelica.

In un attimo, il pubblico ammutolì, privato inspiegabilmente della voce.

Hiro si scrutò un po’ attorno.

Di fianco a loro c’erano due giovani, la luce che li illuminava a tratti lasciava intravedere le loro facce sconcertate.

Perché avrebbero dovuto esserlo?

Quando il ragazzo sul palco si sfiorò l’interno coscia con una mano, Taisuke sussultò e Hiro gli coprì gli occhi con una mano, aumentando la presa del proprio braccio sulle sue spalle.

Si stava leccando le dita, una ad una, e un rivolo di saliva scivolò lungo il suo mento, gli occhi erano dischiusi, colmi di piacere.

Hiro iniziava a sentirsi strano, e non aveva ancora tolto la mano dal viso di Taisuke. Solo quando sentì qualcosa di ruvido bagnarla distolse lo sguardo dal giovane sul palco per incontrare gli occhi del suo ragazzo.

Erano lucidi, anche i suoi occhi.

“Ti stai eccitando… Hiro-chan?”

“Perché un giorno non lo fai tu uno spettacolo così?”

Avvicinò il viso al suo e gli baciò le labbra, nessuno avrebbe fatto caso a loro.

“Prima hai detto che non potevo…”

“Ma lo farai solo per me”

La mano che era sulla sua spalla si spostò tra i suoi capelli, carezzandoli dolcemente. Stava per riportare le sue labbra contro le sue che il fischio del pubblico li bloccò.

Guardarono istintivamente il palco: il giovane era rimasto solo con gli slip addosso, guardava in basso, sembrava non accorgersi di ciò che gli succedeva intorno.

Qualche tavolo più lontano un uomo si alzò in piedi e l’espressione desiderosa che aveva dipinta in volto li fece rabbrividire.

Quell’uomo aveva preso a camminare verso il palco, ma non sembrava una cosa strana, il resto degli spettatori lo guardava silenzioso, col fiato sospeso, e a tratti riportava i suoi occhi sullo spogliarellista.

Quell’uomo camminava fiero, come se stesse per entrare in paradiso, ma la sua ascesa fu bloccata da un cameriere.

Bellissimo.

Che gli schiaffò sul petto una mazzetta di banconote, che fece invidia ad Hiro, neanche con quattro mesi di stipendio avrebbe raggiunto quella somma.

Forse quel ragazzo era simile ad un dio. Salì su quel palco, salì in paradiso, e si posizionò davanti a quel ragazzo, schioccò le dita e fu di nuovo buio.

Avevano il fiato corto e furono avvolti dagli applausi e dalle grida del pubblico.

Un movimento brusco attirò la loro attenzione. Uno dei due ragazzi al tavolo vicino si era alzato così bruscamente che per poco non aveva fatto cadere la sedia.

Poi era corso via, e l’altro lo aveva seguito.

Tornò a guardare Taisuke: aveva le guance arrossate e gli occhi socchiusi.

“Taisuke…” gli sussurrò all’orecchio mentre gli passava una mano tra le gambe “…anche tu ti stai eccitando, eh?”

Non ricevette nessuna risposta sensata, l’altro aveva mugolato qualcosa e gli aveva appoggiato una mano sul petto.

Il suo cuore batteva forte.

“Hiro… il tuo cuore…”

Legarono i propri sguardi, e prima che le luci si accendessero di nuovo si alzarono  per dirigersi nell’unico luogo abbastanza appartato: la toilet.

“N-Non è un bel posto…” disse a fatica Taisuke sentendosi trascinare; Hiro non disse nulla ma si fermò di colpo quando sentì dei gemiti provenire proprio dalla toilet.

Erano stati preceduti.

E gli venne da ridere.

 

Con dolcezza appoggiò le labbra sulla punta del suo fallo eretto.

Taisuke si coprì la bocca con le mani, non voleva venire un’altra volta, sarebbe stato imbarazzante.

“Non trattenerti Taisuke… Io sono ancora pieno di energie…”

Iniziò a leccargli la punta, era calda e appiccicaticcia.

Taisuke ansimò.

“Togli le mani”

Si aggrappò alle lenzuola, e spinse il bacino in avanti.

Si sentiva profondamente incoerente.

Pensava alle cose più disparate, e voleva sentire il calore della bocca di Hiro avvolgerlo sempre di più.

Pensò alla prima volta che avevano fatto sesso, quasi due anni prima, pensò ai suoi genitori, che non sapevano nulla, ma lui avrebbe continuato a mentire, pur di rimanere con Hiro.

Pensò che quasi da subito lui lo aveva chiamato ‘Hiro’ o ‘Hiro-chan’, non usava mai il suo nome per interno, mentre a lui lo chiamava sempre ‘Taisuke’.

“Taisuke…” Hiro abbandonò il suo pene, e a Taisuke uscì un gemito di disappunto “A che cosa stai pensando?” “Ti voglio…” riuscì solo a dire, socchiudendo le labbra alla disperata ricerca delle sue.

Hiro sorrise e iniziò a baciargli il collo, mordendolo ogni tanto, tornando a stimolarlo con la mano, facendo poi scivolare le sue dita nella sua entrata già bagnata.

Quando il proprio sesso prese il posto delle dita Taisuke si irrigidì e lo afferrò per le spalle trascinandolo su di sé.

“N-non voglio… lasciarti” gemeva, e sentiva il petto tutto un garbuglio.

“Non devi farlo”

E si riversò dentro di lui, per la seconda volta, e il seme di Taisuke bagnava i loro stomaci.

 

Hiro aveva iniziato a preoccuparsi, Taisuke si era rifiutato di tornare a casa e si era fermato per un giorno da lui.

Non che la cosa non lo rendesse felice, tutt’altro, ma la reazione di suo padre lo spaventava a morte; quell’uomo era così viscido e aveva spie ovunque, non era tranquillo passare troppo tempo insieme.

Quella mattina, quando si era svegliato, non aveva trovato Taisuke accanto a sé. Il letto era vuoto, freddo, e per un attimo, nel dormiveglia, credette di aver vissuto solo un bellissimo sogno, e Taisuke non esistesse davvero.

Aveva allungato una mano verso l’altra metà del letto, e tastandone bene ogni centimetro, ancora con gli occhi chiusi, si era imbattuto in un foglietto.

‘Aspettami sempre lì’

C’era scritto, e non c’erano dubbi che la scrittura fosse proprio quella di Taisuke.

Allora esisteva davvero.

La giornata si prospettava all’insegna del maltempo, come quelle precedenti; come sempre era appoggiato al solito lampione e si sentiva particolarmente in ansia.

Con molte probabilità Taisuke era tornato a casa, ma l’esito di tale scelta non era assicurato, il padre sarebbe stato di sicuro infuriatissimo: il figlio era scomparso per un giorno intero e aveva dormito due notti fuori casa.

Per tranquillizzarsi e cercare di far passare più velocemente il tempo pensò anche di rivolgere la parola al ragazzo alto e magro che si trovava pochi metri lontano da lui.

Non era la prima volta che lo incontrava lì, ma Taisuke arrivava sempre dopo poco e non aveva mai potuto sapere che cosa ci facesse lì o chi aspettasse, perché era ovvio che stesse aspettando qualcuno.

Spesso si asciugava le mani con un fazzoletto di stoffa e faceva lo stesso ai lati del naso, sembrava piuttosto in ansia pure lui, magari parlare avrebbe fatto bene a entrambi.

Stava per aprire bocca quando il ragazzo gli diede le spalle e iniziò a camminare.

Ora si sentiva davvero solo e perso, anche se la strada aveva iniziato ad affollarsi.

Alzò lo sguardo verso il cielo e ne vide un pezzetto color azzurro, sperò riuscisse ad espandersi.

Riportò lo sguardo davanti a sé e si accorse di essere osservato. Poco lontano c’era un giovane, capelli ossigenati e gli occhi sbarrati, come avesse visto un fantasma.

Sentendosi un po’ in imbarazzo si staccò dal palo e vi si riappoggiò.

Con la coda dell’occhio continuò a guardare quel giovane ‘americanizzato’, che chinò il capo poco dopo e riprese a camminare.

Seguì per un po’ la sua schiena, e si sentì invadere dalla tristezza, se Taisuke non appariva davanti a lui entro cinque secondi sarebbe scoppiato a gridare.

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Fortunatamente una voce squillante placò i suoi nervi e in un attimo si ritrovò le braccia di Taisuke che gli avvolgevano la vita e la guancia appoggiarsi sulla sua spalla.

A volte odiava essere il più basso tra i due.

“Cinque…” soffiò nel suo orecchio tirando un sospiro di sollievo.

“Eh?”

“Niente, contavo”

Taisuke scoppiò a ridere e gli baciò la fronte.

“Ehi, guarda che il bambino sei tu, non io”

“Ma come? Avevi una faccia così preoccupata!”

Hiro decise di ignorarlo.

“La divisa ti sta benissimo”
Era nera, lucida, sul collo e ai bordi delle maniche aveva dei ricami dorati, anche lui ne aveva una, ma era ormai logora e strappata.

“Grazie”

Il sorriso di Taisuke lo illuminò, forse l’azzurro del cielo avrebbe vinto contro il grigio, ma non riuscì a guardare il alto, ciò che di più brillante poteva avere era proprio davanti a lui.

 

“Oggi non ci vado a scuola”

“E tuo padre?”

Hiro abbandonò la sua mano ed entrarono in un konbini, avrebbero comprato qualcosa per il pranzo.

“Questa mattina… quando sono rientrato l’ho trovato già sveglio, prima che potesse rimproverarmi mi sono gettato ai suoi piedi e gli ho chiesto perdono”

“È umiliante”

Taisuke alzò le spalle.

“A dire il vero all’inizio ho pensato di correre in camera e prendere le prime cose che potevo, raccattare tutti i soldi che ho e correre da te”

“E poi…?”

Hiro si era fermato e Taisuke aveva fatto lo stesso. Intorno a loro troneggiavano i detersivi e i prodotti per pulire bagni e superfici lucide, non era un luogo molto romantico.

“E poi saremmo fuggiti insieme… da qualche parte”

“Leggi troppi libri”

“E tu ne leggi troppo pochi” Taisuke gli punzecchiò una guancia e poi appoggiò la testa sulla sua spalla e chiuse gli occhi: il nero che lo assalì di colpo non lo spaventò. Hiro gli aveva cinto la vita e lo stava accarezzando dolcemente.

“Solo un anno… e ti prometto che fuggiremo insieme”

Taisuke si staccò un po’ da lui e lo fissò negli occhi. Hiro era serio, deciso, e quella fermezza gentile gli fece pizzicare le narici e la goda gli si strinse in un nodo.

“È una promessa?” riuscì a chiedere, non potendo fermare le lacrime, alzando il mignolo della mano destra.

“È una promessa” rispose Hiro allacciando il proprio mignolo al suo.

Sorridendo si diressero al reparto formaggi.

“Allora oggi cucino io” disse Taisuke fieramente “Per farmi perdonare per l’altra sera”

“Okay”

Hiro non poteva fare a meno di sorridere, delle volte Taisuke sembrava una perfetta mogliettina, e la cosa non gli dispiaceva affatto. Diciamo che la mente iniziava a  viaggiare da sola, e immagine poco caste del suo ragazzo affollavano i suoi pensieri.

“Hiro… hai la faccia da maniaco”

Taisuke era arrossito nel dirlo, conscio dei pensieri dell’altro.

“Scusa…” Hiro fece il vago “Guarda quante bottiglie di latte… chi mai ne comprerebbe così tante?” disse poi.

Taisuke scosse un po’ il capo, Hiro se ne era uscito con un altra delle sue, ma prima che potesse dirgli qualcosa, una voce profonda si scusò alle loro spalle e loro si scostarono appena.

Un ragazzo, alto e con gli occhiali da sole allungò un braccio e prese due bottiglie di latte -intero- e le mise nella busta di plastica un po’ rovinata.

Erano certi di averlo già visto da qualche parte.

La camminata sicura con cui si allontanò, alzando appena il bacino da un lato e dall’altro, fece scorrere un lampo davanti ai loro occhi ed entrambi arrossirono.

“Il…” dissero all’unisono indicandosi a vicenda “…il cameriere!” urlarono.

Per colpa del latte… avevano appena fatto una pessima figura con quel ragazzo bellissimo.

Ma fuori non stava piovendo?

 

Tutto orgoglioso, Taisuke appoggiò sul tavolo, facendo attenzione a non scottarsi, le due ciotole di tortillas e formaggio fuso sopra.

“Sembra buono!” esclamò Hiro allungando una mano.

“Attento che scotta!”

Taisuke rimase a bocca aperta, Hiro ne aveva afferrata una e non aveva sentito nulla, eppure erano appena uscite dal forno.

“Che cucina è?”

“Messicana… fai da te…”

“Buona! E questa?”

“Salsa piccante, se ti ci piace”

Hiro ne mise un po’, forse abbondando.

“Ne hai messa molta”

Ma anche il peperoncino non gli era di alcun effetto, Taisuke ne assaggiò una dalla sua ciotola e per poco non si strozzò.

Corse a prendere dell’acqua.

“Tutto okay?”

“Non ridere! …anzi, dovresti farti perdonare!”

“Ma non è colpa mia!”

“Voglio un bacio!” Taisuke mise il broncio, incrociando le braccia sul petto e voltando la testa dalla parte opposta a quella di Hiro.

Hiro gli sfiorò una spalla e lo fece rigirare dolcemente.

“Avevi ragione tu… sono troppo calde… magari possiamo aspettare che si raffreddino un po’”

E gli passò la lingua su una guancia, Taisuke rabbrividì appena.

“Anche tu sei bollente”

“Non sai quanto…” sospirò Taisuke al suo orecchio, lasciandosi trascinare sul pavimento.

La salsa piccante era rimasta aperta.


Mamma mia che fatica postare! Devo ancora prenderci la mano! (e il mio pc è così lento che non mi aiuta affatto! -__-) uff...

Date: 2010-08-15 05:17 pm (UTC)
From: [identity profile] 92missmurder92.livejournal.com
ah per un secondo ho creduto fosse la 'vera' una fuga d'amore xD comunque questo bonus è proprio bello ^^ chi non vorrebbe essere leccato da Hiro?? :P complimenti cara, ma già lo sai xD un bacio

Date: 2010-08-15 05:26 pm (UTC)
From: [identity profile] kai-uke.livejournal.com
Nyaaannn <3<3<3<3<3<3<3<3<3<3<3<3<3
*vede ff Hirosuke ed è felice*

;__; dovevano scappare, maledetto Hiro poco romantico, tsk<3
mi sono sciolta<3<3<3<3

altre in cantiere? *_* sono ingorda, si.

Date: 2010-08-15 08:58 pm (UTC)
From: [identity profile] sylviakun.livejournal.com
CHE BELLO UNA FICCY HIRO-SUKE, E DA TANTO CHE NON NE LEGGEVO PIU' UNA....io al posto di taisuke non ci sarei piu' tornata a casa. spero ne posterai tante altre XDDDD

Date: 2010-08-16 01:58 am (UTC)
From: [identity profile] yuya-lovah.livejournal.com
Aww, ma sono contenta di averti ispirato a scrivere *_* *saltella*, grazie~!
Mi è piaciuta molta la scena di Taisuke con la famiglia, mi sarebbe piaciuto vedere più interazione tra lui e il padre (si, avrei messo più botte, lo ammetto XD). Anche la scena del locale rendeva bene **
Insomma, in generale mi è piaciuta leggerla <3

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