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Prima di dedicare anima e corpo al caro Pascoli, posto il primo capitolo! Sperando paiccia e intrighi ancora di più rispetto al prologo!! (Ho aspettative troppo alte????)
Non mi perdo in altre inutili preamboli!
Buona lettura a tutti!!!

Autore: Eos_92
Titolo: Una fuga d'amore
Capitolo: 1 (su 9 + epilogo)
Genere: AU, angst, longfic
Rating: Pg-17
Warning: yaoi
Fandom: KAT-TUN - Jin Akanishi
Pairings: vari (xD Non posso spoilerare!!!!)
Disclaimer: I personaggi non sono miei T.T
Ringraziamenti: tenshi_no_jin e kimi_wa_neko per l'incoraggiamento; 92missimurder92, che se anche ha già letto tutto quello che ho scritto commenta sempre ^^

 

Capitolo 1

 

Sarebbe bastato alzare gli occhi, verso l’azzurro del cielo.

 

Il pubblico era l’aria sottile che li circondava, in quella danza lenta, avvolta di abiti brillanti.

Gli occhi attenti di particelle invisibili erano tutti intorno a loro, nel buio un po’ opaco di quella stanza grande.

Gli specchi intorno li riflettevano, abbracciati.

Il corpo sottile della ballerina, come un bocciolo delicato, era tenuto con cura dalle sue braccia forti e magre.

La gamba affusolata, scoperta dal lungo spacco, si aggrappava al suo fianco, mentre la mano di lui la sorreggeva e piano si inclinavano quasi a volersi sdraiare a terra.

E furono di nuovo in piedi e volteggiavano nell’oscurità che il sole aveva loro donato, nascondendosi dietro ai grattacieli illuminati.

Era difficile vedere la luce del sole in quella metropoli; il cielo sempre biancastro, nella speranza di poter mostrare, un giorno, agli uomini il suo vero colore.

Gli occhi del ballerino si persero un attimo a guardare fuori dall’ampia vetrata in fondo alla sala e un brivido gli percorse la schiena fasciata di raso, non appena le pupille si immobilizzarono, catturate dalle migliaia di lucine frenetiche.

Ma lei gli insinuò le mani tra i capelli neri. Un cambio di musica.

Tango.

Un tango passionale tinse di rosso le tenebre.

Le labbra della ballerina così vicine alle sue, e le mani grandi di lui bloccarono il suo corpo in un abbraccio stretto. Dal quale era impossibile liberarsi.

Lo specchio li catturò.

Gli occhi neri di lei lo guardavano in viso.

Ma lui andava oltre, e fissava la loro figura riflessa.

Erano passati troppi anni da quando avevano messo piede lì dentro la prima volta, da quel provino che aveva cambiato loro la vita. Unendoli in un ballo che era diventato qualcosa di più.

Con lunghe falcate percorrevano ogni metro della stanza, i loro piedi compressi dalle scarpe strette assaggiavano il parquet.

Tutta. Tutta la sala, tutto il palco è vostro.

Era stata la prima cosa che avevano detto loro.

Re e regina di una scatola fragile, fatta di legno e specchi.

Il sudore iniziò a colargli lungo una guancia. Quella goccia morì sulle labbra, che si morse piano e riuscì ad assaporarne il gusto salato.

La schiena di lei, scoperta, si faceva appiccicosa e il respiro sempre più affannato lo convinse a rallentare il passo, e la musica cambiava ancora le sue note, in un lento valzer.

“Sono stanchissima…” la voce sussurrata della ballerina interruppe la musica che non c’era mai stata.

Al centro della sala, le mani delicate sulle sue spalle.

Lui le liberò i fianchi e le sorrise.

La sua ballerina era bellissima, i lunghi capelli neri raccolti in una coda alta, gli occhi profondi e proporzionati.

Prese le sue mani e le allontanò, le tenne per un istante nelle sue: le unghie curate smaltate di rosa.

“Hai riflettuto sulla mia domanda?”

Era una ragazza schietta ed educata. Lo guardava dritto in faccia, sempre, mentre ballavano, mentre parlavano.

E lui inclinava il capo di lato e fissava a terra, e poteva essere il parquet o l’asfalto, ogni volta che lei gli domandava qualcosa di troppo diretto.

“Non… ci ho ancora pensato molto… tra pochi giorni abbiamo lo spettacolo…”

Lei non rispose e si allontanò di qualche passo dandogli la schiena.

“Ballare con te è sempre bellissimo. Hai la capacità di farmi sentire veramente viva, posso volare, se sono tra le tue braccia. È solo questo che io vorrei farti capire. Quanti anni sono ormai che balliamo insieme? Io sono felice solo se sono con te”

Il ballerino non rispose.

La mente oscurata dallo strascico delle note che ancora aleggiavano nella stanza.

La vita che aveva sognato non era quella.

L’amore che aveva sempre desiderato non era lei.

La persona indistinta che si faceva largo nella sua mente e gli tendeva la mano era ancora irriconoscibile. Ma quella mano non era delicata, le dita un po’ tozze.

I capelli erano lunghi ma mossi.

Il sorriso bellissimo e le labbra sottili.

“Junno-chan…”

Alzò il volto a guardarla.

“Sono seria… e lo ero anche ieri sera… non era uno scherzo… vorrei davvero sposarti”

Improvvisamente le luci ci accesero.

La ballerina si coprì gli occhi con le mani, Junno li strinse con forza, nella speranza di abituarsi al più presto a quell’intrusione luminosa.

“Wow! Che bel vestito! Siete pronti per il prossimo spettacolo?”

“Ci stavamo giusto allenando” rispose la ballerina al ragazzo che era entrato, in compagnia di altri due, nella sala.

“A noi sembrava ben altro!”

“Allora? C’è un matrimonio da festeggiare?”

Junno si sentì in trappola, le braccia degli altri due sulle spalle.

“Veramente…”

“Dai! Vieni con noi! Ti portiamo in un locale proprio carino!”

“Ma non dovreste esercitarvi pure voi?”

“Tranquilla sposina… abbiamo già fatto… allora, non ti dispiace se ce lo portiamo via per un po’, no?”

Junno fu trascinato via e la ballerina si fermò a guardare la sua bella schiena che si allontanava, sospirando spense la luce e si chiuse la porta alle spalle.

 

Era tutt’altra musica.

Bene signori, allentatevi il nodo alle cravatte, se qualcuno di voi la sta indossando, altrimenti mettetevi comodi; signorine, trattenete i gemiti per dopo.

Che lo spettacolo inizi.

Nessuno tra gli spettatori conosceva il suo nome, nessuno lo preannunciava, nessuna scritta appariva dietro al suo corpo minuto.

Solo una luce bianca avvertiva tutti del suo arrivo.

Con la schiena rivolta al pubblico, il suo bacino stretto si alzava e si abbassava, lentamente.

Fino all’esasperazione portava quei movimenti semplici, e già alcune ragazze, in prima fila, si tappavano la bocca sporcando il fazzoletto coi loro rossetti infuocati.

Poteva vedere i loro occhi farsi lucidi, e non solo.

C’erano anche gli uomini che insinuavano le mani tra le gambe, memori di come sarebbe continuato.

Questa era la visione di un cameriere, appoggiato al muro in fondo alla sala, con il vassoio vuoto stretto al petto nudo e lo sguardo attento.

Il ragazzo sul palco si passava le mani tra i capelli castani, lunghi fino alle spalle, e socchiudeva gli occhi, e dischiudeva le labbra sottili.

La lingua usciva e inumidiva i lati della bocca.

La sua non era una danza.

Junno lo aveva capito fin dall’inizio.

Seduto ad un tavolo esterno, le mani abbandonate sulle ginocchia, la schiena dritta, come si confaceva ad un ballerino professionista come lui.

Non sta ballando.

Eppure i suoi occhi erano fermi sulla sua figura.

Il giovane si stava slacciando la giacca, con movimenti più veloci, quasi come se lui stesso fosse impaziente, ma poi la lasciava aperta, scoprendo la camicia bianca che già lasciava intravedere il petto magro.

La giacca scivolava poi via e lui la lanciava al pubblico e le mani fortunate di una giovane donna la afferrarono.

Le uscì un gridolino.

Che subito si perse nel calore che riempiva la stanza sempre di più, quando il ragazzo si lasciò cadere a terra, in ginocchio, apriva le gambe e posava le mani proprio lì, portando il bacino in avanti, e indietro, poi ancora avanti, gettando la testa all’indietro.

Ma ancora strati di vestiti lo avvolgevano.

“Ehi Junno! Scommetto che ti stai eccitando!”

“Ma non dire sciocchezze”

“Di solito a questo punto uno già se lo immagina nudo, il bambino”

“Siete clienti abituali, a quanto sembra”

Junno si stupì di se stesso, per la prontezza e la tranquillità con cui aveva risposto.

Non lo aveva immaginato nudo, lui, il ragazzino. Più che altro si era domandato perché dovesse fare un lavoro del genere.

Il ragazzo si avvicinò al palo argentato il fondo al palco.

Si spensero improvvisamente le luci e un fascio color arancio lo illuminò tutto ad un tratto.

Con una gamba avvolse il palo.

La gamba della ballerina intorno al suo fianco.

Poi le mani strinsero forte l’oggetto metallico.

Le mani sottili di lei sulle sue spalle.

Si fermò un attimo, e con uno strappo netto si tolse la camicia, che lasciò scivolare ai suoi piedi e calpestò con gli stivali neri.

Lucidi.

Come si calpesta l’amante di una sola notte.

Che chiede il tuo corpo senza neanche voler sapere il suo nome.

E forse era proprio per questo, che nessuno lo conosceva.

“Come si chiama, il ragazzino?”

“E che vuoi che ne sappia!”

La musica era forte e fortunatamente coprì le risate che la sua semplice domanda aveva suscitato negli amici già ubriachi.

“Ehi… ordiniamo qualcos’altro…”

“Là… quel cameriere sembra incantato”

Bastò un cenno della mano e il giovane si avvicinò, gli occhi maliziosi dei tre si illuminarono.

Quel cameriere era bellissimo. Probabilmente il ragazzo più bello che avevano mai visto.

Era alto e proporzionato, non eccessivamente magro.

La giacca nera sul petto nudo, che lasciava vedere il piercing all’ombelico.

I boxer veramente attillati e stivali neri. I passi erano ampi e sicuri. In testa un cappello nero che nascondeva i capelli scuri raccolti.

Arrivato al tavolo, si inchinò.

Non rinuncerò alle buone maniere, questo posto non ha nulla di meno rispetto ad altri locali. Aveva detto al proprietario quando era stato assunto.

“Ehi, bello! Portaci qualcosa di forte!”

Il cameriere annuì iniziando a snocciolare nomi di alcolici pesanti. Il cliente deve sempre essere informato per essere gratificato fino in fondo dalla scelta.

“Quello che vuoi… anzi… dopo vorremmo anche un altro servizio… sappiamo che li fate”

Uno dei tre, il più vicino, si sporse un po’ di lato infilando la mano veloce, benché ubriaca, sotto i boxer a palpargli il sedere.

Il cameriere si irrigidì.

Erano rari i clienti maleducati come quelli, ma dopo anni di lavoro lì dentro ci aveva fatto l’abitudine. Sangue freddo, mantenere la calma.

Aprì la bocca per parlare, ma improvvisamente quella mano avida fu strappata via.

“Penso che abbiate bevuto abbastanza. Andiamocene”

“M… ma… Junno-chan…”

“Non vuoi finire di vedere lo spettacolo?”

Era troppo buio per riuscire a vedere l’espressione di ghiaccio che si era impossessata del suo volto, sempre sorridente.

Junno si alzò in piedi.

“Scusalo. Scusaci tutti quanti”

E si inchinò a quel cameriere.

Poi lo guardò negli occhi.

Non seppe dare un’età al suo volto, ma catturò quegli occhi scuri, imprimendo nella mente il suo viso, con la consapevolezza di poterlo riconoscere tra mille, da quel momento in poi.

Il resto del pubblico, intanto, era ancora stregato dai movimenti carichi di erotismo del giovane che si stava esibendo.

Aveva lasciato scivolare i pantaloni di pelle attillati fino alle ginocchia, poi aveva indicato il fortunato della serata.

Nessuno sapeva che era già tutto programmato.

Che qualche porco signore era venuto poche ore prima a pagare profumatamente il proprietario per quel momento, e così gli era stato assegnato il posto prescelto che fu illuminato dal fascio di luce.

Non ci si poteva lamentare, tutti rimanevano in silenzio, ormai immersi nelle proprie fantasie di essere loro a toccare quel corpo minuto. A poterlo stringere e forse anche di più.

Era per questo che il locale aveva successo, perché ci si poteva avvicinare a quell’oggetto erotico, tanto da poterlo sfiorare.

E l’uomo di quella volta, il volto arrossato e gli occhi lucidi, si inginocchiò ai suoi piedi a sfilargli gli stivali, poi lasciò che i pantaloni arrivassero alle caviglie.

Che il ragazzo agilmente liberò e avanzò di qualche passo.

Se l’uomo di fronte a lui fosse stato attento, e non perso nel piacere di immaginare di possedere quel corpo, avrebbe visto gli occhi opachi e vuoti del giovane che guardavano oltre.

Eppure le mani si toccavano il petto e l’addome, poi passavano al collo. Diede le spalle a quel fantasma che aveva di fronte, piegò appena le ginocchia, roteò il bacino, una mano si accarezzò la nuca.

Velocemente tornò al centro del palco, il corpo che ondeggiava come su una passerella di moda.

E diede le spalle anche al pubblico.

La fine dello spettacolo si faceva sempre più vicina.

Ma Junno se la sarebbe persa, perché anche Junno gli dava le spalle in quel momento.

Spingendo i suoi amici verso l’uscita.

Il giovane fece un cenno con la mano: la musica cessò di colpo e la luce si affievoliva lentamente.

Le mani sui fianchi, due dita dentro il filino di stoffa sottile.

Gli slip eccessivamente sgambati, i glutei piccoli e sodi.

E li lasciò scivolare giù, con tranquillità.

Così, dai le spalle a tutti, almeno potrai immaginare che non ci sia nessuno. Fai finta… che ci sia solo io a guardarti.

E il buio calò sulla scena.

Quando la luce si riaccese, gli slip neri erano lì, a terra, sul palco.

 

Neanche sulla porta chiusa del suo camerino c’era scritto il suo nome.

Il cameriere sgusciò tra la folla formatasi lì davanti, tenuta a bada dal personale di sicurezza, che attendeva solo un ‘sì’, per lasciarli entrare uno per volta lì dentro.

Era inorridito, il cameriere.

Il proprietario lo aveva più volte rassicurato sul fatto che quella non si trattasse di prostituzione, e che fosse lui, il giovane spogliarellista, una specie di piccolo diavolo assetato di sesso.

Ma lui sapeva che non era così.

Rimaneva sempre lì, ad aspettare fuori dalla porta, appoggiato al muro, riempiendosi di caffeina pur di rimanere sveglio, tanto c’era il trucco a coprire le profonde occhiaie.

Rimaneva lì, come un diversivo, chiunque si avvicinava a lui sarebbe stato cacciato via. Era una specie di veterano, lì dentro, aveva 25 anni, e la sua parola era quasi legge.

Ma da quando il giovane spogliarellista era stato picchiato, nel camerino, avendo negato quei minuti di sesso ad un cliente, Jin, il cameriere, aveva proibito che gli uomini gli si potessero avvicinare, dicendo al proprietario che il corpo dello spogliarellista dovesse rimanere indenne per essere sempre al meglio.

E così potevano avvicinarsi solo le donne, che, fortunatamente, erano sempre giovani, spesso timide, e ansiose che mariti o fidanzati scoprissero le loro fughe notturne lì dentro. Si accontentavano di poco, quelle ragazze, un bacio, una carezza.

“Mi sembrava di essere stato chiaro, niente uomini” ringhiò Jin ad un tipo della sicurezza.

“Basta, manda via tutti” ed entrò nel camerino senza neanche chiedere permesso.

“JinJiiin… non c’è nessuno stasera per me…?”

“Kame… che cosa ti hanno fatto bere…?”

Jin si portò una mano alle tempie, massaggiandole piano, per placare i nervi che pulsavano.

“Non ho bevuto niente…”

Prima di avvicinarsi al divano dove Kame stava sdraiato, con un CLACK chiuse a chiave la porta.

“Ci sono io stanotte, non ti basto, Kame-chan?”

Quando Kame gli sorrideva in quel modo, sembrava davvero un bambino, e infatti era poco più di quello.

Allungò le braccia verso il ragazzo che si avvicinava, Jin si accucciò davanti a lui e lasciò che quelle braccia sottili gli avvinghiassero il collo.

“Preferisco te, a tutti quelli uomini…”

“Grazie” gli sussurrò Jin all’orecchio, la voce bassa e sexy.

Iniziò ad accarezzargli la schiena nuda, e subito il piccolo corpo fu percorso da brividi.

Ansimò sul suo collo.

“Ti ecciti davvero tanto, eh, durante il tuo spettacolo!”

Kame non riusciva a rispondere, perché Jin aveva iniziato a torturagli i piccoli capezzoli con le dita.

Gli tolse il cappello che gettò sul pavimento, gli sciolse i capelli e vi affondò le dita, avvicinando i loro visi fino a catturare le sue bellissime labbra perfettamente carnose.

“È vero, non hai bevuto” sorrise Jin contro le sue labbra.

“Non ti mento mai”

E Jin scivolò con la lingua sul mento, sul collo, fino a segnare le clavicole sporgenti e intanto con la mano continuava ad accarezzarlo.

La sollevò piano, fino a sfiorarlo solo con le dita, che passò intorno all’ombelico e poi tra i peli pubici e infine sul suo sesso eretto e gonfio.

Kame gemette, forte, e Jin soffocò quel gemito con un altro bacio profondo e intenso.

Più Jin lo accarezzava e più Kame apriva le gambe, ansioso.

Lo trascinò sul pavimento, sotto di sé.

“È freddo”

“Shh… non è freddo”

Era sempre così, Jin portava fino all’esasperazione il momento dell’orgasmo.

“Daai…” si lamentava Kame, sollevando il bacino.

“Voglio consumare tutte le tue energie, in modo che tu sia soddisfatto e dopo non mi farai storie per tornare a casa”

“Sono… sempre soddisfatto… quando lo faccio con te…”

“E allora fallo solo con me”

E, quando la incontrerai, con la persona che ti amerà per tutta la vita.

Pensò, e si stupì di quel pensiero.

Benché comprendesse il sesso, il suo amore per Kame era più simile a quello che si prova per un fratello o per un figlio.

Lo aveva cresciuto, lui, lo aveva accolto a casa propria senza fare domande, senza voler sapere nulla. Gli bastavano solo gli occhi di Kame che lo pregavano di non lasciarlo.

“Fuori… non c’è il sole…” riuscì a dire Kame, risvegliando Jin dai propri pensieri.

Come tutte le volte, il sesso si interrompeva, e loro iniziavano a parlare.

“Ovvio che non ci sia… è notte”

“No… domani non sarà una bella giornata…”

Una lacrima gli solcò la guancia e Jin la catturò con le labbra.

“Voglio… piangere…”

“Piangi” gli mormorò all’orecchio.

Kame chiuse gli occhi.

“Jin…”

Aveva ripreso masturbargli il membro.

“Vuoi che smetta?”

Kame scosse la testa, cercando ancora il contatto col suo corpo.

Jin lo penetrò, il giovane sotto di lui contorse il viso in un’espressione di dolore, che subito si tramutò in piacere.

Vennero, insieme, e anche Jin si lasciò sfuggire un gemito roco.

 

Li aveva lasciati indietro, indifferente se fossero riusciti ad arrivare a casa sani e salvi o fossero stramazzati prima a terra.

Camminava veloce, dritto, portamento impeccabile, sguardo deciso.

Il suo corpo era umido di sudore. Ma era un sudore diverso da quello che lo bagnava dopo ore di prove: era più appiccicoso e fastidioso.

Una doccia. Pensava. Una doccia.

Si sentiva sporco, l’odore di tutte quelle menti perverse aleggiava nell’aria che lo circondava e, si ritrovò a pensare per la prima volta nella vita, avrebbe voluto sentire la puzza dello smog.

Lui, che odiava la metropoli e desiderava solo vedere il cielo azzurro.

 

Il taxi li avrebbe portati a casa, all’appartamento di Jin.

E quella strada sembrava ogni volta più lunga. Interminabile.

L’aurora era ancora lontana, ma il cielo si stava schiarendo, lasciando intravedere pesanti nuvole.

Il tergicristallo destò l’attenzione di Kame, che si era accoccolato sulla spalla di Jin.

“Lo sapevo…”

E quelle goccioline nemiche battevano sul vetro. Sempre più forte, sempre con più violenza.

“Mi fanno male…”

“È il cattivo tempo… ti ha fatto sempre questo effetto”

“Sono triste”

“Va tutto bene… chiudi gli occhi… potrai dormire anche tutto il giorno, se non ti senti bene”

“Non posso, ho lezione”

Kame aveva iniziato ad andare all’Università di sua spontanea volontà. Un pomeriggio gli aveva detto ‘Ciao, io vado!’ e Jin, che ancora era mezzo addormentato, aveva solo mugugnato qualcosa; solo dopo, una volta rientrato con un mucchio di libri aveva scoperto che si era iscritto all’Università.

Non potrò fare per sempre questo lavoro, gli aveva detto. E aveva ragione.

“Jin… quando arriviamo a casa… mi abbracci?”

“Posso abbracciarti anche adesso”

Gli passò un braccio dietro le spalle e lo attirò verso di sé, Kame si lasciò cullare da quelle braccia forti, e dalla sua voce che intonava una ninnananna un po’ strozzata, in modo che solo Kame potesse sentirla.

E il taxi rallentava e si fermava, perché in quella metropoli, a Tokyo, il traffico non cessava mai.

Date: 2011-01-20 04:34 pm (UTC)
From: [identity profile] sylviakun.livejournal.com
bellissimo l'inizio mi piace mooooooolto.Sono curiosissima di leggere il prossimo capitolo. posta prestoooo XDDDDD!p.s. non stressare troppo pascoli XDDDDDDDDDDD!!

Date: 2011-01-20 06:07 pm (UTC)
From: [identity profile] sylviakun.livejournal.com
la va......la va' XDDDDD incrocero' le dita x te domani . ^_^

Date: 2011-01-20 09:15 pm (UTC)
From: [identity profile] kimi-wa-neko.livejournal.com
Che bella!!<3<3 Junno è proprio un ballerino di classe!XD
Continuerò sempre ad incoraggiarti, contaci! ^___-
In bocca al lupo per domani.
Bye

Date: 2011-01-21 02:49 pm (UTC)
From: [identity profile] 92missmurder92.livejournal.com
awww il ringraziamento non lo merito t.t sono rimasta indietro coi commenti!!! rileggendo qua e là questo capitolo.. ho fatto caso allo stile che è molto più curato di quanto ricordassi!!! l'ultima frase tipo.. è..è.. bellissima xDDD non so perchè! mi è piaciuta!!! e poi jin jin *o*

vabè.. la finisco qua che vado a commentare il secondo capitolo!!

<3<3

Date: 2011-01-27 09:22 pm (UTC)
From: [identity profile] edogawa.livejournal.com
Ecco, due sere ed è già abitudine.
Un capitolo di "Una fuga d'amore" prima di andare a letto e poi via a fare dolci sogni..

Bellissimo questo primo capitolo, me lo sono proprio gustato. Mi piace molto questo Junno, severo, pulito. Mi è piaciuto tantissimo il parallelo fra la gamba di Kame intorno al palo e la gamba della ballerina intorno a Junno, poi il braccio.. veramente suggestivo.

E poi..questa intimità fra i due.. sensuale e tenera allo stesso tempo.

Sono felice e soddisfatta, faccio le fusa e vado a nanna!

Grazie <3, smack

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