Una fuga d'amore -capitolo quinto
Jan. 24th, 2011 08:32 amBene, bene... siamo arrivati al quinto capitolo.. i pairing si stanno facendo chiari.. spero la ficci continui a piacere nonostante l' "effetto sorpresa", chiamiamolo così ^^
Rimane comunque un capitolo abbastanza agnst... scusate!!! Ma la vicenda piano piano si sta muovendo, e ognuno dei personaggi troverà la sua strada!!
Buona lettura^^
Autore: Eos_92
Titolo: Una fuga d'amore
Capitolo: 5 (su 9 + epilogo)
Genere: AU, agnst, longfic
Rating: pg-17
Warning: yaoi
Fandom: KAT-TUN - Jin Akanishi
Pairings: T.T
Disclaimer: i personaggi non sono miei!
Ringraziamenti: le mie care lettrici!!!! <3 <3
Capitolo 5
Piccole gocce che si infrangevano a terra, sembravano volerlo trapassare.
Lo stesso tragitto, identico, stessa ora di partenza, lo stesso semaforo e le stesse strisce pedonali, solo che erano già passati i famosi trentasette minuti, e lui camminava ancora.
Senza ombrello, i capelli ossigenati completamente appiccicati sulla fronte e sul collo, non aveva messo neanche il gel, quella mattina, consapevole che non sarebbe servito a nulla.
Voleva provare ad immaginarlo, le gambe snelle, forse troppo snelle per poterle mai vedere strette in un qualche tessuto, gli stivali scuri, lisci, lucidi, la camicia blu sotto il maglione a scacchi. E la giacca beige, perché anche quel giorno pioveva.
Koki non riusciva ad immaginarlo, perché se si deconcentrava anche solo per un attimo dall’asfalto martorizzato dalla pioggia incessante, vedeva chiaro nella mente il proprio sesso stretto tra le sue mani delicate, e si sentiva avvampare e stringere ancora.
Poi gli occhi bruciavano, nel disperato tentativo di cacciare indietro le lacrime.
Yuichi non lo avrebbe aspettato.
Non avrebbe atteso sotto l’ombrello il suo arrivo.
Si sarebbe guardato indietro, sospirando e avrebbe proseguito, senza più voltarsi.
Voleva correre.
Voleva vederlo.
Ma il corpo si faceva sempre più pesante, ogni passo più faticoso, come se una calamita lo volesse trattenere.
E la pioggia gravava.
Voglio vederti.
Yuichi stringeva con più forza il manico dell’ombrello. Le dita violacee per il freddo.
Tremava.
Ma i piedi erano incollati e lo sguardo era fisso.
Tra poco arriverai, ne era certo.
Lo avrebbe visto spuntare fuori da quell’angolo.
Correre, sorridendo, un po’ sudato, e gli occhi che cercavano di rimanere aperti nonostante la pioggia, per meglio vedere il suo viso.
E con le braccia forti lo avrebbe stretto, e lui si sarebbe sbilanciato un po’ all’indietro, comunque certo che mai l’avrebbe fatto cadere.
Eppure il calore delle sue labbra sulle proprie era ancora troppo intenso.
Ed era l’unica cosa che riusciva a scaldarlo.
Il ricordo del corpo di Koki a contatto col proprio.
Delle sue mani attorno alla propria nuca, e poi sulle spalle, a rafforzare la presa, nel momento in cui era venuto.
E la sua voce flebile, ‘scusa’.
Abbassò il capo e guardò a terra. Sospirò.
Questa strada si fa sempre più lunga e straziante.
Le mani chiuse a pugno ai lati del corpo, inerti.
Passo dopo passo, sconfiggere quella strana sofferenza che gli aveva proibito di dormire, che lo aveva tenuto sveglio a fissare il soffitto bianco, ricercando in quel vuoto il corpo di Yuichi, lontano.
Un amore lontano.
E impossibile.
Voltò l’angolo, e non lo vide.
Una figura alta e sottile si stava piano allontanando e lui fissava quella schiena, sicuro che fosse quella di Yuichi, ma troppo timoroso per chiamarlo.
Fu faticoso anche salire le scale che portavano al primo piano dell’Università.
E le voci delle ragazze non lo raggiungevano, con lo sguardo vago, vuoto, raggiunse la sala ed un posto a sedere.
Parole su parole entravano e uscivano dalla sua mente, parole inutili.
Perché Koki avrebbe voluto ascoltare solo la sua voce.
Sdraiato sul letto, gli occhi fissi sul vetro della finestra colpito dalle gocce di pioggia, Kame respirava piano, il petto magro che si alzava e si abbassava, cercando di riprendere sonno inutilmente.
Le lacrime dolorose del cielo lo ipnotizzavano sempre.
Solo il bacio leggero di Jin sulla sua spalla scoperta dal maglione troppo largo lo destò da quella trance.
“Prova a dormire, dai”
“Non ci riesco”
Jin l’abbracciò.
“Hai fame?”
Scosse la testa.
Non aveva raccontato a Jin che il suo lavoro da spogliarellista era stato scoperto, che ora tutta l’Università sapeva quel che faceva.
Non lo fece, per non creargli ulteriori preoccupazioni, dicendogli che era per la stanchezza, per il brutto tempo, che non voleva andare.
“Ti va di farmi compagnia?”
Il suo bambino.
Si sdraiò accanto a lui, facendolo voltare, in modo che appoggiasse il viso sul proprio petto e abbandonasse la vista della pioggia.
Delicatamente gli accarezzò la schiena, un movimento fluido e lento, e con facilità Kame chiuse gli occhi, entrando nella dimensione dei sogni, e un sorriso lieve colorò il suo volto.
I colori dell’infanzia.
E della speranza.
Con cautela Jin si scostò da lui e lo coprì.
Indossò felpa e giacca, quella impermeabile, tirò su il cappuccio, prese un foglio dal bloc-notes, ‘Sono uscito a fare un giro, se quando ti svegli hai fame, c’è del riso in frigo, riscaldalo al microonde’.
E lasciò l’appartamento.
Alla ricerca di quella che era diventata la sua ossessione, ripercorrendo come i giorni precedenti la stessa strada, nella speranza di incontrare ancora quel giovane, per poterlo vedere anche solo da lontano.
Si fermò ancora una volta sotto il manifesto che la pioggia stava rovinando.
“È proprio bravo, il ragazzo”
Si girò di scatto: un signore, piuttosto anziano, accanto a lui, gli sorrise bonariamente.
Annuì, solo, chinando appena il viso.
“Oggi inizierà il campionato delle Università, la sfida dell’altro giorno, quella contro il campione, è stata fatta per beneficenza”
“Ma… non c’erano biglietti da pagare”
“Infatti… per le persone comuni è stato fatto gratis, ma alcuni tizi abbienti hanno pagato una bella cifra, e lui -indicò il ragazzo sul manifesto- ha voluto dare tutto in beneficenza”
“Che persona strana”
Lo sguardo era un po’ sognante, il tono della voce calmo, aveva perso ogni sensualità, era diventato un ragazzo normale, un semplice venticinquenne che parlava sotto la pioggia con uno sconosciuto.
“Ti piacerebbe incontrarlo?”
“Eh?”
Si sentì un tuffo al cuore.
Un’ossessione può diventare realtà?
Il signore sorrise e alzò le spalle.
“Magari puoi provare con un autografo” e si allontanò fischiettando un motivetto ormai passato.
Per un attimo Jin continuò a guardare quell’uomo.
Non aveva la più pallida idea di chi fosse, ma il solo pensiero di poter incontrare Tatsuya Ueda aveva accelerato i battiti del suo cuore.
E batteva in modo diverso.
Si portò il bicchiere di birra alla bocca.
Inalò l’odore amaro e quasi lo nauseò.
Ma bevve, tutto d’un fiato.
“Non dovresti bere alcolici, lo sai” la voce della ballerina urtò contro i suoi timpani.
La ragazza si sedette di fronte a lui, a quel tavolino spostato di lato, sotto una grande vetrata. Nel bar della palestra.
Tirò fuori dalla borsa una mela e iniziò a sbucciarla, era la pausa pranzo.
“Hai pranzato?” la voce si era ammorbidita, e la mano allungata fino a sfiorare quella di lui, appoggiata sulla superficie di legno.
Annuì, senza mai smettere di guardare fuori.
La pioggia era ancora fitta, proprio come la sera in cui lo aveva aiutato.
E quello strano ragazzo lo aveva baciato chiamandolo ‘Jin’.
Akanishi Jin, e ricordò le sue parole.
Non sarebbe mai più tornato in quel locale, no, certo, non lo avrebbe più rifatto, non era posto adatto a lui.
Sembrò ignorare, la mano piccola e fredda della ballerina che lo accarezzava.
Non lo avrebbe più rivisto, né Akanishi Jin, né tanto meno Kamenashi…
…Kazuya.
Quel ragazzo gli aveva detto il proprio nome, ed era certo, o per lo meno voleva esserne certo, che lo aveva confidato solo a lui.
Che nessuno, tranne Akanishi, sapesse come si chiamava.
Ma poco importava, perché non lo avrebbe più rivisto.
“Ti vedo… assente”
Spostò gli occhi su di lei, che lo guardava preoccupata.
“Sto bene”
E fece per alzarsi.
“Aspetta” con forza, strinse le mani intorno alla sua.
Ma poi la lasciò, e abbassò il capo a fissare la mela ancora intatta che era rimasta sul tavolo.
Non avrebbe chiesto nulla, solo aspettato con ansia la fine dello spettacolo, per ricevere la sua risposta.
Sperando in un sì.
Junno si inchinò appena e si allontanò.
Si trovò nella stanza vuota, enorme, solo per lui.
Accese lo stereo, una musica lenta, latino americana, la voce della cantante era forte e rassicurante, e lui chiuse gli occhi, abbandonandosi ad un ballo improvvisato.
Immaginando di stringere a sé un corpo, di lasciarlo andare e poi riprenderlo, nell’insicurezza di compiere la scelta sbagliata.
Ma non sapeva, se quel corpo appartenesse alla ballerina oppure no.
La pausa pranzo.
Si alzò in piedi, prima che la campana suonasse.
Lo sguardo del professore fu severo, ma poi il suono si diffuse in tutta la stanza e uscì per primo senza degnare nessuno di uno sguardo.
Si ritrovò a camminare veloce, un passo dopo l’altro, con la fretta e l’ansia che crescevano dentro di lui.
“Koki-kun? Non c’è Nakamaru-kun?”
Ma lui l’aveva ignorata, aveva proseguito.
Si fermò, improvvisamente spaventato, solo quando un vociferare sempre più intenso cresceva intorno a lui.
Troppe voci, troppe ragazze nominavano il suo nome. Il suo nome usciva troppe volte da quelle labbra che luccicavano.
Digrignò i denti con rabbia.
Il suo nome.
Alcuni lo stavano chiamando per nome.
Stava perdendo anche quella sua esclusiva.
Voglio vederti.
E iniziò a correre, fregandosene del regolamento, scese gli scalini a due a due, e raggiunse l’ampio cortile e la loro panchina.
Fermandosi solo pochi passi prima.
Perché la trovò vuota.
Ancora una volta gli occhi gli si riempirono di lacrime.
E sulla sua pelle sentì forte l’odore di quella di Yuichi.
Avanzò, lentamente, e si lasciò cadere su di essa.
Guardandosi le unghie smaltate di nero, rendendosi conto che si erano un po’ rovinate.
Devo comprare lo smalto, pensò. Ma nella mente c’erano ben altre immagini.
Ricordava.
La prima volta che aveva comprato lo smalto, era stato Yuichi a metterglielo.
Davanti al focolare acceso, nella sua casa di famiglia, parlando del più e del meno, aveva lasciato la sua mano in quella fredda di Yuichi, guardandolo in volto e sorridendo, all’espressione concentrata che aveva assunto.
Sospirando si alzò in piedi.
Non verrà.
Un po’ ansimante, Yuichi chiese scusa ad un tipo contro cui era andato a sbattere.
Ansimava e i battiti del cuore erano sempre più veloci, il respiro sembrava volergli mancare da un momento all’altro.
Era stato fermato dal professore di inglese e avevano discusso della laurea.
Ma le sue mani avevano iniziato presto a sudare, così come i lati del naso, voleva solo raggiungere quella panchina, e dire a Koki…
Non sapeva bene cosa, voleva solo sentire la sua voce.
Troppo tardi.
Non c’era più, o forse non c’era mai stato.
Forse Koki lo stava evitando.
La scena di loro due nella toilette di quel locale era ancora nitida nella sua mente.
Forse avrebbe voluto dire a Koki, che non era successo nulla di male se si era eccitato, se aveva chiamato il suo nome mentre si toccava, se si erano baciati.
Perché anche lui aveva fatto lo stesso.
A casa, da solo.
Aveva chiamato ‘Koki’ piano, contro il cuscino, masturbandosi e immaginando che fosse lui a farlo, sentendo ancora forte sulle proprie labbra il sapore delle sue.
Era successo, e basta.
Mi manchi.
Mi manchi.
Quando chiudo gli occhi vedo te.
Koki canticchiava una canzone uscita da poco, di un gruppo pop del quale proprio non si ricordava il nome, eppure quelle parole si erano fissate nella sua mente, come il ritmo lento e un po’ malinconico.
Come una serenata, o una richiesta di perdono e di amore, di essere ricambiato, perché la convinzione di amarlo si faceva strada dentro di sé con sempre più forza.
Entrò nel bagno e appoggiò le spalle al muro.
Che posto squallido.
Sospirò.
Si passò le dita tra i capelli.
Non ti ho ancora visto, oggi, non ho ancora ascoltato la tua voce, non ho ancora toccato il tuo corpo, anche solo sfiorato.
La manica della giacca, le dita, appena, scontrandoci mentre camminiamo.
Le onde del mare sono così lontane, che forse il mare non è mai esistito davvero, se non ci sei tu qui con me.
Solo la palestra era cambiata.
Jin era sempre in piedi, appoggiato alla parete, le mani nelle tasche dei jeans consumati, i capelli sciolti, i baffi radi non fatti.
E le profonde occhiaie.
Guardava intensamente il ring e aspettava con ansia il suo arrivo, e la sensazione di invidia che avrebbe provato quando le dita grosse dell’allenatore avrebbero toccato le sue labbra carnose.
E successe proprio tutto così.
Tatsuya Ueda entrò, accompagnato da urla e applausi, erano tutti giovani, gli spettatori, probabilmente della sua Università.
Ma lui sembrò ignorarli, gli occhi concentratissimi, aveva battuto il campione nazionale, ormai era diventato una specie di leggenda, battere un ragazzo sarebbe stato semplicissimo, eppure lui era concentrato, e teso.
E Jin poteva solo fissarlo, incapace di ragionare, la bocca un po’ socchiusa, e ripensava a quel signore anziano che gli aveva aperto la strada, proponendogli la cosa più banale del mondo, un autografo.
Ma lui proprio non ci aveva pensato.
Sentì sogghignare, e quando si voltò, lo trovò lì, accanto a lui, quel signore, appoggiato al muro, con le braccia incrociate infilate nelle maniche larghe del kimono.
Per Jin fu una vista inusuale, quella del vestito tradizionale.
“È proprio un bel ragazzo” disse e gli sorrise.
“Sì…”
E tornò a guardare Ueda, stranamente felice, per la presenza di quell’uomo accanto a sé.
Come un padre.
L’incontro iniziò.
Tatsuya si limitava a schivare, l’avversario attaccava e consumava così le sue forze.
Il mister lo guardava e lo incitava, consapevole del fatto che Tatsuya non lo stesse ascoltando, entrato ormai in un’altra dimensione.
Il mondo in cui viveva era il quadrato del ring: oltre, nulla.
Anche Jin lo fissava, e fissava ogni movimento, ogni contrazione dei suoi muscoli perfetti, e si mordeva le labbra, in attesa della fine.
Incurante del vecchio che lo guardava divertito.
Un colpo netto, deciso, all’addome, e l’avversario cadde.
Ma Jin era rimasto immobile, un brivido lo aveva percorso tutto, dalle caviglie, su lungo le cosce fino alla schiena.
Il pubblico si era alzato in piedi e stava applaudendo. Solo lui era fermo, come incantato.
Il signore accanto a lui gli appoggiò una mano sull’avambraccio.
“Forse dovresti avviarti… di sicuro ci vorrà un po’ a raggiungerlo”
Niente di più vero.
Lo guardò e si inchinò.
E si ritrovò a correre, sgusciando tra la folla.
Non sapeva dove doveva andare. Ma il cuore gli batteva forte.
Non era niente di più di un ragazzo. Niente di più.
Una porta, sul retro.
Gli spogliatoi. Percorse il lungo corridoio, cercando di far calmare il respiro. Entrava nella tana del drago, e gli uscì un sorriso.
Due omoni immensi stavano appoggiati alla porta del suo camerino. Si inchinò, a novanta gradi, come forse mai aveva fatto prima.
“È possibile avere un autografo?” chiese, rimanendo piegato, non sapendo come si potesse richiedere una cosa del genere, per nulla abituato a parlare in pubblico.
Non ricevette risposta. E allora alzò lo sguardo su di loro. Per un attimo pensò che avrebbe potuto ‘corteggiarli’, ma scacciò immediatamente quest’ipotesi.
Era un’altra persona, in quel momento. Non era il cameriere mezzo spogliato che si lasciava palpare il sedere, non era il cameriere che si era anche esibito, spogliandosi di fronte a centinaia di persone.
Era solo Jin Akanishi, che chiedeva un autografo a Tatsuya Ueda.
“Scusate, Ueda-san rilascia autografi?”
Uno dei due scosse la testa, quasi impercettibilmente, ma Jin era abituato ai particolari, ai movimenti anche piccolissimi, e sospirando un po’ si allontanò.
Non rinuncio.
“È strano… indossare questo vestito…”
“Ma lo indossi tutte le sere”
“Sì… ma poi lo tolgo subito dopo”
Il taxi li stava portando al Teatro Imperiale.
Sul sedile posteriore, Kame non faceva altro che torturare la povera cravatta, e aggiustarsi le maniche.
“Non è un abbigliamento ridicolo?”
“Saranno tutti vestiti così”
“E tu che farai?”
“Ti aspetterò fuori”
“Per tutto il tempo?”
Annuì.
Il taxi si fermò, proprio davanti al teatro.
Un fiume di persone, elegantemente vestite, entrava dalle porte vetrate.
Kame rimase incanto, sembrava davvero un altro mondo.
Jin gli accarezzò una guancia.
“Sei bellissimo, Kame-chan”
E lo spinse appena verso l’ingresso.
Una volta che lui fu dentro, trasportato delicatamente dal flusso di gente, Jin si appoggiò al muro, alzò gli occhi al cielo, per fortuna non stava piovendo, e si accese una sigaretta.
Non avrebbe mai immaginato, che esistesse qualcosa di simile. Anche se il posto era un po’ lontano dal palco, riusciva a vedere bene e a distinguere le figure, in attesa che solo una persona comparisse sulla scena.
Quando d’improvviso le luci si spensero e la musica cessò, seppe con certezza che il momento era arrivato.
La scena si aprì, sembrava un quadro.
Il fondale rosso. I due ballerini al centro del palco, immobili, in una posa perfetta. Lui che la sorreggeva, la schiena di lei leggermente piegata all’indietro, le mani unite. Si guardavano negli occhi, senza sorridere.
Quando la musica iniziò, si impossessarono del palco con le lunghe falcate un po’ strascicate, di quel tango che raccontava una bellissima storia d’amore.
“È… bellissimo…” mormorò, senza notare lo sguardo di rimprovero che la signora accanto a lui gli aveva lanciato.
Rompere il silenzio fatto di note era proibito, ma lui non poteva saperlo; fu invaso da uno strano calore, rendendosi conto di stare fissando solo il corpo e i movimenti di Taguchi Junnosuke, ignorando completamente la ballerina.
Come ipnotizzato.
Ricordò se stesso stretto tra quelle braccia, ricordò il calore provato nel suo letto, quando aveva passato sul suo corpo l’asciugamano ruvido.
E le sue mani, che sembravano così sicure, mentre stringevano la vita della ballerina e la facevano ruotare, ma che lui sapeva essere in realtà incerte e tremanti.
Dimenticò tutto, perso in quella bellissima danza d’amore.
E non si accorse neanche che lo spettacolo era finito, che le luci si erano accese e che tutti si erano alzati in piedi e applaudivano, compostamente.
In un attimo si alzò anche lui, e passando tra i corpi degli altri spettatori, raggiunse la hall, il cuore che batteva.
Uscì, e trovò Jin ancora lì, a fumare.
In un attimo gli tolse la sigaretta dalla bocca, la gettò a terra e l’abbracciò.
“Ti è piaciuto?”
Annuì con forza mentre lo stringeva sempre di più.
“Voglio vederlo!” esclamò all’improvviso, staccandosi un po’ da Jin.
“Non so se sarà possibile”
“Aspetterò qui”
E si appoggiò accanto a Jin, rubandogli dalla tasca dei jeans il pacchetto di sigarette, per non farlo più fumare.
Sentirono delle voci provenire dal retro, con disgusto Jin le riconobbe, in un attimo schiacciò Kame tra il proprio corpo e il muro, lo baciò nascondendo i loro visi con un braccio, in modo da non far capire che erano due maschi.
Kame fu sorpreso, ma Jin continuava a baciarlo, e allora ricambiò, ignaro.
L’udito si affinava sempre di più.
“Ma tu guarda la gente…” disse uno dei tre, sicuramente rivolti verso di loro.
“Bah… andiamo a bere qualcosa… Junno-chan, vieni con noi?”
Bastò sentire il suo nome e Kame interruppe il bacio, ma Jin con forza gli proibì di voltarsi a guardare.
“No, grazie… me ne torno a casa”
E la sua voce. Ma la presa di Jin era ancora fortissima e i suoi occhi severi.
Con la coda dell’occhio vide i tre tipi schifosi che erano venuti al lovale allontanarsi e lasciò la presa su Kame, che fece subito qualche passo in avanti, verso quella voce.
“Junno-chan… vieni a casa mia…”
Una donna. E l’asfalto sembrò mancargli sotto i piedi.
Perché Junno era lì, davanti a lui.
E c’era anche la ballerina.
Si guardarono, gli occhi fissi gli uni negli altri, incapaci, increduli, erano veramente lì.
“Taguchi-san, signorina”
Jin si fece avanti e si inchinò ritrovando le buone maniere nascoste da qualche parte.
“È stato uno spettacolo davvero bellissimo, complimenti”
E gli tese la mano, che Junno strinse, qualche istante dopo.
Era ovvio, dal suo abbigliamento un po’ trasandato, che Jin in realtà non lo aveva visto, lo spettacolo.
Come era ovvio che la ballerina lo aveva riconosciuto.
Kame, intanto, non staccava gli occhi dal volto di Junno, era davvero davanti a lui.
“Ah! Mi fa piacere se siete venuti” disse infine, muovendo qualche passo per allontanarsi.
“Taguchi-san!” lo aveva chiamato, forse un po’ troppo forte.
Perché in un attimo aveva gli occhi di tutti puntati addosso, si ritrasse nelle spalle, si morse il labbro inferiore cercando disperatamente lo sguardo di Jin.
“Volevamo ringraziarti, per l’altra sera. Possiamo offrirti… un… tè?” disse lentamente Jin, la prima cosa che gli era passata per la mente.
Junno annuì.
La sua mente fu percorsa da ogni tipo di pensiero.
Quella sera era la sera della risposta, ed era certo che la ballerina dietro di lui lo stesse fissando pregandolo di non andare, ma lui non poteva vederla, perché era stato catturato dagli occhi lucidi di Kame.
Tatsuya Ueda era ancora nel proprio camerino, cambiato, ma incapace di muoversi.
Koki Tanaka era sdraiato nel suo letto, una mano nei pantaloni e fissava il soffitto bianco.
Yuichi Nakamaru, sotto la doccia, con gli occhi chiusi, immaginava o ricordava le carezze di Koki.
L’allenatore entrò nel camerino.
“Sai, prima un tipo è venuto a chiedere il tuo autografo”
“Davvero? E perché non lo avete fatto entrare?”
Sembrava soprappensiero, il pugile, si guardava le mani rovinate, ignorando la cena incartata che il mister aveva appoggiato sul tavolo basso.
“Non sembrava un tipo per bene”
“Non sono mica un bambino… credo che certe decisioni debba prenderle io”
Forse la sua vita stava cambiando davvero, si avvicinava una grande svolta.
Un autografo, voleva dire un’altra persona, qualcuno, al di là della porta, lo voleva vedere, voleva un ricordo da lui, forse voleva conoscerlo.
E se fosse stato davvero un tipo pericoloso, avrebbe saputo difendersi.
“Grazie per la cena”
Ed iniziò a mangiare.
Due giorni dopo avrebbe avuto un altro incontro, chissà se quel tipo sarebbe venuto ancora.
Jin si alzò dal tavolo della sala da tè in cui erano entrati.
“Dove vai?” gli chiese Kame, un po’ smarrito.
“A lavorare, ma voi fate con calma… anzi, se posso chiederti un altro favore… Taguchi-san…”
“Taguchi è sufficiente” disse sorridente.
“Taguchi… questi sono i soldi per il taxi, potresti accompagnare Kame a casa?”
Annuì.
“M-ma… ma…”
Jin gli appoggiò una mano sulla spalla, la strinse piano, come a rassicurarlo.
“Allora, grazie ancora” e con un rapido cenno della testa si allontanò.
Stava cambiando, ormai era chiaro, ma questo non lo spaventava.
Si ritrovarono soli, uno di fronte all’altro.
“Quindi…” iniziò a parlare Junno e Kame sussultò “Ti è piaciuto lo spettacolo?”
“S-Sì, molto, era la prima volta che vedevo una cosa del genere” disse tutto d’un fiato.
Junno sorrise.
Radioso, come l’altra volta.
“E a te, piace ballare?”
“Ballare? …veramente… non ci ho mai pensato…”
“Perché ti ci vedrei molto bene… potresti fare un provino, la mia compagnia tra poco recluterà nuovi ballerini”
Lo aveva detto con naturalezza, cercando di celare il più possibile la vera natura di quella proposta.
Lascia quel posto.
Lascia quel lavoro.
Ancora sulle sue labbra era visibile lo spacco, e le mani, che stringevano la tazza del tè ancora fumante, avevano dei piccoli tagli sul palmo e sulle dita.
Fu l’istinto, o forse qualcos’altro, ma in un attimo la mano di Junno si posò sul suo viso, a lambire la ferita.
Kame si sentì avvampare e si ritrasse appena, in un attimo anche la mano l’abbandonò.
“Scusa” disse velocemente Junno voltando il viso di lato.
“N-No”
Furono le mani di Kame che si mossero, allora, camminando piano lungo la superficie del tavolo, e si sporse un po’ e le mani arrivarono al suo viso, riportandolo a guardare avanti, specchiandosi nei suoi occhi.
Incapace di compiere qualsiasi altro movimento per interrompere quel contatto che gli stava mandando in tilt il cervello, Junno si alzò in piedi e lo trascinò con sé.
“Si sta facendo tardi. Ti accompagno a casa”
Kame poté solo annuire, prendendo i soldi per il taxi.
Il proprietario del locale era stato d’accordo, al fatto che si esibisse ancora una volta Jin, Kame non può, a causa delle ferite, gli hanno fatto improvvisamente male di nuovo.
Al pubblico sei piaciuto, aveva detto solo.
Me ne frego del pubblico, avrebbe voluto rispondere, e invece aveva chinato la testa in forma di ringraziamento.
Era di nuovo padrone della piattaforma. Come un ring.
Lui fendeva l’aria, coi movimenti veloci con i quali gettava a terra la giacca, rimanendo in camicia.
Catturava il suo pubblico con le mani grandi tese verso di lui: verso una sola persona, curioso di sapere se anche quel drago si sarebbe mai piegato, davanti ad uno spettacolo così.
Curioso di sapere se mai sarebbe riuscito a possedere quel corpo, o forse il contrario.
Sorrise, perché il suo bacino stava facendo avanti e indietro, le mani tra i capelli.
Lo aveva visto solo tre volte di persona, e solo una volta aveva sentito la sua voce, ansimare un po’ durante la corsa, eppure si trovava in quella situazione, incapace di togliersi dalla mente il suo corpo sudato.
Forse sono davvero patetico.
Quasi mi faccio pena da solo.
Da quando aveva cominciato a capire certe cose aveva anche capito di preferire gli uomini, e così, appena maggiorenne, aveva lasciato la casa di famiglia e si era trasferito a Tokyo per cercare lavoro.
Era bello, e lo sapeva bene, non era stato difficile entrare lì dentro.
Anche la camicia era a terra, e il suo piercing brillava sotto la luce. Poteva vedere una ad una le espressioni dei suoi spettatori, le amiche che si tenevano per mano tutte eccitate, gli uomini con gli occhi lucidi e il fiato un po’ corto, le signore con le guance arrossate e lo sguardo languido.
Ma era tutto troppo noioso.
La musica accelerò, come un duello contro se stesso, fece scivolare i pantaloni a terra, liberando le cosce formate e invitanti.
Tutti sarebbero caduti ai suoi piedi, soprattutto in quel momento. Ma forse, riflettendoci, il pugile non avrebbe ceduto.
Non rinuncerò.
Si fermarono davanti al portone di un palazzo.
“Qui c’è… l’appartamento di Jin”
“Allora, buona notte” Junno chinò il capo e gli diede le spalle. Ma Kame lo fermò, afferrandogli una manica della giacca.
“Sali un momento… ti ridò i vestiti”
Guardava in basso.
“Ti aspetto qui”
Con un tuffo al cuore, annuì.
Quando tornò, per un momento si stupì per il fatto che Junno fosse davvero lì che lo aspettava.
Gli porse la busta con i vestiti, un po’ a malincuore, perché avrebbe voluto assaporare il suo odore in eterno.
“Grazie”
Ma Kame ancora gli teneva la manica. Lo strattonò appena verso il basso.
Avvicinò il suo viso a quello di Junno, gli occhi socchiusi, Junno lo fissava, un po’ allarmato, ma non si divincolava dalla sua presa debole.
Lo anticipò e gli posò le labbra sulla guancia.
“Buona notte”
E si allontanò, col suo solito portamento impeccabile, giurando che lo sguardo di Kame era molto più intenso di quello della ballerina.
La sua ballerina… che attendeva la risposta.
no subject
Date: 2011-01-24 10:18 am (UTC)"Il suo bambino." *o*
e poi.. entra in scena il vecchio!!! ahahah fortuna lui!! xD me lo sono immaginato tipo "johnny-san", versione buona però ^^
"Era un’altra persona, in quel momento. Non era il cameriere mezzo spogliato che si lasciava palpare il sedere, non era il cameriere che si era anche esibito, spogliandosi di fronte a centinaia di persone.
Era solo Jin Akanishi, che chiedeva un autografo a Tatsuya Ueda."<-- che dolce questo pezzo *o* il nostro piccolo jinjin è sulla via dell'emancipazione .O.
e Junno invece.. è troppo dolciotto *o* povera ballerina.. ^^
vabè ti lascio qua.. non vedo l'ora che arrivi il momento dell'incontro tra jinjin e tatsuya *o* (anche se poi si ricomplicherà tutto .-. ups.. spoiler xDDD)
no subject
Date: 2011-01-24 10:22 am (UTC)Piano piano Jin si sta avvicinando a Tatsuya... sono emozionata! (anche se lo'ho scritta io^^) e Kame a Junno...
Bah... sono felicissima dei tuoi commenti corposi^^ Anche se la sai la storia, sono contenta che trovi lo stesso qualcosa da dire!
Grazie, bella^^
Ora vado a docciare, davvero, sennò mi madre me uccide^^
A dopo,
ti voglio bene<3
no subject
Date: 2011-01-24 10:30 am (UTC)di niente bella! il fatto è che questa storia (così come l'altra lunga :P) non te le ho mai commentate veramente.. forse ti ho detto qualcosa così, spezzato.. per questo cerco di ripensare a quello che ho pensato leggendola la prima volta dicendoti cose che, forse, non ti ho già detto x°°°D (ma perchè mi vado intrecciando coi commenti in questo periodo? xD)
Allora a dopo bella!!!!!!!<3<3
Ti voglio bene!
no subject
Date: 2011-01-24 11:11 am (UTC)Tutto è iniziato con la tua NMP e la notte dell'Infiorata! Che bei ricordi!!
Quindi.. non posso fare altro che ringraziarti per i tuoi commenti ora! E' sempre bello sapere che quello che si scrive può susciatare negli altri emozioni profonde!
Ti voglio bene!
ps: mi presti la calcolatrice scientifica? T.T
no subject
Date: 2011-01-24 11:20 am (UTC)Ti voglio bene! <3<3
ps. certo! ti avevo detto già di sì ^.^ però mi servirebbe per giovedì mattina.. (compito di fisica .-.).. te ce l hai mercoledì il compito? o domani? ^o^
no subject
Date: 2011-01-24 11:20 am (UTC)Poi te la riporto il pome!
Grazie <3
no subject
Date: 2011-01-25 04:12 pm (UTC)no subject
Date: 2011-01-25 05:26 pm (UTC)Cmq, sono molto felice che ti piaccia il rapporto che c'è tra Kame e Jin! *__*
La ballerina.. mm.. che personaggio triste!! Alla fine ti piacerà, vedrai^^
Avevo addirittura pensato di riscrevere tutta la fic dal punto di vista di lei.. un lavoro enorme che è rimasto nella mia testa!!
Scusaaaa!!! Io e le mie solite conclusioni! Ma devo lasciare un po' di suspence, se no non legge più nessuno xD
Grazie, come sempre!
Un bacioneeeee <3
no subject
Date: 2011-02-04 03:04 pm (UTC)Vado in ordine.. partendo da Yuichi e Koki. Che dolcezza. Mi piacciono moltissimo, questo loro rincorrersi.. mancarsi.. pensare l'uno all'altro. Non vedo l'ora che si spieghino, spero che non permettano a qualche fraintendimento di dividerli.. vero???
Jin e Ueda mi stanno facendo sospirare.. voglio che si incontrinoooo! Ma come fare? Perchè Jin non riesce entrare nel camerino? Mannaggia! Come coppia, anche se non si sono ancora incontrati, sono per il momento la più erotica, non so perchè!
Kame e Junno, la mia preferita.. scusa ma se c'è Kame può solo essere la mia preferita.. gomen! Allora, dicevo, Kame e Junno.. per adesso li vedo pieni di passione repressa, ma anche di dolore. Kame è un essere umano ferito.. delicato. Junno è un principe, ma come fosse fuori dal tempo. Non riesce ancora a buttarsi nella vita, rimane perfetto e puro (sia con Kame che con la ballerina). Ma solo rischiando potrà trovare la via giusta per lui. Mi chiedo se sarà capace di prendersi questo rischio. Non vedo l'ora di scoprirlo ^_^
Già, già.. cosa te lo dico a fare? Tu sai già tutto..
Arigatou e smack
no subject
Date: 2011-02-04 07:43 pm (UTC)Allora.. Yucchi e Koki.. come dici tu si sono buttati in una corsa disperata per ritrovarsi.. ma ancora non ci riescono.
Questo, come quanto riguarda Jin.. che non riesce ad incontrare Ueda.
Ho voluto cercare di riprodurre qualcosa di simile alla realtà.. non sempre si riesce ad incontrare la persona che si vuole, no?
E Junno? Si ritrova represso da sentimenti contrastanti: la paura di provare qualcosa per questo ragazzetto sofferente, e la rassegnazione per il suo non-amore per la ballerina.
Non so se mi sono spiegata :P
Deve fare il grande passo, portarla all'altare o fuggire con lui? (Quale sarà la sua FUGA D'AMORE?)
Ho scritto un sacco, gomen^^
Alla prossima!!
Un bacio <3