Una fuga d'amore -epilogo
Jan. 31st, 2011 01:51 pmBuona lettura <3
Autore: Eos_92
Titolo: Una fuga d'amore
Capitolo: Epilogo (finitaaaa!!!)
Genere: AU, agnst, longfic
Rating: pg-17
Warning: yaoi
Fandom: KAT-TUN, Jin Akanishi
Pairings: xD per chi ha letto.. ormai è tutto chiaro, ma io non scrivo nulla^^
Disclaimer: i personaggi non mi appartengono
Ringraziamenti: tutti coloro che hanno letto, grazie di cuore <3
Epilogo
Alcuni mesi dopo.
Solo perché tu eri lì.
Le mani sudate si appoggiarono con lentezza sulle cosce magre, un leggero sospiro di sollievo e le spalle strette si rilassarono.
Non abbassò lo sguardo, ancora fisso negli occhi dell’uomo che aveva di fronte. Il professore lo guardava tranquillo sorridendo appena.
“Può andare”
Una formula di cortesia come risposta, e un cenno del capo, a ringraziare.
Dietro di lui il pubblico iniziò ad alzarsi in silenzio, alcuni giovani si avvicinarono a lui, che nel frattempo si era voltato, asciugandosi il sudore ai lati del naso con un fazzoletto.
Mentre veniva attorniato, con pacche sulle spalle doloranti per la troppa tensione e le ginocchia intorpidite, con ancora più lentezza, come se tutto intorno fosse improvvisamente scomparso, dal fondo della sala si avvicinava un giovane.
I capelli erano neri, tinti apposta per il grande giorno, per non essere fuori luogo, elegantemente vestito, i jeans non più troppo larghi e una giacca nera sopra la camicia scura.
Le mani nelle tasche, cercava di rilassarsi, perché quelle mani che lo toccavano, non solo le spalle, ma la schiena, i fianchi, iniziavano a urtarlo.
Ma non doveva apparire come il fidanzato geloso. Anzi, proprio non doveva sembrare niente più di un amico.
Lo raggiunse e si fece strada tra la piccola folla, di spalle, Yuichi era sempre bellissimo, e fragile, perché Koki riusciva a vederla, l’energia che lo stava abbandonando.
Gli toccò una mano, sfiorando le sue belle dita e facendolo voltare.
“Ah… Koki…!” si specchiarono, nero contro nero dei loro occhi.
E davvero tutto scomparve. Le voci erano confuse e lontane, e le loro mani ancora unite, forse per troppo tempo.
Yuichi ruppe il contatto, rapidamente, e si sentì mancare, quando gli diede le spalle per finire di ascoltare ciò che un compagno di studi stava dicendo.
“È stata proprio interessante la tua tesi, complimenti per l’inglese… parli proprio bene”
Yuichi si inchinava e sorrideva, ma la voglia di girarsi e riprendere la sua mano nella propria era troppo forte. Istintivamente allungò il braccio all’indietro e trovò solo aria, aria carica di tensione.
Koki aveva lasciato la stanza, allontanandosi rapidamente.
Ti voglio solo per me. Pensava e si passava una mano tra i capelli, respirando forte e cercando di far calmare i battiti del cuore.
Poteva ancora vederlo, circondato, di spalle, e lui a fissare la sua schiena, come una meta irraggiungibile, e avrebbe voluto tanto abbracciarlo e tenerlo stretto, perché finalmente tutto era finito, e da quel momento in poi sarebbe iniziata la loro nuova vita insieme.
Invece si stringeva nel cappotto pesante, l’inverno era arrivato e ricopriva tutta la metropoli di una patina argentata e sapeva, certamente, che Yuichi avrebbe patito ancora di più quel freddo, percorrendo la strada per tornare a casa.
Casa.
Aveva subito risposto di sì, qualche mese prima, in riva al mare, quando, ancora abbracciati dopo aver fatto l’amore, Yuichi gli aveva proposto di venire a vivere da lui. È piccolo, il mio appartamento, ma in due dovremmo stare bene. Aveva soffocato il sorriso di Koki in un bacio che avrebbe voluto non finisse mai, stretti tra le braccia del mare, con la luce del sole ai confini del mondo che si tingeva di rosso e di arancio.
Un tramonto bellissimo, che ancora una volta non avevano potuto ammirare, persi a cercarsi con le labbra e con le dita, e la notte calava.
Ma la metropoli non era così triste, non mancava molto a Natale, e le luci dorate pendevano dall’alto, alludendo forse alla luce del sole.
Questo sarà il nostro primo Natale insieme, pensò Koki e arrossì, che cosa da bambini.
L’asfalto grigio che l’avrebbe condotto a casa sembrava non voler finire mai, si allungava, ad ogni passo che Koki compiva e a volte si voltava indietro, per vedere se lo stesse seguendo.
Ma non c’era.
E a volte si guardava di lato, per confermare il fatto che si stesse muovendo, e il mondo non si fosse fermato.
Il tempo non può fermarsi ora, non ora che tu non sei qui con me.
Quando Yuichi lasciò l’aula, fuori la notte si era impossessata della città.
Battendo i denti e sfregandosi con forza le mani inguantate sulle braccia, inutilmente alla ricerca di calore.
Il timore di non trovare Koki a casa era tale da spingerlo a camminare lentamente, col rischio di rimanere congelato.
Ma il suo appartamento arrivò subito, e si accorse di avere il fiatone, e le gambe doloranti, aveva corso, e non se ne era neanche accorto.
Gli scalini a due a due e la porta aperta.
“Koki” chiamò ad alta voce entrando nell’appartamento, togliendosi le scarpe e gettando il cappotto sul piccolo divano.
Nessuna risposta, ma le note di una dolce canzone si diffondevano nell’aria. Ormai conosceva quella canzone, in un mondo bianco, e forse avrebbe nevicato davvero.
“Bentornato a casa” disse Koki entrando nella stanza: salottino e cucina insieme.
Yuichi sorrise e si avvicinò rapidamente, appoggiandogli le mani, ancora nei guanti, sulle guance e catturando la sua bocca.
“Scusa… per prima” disse, a fior di labbra.
Koki scosse la testa e alzò una mano a passarla tra i capelli, corti e neri.
“Chiudi gli occhi” gli sussurrò, sfilandogli i guanti e prendendolo per mano.
Entrano in una stanza molto calda.
“Okay, ora puoi aprirli”
Lentamente, Yuichi tornò a guardare e la sua bocca carnosa si spalancò dallo stupore: la piccola vasca era colma d’acqua fumante e cosparsa di candidi petali di rosa.
Il piccolo stereo diffondeva le sue note, la canzone parlava di petali di ciliegio.
“Spero ti piaccia… è il mio regalo per la tua laurea”
“È tutto bellissimo”
Koki sorrise, arrossendo un po’ “Beh… ora ti lascio, rilassati pure quando vuoi, penso a tutto io per la cena”
Fece per allontanarsi ma Yuichi lo bloccò per una mano.
“Rimani con me” mormorò serio, guardando i suoi occhi lucidi per l’imbarazzo e le sue guance più rosee.
Improvvisamente bloccato Koki seguiva i suoi movimenti lenti, con le mani sottili si tolse la giacca, lasciandola a terra, poi si slacciò i bottoni della camicia, uno ad uno, con tranquillità.
Koki si avvicinò, e gli slacciò i pantaloni.
“Iniziavo a chiedermi quanto ci avresti messo”
“Mi ero incantato… sei troppo bello”
I vestiti scivolavano via dai loro corpi, frusciando dolcemente e cadendo al suolo, come petali, come fiocchi di neve.
Baciandolo, Yuichi lo prese per mano ed entrò nella vasca; l’acqua, ancora bollente, lo fece sussultare appena.
“È tutto perfetto… Koki… è tutto perfetto” diceva ansimando appena.
Si sedette aprendo le gambe e Koki si posizionò in mezzo ad esse, prendendogli le mani e riempiendole di baci.
Yuichi aveva appoggiato la testa sulla sua spalla.
Cantava, Koki.
“Mi pace troppo questa canzone” gli disse con un soffio, contro le sue mani, mentre con le proprie spostava l’acqua e i petali.
“Koki… voglio fare l’amore con te” Yuichi spostò le dita dalle sue labbra al petto, accarezzandolo, Koki gettò la testa all’indietro alla ricerca disperata delle sue labbra.
Il caldo un po’ opprimente in quella piccola stanza contrastava con il gelo del mondo di fuori, e Koki si girò, facendo fuoriuscire un po’ d’acqua, lasciando che Yuichi entrasse in lui.
Il vapore appannava lo specchio, e i loro gemiti di piacere si univano alle parole delle canzoni che si susseguivano, fino a quando il cd non sarebbe finito.
Fuori la neve aveva iniziato a cadere lenta, e avrebbe avvolto ogni cosa, col suo manto latteo.
In un mondo bianco, mi basta poterti tenere per mano, per ritrovare il sole e il calore, mi basta baciare le tue labbra stupende, per scacciare la paura del domani.
Anche domani, saremo sempre qui.
E mi sveglierò con te accanto, e ti contemplerò dormire dolcemente, perdendomi nel tuo respiro, ignorando la neve che cade.
Il decollo non era stato così malvagio: volare, la sensazione di essere sollevati da terra, il fiato un po’ corto. Gli aveva stretto la mano piccola e un po’ rovinata.
Anche se erano circondati da altri passeggeri, non se ne era accorto, con gli occhi ancora chiusi, si beava dei tocchi leggeri di Jin sul dorso e sul palmo.
Stavano viaggiando di notte, le stelle lontane, impossibili da raggiungere.
Stabilizzata la quota, si tolsero le cinture di sicurezza, Jin si spostò un po’ in avanti, fissandolo in volto e sorridendo.
“Non guardarmi così, ci sono altre persone”
“Uffa… prima non l’avresti detto… hai avuto paura?” gli soffiò all’orecchio, passandogli la lingua sul lobo.
Tatsuya si ritrasse un po’, alzando le spalle.
“Ma smettila!” disse, arrossendo, e voltandosi a guardare il cielo nero da fuori il finestrino, non togliendo la mano dalla stretta di Jin.
Forse sperava che tutto sarebbe potuto scomparire, nel cielo notturno e nel calore emanato dalle sue dita.
“Fa un po’ impressione… tutto questo buio” disse poi, quasi a se stesso, voltandosi però a guardarlo, e sorridendogli, non riuscendo a fermare il bisogno che aveva di accarezzarlo.
Gli posò l’altra mano sul viso, e Jin la baciò piano.
“Non preoccuparti… tra poco arriviamo”
Tatsuya non disse nulla, erano appena partiti, e sarebbero dovute passare ore prima di toccare nuovamente piede a terra, ma non era a questo che pensava.
“Quando arriveremo, non saremo più solo io e te”
Jin si stupì, appena, e si sporse ancora di più verso di lui, socchiudendo gli occhi scuri alla vista delle sue labbra bellissime.
Percepiva il suo respiro ansioso ed eccitato contro la propria bocca, per un attimo spostò l’attenzione verso il cielo, e si sentì mancare, poi strinse la mano che ancora Tatsuya teneva sulla propria guancia e lo baciò.
A fior di labbra.
Una vocina lontana e flebile sembrò spaccargli i timpani, con uno scatto Tatsuya allontanò il viso di Jin dal proprio, Jin gemette appena, portandosi le mani sul naso.
“Sì, una coperta va benissimo, non vogliamo altro!” disse tutto d’un fiato, prendendola dalle mani dell’imbarazzata hostess.
Poi sospirò, quando la ragazza si allontanò.
“Non avvicinarti più” gli ringhiò, posizionando la coperta sopra le loro ginocchia “Ora dormo” e si voltò dall’altra parte.
“Non fare così… mi hai fatto male”
“È colpa tua”
Jin appoggiò la testa sulla sua spalla, inspirando forte, muovendola appena, per scontrarsi coi suoi capelli, dal profumo buonissimo.
“Almeno fammi stare così”
Forse Jin si era addormentato, il suo respiro era regolare, cercando di non svegliarlo, Tatsuya gli prese la testa e lo fece appoggiare sulle proprie cosce, poi iniziò a passargli le dita tra i capelli scuri, che erano diventati davvero lunghi.
La loro destinazione era Los Angeles, in cui Tatsuya avrebbe gareggiato in un importante scontro di boxe a livello mondiale, non aveva voluto nessuna guida, tanto Jin parlava un po’ di inglese.
Era il loro primo viaggio insieme e sorrise al pensiero.
Proprio come un ragazzino, immaginò l’hotel e la bella camera e il letto.
Arrossì, di colpo, perché si rese conto di avere una voglia pazza di fare l’amore.
Cercò di rilassarsi, non pensandoci.
Quando erano partiti da Tokyo, sembrava volesse nevicare, nel pomeriggio il cielo era stato tutto bianco, di un bianco ovattato e limpido. Mentre Jin metteva in valigia le ultime cose, si era ritrovato a fissare il cielo, sperando nella neve.
Avrebbe voluto vedere la neve insieme a Jin.
Ogni singolo petalo freddo che si stacca dal cielo racchiude una mia parola d’amore per te.
Ti amo. Avrebbe voluto dirgli in quell’istante, quando, per l’ennesima volta, passava le dita tra i capelli, e sorrideva per quella sua espressione da bambino.
Le luci si erano abbassate, appena soffuse, sull’arancione, nessun rumore.
Ma lui non riusciva a chiudere gli occhi al mondo. Perché lo guardava e avrebbe anche voluto baciarlo, improvvisamente pentito di aver interrotto quel bacio, poche ore prima.
Jin si mosse, mugugnando qualcosa e muovendo un braccio in avanti, a stirarsi.
“Ah… scusa…” disse alzandosi: i capelli un po’ scompigliati.
Tatsuya non diceva nulla, ancora perso ad immaginare la neve.
“Si direbbe che tu voglia essere baciato”
“Assolutamente no”
“Avanti… non vergognarti… baciami” (mia sorella voleva che io inserissi questa frase a tutti i costi! NdA)
Affondò entrambe le mani nei suoi capelli, stringendoli forte, quando morse le sue labbra piene, tenendo ancora gli occhi aperti, a specchiarsi nei suoi.
Jin gli aveva afferrato la nuca spingendolo di più verso di sé, mentre con l’altra mano frugava sotto la coperta.
Tatsuya sussultò un po’, e Jin gli soffocò il grido in un altro bacio.
“Si direbbe… che tu non voglia essere solo baciato”
“Ma che perspicace…” sorrise Tatsuya contro le sue labbra, lasciando che Jin gli slacciasse la cerniera dei jeans e gli infilasse la mano nei boxer e lo toccasse.
Tutti intanto stavano dormendo.
Nel loro momento di passaggio, da un continente all’altro, sopra l’oceano, nei loro occhi chiusi la neve e il mare.
Tatsuya vedeva un mondo bianco, petali di fiori misti a fiocchi argentei che cadevano lenti e ricoprivano le strade; Jin sognava il mare e il sole sulla pelle, un molo infinito da percorre mano nella mano con lui, fino alla fine, fino a vedere solo il mare di fronte a loro.
Tatsuya credette di perdersi, su quella strada senza fine, dove solo le proprie impronte erano visibili, mentre lasciava una scritta sulla neve, ti amo, un messaggio, ti prego leggilo, e le lacrime gli solcavano il viso e bucavano la neve.
Jin si ritrovava a fissare il mare da solo, la mano improvvisamente fredda, perché non stava più stringendo la sua. Di notte, sarò portato via da queste onde brillanti.
L’ossessione tramutata in amore.
“Aspetta…” ansimò Jin.
Tatsuya si morse le labbra e chiuse con forza gli occhi, Jin prese un fazzoletto.
“Altrimenti si sporca tutto” disse piano.
“Pensi sempre a tutto” mormorò Tatsuya sorridendo, cercando ancora le sue labbra, e liberandosi nel fazzoletto.
Jin appoggiò la testa sul suo petto, che si alzava e si abbassava rapido.
Solo per un attimo, gli occhi di Tatsuya saettarono per vedere cosa stavano facendo gli altri passeggeri.
“Non lasciarmi” disse Jin in un soffio, spingendo ancora di più il viso contro di lui, quasi a volersi confondere.
Diventiamo una cosa sola.
“Non voglio lasciarti” lo rassicurò accarezzandogli la testa.
“Rimaniamo così” e Jin chiuse nuovamente gli occhi.
Vorrei chiedertelo anche io, non mi lascerai, vero?, ma poi se chiudo gli occhi, vedo te, che percorri la mia strada di neve, e io ti aspetto.
Pazientemente, tutto il tempo che vuoi, arrivi vicino a me, ti inginocchi e leggi il mio messaggio, e scrivi, anch’io ti amo.
E la neve lenta continua a cadere.
C’era sempre troppa gente nei treni. Quello correva veloce, e il paesaggio innevato si susseguiva rapido, tutto uguale, nella monotonia creata dal bianco.
Appoggiato alla porta, Kame si stringeva nelle spalle, le mani a stringere la sua giacca scura, gli occhi fissi sul suo petto.
Era affollato, il treno, ma lui non riusciva a vederlo, anche se l’aria era satura di un odore sgradevole, e il parlottare non cessasse mai.
Si perdeva nelle pieghe chiare della sua maglietta, un po’ più scure, a causa delle ombre, e guardava le proprie nocche, tese, bianche, per la forte stretta.
Con le mani, Junno era appoggiato alla porta, a proteggerlo, e lo sguardo fisso in basso, sui suoi capelli castani, un po’ più corti, a volte lo sollevava verso la neve.
Stava tornando a casa, e questo un po’ lo preoccupava.
Non voleva incontrare la propria famiglia, davvero non era necessario, non l’aveva più una famiglia, ormai erano passati troppi anni, l’unica sua vera famiglia era quel piccolo ragazzo che aveva davanti.
Ma la necessità di ripercorrere la strada all’indietro anche a distanza di tempo lo aveva assalito all’improvviso e riempiendo la valigia con lo stretto necessario si era ritrovato su quel treno.
E Kame era venuto con lui.
Allontaniamoci dalla metropoli, gli aveva detto, staremo solo tu ed io, e Kame gli aveva sorriso, gettandogli le braccia al collo e baciandolo.
In quell’istante, i primi fiocchi di neve avevano iniziato a coprire le strade e i tetti, e tutto si era fatto silenzioso, solo il rumore umido dei loro baci.
Junno si chinò in avanti, afferrando con una mano l’apposito sostegno sopra la propria testa, e con l’altra gli alzava il viso fino a posare le labbra sulle sue.
Approfondì appena il bacio, insinuando la lingua nella sua bocca, sorridendo, nel sospiro che Kame si era lasciato sfuggire, come a svuotarsi di qualsiasi tensione.
“Appena saremo arrivati, voglio farti vedere la scuola dove studiavo danza quando ero bambino”
“Chissà quanto eri carino… quando eri piccolo”
Junno sorrise, e Kame arrossì appena.
“Posso abbracciarti?” gli chiese piano, il vetro della porta era freddo e Junno lasciò scorrere la mano dalla sua guancia sulla sua schiena e lo trascinò verso di sé.
“Chiudi gli occhi, Kazuya… non ci vede nessuno”
Kame allacciò le braccia intorno al suo collo, e una gamba in mezzo alle sue; era caldo, il suo corpo.
Riusciva a sentire il suo respiro su una guancia e questo lo tranquillizzò, cullandolo.
“Rischio di addormentarmi…” sussurrò ridendo appena.
L’oscillare del treno non era più fastidioso, come una ninna nanna, perdeva d’intensità, la voce sottile di una madre che canta ai figli, così gli apparve. E la voce di Junno che canticchiava qualcosa al suo orecchio, piantando meglio i piedi a terra e stringendo la presa della mano sopra di loro.
“Puoi farlo, ti tengo io”
Si sarebbe abbandonato a lui, qualunque cosa fosse successa, come un unico corpo, ho solo voglia di tenerti stretto.
Posso anche perdermi con te a fianco.
Il buio si impossessò delle sue palpebre, ma non ebbe paura, la mano sulla sua schiena era sempre ben salda, e anche se percorreva paesaggi ignoti tutto era coperto di neve candida, e il timore del domani scomparve.
La canzone che Junno stava cantando, sussurrando al suo orecchio, parlava di un giorno di neve e di un treno.
Sarebbe stato disperatamente triste, se Junno fosse partito lasciandolo a Tokyo, se avesse veramente fissato la sua schiena che si perdeva tra la folla sconosciuta e vaga di un treno. E invece era insieme a lui.
La canzone continuava, una canzone d’amore, i tratti del ragazzo cantato che si facevano più adulti, ma io amerò ogni parte di te.
Solo due mesi, e avrebbe compiuto ventuno anni.
Pensò a Jin.
Allo scorso compleanno trascorso con lui, quando era diventato maggiorenne e credeva che la vita potesse cambiare per questo, e così non era stato.
Eppure la sua vita era lo stesso cambiata, e non perché aveva venti anni, ma perché il sole aveva iniziato finalmente a splendere e aveva colorato le sue giornate e il suo futuro di tante e luminose speranze.
Quando scesero dal treno, Junno lo teneva per mano, trascinandolo un po’ e Kame ancora si strofinava gli occhi.
“Allora ti sei proprio addormentato” esclamò Junno cercando di farsi strada tra gli altri viaggiatori.
Un viaggio.
Guardò l’unica valigia che avevano e sorrise, un’unica valigia solo per me e per te, per portare i nostri ricordi da Tokyo fino a qui.
“Scusa… di sicuro sarai stato scomodo”
“Non preoccuparti”
Fermò il primo taxi che li avrebbe portati in albergo e poi si sarebbero spostati a piedi.
Dal giorno dopo sarebbe andato alla ricerca di un appartamento, il più economico possibile e di un lavoro, tu pensa solo a studiare, così aveva detto a Kame.
Stretti nei loro cappotti, con la mano di Kame stretta nella sua e infilate dentro la tasca del proprio cappotto, camminavano lenti, e la neve era cessata.
“Non manca molto, sei stanco?”
Kame scosse la testa.
L’edificio che si presentò loro di fronte era illuminato e pieno di vetrate, da fuori era possibile vedere le lezioni di danza.
Junno ebbe un tuffo al cuore, e i ricordi lo avvolsero soffocandolo. Erano passati troppi anni.
Tornò bambino, nel momento in cui aprì la porta, non volendo ancora lasciare andare la sua mano.
Altrimenti saresti scomparso e io avrei ripercorso la mia vita al contrario, perdendoti tra la neve.
Ritornò al provino che aveva fatto, la prima volta che aveva messo piede a Tokyo e rivide la sua ballerina, e rivide l’altare, e non la ricordò quasi.
Non ricordò il suo volto.
Perché con forza, un nuovo viso si fece strada tra i suoi ricordi, il viso di un ragazzo, gli occhi vuoti e opachi mentre lasciava che i pantaloni scivolassero via.
Poi ricordò il sapore buonissimo delle sue labbra contro le proprie, quella volta sotto la pioggia. Era stato sicuramente quel momento, quel bacio bagnato, a fargli capire che l’attrazione che provava era reale.
“Junno-chan…?” la voce sottile di una donna attirò la sua attenzione, e sussultò appena, voltandosi verso di lei.
“Sei proprio tu? Non posso crederci!” la donna si avvicinò e allungò le mani al suo viso, lo sfiorò appena e gli sorrise con affetto.
Era la sua insegnante, ormai anziana.
“Ho deciso di tornare a vivere qui. Così ho pensato di venire a salutarti”
Si inchinò rispettosamente.
“Lui è Kamenashi Kazuya, vive con me”
Anche Kame si inchinò, imbarazzato.
La donna sorrideva ancora, guardandoli, amorevolmente, prima che una piccola folla di bambini avvolti in vestiti brillanti l’attorniarono, vociferando forte.
“Ehi! Guardate… vi presento questo ragazzo, anche lui da piccolo imparava a ballare qui”
I bambini lo guardarono, e le piccole arrossirono un po’, quel ragazzo era così luminoso e bello da stupire chiunque.
La maestra disse loro di tornare nella stanza e di aspettarla.
“Sono tutti eccitati, tra poco hanno lo spettacolo di Natale”
Poi lo guardò improvvisamente seria, e Kame si ritrasse appena, essendosi dimenticato della propria mano stretta in quella di Junno.
“Ho una proposta da farti. Mia figlia sta per avere un bambino, e io non posso mantenere la scuola da sola, ti va di aiutarmi? In fin dei conti… dovrete pur mantenervi, no?”
Posò lo sguardo su Kame, visibilmente arrossito, lei ammiccò, e le rughe sottili intorno agli occhi si accentuarono appena.
Junno lasciò andare la sua mano e si inginocchiò, le mani prostrate in avanti e la fronte a terra.
“Grazie” disse piano, e avvertì gli occhi inumidirsi per le lacrime.
Stringendo forte il suo braccio tra le mani e appoggiando la testa contro la sua spalla, camminavano lentamente. La notte era scena col suo manto freddo e i lampioni illuminavano di luce fioca la strada lievemente in discesa che dalla scuola di danza li avrebbe ricondotti al centro del paese.
C’erano poche persone in strada che però non mostravano loro attenzione, troppo impegnate a stringersi nei cappotti pesanti per far caso a qualcos’altro che non fosse il freddo pungente.
“Kazuya…” si staccò da lui con dolcezza, prendendo le sue mani nelle proprie e avvicinandosele alla bocca a baciarle lentamente.
“Prometto… di fare tutto il possibile per renderti felice… per non farti più soffrire… lo so che possono sembrare parole vuote ma… sono sincero”
Kame scosse piano la testa, lasciando che le dita si intrecciassero tra i suoi capelli, un po’ più corti “Non sono vuote le tue parole”
Junno sorrise e si abbassò su di lui fino ad incontrare le sue labbra fredde e scaldandole con le proprie nel bacio più dolce che si erano mai dati.
Chiusero gli occhi su una notte che avrebbero voluto non finisse mai, sulla luce fioca dei lampioni ormai vecchi, sulla luce delle stelle troppo lontana per essere percepita, sulla luce del sole che stava illuminando l’altra parte del mondo.
Chiusero gli occhi sulla notte e non si accorsero che la neve era ripresa a scendere lenta, nel loro bacio un po’ più profondo, tra le loro dita sempre più calde, nei loro cuori che avevano iniziato a battere sempre più forte.
La percepirono, con gli occhi chiusi, bagnare appena le loro guance accaldate, e schiusero il loro bacio, alzando lo sguardo verso il cielo nero.
E la videro, la neve che danzava.
E la videro, bianca, candida, contro il cielo che avrebbe potuto inghiottirli.
Kame riprese il suo volto e lo riportò sul proprio, baciandolo ancora una volta.
Mordendogli le labbra.
Assaporando insieme ad esse la neve fredda che cadeva.
Due mesi dopo.
Due battiti delle mani, il segno della fine della lezione.
“Tutti in fila davanti allo specchio, chiudete gli occhi, le braccia in alto, allungatevi come a voler toccare il soffitto”
“Ancora un po’… ancora un po’… più lungo, allungati di più” prese le mani di un bambino e le tirò verso l’alto.
Lo spettacolo per San Valentino aveva riscontrato un gran successo e così avevano avuto la possibilità di riproporlo per la domenica successiva.
23 febbraio, pomeriggio tardo. In una stanza nella scuola di danza.
“Perfetto! Per oggi è tutto” esclamò Junno sorridendo ai suoi allievi: ragazzini e ragazzine tutti tra i sette e i dieci anni.
Ma a lui i bambini piacevano.
Li guardò e sorrise, i suoi piccoli gioielli.
I bambini lo circondarono.
Chi a stringergli le gambe, chi le braccia, uno saltò e gli strinse le braccia al collo. Junno rideva cercando di divincolarsi da quelle prese forti.
“Junno-sensei! C’è di nuovo il tuo amico carino!” aveva esclamato una bambina, mentre lo prendeva per mano, indicando il ragazzo appoggiato al muro del corridoio al di là della vetrata.
Fissava il pavimento, ma con la coda dell’occhio lo sbirciava, e sorrideva. Le mani affondate nelle tasche dei jeans un po’ larghi, la felpa pesante.
Fuori il sole era già tramontato. Ma era stata una bella giornata.
Fredda e luminosa.
Junno era arrossito appena, alle parole audaci della ragazzina, poi si era avvicinato alla porta, trascinandoseli dietro.
“Dai, andate a cambiarvi, ci vediamo domani” e tutti, ridendo e urlando, erano corsi negli spogliatoi.
Qualche passo, e sono vicino a te.
Aveva allungato una mano ad alzargli il volto, i loro sguardi si erano incontrati, dolci.
“Scusa… ti ho fatto aspettare più del solito” si era chinato su di lui e gli aveva baciato le labbra.
“Non preoccuparti… è sempre bellissimo guardarti ballare”
Junno rise piano al suo complimento e lo prese per mano.
“Buon compleanno, amore mio” gli disse in un soffio, poggiando le labbra sulla sua fronte.
Kame arrossì un po’ e si lasciò condurre fuori dall’edificio.
Percorrevano ancora una volta la solita strada in discesa.
“Dove vuoi andare a festeggiare?”
“Visto… che sei sempre così impegnato…” Kame alzò lo sguardo su di lui, improvvisamente malizioso e Junno si stupì “…pensavo… che per farti perdonare… avremmo potuto fare l’amore per tutta la notte… che ne dici?”
Si era alzato sulle mezze punte e gli aveva schioccato un bacio rumoroso sulle labbra.
“Oppure sei troppo stanco per aver ballato e vuoi andare a dormire?”
“Tranquillo” Junno gli prese una mano e lo fece volteggiare, poi lo fece inclinare all’indietro, sorreggendogli la schiena “Alla fine mi pregherai di smettere”
“Non penso proprio”
Allacciò le braccia intorno al suo collo stringendo tra le dita la stoffa morbida della sua sciarpa scura, i loro nasi si sfiorarono appena e risero, ognuno sulla bocca dell’altro, abbandonandosi all’ennesimo bacio.
no subject
Date: 2011-01-31 01:26 pm (UTC)leggendo della tesi di maru ho avuto un vuoto allo stomaco... non è colpa tua, tranquilla!!! è questa scuola del cacchio ^o^ e poi la neve che attutisce ogni suono... mi sono immaginata di sentire la canzone di Koki dall'esterno della casa, sotto la neve... è stata una bella sensazione ^^
Poi il pezzo Jinda... aaaaaahh...(<-- non è un orgasmo, trasnquilla... è un sospiro d'approvazione x°°°D) troppo belli (dì a raky che la frase ci stava a pennello :P)
E infine anche Junno e Kame ^OO^ "“Alla fine mi pregherai di smettere”"<-- qui mi sono sciolta *gongola*
ebbene, eccoci alla fine!!!! E' stato molto bello rileggerla tutta ^^ grazie per averla postata (sono contenta che l'abbiamo commentata passo dopo passo insieme ^^)
Un bacio!!! Rimettiti che dobbiamo vedere il MS!!!! Un bacio enormeeeee!!! <3<3
Ti voglio bene ^OO^
no subject
Date: 2011-01-31 01:59 pm (UTC)Ho la testa che fuma.. sto proprio a pezzi.. ma va be', però domani sera penso di venire a teatro, mi imbacucco ben benino^^
Allora.. parliamo di questo epilogo!! (manco mi pare.. la già finita!)
La scena tra Koki e Yuichi è molto "palpabile", ti pare? Anche io riesco a sentire la sua voce, e percepisco la sensazione dell'acqua che si muove tra le sue dita..
Il "piccolo" Uepi, si sta finalmente lasciando andare.. che cocco! xD
E Kame.. finalemte è felice!
(anche se non dovrei dirlo.. sono un paio di notti che mi immagino un minisequel della KameJunno.. aaaah! Rimettere mano a questi personaggi mi fa uno strano effetto.. bah.. non so se lo scriverò davvero!!)
Un bacioneeeee!!!
no subject
Date: 2011-01-31 02:04 pm (UTC)no subject
Date: 2011-01-31 02:12 pm (UTC)Pensa che guardando il Making mi è venuta in mente un'idea per una KameXMaru (ma niente dentisti o psicologi!!!) nel mondo reale.. che idee malsane!!!
Bacio!
no subject
Date: 2011-01-31 04:24 pm (UTC)no subject
Date: 2011-01-31 06:03 pm (UTC)Questa fic sembrava lunghissima e invece è già finita..
Cmq già ho in mente che cosa postare.. ma questa volta mi ributto sull'AKAME, che ne dici???
Un bacione!!!!
no subject
Date: 2011-01-31 11:34 pm (UTC)no subject
Date: 2011-02-02 12:39 pm (UTC)Ci ho messo tantissimo per commentare, ma... dovevo ponderare il fatto che è finita T^T *sniff*
Mi mancherà questa storia, Rory, davvero!
L'hai resa dolce, vissuta e con la giusta dose di drammaticità.
In più, mi hai fatto ricordare quando un tempo mi piacevano tanto Junno & Kazu insieme :DDD (cioè prima che cadessi nel tunnel dell'Akame :P XDD)
Hai scritto un piccolo capolavoro ♥ complimenti!
Ooh! *0*o
Voto a favore sia per la KameXMaru, ma soprattutto per qualcosa di Akame \*W*/ +happy+
no subject
Date: 2011-02-02 01:14 pm (UTC)Sono contenta che ti mancherà.. significa che fa lasciato qualcosa dentro di te. Davvero, ti ringrazio tantissimo! La mia vita non era un granché quando ho scritto questa fanfic.. e non ho potuto non trasmettere i miei sentimenti all'interno delle parole che usavo.. ma alla fine.. tutto è andato bene!
Tranquilla.. il tunnel dell'AKame ha travolto anche me.. e ho già qualcosa di pronto da postare^^
Veramente ho anche qualcosa KameXMaru... ma è piuttosto tragica e dopo "Una fuga d'amore" sarebbe una pugnalata postare ancora qualcosa di triste^^
Ci si vede in giro :P
Un bacioneeee!!!!
no subject
Date: 2011-02-12 09:13 pm (UTC)Mi piace come hai concluso la storia.. mi piace sapere che sarà di tutti loro..
Yuichi e Koki stanno per me percorrendo tutte le scene più romantiche della mia lista delle 10 scene più romantiche.. :DD Mi piace molto!
Jin e Tatsuya sono sempre più hot e ora vanno a Los Angeles (bella scelta!) Mi piace questa coppia, è dolce ma nello stesso tempo sensuale. D'altronde, con due ragazzi come Jin e Tat-chan.. con quelle labbra..
Poi i miei due prediletti.. e Junno acquista punti su punti.. sempre più innamorato e protettivo. Mi piace moltissimo.. mi piace che si prenda cura di Kame, che lo tratti come un tesoro prezioso.
E ora vivono insieme.. e Junno fa il maestro di danza.. bellissimo finale, davvero.
Che tristezza, UFdA è finita :((
Secondo me.. potresti pensare a un sequel ^_^ Davvero, perchè i personaggi sono stati così ben delineati, che ormai vivono un pò di vita propria. E adesso mi troverò a pensare alle varie coppie.. a come se la stanno cavando.. :D
GRAZIE per questa storia, mi è piaciuta moltissimo.
A presto, smack <3<3
no subject
Date: 2011-02-12 10:10 pm (UTC)Quando ho finito di scriverla, mi son detta... non posso più scrivere di loro, non posso più scriverea affatto! Come se avessi dato sfogo a tutta la mia creatività.. e invece così non è stato.. alla fine sono riuscita ancora a scrivere!
Un sequel.. di tanto in tanto mi vengono in mente alcune scene.. ma ho paura di buttarle giù (la mia solita paura di fare delle cose BANALI! xD). Però forse ci penserò^^.
Grazie davvero, continua a seguirmi!!! (occhioni supplicanti!!)
Un bacione <3