Yellow Gold 2 -cap 1-
Feb. 9th, 2011 02:38 pmChi di voi rimembra^^ la mia Yellow Gold?? Insomma.. l'antecedente è questo: Jin e Kame sembrano aver chiarito i loro sentimenti. Jin, dopo due giorni in Giappone se ne torna in America ma prima di partire lascia un biglietto a Kame dove scrive di seguirlo in America.
Kame va da lui, nel camerino, si incontrano, si baciano...
La storia riparte da qui!
Buona lettura!!
Autore: Eos_92
Titolo: Yellow Gold 2
Capitolo: 1 (su 2)
Rating: pg-17
Warnings: yaoi
Fandom: KAT-TUN, Jin Akanishi
Pairingis: Akame
Disclaimer: i personaggi non sono miei!
Ringraziamenti: Sylviakun e Tenshi_no_Jin!! Questa ficci è per voi! Che adorate il pairing!! Grazie ragazze <3
Promessa a distanza
I suoi occhi neri si sgranarono, ma non riuscì a vedere nulla, Kazuya gli aveva circondato il collo con le braccia e lo stava baciando.
Non era riuscito a dire nulla, poteva solo restituire quel tocco fiammeggiante come meglio poteva, anche se sentiva le labbra stanche e la gola secca, perché aveva cantato e urlato fino a pochi minuti prima. Ma era stato davvero così? Non ricordava nulla.
“Aka… nishi…” mormorò Kazuya abbandonando la sua bocca gonfia e rossa e appoggiando la testa nell’incavo del suo collo.
Jin era sudato, e Kazuya respirò il suo odore.
Non poté dire nulla, Jin, davvero lo stava abbracciando?
Fece scorrere le proprie mani sulla sua schiena: la maglietta che indossava aveva una stampa sul retro, era la maglia che aveva lasciato nel suo appartamento l’ultima volta che era stato in Giappone.
Le mani avide del suo corpo proseguirono in quella lenta carezza fino al suo sedere e lo strinse.
Kazuya gemette.
Entrambi iniziarono ad eccitarsi.
“Kame… lo facciamo qui”
“Decidi sempre tutto tu”, ma sorrise.
“Ti voglio, ora. Ti prego, non dirmi che è l’ultima volta che posso averti”
Kazuya respirava con affanno.
“Ti prego, non dirmelo”, continuava a ripetere Jin, e intanto gli slacciava il bottone dei jeans e tirava giù la cerniera.
Kazuya scosse la testa. No, non è l’ultima volta.
Jin gli fece scivolare i pantaloni e gli slip fino alle ginocchia, lo sollevò da terra; Kazuya fece perno sulle sue spalle, irrigidendosi, allentando tutta la tensione solo quando JIn lo fece sedere sul tavolo presente nella stanza.
Gli tolse le scarpe e lo privo del tutto dei jeans e delle mutande e come se ne andasse della sua stessa esistenza, iniziò a leccarlo.
Kazuya gli accarezzava i capelli scuri e morbidi, umidi per il sudore, e stringeva a tempi alterni alcune ciocche, quando si sentiva al limite.
Ma Jin non lo faceva venire.
Kazuya aprì la bocca per chiamare il suo nome, ma si ritrovò a boccheggiare; il desiderio, la passione, come un vortice insensato e confusionario lo aveva fatto inebriare.
Il corpo si tendeva rigido e poi si rilassava.
Con le mani Jin gli accarezzava le cosce, le ginocchia, i polpacci, e continuava a leccarlo, a baciarlo.
“Sdraiati” gli disse con voce ferma, e gli poggiò una mano sul petto, premendo.
Kazuya ubbidì; il tavolo era freddo, sobbalzò.
Jin si stese su di lui, gli aprì le gambe e lo penetrò con due dita.
“Ah…”, ma il suo gemito fu soffocato dalla bocca di Jin che si impossessò della sua.
Come un gioco.
La loro vita non era stata altro che un gioco.
Carica di sguardi silenziosi, di gelosie represse, di parole non dette… di tante parole non dette. Carica di parole sbagliate.
“Kame”
Jin sussurrò il suo nome contro le sue labbra, e iniziava a spingersi dentro di lui.
“Akanishi… fa male”
“Scusa”, e gli baciò la fronte imperlata di sudore.
Kazuya si aggrappò alla maglietta bianca che l’altro indossava.
Jin si spinse completamente dentro di lui e Kazuya sgranò gli occhi per il dolore e le lacrime gli rigarono le guance.
Non riuscì a reprimere un grido, quando l’altro iniziò a muoversi.
C’era ancora la luce accesa, c’era stata per tutto il tempo, una luce bianca al neon, fastidiosissima. Dove era finita la loro abatjour dalla soffusa luce arancio?
Stavano facendo sesso in un luogo che non apparteneva a nessuno dei due.
Una porta bianca a dividerli dal corridoio indaffarato e rumoroso del locale. Ma chissà perché nessun rumore era in grado di raggiungerli.
Un’ultima forte spinta ed entrambi vennero.
Kazuya si sentì morire, privo di forze, esausto.
Jin lasciò il suo corpo, gli prese le spalle e lo fece sedere. Si guardarono negli occhi.
“Non è finita, vero?”
“Akanishi…” ansimava, lo guardava.
Stare così, stare con lui, era tutto così giusto. Non poteva finire, non poteva lasciare quella stanza anonima, lasciare lui.
“No… io ti amo, Akanishi”
Aveva vissuto ventiquattro anni della sua vita a cercare di reprimere quel forte sentimento che urgeva impellente dentro di sé, aveva tentato in tutti i modi di annegarlo, di ucciderlo, con le lacrime, con la musica, urlando a squarciagola, buttandosi a capofitto nel lavoro.
Ma il pensiero di lui era così insistente.
Era così vero il suo amore per Jin.
Un flash di pensiero incoerente attraversò in un baleno la mente di Jin, ti amo anche io, da morire.
Ma non disse nulla, continuava a fissare i suoi occhi color nocciola, chiari e vacui, sofferenti.
Lo abbracciò forte, “Scusa” disse non nascondendo le lacrime.
“Di che ti scusi?”
Jin sorrise e gli baciò una spalla.
Kazuya gli accarezzò i capelli, poi premendo un po’ sulle sue spalle lo fece allontanare. Jin non si oppose, si scostò da lui e raccolse i suoi vestiti porgendoglieli.
“Andiamo nel mio appartamento” disse infine asciugandosi gli occhi con una mano e voltandosi a fissare la porta bianca, dandogli le spalle.
Kazuya si rivestì in silenzio.
Sospirò.
“Dimmi che mi ami, Akanishi, dimmelo che quello che provi per me non è solo desiderio sessuale. Dimmelo”
“Come può essere solo questo?”, Jin si voltò verso di lui e si appoggiò al muro affondando le mani nelle tasche dei jeans un po’ larghi.
Kazuya si era rimesso seduto sul tavolo.
Quel tavolo umido e appiccicoso, che era stato marchiato, macchiato, dal loro amore. Che racchiudeva in sé, nella sua funzionale essenza di tavolo, una storia, la loro storia di amore e bugie.
“Che cosa ti frena dal dirmi che mi mani?”
Tutto.
Ma sarebbe stato come dire: niente.
“È la distanza, Akanishi?”
Jin scosse la testa.
Kazuya parve ignorarlo, “Non ti hanno obbligato a proseguire in America, no? A lasciare il gruppo, no? Potevi rifiutarti! Se davvero mi ami, perché non l’hai fatto?”
“Basta, Kamenashi, sta’ zitto!”
Kazuya si irrigidì.
“Ho detto che non è la distanza. Questo è il mio lavoro, sto realizzando il mio sogno. Tu non c’entri nulla”
“E allora…?”, la sua voce era fioca, debole, si alzò dal tavolo e lo raggiunse; non appena gli fu davanti, appoggiò la testa nell’incavo caldo del suo collo e lo baciò con dolcezza.
“Hai detto che ti sono mancato, che volevi vedermi. Che cosa c’è che non va?”
La sua voce era un sussurro trasparente, limpido come il cielo azzurro.
Kazuya stava per dire qualcosa, ma il rumore di due nocche sulla porta li fece sussultare.
Si irrigidirono.
Jin rispose in inglese al tipo, Kazuya non afferrava mezza parola.
<Andiamo nel mio appartamento, Kame> (queste <;> indicano che il personaggio parla in inglese. Nda)
Kazuya annuì, anche se non aveva capito nulla.
E così è questa la tua casa.
“Vuoi lavarti, o vuoi dormire?”
Kazuya lo guardò sorpreso: si era perso a scrutare la stanza, l’arredamento, la confusione sul pavimento e sul piccolo divano.
“Dormiamo?”
Non lo infastidiva il sudore che gli si era appiccicato al corpo, o i residui di sperma che ancora sentiva sulla pancia; avrebbe fatto una doccia l’indomani, prima di tornare in Giappone.
Il letto era da una piazza e mezzo, stringendosi l’uno all’altro, non stavano troppo scomodi.
Kazuya aveva allacciato le braccia intorno al suo collo, e Jin, possessivamente, gli stringeva la vita.
“Quando parti?”
“Domani mattina, con il volo delle 10:00”
“Mh… è poco tempo”
Rimasero in silenzio per un po’. Una pioggerellina sottile si infrangeva cauta contro i vetri della finestra. Il buio prevaleva nella stanza, ma la metropoli era ancora viva.
“Kame…”
“Mh?”
“Ormai siamo adulti”
A Kazuya uscì da ridere.
“Ma che c’è? Dovevo fare un discorso serio”
“Scusa, scusa… continua”
Jin sospirò, “Siamo adulti, no?”
“Sì, lo siamo”
“Allora… sono pronto a dirti questo. Quando tra sei anni sarà scaduto il tuo contratto con l’agenzia, sono disposto a lasciare tutto, per te” (io so che il contratto con la Johnny’s dura fino ai 30 anni, non vorrei aver detto una cazzata. Se qualcuno sa qualcosa di più preciso, me lo può dire? Grazie! Nda)
“Come?”
Kazuya si scostò un po’, per poterlo guardare in faccia: anche se non c’era molta luce, poté chiaramente vedere lo sguardo serio di Jin.
“Ma… hai appena detto che stai realizzando il tuo sogno!”
“Infatti, non ho detto che rinuncerò. Non so che cosa mi aspetterà il futuro, ma voglio essere libero, e voglio essere libero di poter stare con te. Niente mi vieta che io possa continuare a cantare, no?”
Kazuya annuì, perplesso, spaventato.
Jin era davvero diventato un uomo.
“Non ti sto dicendo di fare altrettanto, Kame. Volevo solo tu sapessi quali fossero le mie intenzioni”
“Grazie…” riuscì solo a mormorare Kazuya, prima di baciargli la bocca.
Se chiudo gli occhi, vedo tutto buio davanti a me.
Mi aiuterai?
Alle prime luci dell’alba.
“Akanishi, sei sveglio?”
“Mh”
“Sta sorgendo il sole”
“Non te ne andare, Kamenashi…”.
Quando il sole colpì in pieno i loro volti.
“Akanishi, a che cosa stai pensando?”
“Anche se la mia pelle è gialla, la mia vita è d’oro”, e gli accarezzò una guancia con dolcezza, “E tu? A che cosa stai pensando?”
“Puoi cambiare il tuo mondo”
Jin sorrise, “Vorrei che nel mio mondo ci fossi solo tu”
“È così”.
no subject
Date: 2011-02-09 04:27 pm (UTC)no subject
Date: 2011-02-09 05:00 pm (UTC)Domani posto l'altro capitolo così concludiamo la "saga" YELLOW GOLD, che ne dici??
JinJin deve imparare ad esprimersi anche con le parole! Quuesto animale in calore!!!! Dovremmo davvero dargli delle ripetizioni!
Un bacio! <3
no subject
Date: 2011-02-09 07:43 pm (UTC)ma questa ficci, oltre che angst (non sarebbe akame altrimenti xD), è anche dolciotta!!! *o*
chissà se sono poi riusciti a stare insieme sebbene la distanza T.T che triste!!!
Ti voglio bene!! <3
ps. voglio rivedere il concerto! xD
no subject
Date: 2011-02-09 08:11 pm (UTC)Abbiamo ancora un altro capitolo! Poi non so... speriamo riusciranno a cavarsela!!
Grazie del commento!
Un bacione!
ps: poi per sabato ci sentiamo!!
no subject
Date: 2011-02-09 11:02 pm (UTC)Grazie T///T *spupazza spupazza*
In questi giorni oscuri dove i miei occhi leggono solo parole e parole da memorizzare per gli esami, una ficcina come questa è un bellissimo raggio di sole o*___*o
Ora passiamo alla storia u.u : mi ha conquistata qui
"“Ti voglio, ora. Ti prego, non dirmi che è l’ultima volta che posso averti”
Kazuya respirava con affanno.
“Ti prego, non dirmelo”, continuava a ripetere Jin, e intanto gli slacciava il bottone dei jeans e tirava giù la cerniera.
Kazuya scosse la testa. No, non è l’ultima volta."
Ma soprattutto qui: "La loro vita non era stata altro che un gioco.
Carica di sguardi silenziosi, di gelosie represse, di parole non dette… di tante parole non dette. Carica di parole sbagliate."
A dire la verità anche in altri punti u.U ma farei prima a copiarla e incollarla tutta ^^"
E' il modo abbastanza contorto di dirti che mi è piaciuta tutta, per filo e per segno. In un certo qual modo mi ricorda un pò KAMEN (♥) :P
Molto probabilmente perché rispecchia molto una possibile realtà che io stessa m'immagino (uno dei miei tanti Gioia's movie awards :P XDDDD)
Grazie ancora Rory ♥ *nya*
no subject
Date: 2011-02-10 01:12 pm (UTC)KAMEN, dici? Può darsi--- quando ho scritto "Yellow Gold", sia questa parte sia quella prima.. ero nel bel mezzo della lettura di KAMEN, mi sono sicuramente lasciata influenzare ^^
A presto col prossimo capitolo!
Un bacione <3
ps: tranquilla, il mio "repertorio akame" non è finito qui :P
no subject
Date: 2012-02-25 10:03 pm (UTC)In questo caso poi, sorge anche un altro "problema": l'amore a distanza, che non è facile da "portare" avanti.
Non sono il tipo che, siccome il "tuo" amore si trova distante da te , tu puoi arrivare a non provare più nulla per lui/lei, anzi sono di quelli che crede (forse stupidamente) che la distanza renda il momento dell'incontro più intenso, però credo anche che la distanza non debba essere prolungato per non mettere fin troppo alla prova la "pazienza" di chi aspetta. Quindi, concludendo, credo che il dfistacco non debba essere troppo lungo perchè poi veramente, non dico che si smetta d'amare, ma credo che si smetta d'aspettare e si decida di voltare pagina definitivamente. E giustamente, credo!
Un bacio e buona domenica!
no subject
Date: 2012-02-25 11:06 pm (UTC)Penso anche io che la distanza possa fortificare un amore, ma essa non deve essere troppo prolungata, sì, proprio come dici tu... insomma... che te lo fa fare di stare con una persona che praticamente non vedi mai??? E' troppo dura penso...!
Un bacio e buona domenica anche a te =)