[identity profile] eos-92.livejournal.com posting in [community profile] pasticci_fanfic
Questa mini-fic è fresca fresca di ieri! Che è stata davvero una giornata NO... ma a volte ci sono giorni così, no??
Forse vi sembrerà una cosa PLATEALE... scusate tutti! Sarà l'influsso negativo di D'Annunzio!! xD

Comunque...
... dedico questa fanfic ad una delle persone più importanti della mia vita. Per dirle "mi dispiace", "scusa", per le incomprensioni, per le sofferenze, per quello che è successo ad ottobre, per quello che è successo a dicembre, per ieri, per l'altro ieri. Ma voglio anche dirle "grazie", per il mare, per i ristoranti cinesi, per le fanfic...
Scusami, perché a volte non riesco ad esprimermi, io che inneggio la parola, alla fine ne rimango impigliata... e non riesco a parlare... ora... io mi sento un po' come il Jin di questa ficci.

Ovviamente la lettura è aperta a tutti!!! xD

Autore: Eos_92
Titolo: Valentine's Day
Capitolo: one-shot
Rating: pg-13
Genere: agnst
Fandom: KAT-TUN, Jin Akanishi
Pairing: akame
Disclaimer: i personaggi non sono miei
Ringraziamenti: FRI, per la grande pazienza, e per l'idea; mia sorella e Silvia, che l'hanno letta in anteprima

 

Valentine’s Day

 

-Mi hai cambiato la vita- mi disse in un soffio.

Da quel momento non riuscivo a dirgli di no. Mi sentivo potente, un dio. E lui era così dolce. Eppure… qualcosa si stava logorando.

 

Kamenashi seppe della sua partenza. E un groppo gli si formò in gola. Akanishi non gli aveva detto nulla. Era l’unico che era rimasto all'oscuro di tutto.

E proprio non poteva accettarlo.

Ma preferì non dire niente. Continuavano ad incontrarsi, a ridere, a scherzare. Lo guardava, sei diverso, pensava, non posso chiederti proprio nulla? Era così frustrante.

Gli altri membri parevano essersi dimenticati della faccenda.

Si parlava di America… e puntualmente qualcuno cambiava discorso. Nakamaru sorrideva e diceva che era ora di andare a cambiarsi per il servizio, Koki prorompeva per far sentire a tutti il nuovo rap che aveva composto.

Kamenashi fissava il soffitto.

Akanishi fissava lui: ho sbagliato, a non dirti nulla.

 

Hai dimenticato quello che ti ho detto? Non puoi lasciarmi così…

 

Il cielo grigio incombeva su di loro. Il 13 febbraio… mancavano ancora molti mesi alla partenza, ma il tempo pareva accorciarsi ogni singolo giorno.

E la notte primeggiava sulla luce, inesorabilmente.

Kamenashi gli chiese di passeggiare, stringendosi nel cappotto pesante, non era poi così freddo.

Il silenzio non voleva abbandonarli.

-Perché… non mi hai detto nulla?- gli chiese con un filo di voce senza guardarlo in faccia.

Akanishi deglutì. Che cosa poteva dire? Una partenza non è un addio. L’affetto non poteva essere misurato in chilometri. Non smetto di volerti bene.

-Si tratta… della mia vita… di quello che voglio fare veramente.

-Ma agli altri lo hai detto. Perché non lo hai fatto anche con me?

-Sapevo che ci saresti rimasto male. Non volevo tu soffrissi ancora di più.

-Averlo saputo per vie traverse… fa ancora più male.

Akanishi non rispose. Aveva ragione. E lui aveva torto. Solo che quel nodo gli stringeva lo stomaco. Non poteva essere così legato ad una persona. Non poteva pensare di dover dirgli per forza tutto. Se erano arrivati a questo… allora non c’era più affetto.

-Ti va di passare… il San Valentino con me?- gli chiese Kamenashi rompendo ancora una volta il silenzio.

-Ti sei innamorato di me?-  chiese a sua volta Akanishi, ridendo.

-Non dire stronzate- sbuffò l’altro.

-D’accordo-.

 

Cambiare una vita. Significa prendersi la responsabilità di quella vita?

Se io me ne vado… che cosa ne sarà di te?

 

Non riuscivano più a parlare come una volta. La genuinità del loro rapporto era annegata, era stata loro sottratta. A questo pensava Akanishi, mentre si dirigeva all’appartamento dell’altro, in un taxi che puzzava… puzzava di vita. E la vita per lui era soltanto grigia, in quei giorni… mesi… e rifletteva il colore amaro del cielo.

Non voleva farlo soffrire. Ma inevitabilmente lo faceva soffrire. Come un circolo vizioso. Incatenato a lui… non riusciva a dire nulla.

 

Kamenashi si vestì con rapidità senza fare caso a ciò che indossava. Si guardò allo specchio. Perché lo aveva invitato ad uscire? … Per chiedergli ancora del suo silenzio?

Stava male… ma il mattone che aveva nel petto… poteva chiamarsi “invidia”?

 

Akanishi suonò il campanello ripetutamente. Kamenashi comparve sulla soglia, il viso ombrato da una patina scura.

-Facciamo due passi- disse.

Akanishi annuì.

Ignoravano le coppiette che si susseguivano frequenti; uno accanto all’altro, le braccia che si sfioravano. Ma non riuscivano a trasmettersi nessun calore.

-Credi…- iniziò a parlare Akanishi, -…che mi sia stata data un’opportunità in più, rispetto a te?

Kamenashi scosse la testa, -Non ho nessuna intenzione di andare in America.

Ma forse stava mentendo. L’America… aveva l’odore della libertà.

-Una volta che sarai tornato… vieni a vivere con me?- gli chiese in un sussurro che a fatica Akanishi riuscì a percepire.

-Mh… si può fare- sorrise.

E una volta terminato il contratto con la Johnny’s? Gli sarebbe piaciuto tornare in America. Ma non gli disse nulla. Non poteva farlo soffrire ancora.

Kamenashi si fermò a fissare una vetrina, i cuori erano all’ordine del giorno, e rimase nauseato da tutte quelle romanticherie. Akanishi si fermò accanto a lui e gli appoggiò una mano sulla spalla. Kamenashi trattenne il fiato.

-Devo chiederti una cosa… o sento che potrei scoppiare- confessò Akanishi.

Con un flebile cenno del capo, Kamenashi diede il suo consenso.

Il cielo era diventato nero.

-Tu mi hai detto… di averti cambiato la vita… questa frase… è per me un peso troppo grande-

Kamenashi trattenne le lacrime. Lui non riusciva ad esprimere ciò che provava, i propri sentimenti. Non disse nulla.

Akanishi gli strinse con forza la spalla poi lo lasciò.

In piedi, uno accanto all’altro, gli occhi, incollati alle vetrine, che però non vedevano nulla. I pensieri che vorticosi cozzavano nelle loro menti.

Il logoramento… forse era una cosa naturale. Crescere significava cambiare.

-Andiamo a casa?

Kamenashi annuì.

Casa…significava… il luogo dove risiedono gli affetti.

 

Eppure… continuo a volerti bene.

 

-Mi dispiace… non averti detto nulla riguardo all’America- ammise Akanishi dopo interminabili minuti di silenzio.

-No… ho sbagliato io… non devo pretendere nulla… sei libero di fare ciò che vuoi-

Ma era innegabile il fatto… che averlo incontrato era stato la cosa più bella della sua vita.

-Anche se parto… non smetto di volerti bene.

Kamenashi annuì con forza, -Lo so.

Quelle parole avevano la stessa consistenza dell’aria.

-Ho paura…- continuò a parlare Akanishi, -di DISTRUGGERE la tua vita… andando via.

A quell’affermazione, Kamenashi non seppe che cosa dire. Si voltò dall’altra parte, e le lacrime presero a scendere silenziose.

 

Date: 2011-02-12 12:52 pm (UTC)
From: [identity profile] tenshi-no-jin.livejournal.com
Il ritmo che percepisco in questa storia è lento, angosciante, scandito dai silenzi e dalle poche parole dette. Jin e Kazuya rimandano fino all'ultimo il momento della "verità": dove uno da voce alle sue paure e l'altro, seppur di spalle, da sfogo alla sua sofferenza. Il loro rapporto mi sembra una via di mezzo tra l'amicizia e l'amore, come se fosse bloccato in un limbo circondato da mura invalicabili, create dai stessi Kame e Jin.
E' un ottima angst, davvero.
A mio giudizio rappresenta bene la coppia da questo punto di vista.
Grazie Rory per averla condivisa (♥)

Date: 2011-02-12 12:59 pm (UTC)
From: [identity profile] jinnypazza82.livejournal.com
occielo ... cioè ... T__________________________T *le non legge storie sui kattun, no no no no no eh no no*
T____________________________T
*va in un angolino a ripigliarsi*

Date: 2011-02-12 01:07 pm (UTC)
From: [identity profile] jinnypazza82.livejournal.com
Piaciuta si ç___________________ç *animo fondalmentamente masochista che ama l'angst* *lancia cuoricini* *dopotutto, s.valentino s'avvicina U_U*

Date: 2011-02-12 07:55 pm (UTC)
From: [identity profile] sylviakun.livejournal.com
T_T....mi fai sempre commuovere con le tue ficcy,e davvero bella , mi dispiace solo che il povero kame piange sempre povero piccolo .

p.s. poi devo dirti una cosa ma te la dico su msn qui non e' il caso, qualcuno potrebbe chiamare la neuro XDDDDDDDDDDD!!!

Date: 2011-02-12 08:11 pm (UTC)
From: [identity profile] 92missmurder92.livejournal.com
l'ho letta tutta d'un fiato... vorrei commentarla qui, ma quello che voglio dirti è troppo personale.

Oggi non mi sono sentita bene... ho mal di testa da ieri sera e non so perchè ancora non vuole andarsene. Spero domani sia un giorno migliore, e dopo aver letto questa ficci sono sicura che lo sarà ^o^

Ti manderò un messaggio personale su lj domani, spero mi scuserai se ora non ce la faccio a scrivere a causa del mal di testa...

Per il momento... non sai quanto ti ringrazio tanto per averla scritta, per aver pensato a me e per avermi fatto sorridere...

TI VOGLIO BENE, buon san valentino ^^

Date: 2011-02-16 03:59 pm (UTC)
From: [identity profile] kairiiiiii.livejournal.com
che bella Rory!!! si sente che l'hai dedicata a qualcuno di speciale... e, sai per la mia futura (im)probabile ficcy, anche io stavo pensando a questa coppia e a questa situazione, in un certo senso... ^^ bravissimaa!!

Date: 2012-03-29 07:44 pm (UTC)
From: [identity profile] masrmg.livejournal.com
Spesso non è facile dire "alcune" cose alle persone a cui tieni di più. Riesci a dirle agli estranei, ai conoscenti, ma a coloro che dovrebbero essere i primi a saperlo non si riesce proprio a dirlo e si rende la cosa più complicata perchè primoa o poi vengono a saperlo, per vie traverse ed è peggio. Perchè per loro è più doloroso non averlo saputo proprio da noi. Ma, come dicevo, è difficile farlo.
Io in un certo senso capisco Jin. Quando vuoi bene ad una persona e sai che "quella cosa" può farlo soffrire tu preferisci tenerlo all'oscuro il più a lungo possibile, anche se non è giusto nei suoi confronti e in un certo senso è da egoisti perchè lo si fa per poter vivere al meglio ciò che hai con quella stessa persona, almeno fino a quando non sei obbligato, dalle circostanze, a fargli sapere come stanno veramente le cose.
Povero Jin. Kame gli ha dato una grande "responsabilità", anche se credo lui gli abbia detto quelle parole solo per fargli capire quanto sia importante per lui averlo incontrato e non per farlo sentire responsabile della sua vita. Jin, invece, lo ha preso per il verso negativo. Si sente pesare sulle spalle il ruolo che Kame gli ha dato, forse perchè si sente un po' in colpa per la sua partenza per l'America.
Va a capire quale sia veramente il suo pensiero e quali siano i suoi sentimenti.
E come sempre un ff stupenda.

P.S. anche io in questi giorni, quando mi è possibile, mi trasformo in lucertola. Agognavo il sole. E finalmente ha vinto la sua battaglia contro le nuvole e la pioggia e noi, come sempre godiamo di questa vittoria.
Anche io ho dei pensieri, ma i miei non sono per niente produttivi, spero i tuoi lo siano.
A domanio.
Un bacio, e non preoccuparti nemmeno tu dei ritardi.

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