Retanzu 4 ^^
Jun. 12th, 2008 11:15 amSalve!
Annuncio con gaudio che la scuola è finalmente terminata e si spera che io riesca a controllare la community con più frequenza e anche a postare di più XDDD Dico si spera perchè la scuola è finita da 6 giorni e io mi sono collegata al pc in tutto una mezz'ora XDDD *eterna vagabonda*
Visto che avevo detto che bisognava assolutamente continuare con Retanzu, eccovela qui! *()*
Capitolo molto più angst degli altri, per le info andate a ripescare il primo capitolo, ma se state leggendo questo è sottointeso che avete letto anche il primo capitolo e che ormai le info le sappiate a memoria... Oddea, sto fondendo XDDD
Mi sa che il prossimo post sarà l'ultimo di Retanzu, anche se verrà molto lungo.
Chiedo scusa se l'ho spezzettata malamente, ma questa ff non è fatta per essere messa a capitoli ^^"
Ovviamente, comments are LOVE ^()^
C'è in previsione un qualche contest e anche (se ci riesco e ho tempo ^^") il cambio di grafica... giusto per rimodernarci ^^
Ciao a tutti!
Annuncio con gaudio che la scuola è finalmente terminata e si spera che io riesca a controllare la community con più frequenza e anche a postare di più XDDD Dico si spera perchè la scuola è finita da 6 giorni e io mi sono collegata al pc in tutto una mezz'ora XDDD *eterna vagabonda*
Visto che avevo detto che bisognava assolutamente continuare con Retanzu, eccovela qui! *()*
Capitolo molto più angst degli altri, per le info andate a ripescare il primo capitolo, ma se state leggendo questo è sottointeso che avete letto anche il primo capitolo e che ormai le info le sappiate a memoria... Oddea, sto fondendo XDDD
-Buon compleanno, Sho- sussurrò, abbracciandolo.
Stavano tornando a casa in treno, dopo una serata spesa a sbevazzare (tutti tranne Jun) in un locale poco fuori Tokyo di un loro amico, per fortuna conosciuto dopo la morte di Jun.
Il vagone era completamente vuoto, e si lasciarono andare in un gesto affettuoso che aveva desiderato tutta la serata, ma, come al solito, era giunto solo nella completa solitudine. Avevano sempre fatto attenzione a piccole possibili distrazioni e ormai era diventata un’abitudine.
-27 anni… sei sempre più vecchio e nonostante questo rimani bellissimo- disse sorridendo.
Sho non disse nulla, lo tenne stretto a sé, temendo che alla fermata successiva sarebbe salito qualcuno. Non voleva lasciarlo andare.
-Mi manchi così tanto…- mormorò, la voce tradita dal pianto.
Jun sospirò e si allontanò un po’, giusto per poterlo guardare in faccia. Ancora una volta gli asciugò le lacrime, serio.
-Lo so- disse.
Posò la fronte su quella del sempai e gli strinse forte la mani fra le sue.
-Cosa credi, che tu non mi manchi? Credi che non mi faccia male ogni volta che ti ho visto piangere, in questi 3 anni? Credi che riesca a sopportarlo anche adesso?- domandò.
Sho non rispose, ma lo guardò sorpreso.
-Io voglio proteggerti, amore-.
Il treno si fermò in una stazione deserta per quel ora della notte. Si guardarono un po’ intorno, ancora tenendosi per mano, poi Sho si appoggiò contro lo schienale del sedile e appoggiò la testa sulla spalla di Jun, chiudendogli occhi. Il treno ripartì.
-Quando te ne andrai?- chiese.
-Non posso dirlo…-
-Non puoi dirmi neanche questo? Forse non capisci quanto tu mi stia facendo soffrire, allora…- mormorò –Non piango perché sei morto e mi hai lasciato solo, Jun… ho solo paura di questo momento, perché temo di potermi illudere di averti ancora, quando so che non può essere così. Il fatto che ora sei qui… è questo che mi fa soffrire- spiegò, sempre ad occhi chiusi.
Ci fu una pausa, mentre Jun guardava fuori dal finestrino le case e i palazzi sfrecciare veloci, illuminati solo dalle luci dei lampioni in strada.
Sospirò.
-Me ne andrò, ma non so ancora che giorno. Ho una missione e devo portarla a termine. Lo sapevo che non avrei dovuto venire da voi, lo sapevo…- mormorò, chiudendo forte gli occhi. Sho lo costrinse a guardarlo e scosse la testa.
-No, non hai fatto male- disse.
-Se io me ne andassi ora, sarebbe meglio per te?- chiese Jun, triste.
-No, assolutamente. Non mi va bene neanche settimana prossima, neanche fra 1 anno, 2 anni, 40 anni… io ti voglio qui con me. Per sempre. Come ci eravamo promessi, ricordi?- sussurrò, accarezzando la mano di Jun, passando l’indice sul suo anulare e sul bellissimo anello che il kohai portava a quel dito.
-Non è poss…- tentò di dire Jun, ma Sho lo zittì con un bacio.
-Invece lo è. Che tu lo voglia o no, noi saremo sempre insieme, anche se io non potrò vederti. Non ti libererai così facilmente di me, Jun. Io ti amo davvero. Sono pronto a tutto pur di averti solo mio, averti per sempre- disse, sorridendo.
Si baciarono ancora, mentre il treno si fermava in un’altra stazione e ripartiva, pronto a terminare il suo viaggio nella notte scura, illuminata da poche stelle lontane.
Suonò al campanello di quella bellissima villetta e attese che qualcuno gli aprisse.
Non passò molto tempo quando una donna aprì la porta e lo osservò perplessa, salutandolo con un cenno del capo. Gli ricordava qualcuno… ma chi?
-La signora Aiba?- chiese Jun, nascondendo dietro un sorriso la gioia che provava nel chiamarla “signora Aiba”. Il suo Masaki era davvero grande, ora. Era diventato grande, mentre lui non c’era.
-Sono io. Lei chi è, scusi?- domandò Rika.
-Sono un amico di suo marito. Devo… devo farle un discorso- disse, poi si accorse dello sguardo preoccupato della donna e si corresse: -Non si preoccupi! Non ha a che fare con Masaki, non è niente di grave. Però è una cosa molto importante, di cui io e lei dobbiamo discutere-.
-Prego, entri- mormorò Rika facendogli strada.
La casa era davvero bella e accogliente.
Gli corse incontro la piccola Mizuki che gli chiese: -Chi sei?- tirandolo per la manica della giacca bianca.
-Sono un amico del tuo papà- rispose, sorridendole.
-Sei bello come il mio papà- osservò la bambina –Sei bello come lo zio Satoshi, lo zio Kazunari e lo zio Sho-.
-Grazie, sei gentile- rispose, mentre Rika rideva e lo faceva accomodare sul divano.
La bimba gli si sedette al fianco e iniziò a studiarlo nei minimi particolari, rimanendo affascinata e attratta soprattutto dall’anello che portava al dito.
-La mia mamma ne ha uno proprio su questo dito, come te- disse –Dice che ce l’ha perché vuole bene al papà. Tu a chi vuoi bene?- chiese.
Jun si rigirò l’anello sul dito, guardandolo mentre rifletteva –Voglio bene ad una persona che presto non vedrò più. Ma questo è un anello tanto magico che mi permetterà di stare con lui quando vorrò- disse, sorridendo.
-Lo voglio anch’io un anello così!- pigolò la bambina, ridendo. Sul viso le si dipinse lo stesso sorriso di Masaki, tanto che Jun dovette trattenere il respiro.
Rika si scusò con l’ospite della maleducazione di sua figlia e la mandò a giocare in giardino.
Poi si sedette sulla poltrona di fronte a Jun e gli chiese il suo nome.
Lui sorrise e rispose: -Mi chiamo Jun Matsumoto. Masaki deve averti parlato di me, Rika…-.
A quelle parole la donna portò una mano sulla bocca e sgranò gli occhi, come se avesse di fronte un… un fantasma.
-Stai tranquilla, sono abituato a queste reazioni. Ora ti spiego tutto. Sono morto 3 anni fa, in un incidente stradale. Tu e Masaki vi eravate appena messi insieme, io non ti ho mai conosciuta. Ma so che eri presente al mio funerale e che hai fatto coraggio a Masaki, per questo te ne sono infinitamente grato. E non sai quanta gioia mi porti sapere che Masaki è felice. Che ha te e Mizuki e il… prossimo bambino- disse.
Rika era sempre più confusa, ma allo stesso tempo sentiva di potersi fidare di quella persona. Le migliaia di domande su cos’era, perché era lì, perché desiderava parlare con lei, svanivano non appena quegli occhi la guardavano sorridendo.
-Sono tornato perché devo portare a termine una missione molto importante, e per questo ho bisogno del tuo aiuto. Riguarda il bambino-.
-Mio figlio?- chiese lei con un filo di voce.
Jun trattenne una risata.
-Ti ho detto che non devi preoccuparti! Va tutto bene. Devi solo ascoltarmi attentamente…-.
Dopo il dialogo con Rika se ne era andato da casa Aiba dopo aver salutato la piccola Mizuki.
Ed ora era lì, in piedi davanti a quella porta.
Prese un gran respiro ed entrò, ma la mano che stringeva la maniglia tremava, tradendo il suo sguardo deciso e freddo.
Appena entrato lo investì il forte odore del sigaro, sempre presente in quella stanza.
L’uomo che l’aveva visto entrare, era rimasto impietrito sulla sua poltrona di pelle e lo fissava ad occhi spalancati.
-Salve- fece lui con uno dei suoi soliti sorrisetti.
L’uomo non rispose.
-Ok, ok… sono solo frutto della tua immaginazione e della tua coscienza sporca. Tra poco me ne vado- disse.
-Sei un sogno, quindi?- chiese l’uomo.
-Più o meno. Più tranquillo, ora?- rise.
-Benedetto ragazzo! Sono vecchio, non puoi farmi certi scherzi!- esclamò lui riprendendo a fumare.
Johnny-sama.
Jun aspettò qualche istante prima di lanciare la busta sulla scrivania, di fronte al capo.
-Sono tuoi. Tutti quelli che ti dovevo, no?- disse.
Johnny aprì la busta e contò in fretta le banconote.
-E vuoi farmi credere che tu sei tornato dal mondo dei morti solo per pagare quello stupido debito? Insomma, Jun… vuoi proprio prenderti gioco di questo povero vecchio!- fece.
-Non voglio che si dica in giro che Jun Matsumoto non ripaga i suoi debiti, sai com’è… ho una dignità da difendere, nonostante quello che è successo- mormorò.
-Sei sempre stato un ragazzo testardo e deciso- commentò Johnny.
-Devo aver pure preso da qualcuno in famiglia…- rispose lui, sorridendo –Vero, zio?-.
Il vecchio rise e scosse la testa: -Insomma, non addossare tutte le colpe su di me! Anche tuo padre è una testa dura, ma tu più di tutti. Mi hai addirittura costretto a farti entrare nei Juniors senza un’audizione!-.
-Perché oltre che ostinato sono anche carino, e sono il tuo nipote preferito… so sfruttare le situazioni a mio favore- scherzò.
Fece una pausa, durante la quale Johnny faceva cadere la cenere del sigaro in un posacenere.
-Zio… non hai più avuto problemi, dopo l’incidente, vero?- chiese.
-Ti preoccupi?- chiese il vecchio, sorridendo.
Jun annuì.
-Niente più problemi. A parte lo scandalo del tuo ragazzo e il matrimonio di Aiba-san. Dicono che ultimamente io abbia premesso un po’ troppo, ai miei dipendenti… sarà la vecchiaia, chissà… oppure il dolore di aver perso mio nipote per colpa dei miei progetti troppo arditi-.
-Non è colpa tua, lo sai. Se non mi fossi messo nei casini con quella compagnia… non ti avrei chiesto dei soldi, e di conseguenza tu non ti saresti lasciato coinvolgere... è solo colpa mia…- mormorò.
-Non dire stupidate. Questo è proprio un sogno, perché mio nipote non avrebbe mai parlato così!-
Jun rise.
-Zio… grazie per… aver protetto Sho- disse.
Johnny scosse la testa.
-E grazie… per tutto…-
-Ci rivedremo, Jun?- chiese il vecchio, sorridendo.
-Certo. Certo che ci rivedremo- sorrise lui.
Mi sa che il prossimo post sarà l'ultimo di Retanzu, anche se verrà molto lungo.
Chiedo scusa se l'ho spezzettata malamente, ma questa ff non è fatta per essere messa a capitoli ^^"
Ovviamente, comments are LOVE ^()^
C'è in previsione un qualche contest e anche (se ci riesco e ho tempo ^^") il cambio di grafica... giusto per rimodernarci ^^
Ciao a tutti!
no subject
Date: 2008-06-12 10:40 am (UTC)Che bello i contest siiiiiiiiiiii, anche se ho poco tempo troverò il modo di farli yeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!
no subject
Date: 2008-06-12 09:02 pm (UTC)Waaaa contest!!! (cough... sono una mod sempre più fuffa... il lavoro non aiuta... gomen...)
Un Johnny magnanimo e buono... che effetto strano leggerlo...
mi ripeterò... T___T
vorrei che questa storia non finisse mai... sono una drogataaaaa