[identity profile] gracematsumoto.livejournal.com posting in [community profile] pasticci_fanfic
Halò sono nuova e seriamente sto per iniziare una guerra con LJ xD Mi chiamo Grace piacere e dopo tanti piagnistei di un'amica eccomi qui a postare quelle storie strambe che si formulano nella mia testa contorta u_u'' posto questa mia fanfic sugli Arashi che scrissi anni fa senza avere mai il coraggio di pubblicare xD spero vi piaccia e non vi annoi.
Titolo:  Non trovo le parole
Autore: Grace
Fandom: Arashi
Genere: Romantica, sentimentale
Pairing: JunBa (Jun x Aiba loovee)
Rating: o.o si.. (aiutooo >.<) P aimoto
Disclaimer:  non sono miei. ma questo non ricordatemelo...
Ringraziamenti: a mia moglie Sylvia, a Ily e a Betty per avermi dato la benedizione a postarla dopo averla letta minimo 300 volte e ad avermi aiutata nel capire LJ che però... continuo a non capire xD

Si era svegliato presto quella mattina, o meglio era riuscito a dormire davvero per pochissimo tempo, la tensione cresceva e la paura di sbagliare tutto continuava a distruggergli il cervello, così decise di scendere in strada e fare quattro passi immerso nella solitudine delle città nelle prime ore di luce, nel silenzio quasi assoluto e nell’aria gelida che gli trapassava le fibre del maglioncino che velocemente aveva indossato. Sperava che quell’aria fredda gli avrebbe fatto dimenticare tutta quell’ansia.

Jun continuava a camminare per le strade di Tokyo e da poco aveva iniziato ad ascoltare musica dal suo cellulare, ascoltava il suo gruppo preferito gli Arashi, Ohno Sakurai e Ninomiya, quei tre ragazzi che da anni lo ispiravano a fare sempre meglio nella danza hip hop e non gli facevano perdere le speranze di riuscire a entrare nel mondo dello spettacolo prima o poi.

Quella sera aveva un importante esibizione di ballo ed erano stati invitati anche alti nomi dello spettacolo. Jun pensava che se avesse dato tutto se stesso nei minuti dedicati alla sua performance avrebbe potuto conquistare l’attenzione di uno di quegli individui e magari essere selezionato per qualche agenzia.

All’improvviso si fermò accecato dal sole che stava sorgendo in quegli istanti e illuminava un tabellone pubblicitario riflettendo tutta la luce nei suoi occhi; di scatto abbasso le palpebre e portò una mano sulla fronte per evitare tutta quella luce che  poco alla volta veniva oscurata da alcune nuvole passeggere, così anche il tabellone ritornava ad essere visibile.

Jun era davanti quel grandissimo tabellone che poco alla volta lasciava intravedere la figura fotografata su di esso.

La mano che aveva sulla fronte velocemente ricadde lungo il suo corpo, gli occhi che poco prima erano semichiusi si spalancarono luminosi, il corpo che prima tremava per il freddo ora tremava per tutt’altra cosa, il cuore che batteva veloce per l’agitazione ora batteva ancora più forte e veloce. Jun era paralizzato. Non riusciva a muoversi e a spiegarsi il perché quella foto avesse scatenato in lui un sentimento così nuovo e strano.

-Non trovo le parole.-

Sussurrò Jun fissando da ormai un quarto d’ora quella foto. Si, non trovava le parole per descrivere quella persona che era in foto, ne stava pensando davvero tante ma nessuna gli sembrava adatta e sufficiente.

-Non trovo le parole.-

Ripetè Jun mentre i suoi occhi si perdevano in quell’immagine. Era come se esistessero solo lui e quella foto, il resto non importava più.

Il suo cuore non accennava a rallentare e la sua mente non riusciva a formulare frasi di senso compiuto. A rompere quel momento surreale fu il telefono che squillava. Era la madre del ragazzo che preoccupata di non averlo trovato in casa lo aveva chiamato.

-Si mamma torno subito…scusa-

Si avvicinò al tabellone come se si stesse avvicinando realmente a quella persona in foto e il suo sguardo cadde nel punto basso della pubblicità: Aiba Masaki. Era questo il nome di quella persona che aveva suscitato quelle emozioni in Jun.

-E’ un modello… è un uomo diamine! Che cavolo m’è preso…- borbottò il ragazzo cercando di tornare nella realtà, ma si riperse negli occhi di quell’Aiba un’altra volta non appena alzò la testa.

-E’-E’ meglio che me ne torni a casa. sto delirando. Il fatto è che è davvero bellissimo…..impossibile da descrivere….-


Jun non riusciva a non pensare ad Aiba, era la prima volta che una persona del suo stesso sesso gli aveva provocato una reazione del genere ma la cosa più insolita era che questa nuova emozione lo infastidiva anche perché non riusciva a capire di cosa si trattasse realmente e perché non riusciva a togliersi la sua figura dalla mente.

La sera era scesa e il momento della performance era arrivato.

-Ora è il momento di Matsumoto Jun una giovane promessa dell hip hop.-

Jun entrò sul palcoscenico evitando ogni contatto visivo con il pubblico e deciso iniziò a ballare.

Stava andando tutto bene, il pubblico era estasiato da tanta bravura, i personaggi importanti commentavano magnificamente la scena in corso e Jun si era ormai perso nel mondo che amava e stava dando seriamente il meglio delle sue capacità ma appena la musica terminò e lui si fermò alzando lo sguardo alla platea vide una cosa che non avrebbe (forse…) voluto vedere: Aiba Masaki era seduto in prima fila che applaudiva.

Jun si irrigidì e iniziò a respirare a fatica, l’ansia era tornata insieme all’agitazione e i suoi occhi scuri non riuscivano a non fissarlo. Era imbarazzato e infastidito allo stesso tempo e avrebbe voluto scappare via ma non riusciva a muoversi sovrastato dagli applausi del pubblico e dallo sguardo compiaciuto del modello.

-Che diamine ci fa in prima fila Aiba Masaki? Qualcuno mi sa rispondere?- disse Jun raggiunto lo spogliatoio.

-E’ l’ospite speciale della serata razza di idiota! Come fai a non sapere certe cose.- rispose un suo amico credendo che stesse scherzando.

-E dimmi un modello cosa centrerebbe con noi ballerini?- insistette Jun.

-MatsuJun, Masaki è si un modello ma è anche uno dei più grandi ballerini asiatici. Davvero mi stai dicendo che non lo conosci? E’ famosissimo lo conoscono anche all’estero. Ragazzo mio fatti una cultura.- rispose il suo amico.

Prima che Jun potesse rispondere erano tutti stati richiamati sul palco per i ringraziamenti e per la consegna dei fiori.

Come era prevedibile Jun fu riempito di complimenti e critiche positive ma tutto questo aveva assunto poca importanza nel momento in cui gli venne dato il mazzo di fiori.

-Complimenti sei davvero un ballerino fantastico, Matsumoto-san giusto? Mi ha davvero sbalordito il tuo modo di ballare. Mi piacere…-

-G-g-grazie! Ma ora passa avanti… devi consegnare i fiori a gli altri.-

Aiba aveva iniziato un bellissimo complimento  ma venne interrotto da un Jun imbarazzatissimo e apparentemente infastidito dalla sua presenza. Era arrossito e non riusciva a guardarlo negli occhi. La sua voce tremava, voleva solo andarsene.

-Almeno accetta i tuo bouquet, prego.- Rispose tranquillo Aiba che accennava un sorriso allungando le braccia per avvicinare i fiori a quel ragazzo timidissimo.

Jun allungò a sua volta le braccia senza alzare lo sguardo e accidentalmente sfiorò le mani del modello.

Alzò di scatto gli occhi mentre assaporava il tocco morbido e delicato della sua pelle e vide Aiba che lo stava fissando, con un sorriso appena disegnato in viso ma pur sempre adorabile.

Masaki lasciò il bouquet e passò avanti per complimentarsi con gli altri ballerini. Jun aveva riabbassato lo sguardo sognante guardando la sua mano destra che per prima aveva toccato quella persona.

-Mi ha rivolto la parola. Lui mi ha rivolto la parola. Lui mi ha fatto i complimenti. Lui mi ha guardato. Lui mi ha sfiorato la mano. LUI…..-  non riuscii a completare la frase perché il suo cuore aveva iniziato a battere nel petto più forte del solito, sentiva le sue pulsazioni lente ma forti e continuava a guardare la sua mano.

Quella mano che aveva toccato Lui. E che ardentemente voleva ritoccare. Ma Jun sapeva benissimo che non sarebbe mai più successo e rassegnato e negativo rientrò nel camerino pensando a quell’incontro semplicemente come un bellissimo sogno.




-Jun rispondi tu al telefono per favore! Sto cucinando!- gridò la madre mentre il telefono squillava.

-Pronto? Famiglia Matsumoto?-

-Si chi parla?-

-Buongiorno chiamiamo dalla  Ongaku Sutā Agency cerchiamo Jun-

-Sono io…-

-Matsumoto-san è stato convocato per i provini di dopo domani nell’agenzia. I direttori hanno apprezzato molto la sua esibizione sabato sera. Lei è disponibile?-

-CERTO! A CHE ORA!-

-Che entusiasmo. Bene si faccia trovare all’agenzia per le 10.00 del mattino di giovedi. Arrivederci e grazie per la disponibilità.-

-Ci sarò! Si figuri !! arrivederci-

-… non era uno scherzo vero? La Ongaku Suta??? Stiamo parlando di quella agenzia pazzesca? E vogliono me? Sto sognando!!!!!!!-

Tutto elettrizzato Jun si era preparato e giovedi era arrivato veloce. Aveva tenuto parte al provino e lo aveva passato senza alcun problema insieme ad altri 6 ragazzi. Ora faceva parte di una delle più grandi agenzie di spettacolo del Giappone e tra qualche tempo avrebbe potuto debuttare ufficialmente.

Un giorno dopo qualche mese dalla sua entrata nell’agenzia venne richiesto per un servizio fotografico di una nota marca di abbigliamento Tokyota.

Era prevedibile che lo avrebbero richiesto anche come modello vista la sua bellezza misteriosa. Era perfetto per quel servizio.

Arrivato nel luogo stabilito vide una troupe di fotografi e costumisti di altissimi livelli. Subito lo truccarono e gli acconciarono i capelli e gli mostrarono gli abiti da indossare per i primi scatti. Non avrebbe mai potuto immaginare che insieme a lui avrebbe dovuto posare anche Masaki.

-Matsumoto-san sono felice di rivederti, oggi addirittura lavoreremo insieme, facciamo un bel lavoro.-

Masaki era gentile e bellissimo come al solito.

-Chiamami semplicemente Jun. Uhmm.. si mettiamocela tutta…- rispose impacciato il ragazzo.

Iniziarono a posare. Tutti era incantati di fronte a tanta bellezza. Quei due insieme formavano un team perfetto, erano un misto di bravura professionalità e bellezza il tutto equilibrato nel modo giusto, e Jun anche se in imbarazzo aveva iniziato a non farci caso e pensava solo a lavorare bene. Senza rendersene conto erano passate 4 ore e il servizio era terminato.

-Abbiamo fatto un lavoro ottimo insieme vero Jun? La prossima volta impegniamoci ancora di più. Ora vado, ho una trasmissione che mi aspetta. Alla prossima Jun.-

La prossima volta? Masaki voleva una “seconda volta” e lo aveva chiamato per nome, per ben due volte. Due volte le sue labbra perfette avevano pronunciato il suo nome. Il nome Jun… mai aveva notato quanto fosse bello il suono del suo nome… che diventava ancora più meraviglioso se pronunciato dalla voce di Masaki.

Il tempo passava in fretta, era già trascorso un anno e ormai Masaki e Jun non facevano altro che lavorare insieme, erano diventati un duo irresistibile e professionale e in molti li richiedevano per spot pubblicitari servizi fotografici e drama.

Erano considerati i rivali degli Arashi anche se in realtà erano tutti molto amici. L’unica cosa che non andava bene erano i sentimenti asfissianti di Jun che non riuscendo a esprimerli li chiudeva dentro il suo cuore oramai frustrato e sofferente.

Si perché stare ogni giorno a contatto con Aiba era un inferno. Jun era innamorato da un anno di quel bellissimo uomo e non si sarebbe mai e poi mai sognato di confessargli i suoi sentimenti. Stare con lui, vederlo, lavorarci insieme, sentire le sue lamentele e le sue preoccupazioni, vedere sempre quel suo sorriso facevano innamorare ogni giorno di più Jun e allo stesso tempo lo facevano rinchiudere in una disperazione e una tristezza interiore dalla quale non sapeva come poterne uscire.

Era impensabile che Masaki provasse qualcosa per lui.

Era impensabile che Masaki dicesse si ti amo anche io.

Era impensabile che Masaki lo avrebbe mai baciato.

Nascosto dalle lenzuola del suo letto Jun pensava a queste cose e le lacrime scendevano rigandogli quel viso stupendo. Quella notte come molte altre non riuscii a prendere sonno, e tra lacrime amare e pensieri tristi cercava di trovare un modo per dimenticarsi di lui, farsi una ragione per cui non sarebbe mai stato ricambiato. Ma era tutto inutile. Lui voleva Masaki. Non gli importava come. Non gli importava essere odiato. Lui lo voleva suo. Non sapeva ancora come ma lo sarebbe diventato.



Date: 2012-03-03 01:26 pm (UTC)
From: [identity profile] daria-91.livejournal.com
graceeeeeee ci ritroviamo anche qui *-*
ovviamente te la commento anche qui questa storia perchè mi è piaciuta tanto *____*
piccolo dolce tenero Jun <3<3<3

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