[identity profile] sallyblackwater.livejournal.com posting in [community profile] pasticci_fanfic
Titolo: Roll The Dice
Genere: Romantico, Avventura, Song-fic, One-shot
Fandom: Arashi/Harry Potter
Pairing: Sakumoto, Ohmiya, Neviluna
Rating: PG
Disclaimer: Per produrre questa fanfic non è stato fatto del male nè a nessun Arashino nè a nessun personaggio di Harry Potter... anche perché, purtroppo, nessuno di essi mi appartiene ç___ç
Note: Come qualcuno qui già sa, questa fanfic esiste da un bel po' di tempo... la sto pubblicando qui soltanto ora xD almeno come ambientazione è ispirata al pv di Meikyuu Love Song, e visto che la canzone secondo me ci stava bene, ho scritto una song-fic ^^
Vorrei poi dire che non studio giapponese all'università: il piccolo dialogo in giapponese che troverete l'ho scritto con le mie (poche) conoscenze della lingua, e le strofe della canzone sono tradotte da una traduzione in inglese. Dunque, se c'è qualcosa di sbagliato, PRETENDO di essere presa a bacchettate sulle mani e corretta ^^ ultima nota: ho scoperto ora che lj ha un limite di lunghezza dei post, quindi l'ho dovuta dividere in tre parti ç___ç
Detto questo, ecco la fic ^^ enjoy!




Umareru mae kara shitteita you na
yasuragu kimi to fui ni deatta
Seikaku mo shimi mo maru de chigaitteta kedo
Bukiyouna gurai sunao na kimi mabushikatta....”


Mi sembra di conoscerti da prima che nascessi
Ti ho incontrata all'improvviso, ed eri a tuo agio
Le nostre personalità e i nostri hobby erano completamente diversi
Eri così sincera, è stato imbarazzante, ma mi incantavi....”

- Com'è andata oggi? - disse Neville, mentre aspettavano assieme che le scale arrivassero.
- Oh, per niente male - rispose Luna. - Ho avuto una discussione con un Serpeverde del mio anno che diceva che i Plimpi Ghiottoni non esistono. Ma sai, non è affatto vero, perché sono proprio davanti a casa mia, nel laghetto. Io e papà li usiamo spesso per fare il tè, sono molto dolci. Un giorno te li farò assaggiare.
Neville sorrise, e annuì. Non aveva mai visto un Plimpo Ghiottone, così come non si era mai trovato davanti un Nargillo, o un Ricciocorno Schiattoso, ma ormai quasi le credeva sulla parola.
L'aveva conosciuta solo l'anno precedente, e, pensandoci in quel momento, era sicurissimo che avesse compiuto un piccolo miracolo. Lui era il tipico ragazzo timido e poco popolare, cosa che non invogliava la gente a fare amicizia con lui: era sempre stato un ragazzo molto solo.
Lei, invece, con la sua semplicità e schiettezza, si era avvicinata a lui. Anche a quel tempo, così come in quel momento, era una ragazza strana. Ricordava i loro primi incontri come piuttosto imbarazzanti, ma anche grazie alle riunioni dell'ES aveva imparato a conoscerla, ed erano diventati amici. Ma non era tutto... era fermamente convinto che, ovvie capacità a parte, qualcosa in lei fosse veramente magico. Giorno dopo giorno, passo dopo passo, era rimasto vittima del suo incantesimo....
- Vorrei proprio riuscire a far vedere agli altri tutto quello che vedo io... il mondo sarebbe davvero un posto migliore - continuò Luna, prendendo la rampa di scale che era appena arrivata. Neville, naturalmente, la seguì.
- Sul serio, i Ricciocorni Schiattosi dovrebbero essere messi nei programmi scolastici, sono molto importanti per il nostro ecosistema!
La ragazza continuava a parlare, mentre Neville si guardava attorno. Improvvisamente si rese conto di alcune cose molto strane.
Prima di tutto, sulla scala erano completamente soli, cosa strana perché a quell'ora tutti gli studenti stavano tornando nei dormitori. Seconda cosa, se c'era un posto verso cui quella scala stava portando, di certo non si trattava né della torre di Corvonero, né della torre di Grifondoro.
- Luna, che scala hai preso? - domandò Neville.
- Una - rispose la ragazza, facendo spallucce. - Suppongo che qualsiasi scala si prenda questa porti dove dobbiamo andare, no? Anche se in effetti quello che sta succedendo è molto strano....
Quando la scala si fermò, si trovarono davanti ad una singola porta in legno dall'aria piuttosto pesante. Le scale che li avevano portati lì si allontanarono, e quando furono abbastanza lontane scomparvero nel nulla.
- Le scale! Perché sono sparite le scale? - esclamò Neville.
- Credo che non ritorneranno - disse Luna.
- E quindi? Che facciamo?
- Credo che ci sia poco da fare... dobbiamo oltrepassare quella porta, e cercare un modo di tornare giù - disse Luna.
Neville annuì, poco convinto.
- E poi, sono abbastanza curiosa di sapere cosa c'è dietro la porta, credo di non essere mai stata in questa parte del castello!
Neville non era esattamente dello stesso parere. Tutto di quella situazione sembrava avvertirlo di un pericolo imminente, e non gli sembrava logico rischiare la propria vita esclusivamente per soddisfare una propria curiosità. Allo stesso tempo, però, sapeva che se si fosse tirato indietro Luna avrebbe pensato a lui come a un codardo, e voleva evitare assolutamente che questo succedesse.
- Va bene, allora - rispose lui, cercando di assumere un tono deciso.
Assieme si avvicinarono alla porta. Erano convinti che sarebbe servita tutta la loro forza per smuoverla, ma come se avesse percepito la loro presenza la porta si aprì con un cigolio.
La stanza dietro la porta era buia, a parte per la luce proveniente dall'esterno, e per quella generata da un piccolo faro in un angolo.
La prima cosa che videro fu un gruppo di cinque ragazzi, radunati sotto il faretto quasi come se la luce che emanava fosse stata la loro energia vitale. Avevano gli occhi a mandorla, ed erano vestiti abbastanza eleganti, anche se in maniera un po' strana.
I cinque ragazzi scrutarono Neville e Luna per qualche secondo, poi uno di loro fece un'esclamazione di sorpresa.
- Nani? Luna-san to Neville-san ga imasu! Kore wa Hogwarts desu! Yokatta... Silente-sensei, tasukete kudasai! *- urlò il ragazzo, agitando le braccia.
- Urusai Jun-kun! - fece un altro ragazzo, e poi si rivolse verso di loro - Anatatachi wa dare desuka? **
Neville rivolse a Luna uno sguardo interrogativo. - Ma dove diamine siamo finiti? - mormorò.
- Nino-kun, kare wa Neville-san de, kanojo wa Luna-san desu. Harry Potter wa yomimasenka? ***- replicò l'altro, in tono piuttosto irritato.
L'altro scosse la testa, con aria rassegnata, mentre gli altri tre ancora li stavano fissando.
Neville fece per avvicinarsi ai ragazzi; non poteva capire quello che dicevano, ma a parte Luna erano gli unici che si trovavano con lui in quel momento, quindi tanto valeva stare vicini. Sembravano innocui, e a giudicare dall'espressione spaventata del ragazzo più a sinistra probabilmente erano anche Babbani, ma il fatto che uno di loro solo poco prima avesse nominato Hogwarts, Silente, Harry e, soprattutto, sapesse i loro nomi lo rendeva un po' sospettoso.
Non appena lui e Luna si avvicinarono ai ragazzi, la porta da cui erano entrati si chiuse di scatto, e il faretto, la loro unica fonte di luce, si spense.
Uno dei ragazzi si lamentò, sempre in quella lingua incomprensibile.
Poi, la mente di Neville fu attraversata da una voce. Era una voce femminile, e aveva un che di ultraterreno.
- Traduttore simultaneo attivato.
Essa scomparve così come era arrivata.
- Ehi, l'avete sentita anche voi?
La voce apparteneva al ragazzo che aveva rivolto loro la parola per primo.
- La voce? - disse un altro.
- Sì! Sì! L'ho sentita!
- Ahi! Aiba-chan, non saltellare sul mio piede!
- Ehi! Adesso vi capisco! - esclamò Luna.
- Luna-san! - strillò il primo ragazzo.
- Jun-kun, non fare il fanboy e cerca di non svenire! - esclamò qualcuno accanto a Jun-kun.
- Perché non accendono la luce? E perché siamo qui? - piagnucolò un altro.
- è quello che ci chiediamo tutti, credo - intervenne Neville.
Come finì di parlare, la luce ritornò.
C'erano vari fari nella stanza, ed il bagliore era più intenso di quello che c'era prima. Mentre i suoi occhi si abituavano, Neville cercò di rendersi conto del luogo in cui si trovavano.
Le pareti erano in pietra, ed erano scolpite in rilievo e dipinte in modo tale da dare l'impressione di essere circondati da una città. In terra c'erano delle mattonelle colorate; molte di esse avevano qualcosa disegnato sopra, e insieme sembravano formare un percorso. Alla loro destra, c'era un grosso cubo bianco con dei punti neri.
- Un dado! - esclamò Luna, avvicinandosi al cubo.
- Oh, non ci posso credere! - esclamò uno dei ragazzi. Era praticamente abbracciato all'amico accanto a lui, probabilmente perché, pur non volendo darlo a vedere, si era spaventato durante gli attimi di buio, ma anche in piena luce non accennava a lasciarlo andare.
- Che cosa? - domandò Luna.
- Stavamo girando il nuovo video qui! O almeno, la stanza era molto simile, vero Oh-chan?
- Hai ragione, Nino-chan... solo che la stanza era più piccola - disse il ragazzo accanto a lui.
- Piuttosto, non potremmo presentarci? Forse Jun-kun sa chi siete, ma noi no, e voi non sapete chi siamo noi - disse uno degli altri tre. Jun-kun scosse la testa. - Sho-kun, non è possibile non conoscerli!
Luna sorrise. - Io mi chiamo Luna, e lui è il mio amico Neville. E voi siete....
- Sho Sakurai.
- Kazunari Ninomiya.
- Satoshi Ohno.
- Masaki Aiba.
- E io sono Jun... Jun Matsumoto. Voi... voi siete i miei personaggi preferiti, ho letto un sacco di fanfiction su di voi! - disse il ragazzo, emozionato.
- Hai letto cosa? - chiese Neville.
- Fanfiction... su internet....
- Intercosa? - domandò Luna.
- Internet... è come una rete, in cui si possono trovare varie cose... col computer....
- Non ho idea di cosa tu stia parlando... però mi piace. Potremmo essere amici, sai? - rispose Luna.
Neville si rattristò un po'. Luna era una ragazza speciale, certo, ma pur sempre una ragazza. Quei cinque ragazzi erano, oggettivamente, dei bei ragazzi, ed era quasi ovvio che, se avesse potuto, Luna avrebbe scelto uno di loro piuttosto che lui, il ragazzo bruttino ed insignificante.
Neville però non ebbe tempo di rimuginare di più sulla cosa, perché la voce tornò a farsi sentire.
- Benvenuti - disse quella.
- Chi sei? E che cosa vuoi? - urlò Nino.
- Io... voglio solo fare un piccolo gioco con voi....
- “Un piccolo gioco?”. Conosco un film che comincia così, si chiama Saw, e lì muoiono tutti! - continuò Nino.
- Io... io non voglio morire! - guaì Aiba.
- Stai calmo... andrà tutto bene - gli disse Luna.
- Nessuno di voi si farà del male... sempre se fate da bravi. E in ogni caso non avete molta scelta... per trovare la chiave per uscire dovrete soltanto giocare!
- Va... va bene. Cosa dobbiamo fare? - domandò Neville.
- Conoscete tutti il gioco dell'oca, no? Dovete solo lanciare il dado... e riuscire ad arrivare fino alla fine, sulla casella della Chiave. Solo allora potrete aprire la porta del Castello, che è proprio davanti a voi.
Mentre parlava, alcuni degli edifici scolpiti nel muro si spostarono, mostrando un castello molto simile a quello di Hogwarts. Lì dove ci sarebbe dovuto essere il portone c'era invece un buco di serratura.
- Avrete un tempo limitato per finire il gioco... sessanta minuti.
- E cosa succede se non finiamo in tempo? - disse Ohno.
- Se non finite in tempo... beh, ve ne accorgerete! - fece la voce, divertita. - Sarò buona con voi, e vi darò la possibilità di rendervi conto di quanto manca....
Dietro di loro comparve un enorme orologio con numeri romani. Entrambe le lancette erano ferme sul 12.
- Prima di cominciare, però, devo dividervi, e decidere i vostri colori... Luna, tu sarai il blu.
Il colore delle scarpe di Luna cambiò, ed esse diventarono di un blu acceso.
- Neville e Masaki, voi sarete il verde.
Neville vide anche le sue scarpe cambiare colore. Aiba gli si avvicinò.
- Jun e Kazunari, a voi tocca il giallo.
Jun borbottò qualcosa tipo “Non si abbinano per niente alla cravatta”.
- E infine, Sho e Satoshi, a voi il rosso. Un'ultima cosa... voi che siete in coppia, se volete vincere dovrete arrivare all'ultima casella assieme... anche se il gioco potrebbe sempre separarvi... e non provate nemmeno ad andare avanti di qualche casella senza il mio permesso... potreste pentirvene amaramente!
Tutti annuirono. Neville vide Aiba accanto a lui, un'espressione impaurita sul volto. Sperò solo che non perdesse la testa mentre giocavano.
- Ora potrete iniziare a giocare... Blu, inizierai tu. A tutti voi, benvenuti in “The Adventures Of Puzzle Storm”!
La voce smise di farsi sentire.
- Anche lo stesso nome del nostro gioco! - esclamò Nino. - Copiona!
- Almeno è stata galante - disse Sho, e poi indicò Luna. - Prima le signore.
Luna si allontanò dal gruppetto, e prese il dado gigante.
- Ti aiuto? - le domandò Neville. Il cubo era quasi più grande di lei.
- No, grazie. È leggero - rispose Luna, sollevando il dado senza difficoltà. Subito dopo, lo lanciò.
Cinque.
La ragazza fece cinque passi in avanti rispetto a dove si trovavano loro, e poi si fermò.
- Ehi, c'è un biscotto disegnato su questa casella! - esclamò.
Proprio mentre diceva questo, un tavolino si materializzò davanti a lei.
- Ci sono due biscotti qui - continuò la ragazza.
Sulla parete davanti a loro apparve una scritta. “Casella biscotto: il giocatore che finirà su questa casella dovrà mangiare uno dei biscotti a sua disposizione. Gli effetti potrebbero variare a seconda del biscotto scelto”
- Ok... - fece Luna. - Scelgo questo.
La ragazza prese uno dei biscotti, e lo addentò.
- Ha un buon sapore, e... wow! - esclamò la ragazza, guardandosi una mano. - La mia pelle... sta diventando blu! Forte!
Dopo qualche secondo, Luna sembrava una versione umana di Puffetta, e la cosa non sembrava dispiacerle affatto.
Neville notò che le scarpe sue e quelle di Aiba si stavano illuminando, come se fossero state fluorescenti.
- Credo che sia il nostro turno - disse ad Aiba, e andò a prendere il dado.
Era effettivamente molto leggero, forse anche più leggero della gommapiuma. Neville lo lanciò.
Due.
Finirono su una casella con su scritto: “Prendi una carta”.
- Dove sono le carte? - disse Aiba. In effetti, non c'era nessun mazzo in giro.
Il gioco risparmiò loro la fatica di cercarlo: dov'era apparsa la scritta della casella del biscotto, ora ne era apparsa un'altra. “Carta Sottosopra: per un turno, vivrete il gioco da un'altra angolazione....”
Neville si sentì come se il mondo si stesse capovolgendo... e si rese conto che, in effetti, era così.
- è sottosopra per davvero! - esclamò Ohno, accorgendosi poi che ora erano le scarpe sue e di Sho ad essere illuminate.
- E adesso, come facciamo? - disse Sho, che sembrava non avere nessuna intenzione di muoversi in quelle condizioni.
- E che dobbiamo fare... giochiamo - disse Ohno, muovendosi per prendere il dado.
- Non è così tremendo! - esclamò il ragazzo, lanciando il dado.
Sei.
Dalla casella su cui finirono, il volto di un clown li fissava.
Un'altra scritta apparve sulla parete. “Casella Clown: Rodney il Clown è gentile e vuole suonarvi la sua musica mentre giocate....”
Una melodia al pianoforte si sparse nell'aria. Era una canzone strana; sembrava quasi che fosse la colonna sonora di un film dell'orrore. Il ritmo era concitato, e sembrava quasi che a suonare fossero non due, non quattro mani, bensì almeno venti.
- Non è umano... c'è qualcosa di molto strano qui - disse Neville. Inspiegabilmente, sentiva un brivido percorrergli la spina dorsale.
- Lo so, lo so che tocca a noi, non c'è bisogno che lampeggiate! Come se già non foste un pugno in un occhio! - esclamò Jun indicando le scarpe, andando a prendere il dado.
Tre.
- C'è un ponte, qui - disse Nino. Tale ponte si materializzò davanti a loro, assieme a due biciclette. Il “tabellone” era abbastanza grande, e il ponte sembrava portare lontano.
- Credo che dovremo usare queste per attraversarlo - fece Jun, indicando le biciclette.
Quando giunsero a destinazione, Nino si mise a deridere gli altri: - Noi siamo qui, e voi siete ancora indietro! - li canzonò.
- Ehi, ehi, ehi Nino-kun! Non abbiamo nemmeno ancora iniziato a giocare! - fece Aiba.
Luna tirò il dado. Cinque.
La ragazza lesse la scritta sulla sua casella. - “Castello dell'Oscurità: combatti per fuggire”.
Neville tirò fuori la bacchetta dalla tasca. La voce aveva detto che nessuno si sarebbe fatto male, ma lui non si fidava per niente.
Non appena la ragazza finì di leggere, una spada si materializzò tra le sue mani. Il braccio di Luna si abbassò a causa del peso, e un'espressione impaurita, così insolita da una come lei, apparve sul suo volto; cinque scheletri risalirono dal soffitto verso il tabellone, cogliendola alla sprovvista. Al posto delle dita avevano degli artigli dall'aria letale.
Luna tentò di lasciar andare la spada per prendere la bacchetta, ma l'arma non aveva alcuna intenzione di staccarsi dalle sue mani.
Neville non rimase a riflettere nemmeno per un secondo.
- Confringo! - esclamò, la bacchetta puntata verso gli scheletri.
Il fragore di un'esplosione riempì le loro orecchie; tutti si ripararono con le mani dai frammenti di ossa che schizzarono via in tutte le direzioni.
- Figo - fece Sho. - Puoi insegnarmi come si fa?
- Ovvio che non può, Sho-kun! - fece Nino. - Lui è un mago!
La voce interruppe il loro parlare.
- Oh, oh, oh, abbiamo un piccolo eroe qui, vero Neville? Peccato che non sia tuo compito lanciarti in azioni eroiche durante il turno degli altri... non te l'hanno mai detto? Le difficoltà vanno affrontate da soli... e ora, per punizione, finirai nella Prigione!
Neville si sentì sprofondare, o meglio, considerato il fatto che erano ancora sottosopra, venne risucchiato verso l'alto.
Una cosa positiva della situazione era che il mondo era tornato nella sua posizione originale; però si trovava in un luogo buio e umido, e stava iniziando a sentire freddo. Riusciva però a sentire le voci degli altri, che si chiedevano dove fosse finito.
- Cosa devo fare per liberarmi? - urlò, rivolgendosi verso l'alto.
- Tu devi solo stare fermo e rilassarti un po'... Masaki dovrà lanciare il dado; non appena farà sei tu potrai uscire.
Neville scosse la testa, sconsolato. La verità era che aveva paura... ma non per se stesso. E se Luna fosse di nuovo capitata in una di quelle caselle? E se ci fosse stata qualche altra casella diabolica? Quei cinque ragazzi erano Babbani, come si sarebbero mai potuti difendere?
Si lasciò andare contro una parete.
Aiba, fai sei, fai sei, fai sei....

*

- Neville-san, Neville-san! Ce la metterò tutta! - urlò Aiba. Era il suo turno, e il mondo, come promesso dalla voce, era ritornato ad essere quello di prima.
Luna non poté fare a meno di sentirsi in colpa. Aveva sentito la voce di Neville, e probabilmente non gli sarebbe successo nulla di male.
Aiba lanciò il dado. Cinque.
- Cavoli... solo uno meno di sei! - esclamò il ragazzo.
Finì su una casella Carta.
Lancia un dado. Se fai più di tre, resta dove sei, altrimenti vai in Prigione”, apparve sulla parete.
Aiba lanciò nuovamente il dado, chiudendo gli occhi. Luna trattenne il fiato. Se anche Aiba fosse finito in prigione, chi mai avrebbe potuto liberare Neville?
La ragazza maledisse la sua curiosità: per quanto l'idea di un gioco “dal vivo” l'avesse inizialmente allettata, aveva scoperto a sue spese che la cosa poteva anche diventare molto pericolosa.
Era diverso dall'affrontare dei Mangiamorte: loro, perlomeno, avevano un obiettivo da perseguire, e se non fossero stati fermati il loro mondo sarebbe cambiato in peggio. Non era ben chiaro, invece, come mai quel gioco li avesse richiamati: come mai esisteva una stanza del genere ad Hogwarts? Come ci erano arrivati quei ragazzi? Ma soprattutto, dal momento in cui si supponeva che loro due e quei ragazzi fossero alleati, contro chi stavano giocando realmente? Non riusciva nemmeno ad immaginarselo... i Nargilli non erano tanto diabolici, no?
Il dado cadde, e Aiba riaprì gli occhi. Quattro.
Luna riprese a respirare normalmente. Non era sei, ma era sempre più di tre.
Aiba rimase fermo in quella casella, e Sho andò a prendere il dado.

*

Ohno si stava ancora chiedendo cosa ci facessero in quel posto. Erano in studio per girare il nuovo video, quando all'improvviso si erano spente le luci, e tutto lo staff si era volatilizzato. E poi, eccoli lì, in quella specie di gioco reale simile a quello del video, assieme a quei due sconosciuti che Jun-kun sembrava conoscere tanto bene.
Sapeva di dover essere un minimo ottimista, ma considerando tutta la situazione proprio non ci riusciva.
Prima di tutto, quella era una versione dal vivo di una variante abbastanza strana del gioco dell'oca... e non una di quelle in cui bisognava impressionare gli altri ballando il ballo del qua qua. Seconda cosa, loro erano praticamente impotenti davanti a quel gioco; certo, quel Neville aveva fatto esplodere gli scheletri, ma era abbastanza ovvio che il ragazzo non avesse delle capacità normali... e comunque, lui era finito in prigione. Anche la ragazza sembrava speciale... a giudicare dagli accessori che indossava, sembrava una di quelle ragazze che a volte vedeva a Tokyo, solo che era biondissima e senza trucco. Sarebbe stata in grado di difenderli tutti quanti? Questo non lo sapeva, e in ogni caso anche se avesse potuto farlo sarebbe finita anche lei in prigione.
Guardò Nino, che assieme a Jun era qualche casella più avanti. Sembrava ancora arrabbiato per il fatto di essere piombato lì senza alcuna spiegazione. Se gli fosse successo qualcosa, come avrebbe fatto senza di lui? E anche tutti gli altri, come avrebbe fatto senza anche uno solo di loro?
Sho aveva lanciato il dado. Due.
Casella Carta.
Siete entrati nel giardino della Strega senza il suo permesso, e lei ha deciso di tenere uno di voi come prigioniero! Lanciate il dado, chi farà il numero maggiore resterà qui, mentre l'altro sarà libero di scappare al prossimo turno”.
Sho tirò il dado. Uno.
Beh, credo che sia un po' difficile fare di meno, pensò Ohno, rassegnato. Qualche catena non sarebbe stata di certo una tragedia, alla fine.
Lanciò il dado, e ottenne un quattro. La scritta sulla parete cambiò.
Mentre sei nella dimora della Strega, il suo serpente domestico ha deciso di giocare con te... stai attento, potrebbe essere velenoso!” .
Mentre la frase svaniva, Ohno notò una creatura uscire fuori dalla casella. Sho, istintivamente, fece un salto per evitarla; lui, invece, fu costretto a restare fermo.
Si trattava di un serpente verde e molto lungo: subito l'animale si avvinghiò alle sue caviglie, avvolgendole in una spira. Si aspettò che il serpente continuasse ad avvinghiarsi attorno a lui, concedendogli perlomeno una morte veloce, ma non fu così: il serpente si fermò. Il ragazzo si sentì sollevato... forse c'era per lui una speranza di salvezza?
Provò a muovere una gamba, e si rese conto che il serpente non si era stretto a lui più di tanto.
- Oh-chan, tutto bene? - urlò Nino. Sembrava preoccupatissimo.
- Sto bene, Nino-chan, nulla di... ahi!
Aveva parlato troppo presto. Un bruciore acuto gli invase i polpacci, e poi cadde in avanti, sulle ginocchia, le gambe incapaci di tenerlo in piedi.

*

- Non hai letto la carta? Il serpente è velenoso!
Di nuovo quella dannatissima voce.
- Che cosa gli hai fatto? - urlò Nino, fuori di sé.
Che fossero finiti in quel posto assurdo poteva anche andargli bene; che qualcuno osasse toccargli Oh-chan assolutamente no.
- Oh, nulla... nulla di irreversibile - rispose la voce.
- E allora cosa aspetti a scacciare quel maledetto serpente? - urlò il ragazzo.
- Non è ovvio? Qualcuno dovrà aiutarlo... e quel qualcuno potresti essere proprio tu, Kazunari!
- Taglia corto, e dimmi cosa devo fare - disse Nino.
- Il tuo compito è semplice... dovrai soltanto recuperare un coltello e dell'antidoto al veleno, poi potrai liberare il tuo amico, ma stai attento... più passi farai, e più il serpente si avvinghierà a Satoshi, e il veleno si diffonderà sempre più velocemente! Ti dovrai muovere... prima che sia troppo tardi!
- Oh, dannazione! Dannazione, dannazione, dannazione! Non l'avrai mai vinta contro di me! - urlò Nino. Fu improvvisamente più cosciente dell'orologio che, dietro di lui, ticchettava. Corse a prendere il dado. Mentre stava ritornando alla sua casella, sentì un gemito. Il serpente era salito di mezza spira attorno ad Ohno.
Devo stare più fermo possibile. Calma.
Lanciò il dado. Sei.
- Casella Biscotto - disse Jun.
- Io non ho nessuna voglia di diventare blu! - esclamò Nino, stizzito.
- Nemmeno io, sarebbe piuttosto inutile - rispose Jun.
Nino annuì. Per fortuna diventare blu non sarebbe stato d'ostacolo per loro. Doveva pensare solo a salvare Oh-chan. Poteva anche restare soltanto un suo amico, ma anche da tale lui non avrebbe mai permesso ad uno stupidissimo gioco di portarglielo via, mai. Avrebbe fatto di tutto perché lui uscisse vivo, qualsiasi cosa.
Scelse uno dei biscotti, e lo divise con Jun.
Sapeva di cioccolato, esattamente come un comune biscotto.
Non può farci nulla di male, no?
L'attimo dopo si resero conto che il tavolino da cui avevano preso il biscotto era diventato più alto. Si guardò intorno, e notò che anche gli altri sembravano essere diventati più grandi... o forse era il contrario?
- Siete più piccoli! - disse Luna.
Sì, era il contrario. La casella in cui si trovavano parve diventare enorme.
- No, no, no, no! - urlò Nino.
- Cosa c'è? - domandò Jun.
Nino pensò di essere finito in coppia con un cretino.
- Non è ovvio? Siamo più piccoli, ciò vuol dire che ci vorranno più passi per andare avanti! E più passi significa che le possibilità di salvare Oh-chan si riducono!
Come poteva essere così stupido?
- Facci tornare subito come prima! - urlò Nino, rivolto alla misteriosa voce. Poteva quasi sentirla, quella creatura maledetta, stava sicuramente sghignazzando da qualche parte, mentre osservava il suo Oh-chan soffrire, e sicuramente godeva nel vedere lui così disperato.
La voce non rispose.
- Nino-kun, ce la farai! - gli urlò Aiba. Lui, che inizialmente sembrava avere paura anche della sua stessa ombra, lo stava rassicurando.
Sospirò. Probabilmente arrabbiarsi non sarebbe servito a nulla.
Il turno passò a Luna. La ragazza, con passo leggero, andò a prendere il dado, e lo lanciò.
Nino si domandò come la ragazza potesse essere così tranquilla. Era praticamente appena stata attaccata da un esercito di scheletri, porca miseria!
- Oh, devo prendere una carta! - disse la ragazza, una volta arrivata nella sua casella.
Verità o punizione: dovrai rispondere ad una semplice domanda... mi raccomando, però, rispondi sinceramente... altrimenti potresti pentirtene!”
- Va bene... vediamo la domanda, allora! - disse Luna.
La scritta cambiò. “Che odori senti annusando l'Amortentia?”
- Hmm... vediamo un po'....
Se la faccenda dei passi non l'avesse bloccato, sarebbe andato a strozzarla. E comunque, cosa diavolo era un'Amortentia?
- Tè ai Plimpi Ghiottoni, profumo di Geranio Zannuto e... Puzzalinfa - disse la ragazza.
- Oh, basta con queste scempiaggini! - urlò Nino. - Cos'è la Puzzalinfa? Cos'è l'Amortentia? Oh, vabbè, alla fine chi se ne frega! Qui c'è un ragazzo che sta per morire, non abbiamo tempo per le cretinate tue e di questo gioco idiota!
Jun lo prese per le spalle, e lo guardò in faccia. - Calmati, Nino, calmati. Lei non ha fatto nulla di male, non è per colpa sua che Ohno-kun è in quelle condizioni, quindi non sfogarti su di lei! Siamo tutti preoccupati per lui, ma vedi, nessuno sta dando di matto come te! Non serve a niente perdere la calma!
Nino scostò Jun con rabbia. - Tu non capisci! - urlò. - Voi non capite cosa lui... significhi, per me.
Jun si bloccò, e rimase in silenzio per qualche secondo. - Ti capisco, invece - aggiunse poi.
Nino sperò che Jun avesse capito davvero che cosa intendesse dire. Sarebbe stato meglio così, che lui e gli altri capissero senza che lui dicesse apertamente niente... il rapporto tra di loro era così bello, aveva paura di rovinare tutto....
Si guardò intorno. Vide Aiba-chan che lo guardava con espressione triste, vide Sho-kun che, lo sguardo pieno di ansia, aiutava Oh-chan a sdraiarsi per terra, vide Luna guardarlo triste, come se volesse scusarsi. Tutti loro, dal primo all'ultimo, erano assieme a lui, e capì di non essere solo.
Respirò profondamente, ricordando a sé stesso che senza restare calmi non si sarebbe arrivati da nessuna parte, e guardò Aiba andare a prendere il dado.


* - Cosa? Ci sono Luna-san e Neville-san! Questa è Hogwarts! Che fortuna... Professor Silente, ci aiuti per favore!
** - Zitto, Jun-kun! Voi chi siete?
*** - Nino-kun, lui è Neville-san, e lei è Luna-san. Non hai letto Harry Potter?

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***La Pasticceria Italiana***

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