Roll The Dice (seconda parte)
Mar. 10th, 2012 02:36 pmEcco la seconda parte ^^
“Dokoka de kimi ga tsumazuki
Kuyashisa ni taeteru nara
Boku ga kitto sono te wo tsuyoku nigirou
Kimi no naka no mirai dakedo
Kesshite mi ushinawanai yo
Donna toki demo
Massugi ni kimi wo boku wa miteru kara....”
A Neville sembrava di trovarsi in quella prigione da ore, quando invece era lì solo da un turno. Non era accaduto nulla a Luna, ma sembrava che uno dei ragazzi fosse in condizioni critiche. Voleva assolutamente vedere com'era la situazione. Sperò che Aiba si muovesse, con quel sei.
- Neville-san, Neville-san, puoi uscire! - esclamò Aiba.
Neville si sentì sollevare, come se una mano invisibile l'avesse afferrato per il maglione. Gli sembrò di attraversare qualcosa di viscoso, poi i suoi piedi tornarono a toccare terreno solido.
- Stai bene? - domandò Luna.
- Tutto a posto - disse Neville, inquadrando la situazione del gioco. Poco lontano da lui e Aiba stavano Sho e Ohno, e Neville notò il serpente che lo avvinghiava. Più in là Nino, accanto a Jun, sembrava sull'orlo di una crisi. I due erano più piccoli almeno della metà di come erano prima. Luna era dietro di loro, e se solo Neville si fosse potuto muovere sarebbe corso ad abbracciarla.
Osservò la casella in cui era finito. Non sembrava nulla di particolare. In un certo senso questo era una fortuna, perché si era reso conto che nel gioco c'erano cose molto più pericolose di una semplice prigione.
- Grazie, Aiba - disse Neville. Il ragazzo sembrava piuttosto provato.
Il turno passò a Sho, che sembrava molto riluttante a lasciare Ohno da solo in balia del serpente.
- Per la miseria, muoviti! - disse Nino, impaziente.
Il ragazzo andò avanti.
- Oh, no... biscotto - disse Sho, vedendo la casella.
Prese uno dei biscotti e, dopo averlo guardato con sospetto, lo addentò.
In un primo momento non successe nulla, poi il ragazzo si portò le mani alle tempie.
- La mia testa... sta per scoppiare! - urlò Sho.
- Non ci deve nemmeno provare! - esclamò Jun, con rabbia.
Sembrava quasi che Sho stesse per svenire, ma in qualche modo il ragazzo si mantenne in piedi.
- Resisti, Sho-kun! - esclamò Aiba.
Sho borbottò qualcosa, ma subito il turno passò a Nino e Jun.
Lo sguardo di Nino era risoluto, e non si staccava da Ohno. Sembrava pronto a far fuori quel serpente a mani nude.
A causa della statura ridotta, Jun poté soltanto dare un calcio al dado.
La casella in cui finirono era l'unica del tabellone ad essere completamente nera.
“Segreta della Disperazione: uno di voi finirà nella Segreta della Disperazione! Entrarci è semplice, ma sarà possibile uscirne?”
- Nino-kun, tu devi riuscire a salvare Ohno-kun. Andrò io nella segreta - disse Jun con decisione, e poi scomparve.
- Neville-san, Neville-san, puoi uscire! - esclamò Aiba.
Neville si sentì sollevare, come se una mano invisibile l'avesse afferrato per il maglione. Gli sembrò di attraversare qualcosa di viscoso, poi i suoi piedi tornarono a toccare terreno solido.
- Stai bene? - domandò Luna.
- Tutto a posto - disse Neville, inquadrando la situazione del gioco. Poco lontano da lui e Aiba stavano Sho e Ohno, e Neville notò il serpente che lo avvinghiava. Più in là Nino, accanto a Jun, sembrava sull'orlo di una crisi. I due erano più piccoli almeno della metà di come erano prima. Luna era dietro di loro, e se solo Neville si fosse potuto muovere sarebbe corso ad abbracciarla.
Osservò la casella in cui era finito. Non sembrava nulla di particolare. In un certo senso questo era una fortuna, perché si era reso conto che nel gioco c'erano cose molto più pericolose di una semplice prigione.
- Grazie, Aiba - disse Neville. Il ragazzo sembrava piuttosto provato.
Il turno passò a Sho, che sembrava molto riluttante a lasciare Ohno da solo in balia del serpente.
- Per la miseria, muoviti! - disse Nino, impaziente.
Il ragazzo andò avanti.
- Oh, no... biscotto - disse Sho, vedendo la casella.
Prese uno dei biscotti e, dopo averlo guardato con sospetto, lo addentò.
In un primo momento non successe nulla, poi il ragazzo si portò le mani alle tempie.
- La mia testa... sta per scoppiare! - urlò Sho.
- Non ci deve nemmeno provare! - esclamò Jun, con rabbia.
Sembrava quasi che Sho stesse per svenire, ma in qualche modo il ragazzo si mantenne in piedi.
- Resisti, Sho-kun! - esclamò Aiba.
Sho borbottò qualcosa, ma subito il turno passò a Nino e Jun.
Lo sguardo di Nino era risoluto, e non si staccava da Ohno. Sembrava pronto a far fuori quel serpente a mani nude.
A causa della statura ridotta, Jun poté soltanto dare un calcio al dado.
La casella in cui finirono era l'unica del tabellone ad essere completamente nera.
“Segreta della Disperazione: uno di voi finirà nella Segreta della Disperazione! Entrarci è semplice, ma sarà possibile uscirne?”
- Nino-kun, tu devi riuscire a salvare Ohno-kun. Andrò io nella segreta - disse Jun con decisione, e poi scomparve.
*
Subito dopo, il buio e il freddo. Insomma, era una segreta, non poteva pretendere la luce e il tepore di un caminetto. Non era esatto dire che non ci fosse luce: una piccola sfera luminosa si stava dirigendo verso di lui. Jun non si spaventò: per quel giorno aveva visto cose peggiori e ben più strane.
La sfera si scontrò addosso a lui, provocando un'incredibile esplosione di luce.
Improvvisamente non ebbe più freddo. Dopo l'esplosione l'atmosfera era cambiata: non era più in una segreta, bensì in un parco; era primavera, e i ciliegi stavano fiorendo. Sotto uno di essi c'erano due figure, e Jun si avvicinò per osservarle meglio.
C'era Sho-kun, ed era assieme ad una ragazza.
- I ciliegi sono davvero belli - disse la ragazza.
- è vero. Ma non saranno mai belli come te, Minami-chan - rispose Sho, e poi si abbassò per baciare la ragazza.
Jun sentì il suo cuore rompersi in mille pezzetti.
Sho-kun e Minami-chan, come se si sentissero osservati, si voltarono verso di lui.
- Chi è quello? - domandò la ragazza.
- Ah, lui. Eravamo amici, poi lui mi ha detto di essersi innamorato di me. Ma ti sembra normale? - rispose Sho, ridendo.
Jun si sentì sprofondare. Sapeva che quello era solo un prodotto della sua mente, ma non per questo era meno doloroso.
Rispecchiava esattamente tutto quello che sentiva: non aveva mai parlato a Sho-kun dei suoi sentimenti perché aveva paura che lui lo prendesse in giro.
La scena cambiò. Era tornato nel gioco.
La prima cosa che sentì furono le urla di Nino-kun. Erano qualcosa che lui non aveva mai sentito, qualcosa di così pieno di dolore da essere disumano. Poco più in là giaceva Ohno-kun, ormai completamente stritolato dal serpente, che si apprestava a divorarlo. Accanto a lui Sho-kun, per terra, immobile e con le mani ancora sulle tempie. Jun non volle nemmeno immaginare cosa potesse essergli successo.
La scena cambiò di nuovo. Il freddo e il buio gli fecero capire che era tornato nella segreta. Riusciva a vedere almeno un pochino al di là del suo naso: notò che, invece delle pareti, c'erano delle cose che assomigliavano a degli schermi.
Doveva assolutamente sedersi, aveva bisogno di riprendere un po' il fiato.
Non appena mosse un passo, gli schermi si illuminarono fiocamente, e Jun sentì qualcosa salirgli sulla gamba. Abbassò lo sguardo, e sobbalzò.
Blatte.
Rabbrividì, e scosse la gamba con forza per mandar via quelle bestiacce. Normalmente alla sola vista di uno di quegli animali avrebbe attraversato mezza Tokyo di corsa, ma in quel momento, per ovvie ragioni, non avrebbe potuto farlo.
Gli insetti sembrarono sparire, e Jun controllò più volte prima di sedersi per terra.
Gli schermi si illuminarono di più. Erano dappertutto: davanti, dietro, sopra di lui, e qualche secondo dopo si animarono.
Jun rivide Sho-kun e la ragazza, rivide lui e Ohno-kun nel gioco, morti, e sullo schermo venne proiettato un video sui coleotteri, con tanto di riprese ravvicinate. Poi tutto ricominciò daccapo, e Jun non poté far altro che continuare a guardare tutte quelle cose orribili.
Doveva assolutamente uscire, ma come? Di quello non ne aveva la più pallida idea.
La sfera si scontrò addosso a lui, provocando un'incredibile esplosione di luce.
Improvvisamente non ebbe più freddo. Dopo l'esplosione l'atmosfera era cambiata: non era più in una segreta, bensì in un parco; era primavera, e i ciliegi stavano fiorendo. Sotto uno di essi c'erano due figure, e Jun si avvicinò per osservarle meglio.
C'era Sho-kun, ed era assieme ad una ragazza.
- I ciliegi sono davvero belli - disse la ragazza.
- è vero. Ma non saranno mai belli come te, Minami-chan - rispose Sho, e poi si abbassò per baciare la ragazza.
Jun sentì il suo cuore rompersi in mille pezzetti.
Sho-kun e Minami-chan, come se si sentissero osservati, si voltarono verso di lui.
- Chi è quello? - domandò la ragazza.
- Ah, lui. Eravamo amici, poi lui mi ha detto di essersi innamorato di me. Ma ti sembra normale? - rispose Sho, ridendo.
Jun si sentì sprofondare. Sapeva che quello era solo un prodotto della sua mente, ma non per questo era meno doloroso.
Rispecchiava esattamente tutto quello che sentiva: non aveva mai parlato a Sho-kun dei suoi sentimenti perché aveva paura che lui lo prendesse in giro.
La scena cambiò. Era tornato nel gioco.
La prima cosa che sentì furono le urla di Nino-kun. Erano qualcosa che lui non aveva mai sentito, qualcosa di così pieno di dolore da essere disumano. Poco più in là giaceva Ohno-kun, ormai completamente stritolato dal serpente, che si apprestava a divorarlo. Accanto a lui Sho-kun, per terra, immobile e con le mani ancora sulle tempie. Jun non volle nemmeno immaginare cosa potesse essergli successo.
La scena cambiò di nuovo. Il freddo e il buio gli fecero capire che era tornato nella segreta. Riusciva a vedere almeno un pochino al di là del suo naso: notò che, invece delle pareti, c'erano delle cose che assomigliavano a degli schermi.
Doveva assolutamente sedersi, aveva bisogno di riprendere un po' il fiato.
Non appena mosse un passo, gli schermi si illuminarono fiocamente, e Jun sentì qualcosa salirgli sulla gamba. Abbassò lo sguardo, e sobbalzò.
Blatte.
Rabbrividì, e scosse la gamba con forza per mandar via quelle bestiacce. Normalmente alla sola vista di uno di quegli animali avrebbe attraversato mezza Tokyo di corsa, ma in quel momento, per ovvie ragioni, non avrebbe potuto farlo.
Gli insetti sembrarono sparire, e Jun controllò più volte prima di sedersi per terra.
Gli schermi si illuminarono di più. Erano dappertutto: davanti, dietro, sopra di lui, e qualche secondo dopo si animarono.
Jun rivide Sho-kun e la ragazza, rivide lui e Ohno-kun nel gioco, morti, e sullo schermo venne proiettato un video sui coleotteri, con tanto di riprese ravvicinate. Poi tutto ricominciò daccapo, e Jun non poté far altro che continuare a guardare tutte quelle cose orribili.
Doveva assolutamente uscire, ma come? Di quello non ne aveva la più pallida idea.
*
Non soltanto Oh-chan si trovava in pericolo, ora era rimasto pure da solo! Se non fosse successo altro, il turno successivo sarebbe dovuto andare lui a lanciare quel dannatissimo dado, ed essendo ancora una specie di nano il numero dei passi necessari sarebbe come minimo raddoppiato!
La situazione non poteva essere peggiore. Se solo avesse avuto qualcosa di tagliente... forse avrebbe potuto ingannare il gioco, liberare Oh-chan, uscire da lì e portarlo in ospedale per farlo curare... ma probabilmente proprio in quel momento qualche diavoleria del gioco gli stava leggendo la mente, rendendo ogni suo tentativo di fuga vano.
La verità, anche se non voleva assolutamente accettarla, era che non poteva fare altro che aspettare, e sperare di avere fortuna nei turni successivi; tuttavia era difficile aspettare sapendo che ad ogni minuto che passava Oh-chan si avvicinava sempre di più alla morte.
Era il turno di Luna. Sulla casella in cui era capitata si materializzò un tavolino, ma sopra invece dei biscotti c'era una bottiglietta.
“Pozione: bevi tutto il contenuto della bottiglia. Potrebbe trattarsi di un antidoto a qualche effetto del gioco, o chissà, magari può avere un effetto più... temporaneo” .
Quello poteva essere un antidoto. E quella ragazzina lo stava bevendo.
- Sembra succo di zucca - disse Luna.
Improvvisamente, la ragazza cominciò a crescere in altezza. Quando si fermò, probabilmente sarebbe stata enorme anche agli occhi di uno di statura normale, ma per lui, che era diventato più basso, sembrava una gigantessa. Inutile dire che avrebbe pagato oro per avere tra le mani anche solo una goccia di quella roba: così, con un passo un po' lungo avrebbe fatto almeno cinque caselle.
- Nino, sei così piccolo! - disse Luna.
- Non c'è bisogno che mi prenda in giro! E stai attenta con quei piedi! - esclamò Nino.
Quella ragazza poteva anche avere tutte le fortune del mondo, ma non doveva permettersi di farsi beffe di lui!
Neville andò a lanciare il dado.
Nino vide Aiba impallidire non appena lesse la scritta sulla casella. Castello dell'Oscurità.
- E ora... c-come facciamo? - chiese Aiba, impaurito.
- Non lo so - rispose Neville, mentre gli scheletri piovevano dal soffitto, e le spade si materializzarono nelle loro mani.
Nino ebbe davvero paura per l'amico. Sapeva che Aiba non era un cuor di leone, e si aspettava di vederlo rimanere pietrificato dal terrore mentre gli scheletri gli si avvicinavano.
Invece, rimase piuttosto sorpreso.
Come pervaso da una forza misteriosa, Aiba lanciò un urlo disperato, e levò la spada contro i suoi aggressori. Notando che il suo fendente aveva inflitto danni, cominciò a sferrare colpi a destra e a manca, un po' alla cieca.
Forse avrebbe dovuto affinare un po' la tecnica, ma considerato anche il contributo di Neville non si poteva dire che non fosse efficace, e gli scheletri furono presto spazzati via.
- Bel colpo, Aiba - disse Neville, posando una mano sulla spalla del ragazzo.
- G-grazie - rispose Aiba, incredulo.
A Sho, durante il suo turno, toccò bere la pozione. Evidentemente si trattava di un antidoto al biscotto, perché il mal di testa che l'aveva colpito nel turno precedente era sparito così come era arrivato.
Era tornato il suo turno. Nino sperò in un colpo di fortuna, in qualcosa che lo aiutasse, una volta per tutte, a salvare Oh-chan. Gli avrebbe svelato tutti i suoi sentimenti non appena lui avesse aperto gli occhi e l'avesse guardato, al diavolo tutto. Che cosa non gli diceva che, una volta usciti da quel postaccio, non sarebbe potuto succedere qualcos'altro? Dopotutto, la magia esisteva, e magari li avrebbe sorpresi di nuovo con qualcosa di strano, e bastava guardare il telegiornale per vedere che la gente moriva nei modi più banali possibili. Che senso aveva, poi, nascondersi? Per come si era comportato durante quel gioco, anche un cieco avrebbe capito cosa provava per Oh-chan.
Si mosse, facendo passi più lunghi possibili, e calciò il dado.
Anche lui, come Luna e Sho, finì in una casella Pozione.
Allungò il braccio per prendere la bottiglietta, e ne bevve il contenuto. Con suo grande sollievo ritornò alla sua statura originaria, mentre Luna, come giunse il suo turno, smise di sembrare una gigantessa e tornò ad avere le dimensioni di una ragazzina.
- Oh, ponte! - fece la ragazza, arrivata nella sua casella di destinazione. Si rese conto che ormai le caselle che li separavano dalla fine erano poche.
Cosa sarebbe successo? Il gioco li avrebbe fatti uscire tranquillamente? Se non fosse riuscito a trovare un antidoto, Oh-chan si sarebbe salvato comunque?
Neville andò a lanciare il dado.
La situazione non poteva essere peggiore. Se solo avesse avuto qualcosa di tagliente... forse avrebbe potuto ingannare il gioco, liberare Oh-chan, uscire da lì e portarlo in ospedale per farlo curare... ma probabilmente proprio in quel momento qualche diavoleria del gioco gli stava leggendo la mente, rendendo ogni suo tentativo di fuga vano.
La verità, anche se non voleva assolutamente accettarla, era che non poteva fare altro che aspettare, e sperare di avere fortuna nei turni successivi; tuttavia era difficile aspettare sapendo che ad ogni minuto che passava Oh-chan si avvicinava sempre di più alla morte.
Era il turno di Luna. Sulla casella in cui era capitata si materializzò un tavolino, ma sopra invece dei biscotti c'era una bottiglietta.
“Pozione: bevi tutto il contenuto della bottiglia. Potrebbe trattarsi di un antidoto a qualche effetto del gioco, o chissà, magari può avere un effetto più... temporaneo” .
Quello poteva essere un antidoto. E quella ragazzina lo stava bevendo.
- Sembra succo di zucca - disse Luna.
Improvvisamente, la ragazza cominciò a crescere in altezza. Quando si fermò, probabilmente sarebbe stata enorme anche agli occhi di uno di statura normale, ma per lui, che era diventato più basso, sembrava una gigantessa. Inutile dire che avrebbe pagato oro per avere tra le mani anche solo una goccia di quella roba: così, con un passo un po' lungo avrebbe fatto almeno cinque caselle.
- Nino, sei così piccolo! - disse Luna.
- Non c'è bisogno che mi prenda in giro! E stai attenta con quei piedi! - esclamò Nino.
Quella ragazza poteva anche avere tutte le fortune del mondo, ma non doveva permettersi di farsi beffe di lui!
Neville andò a lanciare il dado.
Nino vide Aiba impallidire non appena lesse la scritta sulla casella. Castello dell'Oscurità.
- E ora... c-come facciamo? - chiese Aiba, impaurito.
- Non lo so - rispose Neville, mentre gli scheletri piovevano dal soffitto, e le spade si materializzarono nelle loro mani.
Nino ebbe davvero paura per l'amico. Sapeva che Aiba non era un cuor di leone, e si aspettava di vederlo rimanere pietrificato dal terrore mentre gli scheletri gli si avvicinavano.
Invece, rimase piuttosto sorpreso.
Come pervaso da una forza misteriosa, Aiba lanciò un urlo disperato, e levò la spada contro i suoi aggressori. Notando che il suo fendente aveva inflitto danni, cominciò a sferrare colpi a destra e a manca, un po' alla cieca.
Forse avrebbe dovuto affinare un po' la tecnica, ma considerato anche il contributo di Neville non si poteva dire che non fosse efficace, e gli scheletri furono presto spazzati via.
- Bel colpo, Aiba - disse Neville, posando una mano sulla spalla del ragazzo.
- G-grazie - rispose Aiba, incredulo.
A Sho, durante il suo turno, toccò bere la pozione. Evidentemente si trattava di un antidoto al biscotto, perché il mal di testa che l'aveva colpito nel turno precedente era sparito così come era arrivato.
Era tornato il suo turno. Nino sperò in un colpo di fortuna, in qualcosa che lo aiutasse, una volta per tutte, a salvare Oh-chan. Gli avrebbe svelato tutti i suoi sentimenti non appena lui avesse aperto gli occhi e l'avesse guardato, al diavolo tutto. Che cosa non gli diceva che, una volta usciti da quel postaccio, non sarebbe potuto succedere qualcos'altro? Dopotutto, la magia esisteva, e magari li avrebbe sorpresi di nuovo con qualcosa di strano, e bastava guardare il telegiornale per vedere che la gente moriva nei modi più banali possibili. Che senso aveva, poi, nascondersi? Per come si era comportato durante quel gioco, anche un cieco avrebbe capito cosa provava per Oh-chan.
Si mosse, facendo passi più lunghi possibili, e calciò il dado.
Anche lui, come Luna e Sho, finì in una casella Pozione.
Allungò il braccio per prendere la bottiglietta, e ne bevve il contenuto. Con suo grande sollievo ritornò alla sua statura originaria, mentre Luna, come giunse il suo turno, smise di sembrare una gigantessa e tornò ad avere le dimensioni di una ragazzina.
- Oh, ponte! - fece la ragazza, arrivata nella sua casella di destinazione. Si rese conto che ormai le caselle che li separavano dalla fine erano poche.
Cosa sarebbe successo? Il gioco li avrebbe fatti uscire tranquillamente? Se non fosse riuscito a trovare un antidoto, Oh-chan si sarebbe salvato comunque?
Neville andò a lanciare il dado.
*
“Dokoka de kimi ga tsumazuki
Kuyashisa ni taeteru nara
Boku ga kitto sono te wo tsuyoku nigirou
Kimi no naka no mirai dakedo
Kesshite mi ushinawanai yo
Donna toki demo
Massugi ni kimi wo boku wa miteru kara....”
“Quando inciamperai da qualche parte
Se dovrai sopportare la frustrazione
Decisamente, stringerò forte quella mano
Anche se il futuro è dentro di te
Non perderlo mai di vista
Perché sto sempre guardando dritto verso di te”
Se dovrai sopportare la frustrazione
Decisamente, stringerò forte quella mano
Anche se il futuro è dentro di te
Non perderlo mai di vista
Perché sto sempre guardando dritto verso di te”
Erano finiti sulla casella nera.
- Vado io - disse Aiba. - Tu sei già stato in qualcosa del genere, e poi posso fare compagnia a Jun-kun.
“Potete anche salvarvi, se volete....” apparve sulla parete, poi per Aiba si fece tutto nero.
Davanti a lui c'erano degli scalini. Aiba li scese, e subito fu investito da una ventata di aria gelida.
Se l'avessi saputo, mi sarei vestito più pesante, pensò.
- Jun-kun? Dove sei? - urlò, ma nessuno gli rispose.
Una sfera luminosa si presentò davanti a lui.
- Oh, luce! - esclamò il ragazzo. - Vuoi aiutarmi a cercare Jun-kun?
La luce, però, lo attraversò, e il mondo attorno a lui cambiò.
Stava camminando su un marciapiede. Riconosceva la strada come una delle vie principali di Tokyo, ma stranamente non c'era nessuno, a parte lui.
Che cosa triste, pensò Aiba.
Poi, qualcuno apparve all'orizzonte.
- Ohno-kun! - esclamò Aiba.
L'Ohno di quella strada passò accanto a lui, ignorandolo.
Uno per volta, anche gli altri passarono per quella strada, ignorando lui e ignorandosi tra di loro. In quella specie di realtà parallela, gli Arashi non esistevano: erano soltanto cinque estranei.
Aiba si sentì perduto. Quei ragazzi avevano significato tutto per lui negli ultimi dodici anni. Erano i suoi fratelli, anche se tra loro non c'erano legami di sangue, ed erano stati assieme a lui sia nei momenti migliori che nei momenti peggiori della sua vita, e vederli così, separati, gli faceva male.
La scena cambiò. Era in una stanza, e gli altri ragazzi, proprio davanti a lui, stavano litigando.
Ricordava quel momento: avevano iniziato a litigare per qualche motivo stupido, e la situazione era degenerata un po'. In quell'occasione Aiba aveva urlato loro di smetterla, e dopo un po' si erano calmati; ma stavolta, per quanto Aiba stesse urlando, loro non si fermarono.
- Basta! Io me ne vado! - urlò Sho ad un tratto, poi uscì dalla stanza sbattendo la porta.
Aiba comprese come mai quel luogo fosse chiamato la Segreta della Disperazione.
La scena cambiò di nuovo. Era tornato della segreta, solo che il luogo era illuminato fiocamente da degli schermi sulle pareti. In un angolo c'era una figura, seduta tutta rannicchiata.
- Jun-kun! Sei tu?
La figura alzò la testa. - Aiba-chan....
- Jun-kun! Stai bene?
- No... proprio no....
Aiba corse verso di lui, e gli si sedette accanto. Come lo fece, sugli schermi rivide le stesse scene che aveva visto prima, con l'aggiunta di pezzi di film horror che l'avevano spaventato a morte.
Aiba osservò Jun. Era pallidissimo, e aveva gli occhi lucidi.
- Che cosa vedi? - gli chiese Aiba.
- Sho-kun... Ohno-kun... Sho-kun... - mormorò Jun.
- Jun-kun, coraggio! Ora troveremo un modo per uscire da qui! - esclamò Aiba. Anche lui aveva paura di quel posto, aveva freddo e voleva tornare a casa, ma se anche lui si lasciava buttare giù dalle immagini tristi, come avrebbe potuto aiutare Jun-kun?
L'altro lo guardò, con tristezza. - Hai in mente qualcosa?
- No... ma insomma, qualcosa ci inventeremo, no?
Sicuramente se fosse rimasto lì ancora per un po', a guardare tutte quelle cose tristi e terrorizzanti, si sarebbe sentito privo di speranza, ma in quel momento non si trattava solo di lui: c'era anche Jun-kun ad aver bisogno di aiuto.
Prese la mano di Jun, e la strinse forte. Non vedevano in quegli schermi le stesse cose, ma erano assieme, e Jun-kun doveva assolutamente capirlo. Doveva fare coraggio a lui, per poter far coraggio anche a sé stesso.
Era il momento di pensare al da farsi. Con tutte quelle immagini che gli scorrevano davanti, però, era difficile concentrarsi. Il suo metodo per liberarsi dei cattivi pensieri era uno: chiudere gli occhi e respirare profondamente.
Si aspettò di vedere tutto scuro, come normalmente succedeva chiudendo gli occhi, ma mano a mano che le brutte immagini sparivano dalla sua mente qualcosa cambiò. Mentre aveva ancora gli occhi chiusi, vide davanti a sé un corridoio con un'apertura alla fine, che sembrava riportare alla stanza col tabellone.
Riaprì gli occhi, e di nuovo si trovò davanti gli schermi.
- Jun-kun! Jun-kun! Devi chiudere gli occhi! - esclamò Aiba, eccitato.
- Come mai? - chiese Jun.
- Fallo e basta! Chiudi gli occhi e cerca di rilassarti - rispose Aiba.
Jun obbedì, e Aiba lo vide sorridere. - C'è una porta - disse.
- E noi possiamo attraversarla!
I due ragazzi si alzarono.
- Prendiamoci per mano, così rimarremo uniti - disse Aiba.
Assieme chiusero gli occhi, e si diressero verso l'apertura.
Tornarono nella stanza col tabellone.
- Ce ne avete messo di tempo! - esclamò Nino. - Stavamo aspettando solo voi!
- E come mai? - domandò Jun.
- Sho-kun deve rispondere ad una domanda, e a quanto pare il gioco vuole che ci sia il pubblico al completo.
- Vado io - disse Aiba. - Tu sei già stato in qualcosa del genere, e poi posso fare compagnia a Jun-kun.
“Potete anche salvarvi, se volete....” apparve sulla parete, poi per Aiba si fece tutto nero.
Davanti a lui c'erano degli scalini. Aiba li scese, e subito fu investito da una ventata di aria gelida.
Se l'avessi saputo, mi sarei vestito più pesante, pensò.
- Jun-kun? Dove sei? - urlò, ma nessuno gli rispose.
Una sfera luminosa si presentò davanti a lui.
- Oh, luce! - esclamò il ragazzo. - Vuoi aiutarmi a cercare Jun-kun?
La luce, però, lo attraversò, e il mondo attorno a lui cambiò.
Stava camminando su un marciapiede. Riconosceva la strada come una delle vie principali di Tokyo, ma stranamente non c'era nessuno, a parte lui.
Che cosa triste, pensò Aiba.
Poi, qualcuno apparve all'orizzonte.
- Ohno-kun! - esclamò Aiba.
L'Ohno di quella strada passò accanto a lui, ignorandolo.
Uno per volta, anche gli altri passarono per quella strada, ignorando lui e ignorandosi tra di loro. In quella specie di realtà parallela, gli Arashi non esistevano: erano soltanto cinque estranei.
Aiba si sentì perduto. Quei ragazzi avevano significato tutto per lui negli ultimi dodici anni. Erano i suoi fratelli, anche se tra loro non c'erano legami di sangue, ed erano stati assieme a lui sia nei momenti migliori che nei momenti peggiori della sua vita, e vederli così, separati, gli faceva male.
La scena cambiò. Era in una stanza, e gli altri ragazzi, proprio davanti a lui, stavano litigando.
Ricordava quel momento: avevano iniziato a litigare per qualche motivo stupido, e la situazione era degenerata un po'. In quell'occasione Aiba aveva urlato loro di smetterla, e dopo un po' si erano calmati; ma stavolta, per quanto Aiba stesse urlando, loro non si fermarono.
- Basta! Io me ne vado! - urlò Sho ad un tratto, poi uscì dalla stanza sbattendo la porta.
Aiba comprese come mai quel luogo fosse chiamato la Segreta della Disperazione.
La scena cambiò di nuovo. Era tornato della segreta, solo che il luogo era illuminato fiocamente da degli schermi sulle pareti. In un angolo c'era una figura, seduta tutta rannicchiata.
- Jun-kun! Sei tu?
La figura alzò la testa. - Aiba-chan....
- Jun-kun! Stai bene?
- No... proprio no....
Aiba corse verso di lui, e gli si sedette accanto. Come lo fece, sugli schermi rivide le stesse scene che aveva visto prima, con l'aggiunta di pezzi di film horror che l'avevano spaventato a morte.
Aiba osservò Jun. Era pallidissimo, e aveva gli occhi lucidi.
- Che cosa vedi? - gli chiese Aiba.
- Sho-kun... Ohno-kun... Sho-kun... - mormorò Jun.
- Jun-kun, coraggio! Ora troveremo un modo per uscire da qui! - esclamò Aiba. Anche lui aveva paura di quel posto, aveva freddo e voleva tornare a casa, ma se anche lui si lasciava buttare giù dalle immagini tristi, come avrebbe potuto aiutare Jun-kun?
L'altro lo guardò, con tristezza. - Hai in mente qualcosa?
- No... ma insomma, qualcosa ci inventeremo, no?
Sicuramente se fosse rimasto lì ancora per un po', a guardare tutte quelle cose tristi e terrorizzanti, si sarebbe sentito privo di speranza, ma in quel momento non si trattava solo di lui: c'era anche Jun-kun ad aver bisogno di aiuto.
Prese la mano di Jun, e la strinse forte. Non vedevano in quegli schermi le stesse cose, ma erano assieme, e Jun-kun doveva assolutamente capirlo. Doveva fare coraggio a lui, per poter far coraggio anche a sé stesso.
Era il momento di pensare al da farsi. Con tutte quelle immagini che gli scorrevano davanti, però, era difficile concentrarsi. Il suo metodo per liberarsi dei cattivi pensieri era uno: chiudere gli occhi e respirare profondamente.
Si aspettò di vedere tutto scuro, come normalmente succedeva chiudendo gli occhi, ma mano a mano che le brutte immagini sparivano dalla sua mente qualcosa cambiò. Mentre aveva ancora gli occhi chiusi, vide davanti a sé un corridoio con un'apertura alla fine, che sembrava riportare alla stanza col tabellone.
Riaprì gli occhi, e di nuovo si trovò davanti gli schermi.
- Jun-kun! Jun-kun! Devi chiudere gli occhi! - esclamò Aiba, eccitato.
- Come mai? - chiese Jun.
- Fallo e basta! Chiudi gli occhi e cerca di rilassarti - rispose Aiba.
Jun obbedì, e Aiba lo vide sorridere. - C'è una porta - disse.
- E noi possiamo attraversarla!
I due ragazzi si alzarono.
- Prendiamoci per mano, così rimarremo uniti - disse Aiba.
Assieme chiusero gli occhi, e si diressero verso l'apertura.
Tornarono nella stanza col tabellone.
- Ce ne avete messo di tempo! - esclamò Nino. - Stavamo aspettando solo voi!
- E come mai? - domandò Jun.
- Sho-kun deve rispondere ad una domanda, e a quanto pare il gioco vuole che ci sia il pubblico al completo.