Titolo: Papua
Gruppo: Kanjani8
Paring: Yasuba
Genere: Introspettivo
Ratig: G (solo perchè si ferma prima di scivolare nell' NC17 XD)
Disclaimer: Nessuna intenzione di violare la privacy o i sentimenti di nessuno...
Warinig: Ideata dopo la puntata dello special per il giorno dei bambini (eh? dal titolo non si direbbe XD). Scritta lentamente (e infatti finita solo adesso) ed in tre tempi diversi, da cui lo stile incoerente tra l'inizio e la fine -_-
Parte prima/ Nuova Guinea
Il contatore del telefono dava “zero campo”.
Ovvio, fuori dal Giappone, sperso nella giungla, lontano dalla civiltà a cui era abituato, eppure immerso in una calma profonda. Era arrivato da poco, eppure sentiva nel suo cuore un richiamo arcaico che lo portava automaticamente ad amare quel posto.
Meraviglioso, avrebbe quasi pensato di voler vivere li per sempre, se solo...
Erano al secondo giorno di registrazione, ancora uno per le ultime riprese, e poi un altro di viaggio per tornare a casa. E in tutto quel tempo, le uniche volte che gli avevano permesso l'accesso al telefono satellitare era stato per telefonare al manager.
Si era lasciato prendere bonariamente in giro dai membri della troupe per come da buon giapponese della metropoli, anche in mezzo alla foresta, si fosse sempre portato dietro l'immancabile cellulare. Ma in realtà per lui quel telefono era un simbolo, un modo per restare in qualche modo collegato. Anche se l'indicatore dichiarava continuamente “fuori campo”.
Le sue dita scivolavano sul touch screen. Una vera macchina fotografica sarebbe stata troppo ingombrante, perciò molte fotografie le aveva scattate sul telefono, giustificando anche così la ragione per cui non si era voluto allontanare da quell'oggetto. Una dopo l'altra scorrevano le immagini che aveva catturato in quei due giorni.
Un bellissimo tramonto, che sicuramente Maru avrebbe adorato. Una rupe, che se Ryo l'avesse vista, sarebbe impazzito dalla voglia di saltarci con un elastico. Un enorme insetto che Yasu non era riuscito a definire, ma per certo avrebbe provocato a Shin-chan due notti di incubi. Il cosciotto di maiale arrostito che avevano mangiato per cena la sera prima; Yasu poteva immaginarsi Tacchon sbavare al solo pensiero dell'esistenza reale di un cibo del genere. Una ragazza, seminuda, intenta ad impastare qualcosa, in una posa così naturale e pura che anche Yoko sarebbe riuscito ad apprezzarne la poesia a prescindere dal seno scoperto.
Ma inesorabilmente, il telefono continuava a dirsi irreperibile a nessun segnale, impedendo l'invio di qualsiasi messaggio o foto.
Il file successivo, non era una foto, ma un audio, la sua registrazione di un canto dei cacciatori della tribù: quelle voci erano l'immagine che più di ogni altra avrebbe voluto trasmettere a Subaru.
Yasu alzò gli occhi dal telefono al cielo.
L'ora di Tokyo doveva essere più o meno la stessa, e Yasu cercò di immaginarsi cosa in quel momento poteva star facendo Subaru. Non riusciva a ricordarsi quali fossero gli impegni degli altri per quei giorni in cui lui era all'estero. Forse stava lavorando? O stava approfittando di un giorno off per dormire? O ancora più probabilmente, forse stava videogiocando.
Perso nei suoi pensieri e in quel cielo così incredibilmente azzurro, Yasu venne richiamato alla realtà dalla voce del loro interprete.
-Yasuda-kun...- Lo chiamò.
Yasu agitò la testa per riprendersi.
-Dobbiamo ri-iniziare le riprese?- Chiese, pensando che la pausa tecnica fosse già finita.
-No...- Rispose l'interprete sorridendo.- Ma... il capo villaggio, sembra che voglia parlarti.
Yasu, lusingato dall'onore, si affrettò a seguire l'interprete fino alla pietra da cui, seduto, il capo-villaggio lo stava osservando.
Gli fece segno di sedersi accanto a lui, lasciando un poco di posto per l'interprete.
Il capo villaggio lo guardò negli occhi. Quell'aspetto strano unito alla sua espressione seria erano una cosa che colpiva profondamente i sentimenti di Yasu.
Gli disse qualcosa ma per quanto Yasu si sforzò a cercarne di capire il significato dalla cadenza, alla fine fu costretto a girarsi verso l'interprete in attesa di una traduzione.
-Il capo villaggio vuole sapere perchè se hai detto di non avere una moglie, guardi il cielo come chi sta pensando a qualcuno lontano.- Gli spiegò l'interprete.
Yasu dapprima si stupì di fronte alla capacità di capire gli esseri umani del capo villaggio. Ma subito iniziò a preoccuparsi su quale risposta sarebbe stata la più adatta.
Qualcosa di quell'uomo gli faceva capire che qualsiasi bugia sarebbe stata scoperta subito; ma poteva dirgli quello che realmente gli stava passando per la testa? Prima di partire gli era stato raccomandato in ogni modo di stare attento a qualunque cosa avrebbe fatto o detto: ospite di un popolo radicato nelle propria cultura e nelle proprie usanze, era indispensabile essere rispettosi e mantenere una buona immagine di se. Ma se in quella tribù molti aspetti del suo “stile di vita” fossero stati giudicati disdicevoli... o addirittura “malvagi”? Se avessero considerato l'arrivo nel loro villaggio di qualcuno come Yasu un cattivo presagio, o peggio, un' offesa?
-Ho delle persone molto importanti che mi aspettano nel mio paese.- Alla fine trovò come risposta accettabile.
Il capo-villaggio prese quella risposta annuendo con un sorriso.
-Hai detto di essere venuto qui per diventare un buon padre, ma non potrai diventarlo finché non avrai una donna.- Gli disse poi, per voce dell'interprete.- Nel tuo paese è normale alla tua età non avere ancora una moglie?
Yasu ridacchiò.
-Nel mio paese, alla mia età c'è chi è già sposato e chi no.- Rispose Yasu.- Di sicuro lo è per chi fa il mio lavoro.
Il capo-villaggio lo guardò pensoso.
-Ciò di cui ogni uomo veramente ha bisogno è una buona moglie, perchè sarà a lei che affiderai i tuoi figli e la tua casa quando sarai via.
-Non è così facile trovare una moglie...- Yasu non sapeva proprio come spiegare ad un uomo vissuto nella purezza di una foresta cosa volesse dire avere un'agenzia, delle fan e una buona probabilità di essere seguito da giornalisti a caccia di scandali.- Come posso trovare una buona compagna?
-Quando tu sposi una donna, tu diventi parte della sua vita e lei diventa parte della tua. Per questo devi scegliere qualcuna che possa comprendere ed accettare il tuo mondo.
-Il mio mondo... vuole dire, il mio lavoro?- Rispose d'istinto Yasu.
-Il tuo lavoro è il tuo mondo?
-A volte non lo so neanch'io.- Yasu guardò l'interprete ripetere le sue parole, ricordandosi in quel momento di quel tramite necessario alla loro comunicazione che gli avrebbe dovuto imporre un po' più di riservatezza rispetto a ciò che invece si sentiva di poter dire liberamente al capo-villaggio.
-Prova a chiudere gli occhi e fa attenzione a ciò che vedi: quello è il tuo mondo.
Yasu chiuse lentamente gli occhi, come richiesto. Appena oscurata l'immagine che aveva davanti, la prima sensazione fu solo il caldo della foresta. Poi le voci della troupe in lontananza, confuse con il verso di qualche animale selvatico. Yasu cercò di cancellare anche quelle dalla sua attenzione, fino a riuscire nel buio a vedere qualcosa.
Subaru.
Maru.
Tacchon.
Sua sorella e i bambini.
Ryo.
Yoko.
Hina.
I suoi genitori.
La sua musica.
La sua arte.
Le sue fan.
La voce del capo villaggio, e l'eco del traduttore, lo riportarono alla realtà del momento.
-Quello che tu ora hai visto è il tuo mondo. Quello è ciò che sei.
Yasu lentamente riaprì gli occhi, abituandosi alla luce intensa del pomeriggio tropicale.
Guardò il capo villaggio.
“Una volta c'era qualcuno che diceva che io riuscivo sempre a capire il suo mondo. Adesso non lo dice più... credo che a volte continui a pensarlo lo stesso. Ma non posso esserne sicuro e sono molto confuso...” Riuscì a bloccarsi prima che le parole gli uscissero da sole.
L'incertezza iniziale su quale sarebbe stata la reazione di fronte ad alcuni aspetti molto importanti della sua vita si erano dissolte alla constatazione della purezza della vita e del modo di pensare della gente del villaggio. Sicuramente, dove molti nel “mondo civile” vedevano uno scandalo, loro avrebbero visto solo amore.
Avrebbe voluto dirgli molte cose, chiedergli molte cose. Sulla sua vita, sul suo lavoro, sulle sue relazioni, sul suo futuro.
Ma prima di parlare Yasu si girò verso l'interprete. Nei due giorni in cui lo aveva accompagnato, aveva capito che doveva essere un bravo ragazzo, ma... quanto poteva fidarsi?
Rassegnato al dover restare con i suoi dubbi Yasu aspettò che il capo villaggio continuasse la loro conversazione.
-Quello da cui tu vieni è un mondo complicato.- Disse nella voce del traduttore.- E tu hai scelto una vita ancora più complicata. Il tuo lavoro è fare televisione, e la televisione è finzione.
-Come fa a conoscere come funziona la televisione?- Si chiese a voce alta.
L'interprete, invece di riportare le sue parole, lo guardò. Ci volle qualche secondo a Yasu per pensare che, ovviamente lui sapesse come funziona un set televisivo, dal momento che erano venuti apposta per delle riprese.
Yasu ringraziò mentalmente per il silenzio, ma da come il capo-villaggio lo stava guardando, e dal suono risentito delle sue parole, era ovvio che la sua frase era stata capita.
-Non si diventa capo-villaggio senza conoscere un po' di cose sul mondo.
Yasu chinò la testa a scusarsi, e subito il volto del capo-villaggio si distese. Per un secondo ebbe il dubbio che lo stesse prendendo in giro. Si sentì investito dalla sua grandezza di spirito.
-La televisione è finzione, e chi ne segue la strada rischia di far si che lo diventi anche la sua vita.- Il capo-villaggio riprese il suo discorso.
-Col mio lavoro ci sono cose che posso e non posso fare, cose che posso e non posso dire. E su queste regole non posso permettermi nessuno sbaglio, o sarebbero in troppi a pagare le conseguenze.
-C'è differenza tra non dire ciò che è vero e mentire. Tu devi scegliere chi merita di sapere cosa. Ma non devi dimenticare che tu meriti di sapere tutto. Puoi nascondere la verità a molti, ma non devi mai mentire al tuo cuore.
Yasu rimasto senza parole, guardò l'uomo diritto negli occhi.
-Non lasciare che la tua vita diventi una bugia, Yasuda.
In qualche modo Yasu capì quell'ultima frase direttamente dalla voce del capo-villaggio. Quelle parole, seppur in una lingua sconosciuta, lo avevano colpito al cuore.
Lui lo sapeva. Il capo-villaggio aveva capito.
E a quel punto, Yasu non riuscì a trattenere le lacrime.
.
Parte seconda/ Tokyo
Durante la registrazione del programma-special per il drama di Ryo, a rivedere le immagini del suo viaggio, Yasu aveva finito per mettersi nuovamente a piangere.
Una volta lasciato lo studio, tornati nei camerini per prepararsi prima di tornare a casa, alcuni, correre al successivo lavoro, altri, i suoi occhi continuavano a bruciare. Nessuno dei membri aveva avuto il coraggio di prenderlo in giro; solo Yoko gli aveva ad un certo momento lanciato un occhiata divertita, ma anche carica di affetto e forse ammirazione.
Una volta tornato dal viaggio non aveva avuto neanche il tempo per riprendersi dal viaggio. Anche se il film era finito, c'era ancora del lavoro per i CD, le promozioni, i programmi e tutti gli eventi per quel loro anno speciale.
Alla fine aveva appena distribuito i suoi regali, ma non aveva avuto molto altro tempo, tanto che quelle immagini che aveva portato con se avevano finito per sembrargli “vecchie”. Maru non aveva visto il suo tramonto, a Ryo non aveva mostrato la sua rupe, a Hina il suo insettone, a Tacchon il suo arrosto, e nemmeno aveva sfidato la sensibilità di Yoko sulle tette della ragazza.
Soltanto a Subaru, una volta ritrovatisi in casa sua, era riuscito a far sentire la registrazione. Lui la aveva ascoltata ad occhi chiusi, per poi alzarsi in silenzio, e senza nemmeno dirgli un commento, era andato in un'altra stanza a fare qualcosa. Vederlo così colpito da aver bisogno di processare quel pensiero, gli fece capire di aver fatto bene a salvare quell'audio.
Rimasto solo nella stanza, Yasu non poteva togliersi dalla mente tutti i pensieri che quel viaggio gli avevano provocato. Girandosi su se stesso, tanto da arrotolarsi nelle lenzuola, Yasu portò lo sguardo sulla collana che il capo-villaggio gli aveva regalato, e che lui aveva appeso alla testiera del letto. “Questa un giorno la darai a tuo figlio”, gli aveva detto. Quelle parole riecheggiavano nella sua testa, facendolo pensare al futuro.
Concentrato in quelle immagini, non si accorse del ritorno di Subaru fino a quando lui non lo baciò sulla nuca. Un leggero e familiare brivido lo attraversò a partire da dove le labbra di Subaru avevano toccato la sua pelle, lungo tutta la schiena.
Si girò a sorridergli, e si accorse che anche Subaru stava guardando la collana.
-E' quella che ti ha regalato il capo-villaggio, vero?- Gli chiese.
Yasu annuì.
Continuando a fronteggiare la parete, Subaru lo strinse in un abbraccio.
Anche lui aveva sentito con che parole gli era stata consegnata, e sicuramente dal messaggio che quell'oggetto portava, Subaru doveva essere risalito a quali fossero stati i suoi pensieri in quel momento.
-Subaru...- Gli chiese.- Tu vuoi figli?
-Sicuramente!
La risposta fu così carica di entusiasmo e sicurezza che a Yasu venne da ridere.
Si girò per guardarlo negli occhi, lasciandogli spiegare meglio il motivo di una reazione così realistica di fronte a quella che, almeno per il momento, si prospettava come una probabilità ancora molto ipotetica.
-Una volta credevo di volerne...- Continuò Subaru.- Diventare adulti, una moglie, un figlio... Non è quello che è normale volere? Ma in realtà non ne volevo... Per nessuna ragione avrei rinunciato a parte della mia libertà per mettere su famiglia.
-Poi?- Suggeri Yasu.
-Poi... i miei amici hanno avuto dei figli. Tu eri ancora giovane che hai visto la tua nipotina neonata, io invece, anche se ho dei nipoti, non sono mai stato abbastanza vicino a mio fratello per rendermene conto... perciò, quando Rikiya e un po' di altra gente ha avuto figli... per me è stata la prima volta che ho visto nascere dei babini...
Il sorriso di Subaru era sincero e brillante come durante i migliori dei loro concerti.
-...la nascita di un bambino è... meravigliosa... incredibile... è... Un esserino così piccolo- e qui Subaru avvicinò le mani, che quasi gli tramavano per l'entusiasmo delle sue stesse parole, come a tenere una piccola palla immaginaria, un neonato immaginario.- ma... così forte, così vivo. Nascere è... che prima non c'eri, e adesso ci sei... nascere è... meraviglioso.
“A” pensò Yasu, lasciandosi inondare da quell'espressione gioiosa.
-A sentirti così, viene quasi da pensare che non vedi l'ora di avere un figlio da un momento all'altro.
Subaru chiuse gli occhi.
-Forse è così.
Yasu rimase a fissarlo finchè non li riaprì. Probabilmente lo stava guardando troppo intensamente, perchè subito l'espressione pacifica di Subaru saltò in un colpo di ansia.
-Ah, ma, no no no!- Si affrettò a dire.- Non ho intenzione di combinare nessun casino... Voglio fare le cose per bene, nell'ordine: prima viene l'autorizzazione dell'ufficio, poi il matrimonio e solo dopo i figli.
Yasu sorrise della sua preoccupazione, anche se in cuor suo ringraziò il cielo che almeno questo fosse un punto saldo per tutti i membri del gruppo.
-Forse prima dell'autorizzazione dell'ufficio sarebbe meglio trovare una donna.
-Già... Una buona moglie con delle grandi tette.- Yasu sentì la pausa nel discorso di Subaru e lo tsukkomò con un'occhiataccia.- … per allattare il mio bambino sano e forte.
Yasu si mise a ridere, lasciando che Subaru gli circondasse la spalla con il braccio.
Quando si ritrovarono nel silenzio della penombra della stanza, Yasu si rifece serio.
-Glielo dirai?- Chiese con un filo di voce.
-Eh?- Subaru si girò a guardarlo negli occhi.
-Alla tua futura moglie, glielo dirai... di noi?
Subaru spostò il braccio che stava stringendo Yasu, e prima di riuscire a rispondere si scusò con lo sguardo.
-Io... non voglio ferire nessuno.
Yasu si girò su se stesso, a riguardare la parete su cui pendeva la collana che gli era stata regalata.
“Non lasciare che la tua vita diventi una bugia, Yasuda”.
-Io...- Disse, senza guardare Subaru.- Io voglio assolutamente dirglielo. I miei figli, la mia famiglia... saranno la cosa più importante della mia vita. E la donna con cui condividerò tutto questo... non posso tenerle nascosto qualcosa di altrettanto grande come quello che c'è tra noi.
Come se fosse possibile trovare qualcuno che accetti di formare una famiglia con qualcuno come lui che...
Improvvisamente Yasu sentì Subaru tornare ad abbracciarlo.
-Sho-chan, tu sei speciale. E la donna che tu sceglierai, non potrà che essere una persona speciale.- Il suo tono era dolce e rassicurante.- Sono sicuro che capirà.
Confortato da quelle parole, Yasu non potè fare a meno di alzare le mani di Subaru dal suo petto per baciarle. Subaru a sua volta si liberò, per prendere Yasu e girarlo verso di se.
-Ti immagini, i nostri figli...- Disse Subaru, appoggiando la testa di Shota alla sua spalla.- Sicuramente diventeranno amici...
-Spero solo che tuo figlio non si diverta a prendere in giro il mio.
Subaru lanciò una risata che suonava quasi come un “sicuramente”.
-Piuttosto, se io dovessi avere una femmina, e tuo figlio prova a metterle le mani addosso...- Replicò Subaru.
-Stai scherzando? Con il tuo DNA, sia che sia maschio sia che sia femmina, mi toccherà mettere in guardia il mio bambino fin da piccolo...
-Stai dicendo che sono una specie di maniaco sessuale?- Subaru si mosse in modo da far scivolare entrambi sul materasso, iniziando a solleticare Yasu quasi come a volerlo punire dell'insinuazione.
-Basta, basta!- Implorò Yasu.- Sarà meglio che ci mettiamo a dormire, ora.
-Io veramente avrei un'idea migliore.
Nonostante la scarsa luce, si potevano benissimo vedere gli occhi si Subaru brillare.
-Tu hai sempre un'idea migliore.
-E a quanto pare non è che a te dispiaccia mai molto...
Subaru aveva afferrato i capelli di Yasu dal lato in cui erano più lunghi, per tracciare una linea di baci a salire dal collo fino alla linea della rasatura sull'altro lato.
Yasu si intimò di non ansimare.
-E' solo che assecondarti è meno fastidioso che protestare... ah...
Subaru si allontanò da lui per fissarlo con un ghigno.
Così irritante che Yasu dovette baciarlo pur di toglierglielo dalla faccia.
no subject
Date: 2012-06-04 01:23 pm (UTC)I tuoi personaggi sono sempre così ben caratterizzati e pieni di sentimenti che riescono a trasmettermeli tutti T__T E già la task in Nuova Guinea di Yasu mi aveva emozionata e colpita così tanto che mi erano venute queste domande profonde prima ancora di leggere la ff... dopo la lettura ho capito molte più cose <3 (della task, delle emozioni provate, di quello che ci possiamo immaginare sia successo a Yasu dopo quel viaggio).
Adoro come hai colto la saggezza del capo-villaggio!
Adoro anche la descrizione dei regali per gli altri XD E come li vede tutti e 7 appena chiude gli occhi, insieme alla famiglia e alle altre persone importanti della sua vita... che legame meraviglioso <3
E poi alla fine Subaru... e lo strano rapporto che hanno questi due (fiction o no). Li amo da impazzire.
Grazie!
no subject
Date: 2012-06-04 06:26 pm (UTC)La task in Nuova Guinea ha dimostrato ancora una volta che Yasu ha una sensibilità particolare e probabilmente ce l'ha anche Subaru per questo sono così uniti! <3
Mi paicerebbe vedere i loro figli!XD
no subject
Date: 2012-06-08 08:32 pm (UTC)Non leggo per giorni e mi perdo queste cose, ciò è male!
*adesso arriva il commento bimbaminkia* mi sento un po' una guardtona/stalker quando leggo le tue fiction, sono così ... loro ... ç__ç <3<3<3 gyah!