Reach - parte 3
Jul. 11th, 2012 06:12 amFra un po' dei vari impegni, il caldo di questi giorni, e una fastidiosa depressione da preparativi per il rientro, posto!
Titolo: Reach
Genere: AU, fantascientifico, futuro
Gruppi: Arashi, Kanjani8
Pairing: Sakumoto, Subassan
Rating: un PG-13 generale
Disclaimers: non mi appartengono i personaggi e penso di aver preso elementi da questo e quello un po' a muzzo... per il resto, è tutta colpa mia.
Note: sul forum AFD scrivevo: 'Sono stata ispirata per questa fict dalle dannatissime tutine di Gantz (<--- eheh) e da varie storie incrociate di alieni e esperimenti... metteteci qualche basilare e confusa conoscenza di chimica e fisica e questo è quello che ne sta venendo fuori XD' ...non so se si possa ancora applicare, ma faremo finta di niente XD Ringraziamenti sentiti alla mia editor (
yukari85).
Con la velocità che l'astronave riusciva a mantenere (il tipo di unità di misura usato dal computer di bordo era a loro sconosciuto) arrivarono a metà strada nel giro della “notte”. Se la cavarono senza problemi fino al risveglio dei due alieni, che diedero il cambio a Sho perché potesse tornare nella propria cabina a riposare.
Era certo non ce l'avrebbe fatta.
Si chiedeva come potesse essere Myrthas... sembrava la terra? Ci sarebbero state campagne desolate e pochissime città ricche e sviluppate tecnologicamente?
Rimase sdraiato sul proprio letto fissando il soffitto bianco della propria cabina finché non sentì la porta aprirsi.
Immaginò che fosse uno dei due colleghi, invece Jun si sedette sul suo letto, sorprendendolo.
-Dei tre, mi sembri il più preoccupato- esordì l'alieno, per poi sbirciare il suo sguardo di disappunto e precisare: -Non sto leggendo nel pensiero, lo deduco da come ti comporti. Posso provare a chiarire qualche dubbio?- si propose.
-Non era noioso parlare con me?- domandò.
-E' ancora più noioso vederti vagare in giro in pena...- fece notare l'alieno, con un sorriso storto.
-Ok, allora...- si tirò su quel poco necessario per guardarlo dritto negli occhi: -In cosa consistono gli esperimenti per cui faremo da cavie?-.
Jun annuì: -Giustamente, mi aspettavo questa domanda. Non sono esperimenti, sappiamo perfettamente che risultati avremo: diventerete come noi-.
-Prego?- chiese, senza capire: dovevano diventare come gli abitanti di Myrthas? Avrebbero avuto in corpo gli elementi primordiali e la conoscenza del Tutto?
-Il nostro pianeta ha un sistema di funzionamento molto complicato e voi umani non avete i corpi e la resistenza adatta per viverci. Siete tre buoni ricercatori e la vostra preparazione è ottima, ma abbiamo bisogno di rendervi come noi perché riusciate a vivere sul nostro pianeta il tempo necessario per continuare e tentare di concludere questa guerra. Qualora la situazione diventasse troppo critica sareste i primi a venire messi in salvo facendovi tornare sulla Terra. E a parte i primi giorni di sopportazione, il vostro nuovo corpo non vi darà problemi... molti umani si sono sottoposti alla trasformazione senza danni e senza trasformarsi in elementi ignoti- spiegò Jun.
-Come fai a dire che abbiamo una buona preparazione se siamo così ignoranti rispetto a voi? Che tipo di aiuto possiamo portare alla vostra popolazione se abbiamo una mente così limitata? Come avete fatto a selezionare solo noi tre per questa spedizione?- lo riempì di domande.
Jun rise: una risata leggera, che gli fece pensare avesse un bel suono, nel chiuso di quella cabina.
-Fra tutti i file che ci sono stati sottoposti da parte dell'IRST su i possibili ricercatori da selezionare eravate gli unici tre compatibili. Non è di un numeroso esercito di cui abbiamo bisogno per questa guerra: abbiamo abbastanza uomini per combattere. Ma il potere dei nostri elementi si sviluppa più in alcune persone che in altre, si può coltivare più in alcune persone che in altre... è un argomento molto difficile, che saprai affrontare quando la tua mente avrà conosciuto più cose- lo rassicurò Jun: -Tu hai già un elemento dentro di te, Sho. Alcuni uomini ce l'hanno, assopito... e il tuo è, potenzialmente, straordinario anche per la mia gente. Il mio compito è fartelo scoprire e insegnarti a farlo crescere-.
-Io ho... un potere?- chiese allora Sho, portando istintivamente le mani al petto.
Jun annuì, alzandosi e lasciandolo nuovamente solo nella propria cabina. Forse per la stanchezza, forse per qualche altro motivo, il turbinio di pensieri presto si appesantì e riuscì a dormire per qualche ora.
Come aprì gli occhi, qualche ora dopo, si rese conto che ormai era inutile riflettere: se il prezzo da pagare per visitare lo spazio consisteva nel perdere la propria umanità (almeno parzialmente), accettare non gli avrebbe comportato nessuno sforzo e per di più, ormai non poteva più rifiutare. Ora voleva solo concentrarsi sul suo sogno: e nel sonno si era sentito ancora una volta quel bambino, quello Sho di cinque o sei anni che osservava il cielo da un telescopio rotto.
Venne accolto in cabina dalle esclamazioni di giubilo dei suoi due colleghi dell'IRST.
-Guarda, Shochan!- esclamò Masaki, indicandogli eccitato lo schermo davanti a sé: il monitor mostrava la posizione dell'astronave che lentamente si avvicinava ad un corpo celeste. -Stiamo per atterrare a Myrthas!-.
Guardò fuori dalla vetrata ed ebbe un tuffo al cuore, come un senso incomprensibile di nostalgia: Myrthas dallo spazio sembrava identica alla terra. Aveva dei mari, dei rilievi montuosi... una bella atmosfera di nuvole ovattate e bianche e una stella che ne illuminava la superficie.
Mentre fissava stralunato il paesaggio a cui pian piano si stavano avvicinando, ascoltava per metà le domande dei suoi due colleghi alle quali gli alieni rispondevano ridacchianti, come si parlerebbe ad uno scolaretto curioso.
-Quante lune avete?- domandò Ohno, pizzicandosi il mento fra pollice e indice.
-Sono tre... una è quasi sempre nascosta dalle altre due, si mostra per soli pochi giorni all'anno e quei giorni sono festeggiati nel calendario con solenni cerimonie- spiegò Jun, come se l'argomento gli stesse particolarmente a cuore: -Si chiamano Martha, Thea e Sonia-.
-Sembrano nomi terrestri...- osservò allora Sho, individuando una delle lune mentre si avvicinavano al pianeta.
-Lo sono. Il loro nome è stato cambiato dal nostro re parecchi anni fa- puntualizzò Nino, indicando sullo schermo del suo radar i satelliti nominandoli uno ad uno: Martha era la più grande e Sonia la più piccola, quella sempre nascosta.
-La nostra elementarietà dipende da loro. Nel corso del calendario i nati nei vari mesi lunari hanno elementarietà diverse: per questo, per esempio, i miei genitori sono entrambi del fuoco ma io sono uno della luce- spiegò di nuovo il piccoletto.
-I nati in periodi di luna piena e nei mesi di spiccato carattere lunare sono tutti dell'acqua. Io per esempio sono nato in Sonia, per questo il mio attaccamento al periodo delle festività di Sonia è maggiore: è anche il mio compleanno- disse Jun con un tipo sorriso che Sho vide per la prima volta: genuino, nostalgico... ingenuo come quello di un bambino.
-E gli elementi ignoti?- chiese allora Sho, suscitando la curiosità dei due colleghi umani, che lo guardarono senza capire.
-Loro sono delle eccezioni, possono nascere in qualsiasi periodo dell'anno- tagliò corto Nino.
Sho tornò a fissare il panorama, sentendo lo sguardo di Jun su di sé, mentre l'altro alieno terminava le operazioni di atterraggio.
Come toccarono il suolo e il computer di bordo si spense, Sho notò che l'atmosfera era cambiata: respirare era faticoso, come se l'aria fosse troppo umida.
-Ti abituerai... e comunque gli alloggi di noi ricercatori sono tutti a prova di terrestre- spiegò gentilmente Nino a Satoshi, che stava già tossicchiando.
Jun lo prese in disparte prima che potesse tornare nella sua cabina a prendere le proprie cose: -Perché ti interessano così tanto gli elementi ignoti?- domandò.
Sho si morse il labbro inferiore, poi scosse la testa: -Non lo so, mi sembra... mi sembra di volerli conoscere. Una forza come la loro invece che placata, forse... andrebbe studiata e sfruttata-.
Jun lo guardò stupito, poi rise: -Sai, umano... forse sei più intelligente di quello che mi aspettassi!- scherzò, sempre senza smettere di farlo irritare per il tono... ma passò oltre quando l'alieno gli sorrise nuovamente, questa volta in modo amichevole: -Il tuo aiuto nei nostri studi sarà sicuramente prezioso- affermò.
Forse rincuorato da queste parole, forse perché spinto dalla sua solita curiosità infantile, si sbrigò a prendere le proprie cose e correre al portellone per sbarcare e scoprire Myrthas.
-Cosa porti in quella borsa? Mi pareva fossi partito con molta meno roba...- notò Jun mentre erano usciti dall'astronave, ma per motivi di sicurezza erano nella zona di depurazione ad attendere il tempo necessario per i controlli. Nino si sistemò meglio la borsa sulla spalla e rispose in modo evasivo: -Videogiochi terrestri...-.
-Così tanti?- ridacchiò Jun.
-Sono tutti in doppia copia...- rispose sospirando Nino e Jun si zittì immediatamente. Sho colse un suo veloce sguardo e rimase confuso da questo atteggiamento. Perché in doppia copia?
-Ti piace giocare ai videogiochi, Nino?- chiese divertito Aiba: -Che tipo? I vecchi modelli?-.
I due iniziarono a parlare fitto di videogiochi e si persero nel loro discorso, mentre Satoshi senza troppi problemi tornava abitualmente al proprio mondo parallelo e Jun poté tornare a studiare Sho. -La smetti? Ti sento se mi fissi la nuca- fece notare. Jun distolse lo sguardo e Sho si girò in tempo per vedergli un filo di imbarazzo sul viso. Che scomparve subito, coperto da una risatina malefica: -Pensavo solo che hai delle spalle davvero spioventi...-.
Non fece in tempo a ribattere che le porte si aprirono e Jun e Nino li condussero per un corridoio bianco e sterile fino ad una vetrata... dall'altra parte li osservavano tre persone. Un ragazzino che pareva fosse poco più che adolescente, esattamente come Nino: aveva capelli ricci finissimi e di un colore molto chiaro. Il secondo era molto alto e aveva una forma del viso stranamente asimmetrica, ma nel complesso era un giovane davvero attraente... il terzo era di nuovo basso, con lunghi capelli scuri e un pizzetto da capretta sul mento, che lo faceva sembrare allo stesso tempo buffo e minaccioso. I colori delle loro tute erano rispettivamente blu, verde e rosso.
Come la vetrata si dissolse, nello stupore ignaro dei tre esseri umani, gli alieni si avvicinarono e li salutarono con un inchino, per poi rivolgere un sorriso a Jun e Nino.
-Benvenuti, terrestri- disse il più alto: -Sperando che il viaggio non sia stato troppo stancante vi chiediamo qualche istante di attesa mentre permettiamo ai nostri due operatori di andare in riposo e vi affidiamo ai vostri tutor per le prime spiegazioni e un giro della stazione spaziale di ricerca...-.
Nino lo interruppe ridendo: -Ti sei imparato il discorso a memoria, Ohkura? Vedo che finalmente ti fanno lavorare!-.
Il ragazzo, che fino ad allora aveva sorriso e parlato in modo serio ed impostato, sospirò rilassando le spalle e guardando male l'alieno della luce: -Shinchan non poteva venire e hanno incaricato noi, sennò ovviamente non sarei qui...- borbottò. Poi tornò a guardare gli umani come se nulla fosse successo e si presentò con un secondo inchino: -Mi chiamo Tadayoshi Ohkura e sono incaricato di accompagnare alla sua stanza... Aiba?- domandò, leggendo il nome su uno schermo che teneva in mano: un programmatore di ultimo modello, come Sho poté facilmente notare.
-Sì, sono io!- fece un passo avanti Masaki, presentandosi a sua volta.
Il ragazzino riccio si presentò poco dopo, sorridendo dolcemente a Ohno: -Io sono Yasuda Shota e accompagnerò Ohno Satoshi... sei pronto? Possiamo andare?-.
Ohno annuì e si incamminarono per il corridoio indicato dagli alieni assieme a Nino, Ohkura e Aiba.
Jun rimase indietro e presentò Sho all'alieno col pizzetto, come se non potesse parlare da solo.
-Questo è quello del fuoco?- chiese il tipo, arricciando un po' il naso: -Va bene... basta fare presto-.
Jun sorrise e batté un colpetto sulla spalla dell'alieno: -Non iniziare così, Baru... prova ad essere un po' più positivo. Vi lascio, buona passeggiata- salutò, scoccando uno sguardo divertito a Sho prima di seguire a passo deciso gli altri. Sho si aspettava che “Baru” dicesse qualcosa, invece l'alieno del fuoco fece retro-front senza dirgli nulla e dovette seguirlo senza neanche una presentazione. “Iniziamo bene...” pensò... per poi ricordarsi che probabilmente l'altro gli stava leggendo nel pensiero e quindi guardarlo con ancora più sospetto.
-Posso sapere il suo nome?- chiese, un po' stizzito, avendo recuperato senza problema il passo accelerato del piccoletto.
-Suo di chi?- chiese quello senza neanche voltarsi a guardarlo.
Sho si corresse con uno sbuffo: -Tuo. Il tuo nome-.
-Shibutani Subaru. Pare che da qui in poi dovremo passare parecchio tempo assieme, quindi inizia a imparare una serie di cose: prima cosa, io leggo nel pensiero quanto mi pare e piace quindi prova a fare di nuovo commenti sul mio carattere e ti becchi un calcio nelle parti basse- iniziò a dire.
-Scusa- disse Sho, ben poco convinto.
-Seconda cosa: commenti espressi o solo pensati su Shota possono anch'essi mettere in pericolo la tua incolumità fisica-.
-Oh, ah... va bene- si annotò mentalmente Sho, divertito dal discorso...
-Terza cosa: in quanto responsabile del reparto del fuoco, se fai qualsiasi cazzata ci vado di mezzo io. Ecco perché per qualunque cosa devi chiedere la mia autorizzazione o la mia opinione e devi attenerti alle mie regole. Tutto chiaro?- chiese l'alieno.
-Reparto del fuoco?- domandò Sho, confuso. Anche poco prima avevano parlato di fuoco...
Subaru si fermò, costringendolo a fare altrettanto: indicò brevemente i bordi colorati di rosso della propria tuta e di quella di Sho e poi riprese a camminare.
-Fuoco- affermò soltanto.
-Vuoi dire che diventerò uno del fuoco?- chiese ancora Sho.
-Tu cosa ne pensi?- rispose quello, sempre scontroso.
Erano arrivati ad un ascensore e Subaru ce l'aveva praticamente trascinato dentro con tutte le proprie cose: le pareti erano trasparenti, quindi poté vedere l'apparecchio salire qualche piano, spinto dal semplice magnetismo (dato che non erano appesi con dei cavi) dello stesso procedimento di come funzionavano i palazzi fluttuanti di Tokyo. Arrivarono ad una piattaforma che assomigliava vagamente ad una delle zone residenziali di Roppongi: c'era un piccolo parchetto, qualche panchina e dei tavolini e alle spalle di questo minuscolo spazio verde file infinite di corridoi con porte tutte colorate e con numeri differenti scritti sopra.
-Fammi indovinare... qui è dove vivono tutti i ricercatori?- domandò ancora Sho, senza riuscire a tenere a freno la lingua: forse lo faceva un po' per spingere la pochissima pazienza di Subaru oltre i limiti, forse un po' perché si sentiva fremere il corpo di una curiosità incredibile, la stessa che aveva provato la prima volta in giro per Tokyo... dopo una vita di case di legno e utensili di metallo.
-Sei particolarmente perspicace...- fece l'alieno, con un leggero sorriso: forse per aver letto nella sua mente quei pensieri davvero semplici, da bambino...
Lo guidò per uno dei corridoi e si fermarono davanti ad una porta rossa: -Segnati il numero che devi saperci tornare da solo- ricordò, aprendo la porta e facendolo accomodare: anche nella stanza, come in tutto il resto dell'istituto, il colore predominante era un bianco immacolato, luminoso e sterile. Ma almeno la stanza aveva quale elemento di arredamento: una sedia fluttuante, una scrivania, un letto dalle lenzuola stranamente colorate, una libreria... e la porta del bagno, anch'essa rossa.
-Se sei stanco possiamo lasciare perdere il tour e ci rivediamo domani...- propose Subaru, probabilmente speranzoso di mollarlo lì per andare a farsi gli affari propri.
Sho gettò le proprie cose sul letto, senza badarci minimamente e si voltò subito, con un sorriso: -Fammi vedere tutta stazione!- esclamò.
Subaru scosse la testa sconsolato, poi gli fece cenno di seguirlo e uscirono nuovamente, tornando all'ascensore.
-Ok, tutte le domande che stai trattenendo presto ti faranno venire il mal di testa se non me ne fai un po'...- notò l'alieno facendolo scendere dall'ascensore su una piattaforma meno luminosa della zona residenziale e dall'aria più fredda. Sho ipotizzò che più si scendeva di piani più i raggi del sole del pianeta facevano fatica a penetrare e venire assorbiti dalle pareti riscaldanti del complesso. Osservò Subaru: pareva essersi un po' più tranquillizzato e avergli in qualche modo accordato il permesso di scambiare quattro chiacchiere.
-Se le pareti e l'intera struttura qui è di materiale riscaldante e quindi è sempre illuminato di bianco, perché le tute sono tutte nere?- domandò per prima cosa.
-Prima di tutto, prova a riconoscere un tizio vestito di bianco in una distesa bianca e poi dimmi se ci riesci- osservò Subaru, facendolo ridacchiare: -E poi, vediamo se sai qualcosa di ottica... quale colore cattura di più la luce e quindi il calore?-.
-Il nero...- rispose lui, banalmente.
-Il calore in questa stazione è regolato dal materiale della struttura e da quello delle nostre tute... più scendi e più fa freddo, quindi più scendi e più la tua tuta emanerà il calore assorbito dal tuo corpo e dall'esterno. Nelle stagioni più calde abbiamo uno strato in meno addosso... in quelle fredde due strati in più- spiegò velocemente Subaru: -E comunque qui non è tutto sempre bianco...- mormorò, guardando al minuscolo palmare che aveva fatto apparire sul proprio polso destro.
Contò fino a 5 con le dita, poi lentamente, come se stesse tramontando, la luce che illuminava le pareti dell'intero edificio calò e venne sostituita da un buio lieve, serale. I corridoi erano illuminati da piccoli led luminosi e nell'aria fluttuavano come lucciole delle lanterne per attenuare il nero.
Guardò Subaru, poi se stesso: le loro tute erano entrambe diventate bianche. Bianche e coi bordi più accesi.
-Appena sentirai freddo per via della notte, la tua tuta rilascerà calore- disse l'alieno, guardandolo estremamente divertito per le espressioni e le reazioni che aveva.
-Da quanto tempo avete questo tipo di tecnologie qui dentro? Cioè... sono simili a quelle della Terra, ma sembrano in qualche modo più sviluppate, come se fosse molto più consci di come funzionano le scoperte più recenti- spiegò Sho.
-Uhm, come dire... gli umani, avendo una conoscenza limitata, vanno molto a tentativi: i vostri esperimenti hanno una possibilità di fallimento molto alta e ci mettere parecchio tempo per giungere ad un risultato soddisfacente. Per quanto riguarda noi, la conoscenza del Tutto ci permette di sapere già a priori come andranno gli esperimenti e come sfruttare al meglio ogni genere di tecnologia... ma per legge da molti anni non ci è permesso sviluppare le nostre tecnologie più velocemente di voi sulla Terra. La conclusione è: vi veniamo dietro, ma facciamo le cose meglio- spiegò con semplicità Subaru.
-E' impressionante tutto questo sistema di leggi per farvi sembrare più simili a noi... il vostro re deve essere stato davvero un ottimo sovrano perché nessuno in tutti questi anni non si sia ribellato a queste imposizioni- osservò Sho, mentre passeggiavano per i corridoi illuminati, incontrando di tanto in tanto qualche persona che salutava con un cenno del capo o qualche parola Subaru e guardava curiosa Sho, come se fosse visibilmente molto diverso da loro.
-Non che non ci siano o non ci siano mai stati dei ribelli del sistema...- chiarì subito Subaru: -Come voi sulla Terra avete i ribelli che forniscono materiale elettronico alla popolazione in cambio di ingenti somme di denaro...- si guardarono negli occhi e Sho annuì: pensò ad un suo parente lontano, uno zio di suo padre, che era stato accusato di vendita di strumentazioni tecnologiche e, dopo il processo, giustiziato. Era molto piccolo quando era successo, ma aveva un ricordo ancora molto vivido della tensione di quei giorni e delle parole con cui suoi padre gli aveva spiegato per la prima volta i reati, la colpa e la giustizia del loro mondo.
-Ad ogni modo il nostro re è ritenuto praticamente una divinità, quindi la popolazione è ormai abitata a pensare e comportarsi come lui ha deciso- sospirò Subaru, per poi indicare con la mano una lunga vetrata: -Questo è il nostro quartier generale... vediamo chi riesco a farti conoscere- disse.
Sho sbirciò dentro: sembrava un normalissimo ufficio, identico a quelli della Terra. Gli impiegati erano tutti riuniti in un enorme stanzone e ognuno aveva la sua scrivania, la sua sedia e il suo infimo spazio vitale. Questo open space era molto più illuminato del resto dei corridoi, per permettere agli studiosi di continuare il proprio lavoro anche a buio inoltrato. C'era un'area relax e uno studio che probabilmente era riservato a ricerche più importanti.
La vetrata si aprì lateralmente per permettere loro di entrare: il classico vociare degli uffici, i rumori delle tastiere dei computer e degli esaminatori mentali investì il loro udito. Un uomo che sembrava avere all'incirca la loro età (anche se non sapeva bene come quantificavano l'età gli alieni di Myrthas) alzò lo sguardo dalla propria scrivania e sorrise amichevolmente, alzandosi di scatto per raggiungerli: -Benvenuto, terrestre! Tu dovresti essere Sho, dico bene??? Sono io che mi occupo dei vostri permessi e documentazioni!- esclamò, porgendogli la mano e annuendo: -Mi chiamo Maruyama Ryuuhei, puoi chiamarmi Maru!-.
La sua tuta bianca aveva, stranamente, i bordi arancioni.
.Ah, questi...- indicò Maru, dopo aver notato che li stava fissando. Sembrava non avergli letto nel pensiero per capire il suo interesse: -...Sono arancioni perché sono ancora un principiante. Probabilmente completerò la formazione fra poco, quindi fino ad allora avrò questo colore sulla tuta- spiegò, sempre con un sorriso sulle labbra.
-Principiante?- chiese Sho, senza capire.
-Vuol dire che non ho ancora la capacità di esercitare la mia elementarietà... è come se fossi nato umano- spiegò ancora Maru con pazienza.
-Quindi non hai... un elemento?- chiese ancora Sho, stupito. Perché allora non aveva anche lui una tuta arancione? E come poteva un alieno di Myrthas, entità composta esclusivamente da elemento, essere privo della propria elementarietà?
Subaru scosse la testa: -La tua tuta indica il fatto che la tua elementarietà è già visibile in te ancora prima degli esperimenti. Invece per noi alieni è diverso...- fece una pausa, aspettando che Maru annuisse, dandogli il permesso di continuare: -Per noi alieni le leggi che regolano la nostra umanità ed elementarietà sono così rigide che nel corso degli anni si sono sviluppate caratteristiche diverse... come ci sono gli elementi ignoti, ovvero quelle persone che hanno un'elementarietà spiccata ed assoluta, difficile da controllare... allo stesso modo ci sono coloro che sono nati con la propria elementarietà assopita, quasi come esseri umani-.
-E questo è il mio caso- confermò Maru: -Calcolando la mia data di nascita e con gli esperimenti fatti si è notato che il mio elemento dovrebbe essere la luce, ma ancora non sono stato capace di svilupparla-.
-E' questo l'umano interessato agli elementi ignoti?- chiese un'altra persona, avvicinandosi: aveva degli occhi molto particolari, allungati verso il basso e i bordini della sua tuta erano gialli come quelli di Nino. Si presentò come Nishikido Ryo.
-Sono l'umano della prima spedizione... immagino all'IRST non ti abbiano mai parlato di me...- osservò Ryo, sollevando un sopracciglio con aria divertita.
-All'IRST probabilmente si sono già dimenticati di averci mandati, Ryochan...- si aggiunse una quinta persona, ridacchiando in modo un po' sguaiato: aveva i bordi della tuta sul lilla acceso, quasi viola... praticamente un po' più stinta di quella di Jun. Guardò Sho negli occhi prima di presentarsi con un inchino: -Mi chiamo Murakami Shingo, insieme a Ryochan sono venuto qui su Myrthas con la prima spedizione, qualche anno fa. Ormai abbiamo raggiunto da un bel po' la nostra elementarietà-.
-Ci sono altri umani... qui dentro?- chiese Sho, guardandosi attorno.
Shingo scosse la testa: -Voi siete la seconda spedizione- poi si rivolse a Subaru: -Se vuoi un cambio ho finito il mio turno. Lo posso accompagnare in giro per l'istituto... lo so benissimo che fare da guida ti scoccia- scherzò. Subaru annuì e se ne andò insieme a Maruyama e Nishikido, i quali salutarono prima di allontanarsi.
-A me invece fa piacere parlare con gente nuova. Vogliamo proseguire?- fece Murakami, facendogli cenno di tornare al corridoio assieme.
Diversamente da Subaru, Shingo era un chiacchierone: probabilmente raggiunta la sua elementarietà riusciva anche lui a leggergli nel pensiero e per questo estrapolava ogni suo dubbio per toccare un sacco di argomenti in pochi minuti.
-La mia tuta è viola perché sono dell'acqua... all'inizio credevano fossi un fuoco, ma la mia conversione è avvenuta in periodo di Martha, quindi l'elemento si è rivelato essere diverso... non è semplice controllare l'elementarietà di una persona in fase di conversione. Tu e gli altri due ricercatori non rischiate di essere sottoposti agli esperimenti in periodo lunare, non ti preoccupare...- diceva a raffica mentre lo accompagnava per le mense, le sale riunioni, le zone comuni... c'erano palestre e stanze protette per permettere ai dipendenti della struttura di allenare la propria elementarietà qualora ne sentissero il bisogno. Quando giunsero ad un giardino, nel bel mezzo della struttura, si sedettero assieme su una panchina.
Sho riuscì a fare una domanda in quel turbinio di risposte: -Hai mai visto un elemento ignoto?-.
Shingo si bloccò, quasi sorpreso: che non avesse fatto in tempo a leggergli la mente per anticiparlo? Lo guardò nuovamente negli occhi e questa volta sorrise in modo diverso, quasi stentato: -Beh, certo. Quando si verifica qualche caso dobbiamo intervenire quasi subito e solitamente tocca alla nostra squadra occuparsene...- spiegò.
Sho si fece pensieroso.
-Li plachiamo, sai... dobbiamo consegnargli una specie di blocco per concentrare la loro elementarietà, schedarli... a volte rinchiuderli, se sono troppo sviluppati. Per fortuna non sono casi frequenti, ma sono qui da tanto e ne ho visti un po'- tentò di chiarire Shingo, non riuscendo a farlo calmare.
-La loro non è una vita normale...- si sorprese a mormorare. Sentì Murakami sospirare e alzarsi.
-Ok, vieni con me. Non dovrei assolutamente farlo senza un permesso superiore e in teoria non dovresti neanche avere così piena conoscenza degli elementi ignoti prima che tu sia trasformato, ma... in fondo sei solo curioso e non c'è nulla di male. Anch'io ero come te. Seguimi- disse, cambiando improvvisamente tono e tornando a passo deciso verso l'ascensore... Sho non poté fare altro che starci dietro, riflettendo su quelle parole.
no subject
Date: 2012-07-11 08:02 pm (UTC)Vorrei prorio capire come mai questo sovrano ama tanto la terra da reprimere l'evoluzione della sua razza !!O_O Ma che pazzo è? Come si fa a adeguarsi passivamente ad essere mediocri se si può essere migliori? Bah!Forse che la applicazione della conoscenza del tutto porterebbe alla distruzione dell'universo? Oddio perdonami! Sto farneticando! E' che questa faccenda mi incuriosisce molto.Come è molto particolare il fatto della elementarità collegato alle 3 lune. Se da noi il segno zodiacale non ha che un valore superstizioso per loro è addirittura fondamentale!Ma esiste una gerarchia tra i vari elementi? Lotte tra le " caste"? Non sei obbligata a rispondere a queste domande eh?Aspetterò pazientemente di capire qualcosa attraverso la storia che sembra davvero un libro di fantascienza!^_^
no subject
Date: 2012-07-12 12:18 pm (UTC)Allora, vediamo di rispondere...
1) Non sarà facile leggere oltre senza ritrovarti per lo meno con nomi e facce dei personaggi che non conosci, quindi aiutiamoci con questo: http://www.johnnys-net.jp/page?id=profile&artist=13 (sito della Je XD) Poi alla fine anche se non li conosci non cambia molto, tanto è una AU! L'importante è non confondersi coi nomi XD
2) Per le domande sul sovrano, le leggi e la conoscenza del tutto... vengono spiegate in buona parte fra qualche capitolo, quindi c'è bisogno di pazientare un po' XD
3) Le lune influenzano solo gli elementi di acqua, come ha detto Jun... poi però si spiegherà che le lune sono ritenute molto importanti e la loro rotazione viene festeggiata con diverse feste e celebrazioni.
4) Gli elementi sono tutti pari fra loro... fanno solo eccezione, come detto, gli elementi ignoti (di cui cmq saprai MOOOOLTO di più nel prossimo capitolo *fufu*). Non ci sono mai stati (a meno, non in epoche recenti) lotte intestine fra elementi... i 'problemi' sono sorti su altri livelli, ma anche questo lo scopriremo in seguito XD
Grazie per aver letto così attentamente! *__*
no subject
Date: 2012-07-12 09:03 pm (UTC)no subject
Date: 2012-07-15 10:10 pm (UTC)Hina e Ryo sono umani. Baru non molto propenso al dialogo mentre Sho a trilioni di domande e curiosità a cui dare risposta!
Aiba e Tacchon il duo mikeneko che vanno insieme XD dov'è il gatto alieno??? XD
*ok sono matta XD*
E anche se sarò ripetitiva io amo Jun stronzo che fa sentire Sho un ignorantello!!!!! XDDD ancora! ancora!<3
no subject
Date: 2012-07-17 04:23 am (UTC)Jun si calmerà gradualmente, specialmente dopo gli esperimenti di trasformazione... ma è un personaggio delicato ancora adesso, nelle parti che sto scrivendo. Ha i suoi momenti DIVAH, come è giusto che sia U__U
...e cmq Baru in questa sua prima apparizione è ancora peggio XDDD *non si ricordava bene*