[identity profile] harin91.livejournal.com posting in [community profile] pasticci_fanfic
Ho deciso che sono una pessima persona (già).
Quindi prima di riprendere il controllo su questa community e fare il solito giro di aggiornamento, posto robaccia mia (leh).
Sia mai che MAGARI, dato che questa fanfiction aspetta un proseguimento e mangari una fine da circa un anno e dato anche che sono ormai priva di scuse... mi venga voglia di concluderla.

Titolo: Reach
Genere: AU, fantascientifico, futuro
Gruppi: Arashi, Kanjani8
Pairing: Sakumoto, Subassan, Yokohina (friendship)
Rating: un PG-13 generale
Disclaimers: non mi appartengono i personaggi e penso di aver preso elementi da questo e quello un po' a muzzo... per il resto, è tutta colpa mia.
Note: sul forum AFD scrivevo: 'Sono stata ispirata per questa fict dalle dannatissime tutine di Gantz (<--- eheh) e da varie storie incrociate di alieni e esperimenti... metteteci qualche basilare e confusa conoscenza di chimica e fisica e questo è quello che ne sta venendo fuori XD' ...non so se si possa ancora applicare, ma faremo finta di niente XD Ringraziamenti sentiti alla mia editor (yukari85).



Scesero fino all'ultimo piano dove il buio era praticamente totale: tutto quello che Sho riusciva a distinguere era una piattaforma e una sola porta che si apriva su di essa. Ad attendere l'ascensore c'era un'altra persona, visibile per il bianco luminoso della sua tuta. Shingo lo tenne indietro, come se quell'incontro potesse essere in qualche modo pericoloso... poi sospirò: -Nino...-.

-Se lo sanno i superiori che l'hai subito portato qua giù, Shinchan... non penso ti facciano passare un gran bel momento- scherzò il piccoletto.

-L'importante è che non lo sappiano... o che non succeda niente di grave mentre siamo qui- rispose Shingo: -Che poi sono più o meno la stessa cosa...-.

Nino annuì e guardò Sho negli occhi, prima di consegnargli in mano una piccola sfera luminosa: -Questa ti servirà per fare luce... più la scuoti e più diventa forte. Senza, qui sotto, non ci vedi proprio niente- gli spiegò. Sho annuì e ringraziò, prima che Nino si rivolgesse a Hina, sfiorandogli divertito il bordo della tuta.

-Finché questi continueranno a scolorarsi, tutti sapranno cosa stai combinando, Shinchan...- mormorò.

Poi il piccoletto salì sull'ascensore e li salutò: -State attenti-.

Sho sentì un brivido percorrergli la schiena: faceva parecchio freddo ed era molto teso.

-Stai tranquillo, l'ha detto per spaventarti... non c'è nulla di pericoloso qui- gli sorrise Shingo, ma Sho aveva qualche dubbio. Come se un sesto senso gli stesse dicendo che c'era qualcosa di diverso, lì sotto. Qualcosa che non sembrava particolarmente minaccioso, ma che misteriosamente aveva una forte presenza.

Murakami lo guidò fino alla porta, facendogli tenere alta la luce che Nino aveva creato per loro: la porta si aprì con un codice numerico inserito da Shingo in un pannello luminoso ed entrarono in una stanza piena di strani macchinari e cianfrusaglie, fievolmente illuminata da una lampada sul soffitto. Sho dovette abituare gli occhi e non si accorse fin da subito della presenza di un'altra persona, tanto che trasalì nel sentire una voce sconosciuta esclamare: -Shingo!-.

Murakami gli strinse la spalla per fargli capire che non doveva avere paura e salutò l'altra persona: -Yoko, che casino c'è qui dentro??? Ricordati di sistemare prima che vengano gli ispettori!- lo sgridò. L'altro sbuffò, buttando all'infuori il carnoso labbro inferiore: -Nino mi ha appena portato un sacco di videogiochi nuovi e ne abbiamo aperti un po' insieme!- si difese, spostando poi lo sguardo su Sho, come se si fosse accorto solo in quel momento della sua presenza: -Ciao, tu chi saresti?- salutò, curioso.

-Mi chiamo Sakurai Sho...- mormorò, ancora un po' titubante... chi era questa persona? Dall'aspetto pareva un alieno come tutti gli altri: un viso allungato e degli occhi luminosi, la pelle molto chiara e la tuta... la tuta completamente nera, senza i bordi colorati, nonostante il buio della stanza.

-Sei un terrestre, vero? Ti piacciono i videogiochi?- chiese Yoko.

-Veramente non molto...- ammise, facendo ridere Murakami.

-Sei uno noioso come Hina, allora...- commentò un po' abbacchiato l'altro.

-Non chiamarmi Hina...- lo rimproverò Shingo, per poi rivolgersi a Sho: -Lui è Yokoyama Yuu, è un elemento ignoto- lo presentò, facendo ridere l'altro.

-Se dici così scappa a gambe levate! Sho, non ti devi preoccupare... non siamo in fase lunare quindi non sono pericoloso. Probabilmente in questo momento sono più umano di quanto non lo sia tu... quindi non avere paura, ok?- lo tranquillizzò l'elemento ignoto.

Sho annuì e gli porse la mano per farsela stringere, ma Yoko scosse la testa, divertito: -No, questo non lo si può fare-.

-Non può toccarti, è una legge... come ti dicevo, è già contro le norme di sicurezza che io ti abbia portato qui dentro- spiegò Shingo: -In realtà sono norme un po' troppo restrittive, Yoko in questi giorni è innocuo... ma ha dei programmi da seguire e quindi rischiavi di non conoscerlo prima degli esperimenti- si giustificò.

-In verità domani ho il permesso di venire al lavoro di sopra- fece Yoko, banalmente: -Il medico mi ha detto che per qualche giorno ancora mi è permesso stare con voi portando questi- disse Yoko, sollevando le braccia. Sho notò solo in quel momento dei blocchi ai polsi, spessi parecchi centimetri al di sopra della tuta, anch'essi neri e dall'aria parecchio pesante...

Sho tentò di fare ordine nelle informazioni che gli avevano fornito: -Lavori anche tu in ufficio?- domandò.

-Sì, nei periodi in cui non sono pericoloso- rispose semplicemente Yoko, confondendolo ancora di più.

Yokoyama gli indicò una sedia e aspettò che si sedette prima di spiegare più chiaramente: -Sono nato in periodo lunare di Sonia, quindi la mia vita è un sacco influenzata dai periodi lunari... quando le lune sono lontane fra loro, mi è permesso incontrare le altre persone e uscire di qua con questi blocchi addosso. Quando le lune si avvicinano o sono in congiunzione, mi diventa estremamente difficile controllare la forza della mia elementarietà... per questo esistono quelle macchine- disse, indicando gli enormi macchinari che occupavano la stanza: -Mi chiudono lì dentro e controllano la mia elementarietà fino alla fine della fase lunare. In quei periodi gli accessi a quest'area sono bloccati ed è assolutamente vietato venirmi a trovare, anche a Hina- affermò, sottolineando l'ultima parte.

Shingo sospirò, seccato dall'appunto.

-Fino ad ora hai sempre vissuto così?- chiese Sho, preoccupato. Come ci si sentiva ad essere dei carcerati per tutta la vita, senza aver commesso colpe? Che sensazioni si provavano a non riuscire a gestire la propria forza?

-Quando ero più piccolo credevano fossi un principiante, dato che la mia elementarietà ci ha messo un po' di tempo a manifestarsi... solitamente i bambini di Myrthas sono quasi tutti dei principianti, visto che l'elemento si manifesta raggiunti i 10, 11 anni massimo... io fino a vent'anni ero un principiante. Poi mano mano la mia elementarietà è degenerata e si è scoperto che sono un elemento ignoto. Da qui in poi è difficile sapere quanto velocemente possa degenerare...- spiegò con calma Yokoyama, ma con un tono più serio. Anche Shingo aveva smesso di annuire.

-Degenerare?- chiese Sho.

-Quanto tempo ci voglia perché l'elemento ignoto dentro di me mi divori completamente e non possa più essere controllato. La differenza fra me e qualsiasi altro abitante di Myrthas è che gli altri elementi, una volta coltivati in ognuno di noi, sono capaci di controllare la propria forza e non permettere che degeneri... io invece non posso- disse Yuu, con freddezza. Quasi non stesse parlando dello spegnersi della propria vita, ma di qualcosa esterno a sé...

-Shingo mi ha conosciuto quando ancora ero un principiante, dieci anni fa... quindi crede di permettersi di poter venire qui quando vuole perché dice che io non sia pericoloso... ma tu non crederci- sorrise, mentre Shingo iniziava a protestare: -Il mio elemento sta lentamente degenerando, quindi bisogna attenersi alle regole dei medici che mi controllano. E già che ci siamo... tenta di convincerlo a non venire troppo spesso, ok?- chiese, in confidenza... come se Murakami non fosse presente.

Sho annuì serio, senza riuscire a dire altro. Aveva ancora molte domande, ma decise di tenerle per sé: era chiaro che non fosse facile per Yokoyama parlare della propria vita, quindi lasciò che la conversazione si spostasse su altri argomenti. Yokoyama gli chiese moltissime cose della Terra nel poco tempo che riuscirono a passare insieme prima che la luce che Nino aveva consegnato loro si affievolisse fin quasi a spegnersi.

-Spero di rivederti domani, se passo i test dei medici- disse Yoko annuendo convinto: -Ci vediamo in ufficio, ok?-.

Sho annuì di rimando e uscì dalla stanza insieme a Murakami, raggiungendo con lui l'ascensore appena in tempo prima che la luce nel suo palmo si spegnesse del tutto.

Arrivarono diretti al piano residenziale e Shingo lo fece immediatamente avvicinare ad una lanterna per studiare i bordi della sua tuta.

-Si sono sbiaditi un po', quindi domani prima di scendere in ufficio tenta di stare più al sole possibile- disse.

-Il buio fa stingere le tute?- chiese Sho, guardando il pallore della tuta di Murakami.

-Il buio e il freddo impiegano tutto il calore immagazzinato dalle tute, quindi se ci si rimane per troppo tempo, il colore ne risente...- spiegò Shingo.

-E' per questo che la tua tuta è sempre così sbiadita? Vai davvero così spesso a trovarlo?- chiese, con un tono quasi preoccupato.

-Tranquillo, il viola acceso non è un colore che mi doni così tanto- scherzò Shingo, per poi aggiungere: -Stressare un po' la mia tuta è il prezzo da pagare per voler vedere il mio migliore amico... forse anche tu, se fossi nella mia situazione, riusciresti a capire- disse, con semplicità.

Ma Sho non riusciva a vedere tutta questa semplicità nei suoi gesti: il pericolo era evidente, era innegabile...

Fermò Murakami prima che riprendesse l'ascensore: -Ascolta, ti... piacerebbe parlarmi ancora un po' di quello che sai sugli elementi ignoti? Quando hai tempo, si intende...- propose. Shingo annuì con il solito sguardo gentile e si congedò con un inchino.

Raggiunse la sua stanza ricordando a memoria il numero e la prima cosa che fece fu una lunga doccia.

Togliere la tuta dopo averla indossata per la prima volta fu una vera esperienza: la pelle sembrava essersi abituata al materiale di cui era composta, tanto che al tocco dava una strana e buffa sensazione... perse tempo a capire come lavare la tuta, poi rinunciò all'impresa: sembrava non essersi sporcata o logorata più di tanto.

Stava per andare a letto quando qualcuno bussò alla sua porta.

Quando l'aprì e rivide dopo tutte quelle ore gli occhi di Jun, ebbe un'inspiegabile tuffo al cuore.

-Non ti sto leggendo nel pensiero e sono passato solo per sapere come sta andando...- disse subito quello, velocemente... come se avesse ben altro da fare. Ma un certo colorito roseo sulle guance gli facevano quasi intuire che fosse solo imbarazzato e, in qualche modo, teso.

-Sta andando molto bene... ho conosciuto alcuni tuoi colleghi- rispose, per poi aggiungere: -Sai come si lavano le tute?-.

Jun trattenne una risata, sciogliendo un po' la tensione: -Non si lavano, è un materiale particolare... ogni cambio stagionale le consegni all'ufficio che le ripara e te ne consegnano una nuova. Mi hanno detto che hai conosciuto Shingo...- disse Jun, con un sorriso.

Sho annuì, poi si ritrovò un pacchetto fra le mani: -Consideralo un regalo di benvenuto. E' un dolce tipico del mio villaggio di origine- disse Jun, sempre velocemente, prima di allontanarsi di due passi: -Ci vediamo domani in ufficio, ok? Non fare tardi o ti cazziano già al primo giorno- scherzò, nascondendo come al solito l'imbarazzo dietro una battuta. Poi salutò brevemente e si allontanò, lasciando Sho a fissare il pacchetto bianco.

Si rese conto di non aver cenato quando lo stomaco glielo fece notare gorgogliando e assaggiò il dolce prima di andare a letto.

La mattina dopo, appena sveglio, uscì dalla propria stanza e si diresse verso il giardino comune davanti all'ascensore: l'intera stazione era tornata bianca e il sole batteva caldo sul soffitto dell'edificio. Si sentì chiamare dalla voce di Aiba e trovò i suoi colleghi dell'IRST seduti ad un tavolino a fare colazione.

-Abbiamo preso da mangiare in mensa e siamo tornati qui! Che hai fatto alla tuta? Hai provato a lavarla?- disse tutto d'un fiato Masaki, fissandogli i bordi un po' scoloriti.

-Già, poi mi hanno detto che non si deve lavare...- rispose, mettendosi al sole come gli aveva consigliato Shingo; forse sbagliava a non dire tutta la verità ai due amici, ma in fondo quello che aveva fatto la sera precedente era meglio che rimanesse il più possibile segreto.

-Adesso la faccio ricaricare- sorrise, mentre Ohno gli consegnava una tazza di quello che sembrava caffè. Fecero colazione parlando di quello che avevano visto il giorno prima e quello che gli avevano detto gli alieni. Ohkura aveva accompagnato Aiba fino alla mensa, poi si era fermato ad “assaggiare” la cena ed era dovuto intervenire Maruyama per accompagnare il terrestre alla propria stanza.

Yasuda aveva intrattenuto Ohno con lunghissimi discorsi sui paesi di Myrthas, la fauna e la flora e i periodi lunari.

-Ha detto di amare gli animali e che c'è un lago qui vicino dove vede spesso dei pescatori. E' probabile che al prossimo giorno libero mi ci porti. Devo trovare l'attrezzatura, però...- disse Ohno, felicissimo della scoperta.

Terminata la colazione, Sho controllò la propria tuta: il rosso era tornato perfettamente brillante e in contrasto col nero del materiale.

Fecero per alzarsi, quando dall'ascensore scesero Subaru, Tadayoshi e Yasuda per accompagnarli alle palestre.

-Oggi vi faremo vedere come si può esercitare la propria elementarietà- spiegò Yasuda, aprendo la porta della grande sala per gli allenamenti; data l'ora della mattina era completamente vuota e le voci dei loro accompagnatori ed istruttori riecheggiavano nello spazio.

-E' importante che sappiate già i principali esercizi di concentrazione e respirazione prima dell'effettiva “trasformazione”. In ogni caso per voi avverrà in modo graduale, così potete iniziare ad allenarvi fin da subito e mantenere l'esercizio... non è detto che in questo ambiente non riusciate già adesso a sviluppare il vostro elemento recondito- continuò a spiegare con tono tranquillo Shota, sempre guardando ad Ohno con occhio di riguardo.

-In questo ambiente?- domandò Sho, guardandosi nuovamente attorno: pur essendo strutturalmente diversa dalle altre aule visitate, non sembrava essere di materiale tanto differente e anche la temperatura non era assolutamente variata dall'esterno. Gli alieni gli spiegarono che, grazie ad una serie di materiali metallici posizionati nelle pareti, il rilascio di energia corporea generata dagli elementi era più semplice e veloce.

Poi Yasuda e Ohkura guardarono Subaru, che annuì e si allontanò, per poi chiudere gli occhi.

-Sho, osserva attentamente. Il principale esercizio di voi del fuoco è raggiungere la concentrazione necessaria per alzare velocemente la temperatura corporea- spiegò Yasuda, indicando Subaru. La pelle dell'alieno si illuminò lentamente, come se stesse diventando incandescente, e il calore da essa emanato si diffuse nell'aria, sollecitando una reazione nelle loro tute, che si raffreddarono all'isante.

-Come posso raggiungere quella concentrazione?- chiese Sakurai, osservando Subaru accendere piccole fiamme sul palmo della mano, mentre gli occhi solitamente neri scintillavano di lame dorate.

-Il fuoco è alimentato dalle emozioni forti, no? Anche per voi terrestri è così... la passione è un fuoco. Se riesci ad accendere qualcosa nel cuore, far scattare la scintilla... il gioco è fatto- disse Subaru semplicemente, senza scollare gli occhi di dosso dal proprio ragazzo, che era arrossito.

-In realtà sembra un discorso banale e stupido, ma non lo è... tutti i nostri elementi controllano i nostri corpi, quindi viceversa attraverso l'allenamento del corpo possiamo controllare l'elemento. E l'unica cosa a cui il corpo risponde è la mente, il senso- disse velocemente Shota, ricambiando lo sguardo intenso.

-E nel caso di Tacchon, anche lo stomaco- scherzò Subaru, per poi avvicinarsi a Sho mentre gli altri ridevano.

Gli chiese di aprire il palmo della mano: -Il primo modo per entrare in confidenza con un potere come il fuoco è bruciarsi- disse.

Sho sussultò: -Bruciarmi?-.

Subaru gli fece cenno di girare la mano con il palmo rivolto verso il basso e avvicinarla alla sua, sulla quale brillava scoppiettando una fiamma: -Toccala-.

Sho era restio a tentare: da molto piccolo sua madre si era scordata il fuoco acceso in casa e lui si era pericolosamente avvicinato, tanto che ancora ricordava il calore bruciante sugli occhi e il dolore delle scottature... da allora si era sempre tenuto lontano dal fuoco.

Credere che fosse proprio il suo elemento era ben difficile... il solito scherzo del destino.

Tentennò per qualche istante di troppo, riuscendo a farsi rimproverare da Shibutani: -Non puoi avere paura del tuo elemento, devi riuscire a controllarlo!-.

Annuì e decise di tentare: chiuse gli occhi prima di abbassare lentamente la mano sul palmo aperto di Subaru e non si fermò neanche quando sentì Aiba e Ohno lanciare esclamazioni concitate: arrivò a toccare il palmo caldo della mano di Subaru poi, sorpreso, aprì gli occhi.

La fiamma gli aveva oltrepassato la carne senza essere neanche percepita ed ora brillava tranquilla dal dorso della sua destra.

Subaru rise alla sua espressione di puro stupore e annuì soddisfatto: -Sei più pronto di quello che credi... non ti sei minimamente scottato-.

Sho continuò a fissare incredulo la fiamma finché Subaru non tolse la propria mano, affidandogliela: -Portala sul palmo e muovila il più possibile- gli consigliò, facendogli vedere i movimenti da fare per spostare il fuoco, accarezzarne le lame: -Devi imparare a conoscere la forma della tua essenza-.

Nel frattempo Yasuda aveva preso Ohno in disparte e gli stava insegnando le prime tecniche di allenamento per gli elementi di terra: fino al rilassamento non aveva avuto problemi, data la sua solita indole calma e pacifica, ma nella fase di concentrazione Yasuda aveva riso, probabilmente avendo letto nei pensieri non troppo complicati e intensi del terrestre.

Tacchon si era lamentato di avere sonno e fame, ma aveva accettato di insegnare a Masaki gli esercizi fontamentali di controllo del vento, facendo vorticare un po' l'aria presente in palestra in qualche piccolo e innocuo mulinello.

Mentre Sho tentava di spegnere la fiamma con solo l'uso del pensiero, la porta della palestra si aprì ed entrarono Nino, Jun, Shingo e Maruyama.

Salutarono tutti, mentre Subaru, Yasuda e Tacchon interrompevano l'esercitazione e facevano scomparire fiamme, vortici e rugiada.

Sho scambiò un velocissimo sguardo con Murakami, accertandosi a vicenda della situazione delle rispettive tute: quella di Sho era impeccabile, e il viola scolorito era appena più brillante della sera precedente.

Maruyama portò loro tre piccoli schermi da polso, dicendo che aveva caricato su ognuno il programma dei giorni successivi.

Poi si complimentò con Sho, con un enorme e caldo sorriso: -Sono riuscito a convincere i principali e inserirti nel programma di ricerca sugli elementi ignoti!- esclamò.

Jun applaudì brevemente: -E' soprattutto merito di Hina e Maru... sanno essere piuttosto convincenti quando ci si mettono- scherzò.

-Non chiamarmi Hina...- lo rimproverò Shingo, ma con un certo riguardo: un tono gentile completamente diverso da quello che aveva usato il giorno prima con Yokoyama. Quasi fraterno.

Sho ringraziò entrambi con un inchino, poi Yasuda interruppe la riunione esclamando: -Ma domani iniziano i festeggiamenti per l'inizio di Martha, no? Se li portassimo in città a vedere la festa?- propose.

Tutti acconsentirono e Maru e Yasu iniziarono a festeggiare fra loro, contagiando anche Aiba e Ohno. Sho però notò che Shingo non sembrava particolarmente felice... e che Jun stava guardando a sua volta il compagno di elemento, con sguardo preoccupato.

Passata la prima parte della giornata, si ritrovarono tutti in mensa: i tavoli erano disposti in orizzontale, perpendicolari rispetto alla zona del buffet, dalla quale presero i propri vassoi e i piatti caldi. Appena Sho riconobbe una tuta completamente nera dirottò i suoi colleghi verso quel tavolo praticamente vuoto.

-Ciao!- salutò, fingendo di non conoscere l'altro: -Possiamo sederci qui?- chiese, già appoggiando il proprio vassoio sul tavolo di Yokoyama, il quale si guardò un po' attorno, prima di rispondere: -Veramente, non...- ma fu interrotto.

-Poche storie, Yuuchin! Stavolta pranziamo tutti assieme!- aveva esclamato Maru, sedendosi subito di fianco all'elemento ignoto. Gli altri alieni si erano seduti senza farsi problemi, ignorando gli sguardo di disappunto del resto dei commensali.

-Così Tacchon mi ruba dal piatto?- chiese contrariato Yokoyama, fissando in cagnesco l'elemento del vento che gli si era seduto di fronte, con il vassoio strabordante di cibo.

-E comunque mangiamo sempre insieme... anche se non si potrebbe- fece notare Yoko.

-Chi lo dice che non si potrebbe? Ho letto tutti i documenti relativi alla quarantena degli elementi ignoti e la mensa separata non era contemplata- lo corresse Yasuda, con un sorriso che divenne subito uno sguardo freddo rivolto ai tavoli dietro di loro: -Questa situazione è solo generata da superstizioni e ignoranza-.

Ohno e Aiba non stavano capendo niente della discussione e vennero illuminati da Nino, che spiegò loro chi fosse Yoko: -Un elemento ignoto paranoico- sintetizzò.

-Domani è l'ultimo giorno, vero Yokocho? Passo a trovarti in serata, se non ci vediamo al lavoro- disse Subaru, fra un boccone di riso e un altro.

-In realtà già stasera inizio la quarantena. I medici hanno detto che l'elemento si potenzia più velocemente in periodi di Martha, dato che è più vicina. Probabilmente già stasera non vi lasceranno scendere- spiegò Yokoyama, con un sospiro.

-Oggi però sembri in forma... Potresti aiutarmi con i documenti per i nuovi arrivati finché ti lasciano in ufficio- propose Maruyama, il quale sorriso sembrava non venire mai sconfitto. Yokoyama gli sorrise di rimando: -Volentieri-.

-Ah! La vuoi sentire la bella notizia? Sho è stato selezionato per il reparto di ricerca sugli elementi ignoti!- pigolò Yasuda.

Yoko sollevò lo sguardo per incontrare gli occhi di Sakurai, con un'espressione indecifrabile: -Devi essere bravo, pochissimi di quelli che fanno richiesta passano...- osservò: -E in generale sono già pochi quelli che fanno richiesta, dato che la gente è un po' prevenuta su di me...- aggiunse.

-Tipo che può farti scoppiare il cervello con la sola forza del pensiero- scherzò Tacchon, prima di alzarsi per andare a prendere il bis.

-O che non puoi farti la doccia perché sennò ti scioglieresti!- aggiunse Ryochan, facendo ridere gli altri: -Chi ha detto questa è un genio...-.

-A me piaceva anche quella del succhiare il sangue coi canini...- fece Shingo.

Sho rise: come quello strano mostro delle antiche storie del terrore... che gli alieni non le conoscessero? Aiba e Ohno sembravano divertiti dalla situazione. Ringraziò il fatto che, grazie all'intervento degli altri, avessero subito preso in simpatia Yokoyama: lui stesso all'inizio aveva avuto qualche dubbio, ma ora sapeva che con qualche precauzione poteva incontrarsi e parlare con Yokoyama senza problemi. Probabilmente la costante esposizione a critiche e paranoie degli altri ricercatori aveva costretto lo stesso elemento ignoto a credersi più pericoloso di quello che fosse.

-Posso parlarti in privato? Prima dell'inizio della quarantena...- chiese a Yuu, in un momento di silenzio.

L'alieno annuì senza problemi: -Vieni nel mio ufficio appena ti liberi degli allenamenti- rispose.

Prima di tornare in palestra, si attardò in mensa per salutare chi doveva tornare in ufficio e venne intercettato da Jun, deciso ad accompagnarlo fino agli allenamenti: sembrava avesse bisogno di parlargli.

Ma prima di tutto disse una cosa lui: -Il dolce era buonissimo, grazie. Mi piacerebbe visitare il tuo paese prima o poi-.

Gli occhi di Jun si illuminarono in un veloce lampo: -Ah, io sono nato poco lontano dalla città in cui vi vuole portare Yasu domani... se troviamo un po' di tempo ti ci accompagno. In fondo abbiamo la giornata libera...- disse, con lo stesso sorriso imbarazzato della sera precedente. Sho si ritrovò a ricambiarlo, probabilmente con un'aria molto più idiota.

Poi Jun tornò serio: -Volevo parlarti di Shingo, ma ho poco tempo per farlo... solo: non credere a tutto quello che ti dice. Noi nati in periodi lunari e elementi dell'acqua siamo molto legati, per me è come un fratello. Ma provo gli stessi sentimenti per Yoko e sono convinto che lui non si renda conto del tutto della situazione...- disse.

-E' vero che sembra prendere il fatto della quarantena un po' sottogamba, ma penso lo faccia di proposito: per rassicurare noi e permettere a Yokoyama di non essere così teso...- fece Sho, capendo solo a metà la preoccupazione di Jun, il quale scosse la testa.

-Mi riferisco al fatto che Yoko ci... lascerà presto, e noi non potremo impedirlo. Stiamo studiando il suo caso, ma la sua elementarietà è degenerativa e sarà difficile arrivare a buoni risultati in poco tempo. Hina a questo non ha mai voluto credere... e probabilmente continuerà a voler vedere e incoraggiare Yoko fino alla fine- disse, facendolo raggelare: -Spero che tu capisca: questo discorso te lo sto facendo perché ormai sei esposto e mi fido di te. Io voglio bene ad entrambi e se fosse possibile non vorrei perdere nessuno dei miei amici. Ma ora come ora tutti, meno Hina, sappiamo che questo è impossibile...-.

Sho annuì, senza riuscire a scollare lo sguardo dal viso dispiaciuto di Jun: -Farò di tutto per impedire all'elemento ignoto di vincere. Ma seguirò il tuo consiglio... stai tranquillo- lo rassicurò, per poi salutarlo e dirigersi in palestra.

Probabilmente la situazione era più complicata di quello che sembrava agli occhi di tutti: lui stesso non avrebbe mai voluto smettere di sperare fino alla fine se fosse capitato ad un suo amico o ai suoi fratellini. Poteva capire solo parzialmente la paura di Jun, ma anche l'affetto reciproco fra gli elementi d'acqua... eppure probabilmente anche Murakami, con il suo modo di fare, aveva una parte di ragione.

E in più Jun gli aveva detto di fidarsi di lui... cosa che lo fece, nonostante tutto, sorridere come un idiota durante il percorso dalla mensa alla palestra.

Trovò Yokoyama seduto su una poltroncina del suo piccolissimo studio, intento a leggere interi fascicoli di esami medici sgranocchiando degli snack che assomigliavano moltissimo a dei senbei.

-Ah, benvenuto. Stavo giusto arrivando alla parte divertente dei tuoi prelievi del sangue- disse l'elemento ignoto, senza alzare lo sguardo dai fogli e lasciando che si accomodasse sulla poltrona di fronte alla sua: -Hai la glicemia un po' alta-.

-Perché devi occupartene tu?- chiese Sho, sbirciando fra le cartellette rosse, verdi e blu sparse attorno a loro.

-Veramente sto solo dando una mano a Maruchan... si perde in mezzo alle pagine e ogni tanto sbaglia a trasmettere i dati- fece Yoko, offrendogli un senbei: sì, erano proprio senbei. Ne addentò uno.

-Certo, il supporto cartaceo non aiuta... perché voi terrestri non potete inviare informazioni telematiche?- protestò Yuu, facendo volare qualche foglio con lo sbuffo seguente. Sho rise: -All'IRST? Ma scherzi? Di fama siamo il centro di ricerca più sviluppato su tutta la Terra, poi ci blocchiamo mezza giornata se non vanno le fotocopiatrici! L'evoluzione tecnologica si è interrotta 5 secoli fa, nei nostri uffici- scherzò, facendo ridere l'altro.

-Allora, di cosa volevi parlarmi?- chiese Yoko rilassandosi contro lo schienale della poltrona e mettendo via i fogli che teneva in mano.

-In cosa... in cosa consiste esattamente l'elemento ignoto?- chiese Sho, cercando le parole migliori per porre la domanda.

Yoko lo guardò negli occhi, riflettendo. Poi provò a rispondere: -Sono nato in periodo di Sonia, quindi il mio elemento si differenzia un po' da altri casi che sono stati riscontrati... diciamo che io sono pericoloso solo in fase lunare, quindi gli studi sul mio elemento possono essere condotti solamente attraverso l'acqua e in tre periodi fissi all'anno. I medici chiamano le manifestazioni visive del mio elemento “ali nere”- provò a spiegare.

-Manifestazioni visive? Come le fiamme o i mulinelli del vento?- chiese Sho, tentando di immaginarsele.

Yokoyama annuì, per poi fare un gesto esplicativo in aria: -Sono come... sbuffi di fumo nero. Li ho visti pochissime volte, in realtà... quando iniziano a manifestarsi mi chiudono in una delle macchine che hai visto ieri, e solitamente... dormo. Cioè, mi ibernano. Ecco, quelle macchine funzionano con un principio a cuscinetto composto prevalentemente da acqua. Forse Hina può farti vedere qualche progetto...- si interruppe, vedendolo un po' confuso: -Hina era ingegnere all'IRST, si è occupato della costruzione di alcuni impianti, qui... fra cui quelli a me personalmente dedicati- disse, come se si vantasse della cosa.

-Che periodi seguono le manifestazioni dell'elemento? Cioè, hai... delle fasi precise, all'interno del periodo lunare?- chiese ancora il terrestre.

-Te l'hanno mai detto che sei veramente curioso?- rise Yokoyama.

-Innumerevoli volte, specialmente quando ero più piccolo- rispose lui, facendolo ridere ancora più forte.

-Tutte queste cose te le spiegheranno una volta terminata la “trasformazione” e entrato nel programma di ricerca sugli elementi ignoti... Ad ogni modo, la crescita è progressiva. Da stasera probabilmente inizierà ad espandersi l'elemento, da domani potrei non riuscire più a sopportarlo neanche con l'uso dei blocchi- spiegò Yoko, indicandosi i polsi: -Ma è difficile calcolare con precisione con che velocità si susseguiranno le fasi. In genere, Martha è molto potente, ma il periodo è breve: 4 o 5 giorni. E' probabile che già al sesto o settimo riusciremo a vederci. Ma attieniti sempre a quello che dicono i medici, ok?-.

Sho annuì, per poi alzarsi: -Non so bene cosa augurarti, per questi giorni che verranno...- ammise.

-Buonanotte!- esclamò Yoko, sgranocchiando l'ennesimo senbei: lo fece ridere.

-Allora buonanotte- disse, per poi uscire dall'ufficio, controllando il corridoio vuoto. Ancora qualche istante e la stazione si sarebbe oscurata per accogliere la sera... aveva giusto il tempo per tornare in palestra e recuperare i propri colleghi.



Date: 2012-08-21 11:54 am (UTC)
From: [identity profile] yukari85.livejournal.com
Se non la finisci ti butto fuori di casa.....U___U

...
Oh! l'incontro con Yoko!<3<3
Edited Date: 2012-08-21 11:55 am (UTC)

Date: 2012-08-28 09:58 am (UTC)
From: [identity profile] jinnypazza82.livejournal.com
Prima di essere troppo bevuta per connettere, 2 commenti pregnissssssimissimi
1) YOKOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO ç____________ç
2) Jun gli fa un regalino Jun gli fa un regalino yiiiiihhhhh! *urletti inconsulti di puro fangilismo*
3) *non previsto* aaaawwwww, kanjarashi forevaH *vekkiaminkia mode: on*

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***La Pasticceria Italiana***

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