[identity profile] harin91.livejournal.com posting in [community profile] pasticci_fanfic
Prima di partire per una vacanzina con mia sorella, ci tenevo a postare qualcosina ^w^
Non si tratta di Reach, con la quale sono ancora impantanatissima e devo davvero decidermi a mettermi d'impegno a scrivere, ma di piccole o piccolissime one-shot che io e mia sorella [livejournal.com profile] yukari85 stiamo man mano ideando sul mondo di Monogram e Niji no Kakera (le due 'second generation' di Kanjani8 e Arashi che potete trovare clickando sui titoli).
Questa prima tornata riguarda Monogram!
Buona lettura!

Titolo: i cani di casa Nishikido
Personaggi: Ryo, Eiji e Ren
Rating: PG
Autrice: [livejournal.com profile] yukari85



La pioggia continua a cadere sul parabrezza, così forte che quasi copre il volume della musica diffusa dall’autoradio. L’unico altro rumore che si sente è il ticchettio regolare dei tergicristalli.

Mi spiace, ragazzi…” dice Ryo guardando i figli seduti nei sedili posteriori: “Vi avevo promesso di portarvi a fare surf per il vostro compleanno”.

Non è colpa tua se si è messo a piovere, papà” risponde subito Ren.

Sì… e poi anche se per una mezz'oretta è stato divertente no? Tipo quando Ren si è preso la tavola in faccia…” aggiunge ancora ridacchiando Eiji.

Io non mi sono divertito” sentenzia Ren.

Ryo sorride mentre cerca di concentrarsi sulla guida, ma la visuale è sempre più ridotta e dopo poco è costretto a rinunciare e accostare sul bordo della strada.

Aspettiamo che spiova un po’”.

In quel momento, Eiji si sporge verso il sedile del guidatore e indica un punto sul ciglio della strada.

Papà! C’è qualcosa là in fondo!” e subito anche Ren si addossa al fratello per vedere.

Nel punto indicato da Eiji, si scorge una piccola figura nera… potrebbe essere un semplice sacchetto di plastica trasportato dal vento, ma a differenza delle altri oggetti che volano per la strada, sbatacchiati dal temporale, questo rimane immobile.

Vado a vedere” dice Ryo ai gemelli: “Ma voi state qui”.

Neanche il tempo di chiudere la portiera dell’auto dietro di sé che è già zuppo di pioggia e così infradiciato percorre velocemente il tratto di strada che lo separa dall’oggetto misterioso.

Pensa subito di aver fatto bene a non portare i bambini perché lo spettacolo è abbastanza cruento: un cane di piccola taglia è riverso a terra, probabilmente investito da una macchina che non l’ha visto in mezzo alla pioggia.

Oh!” esclama Eiji a quella vista; ma prima che suo padre possa rimproverarlo di avergli disubbidito, ecco che arriva Ren portando gli asciugamani per il surf con cui ripararsi dalla pioggia.

Papà! Guarda! Ci sono anche due cuccioli!” osserva.

Accovacciati di fianco al corpo della madre, ci sono due affarini bianchi e neri che si stringono l’un l’altro per ripararsi dal vento. Ryo li raccoglie delicatamente e i gemelli li coprono subito con l’asciugamano.

Sembra che uno si sia ferito una zampa” osserva Ryo: “ma per fortuna sono vivi…”.

Tutti e tre ritornano in fretta all’auto e con il GPS, Ryo trova l’indirizzo della clinica veterinaria più vicina dove portano immediatamente i due cuccioli.

Dopo un’oretta di attente cure e medicazioni, il veterinario restituisce i due cagnolini a Ren e Eiji in un cesto.

Non era nulla di grave, ma sono stati fortunati ad essere stati trovati da voi” sorride il medico.

Mentre Ryo paga il conto della visita veterinaria e pensa a come spiegare a sua moglie i due nuovi acquisti della famiglia Nishikido, Ren avvicina una mano a uno dei due cuccioli che inizia a leccargliela.

Come li chiamiamo?” chiede.

Mick e Keith!” propone Eiji “Come i Rolling Stones!”.

Anthony e John come i RHCP?” propone Ryo.

Il veterinario si mette a ridere.

Sono un maschio e una femmina!” spiega, indicando come una femminuccia il cucciolo che ha delle striature marroni oltre a quelle bianche e nere.

Lea e Teo” sentenzia allora Ren.

Non ci sono cantanti famosi con questi nomi” ribatte il fratello.

No, ma si addicono di più, vero?” Ren cerca la conferma del dottore che annuisce.

Anche a me piacciono” conclude Ryo.




Titolo: Jonetsu Tairiku - Murakami Yuuji
Personaggi: famiglia Murakami + vari
Rating: PG
Autrice: [livejournal.com profile] yukari85



Dopo il motivetto allegro della sigla di apertura le grida del telecronista spagnolo appaiono fin troppo esagerate, quando le immagini mostrano un giovane circondato dai compagni di squadra che si complimentano per il gol appena fatto.

Poi la scena cambia completamente e lo stesso ragazzo di prima è seduto in una elegante stanza d’albergo, dà le spalle a un’ampia vetrata che si affaccia su un bel giardino. La scritta in sovrimpressione dice: Murakami Yuuji, giocatore del Barcellona poi scorrono altre notizie: data di nascita, esordio e numeri della carriera del giocatore.

Me lo ricordo benissimo, il mio primo gol nella Liga” sorride Yuuji: “Eravamo sullo 0 a 0, ma poco importava: tutti pensavano già alla partita di Champions dei giorni successivi. Per risparmiare gli altri giocatori, il mister ha fatto entrare me e Raul. Mentre ci scaldavamo a bordo campo gli ho detto: <<Quando mi smarco, passami la palla>> e per fortuna entrato in campo ci sono subito riuscito e ho avuto lo spazio per tirare”.

Le immagini tornano a mostrare i due giocatori che scherzano durante gli allenamenti.

Non è stato facile ambientarsi” racconta Yuuji: “A parte i problemi linguistici, sapevo sarebbe stato difficile conquistarsi un posto in squadra. Poi ho conosciuto Raul: nonostante fosse nelle giovanili del Barça anche per lui emerge non è stato semplice”.

Cosa ti ha spinto ad accettare la proposta del Barcellona?

Mio padre” spiega con semplicità Yuuji.

Stavolta parte un VTR, di chiara fattezza amatoriale: un uomo e un bambino di circa 6 anni giocano con una piccola palla in salotto, sembrano divertirsi molto mentre una voce femminile fuori campo li ammonisce: “State attenti ai mobili! ...No, Sara, tu sei ancora piccola!”.

Mio padre mi ha trasmesso la passione per questo sport fin da quando ero nella culla. Ma a differenza di come si potrebbe pensare, non mi ha mai imposto niente; sono io che ho scelto questa professione e anzi, spesso abbiamo avuto delle discussioni a riguardo. E’ per dimostrargli gratitudine che indosso il numero 17, che è la trascrizione del suo soprannome. Quando l’ho spiegato la prima volta ai giornalisti spagnoli non capivano” scherza.

Anche il cambio di ambiente non deve essere stato facile, in Giappone sei famosissimo mentre in Spagna pochi ti conoscevano.

Questo però è stato un vantaggio” annuisce Yuuji: “Sono arrivato a Barcellona con una settimana di anticipo rispetto alla data della presentazione ufficiale. Ho fatto un po’ il turista e visitato musei e monumenti, a volte invece facevo lunghe passeggiate per i quartieri del Barrio Gotico per capire l’atmosfera di una città e di una cultura tanto diverse da quelle in cui ho sempre vissuto. Mia madre ha insistito talmente tanto che la settimana successiva sono venuti a trovarmi lei e mio fratello. E’ stata lei a scegliere il primo appartamento in cui ho abitato”.

In questo frangente, le immagini registrate mostrano Yuuji in giro per la città: davanti alla Sagrada Familia, sulle Ramblas, a Parc Guell… c’è sempre qualcuno che lo riconosce, lo ferma, gli stringe la mano o gli dà una pacca sulla spalla, chiedendogli l’autografo.

Lo spagnolo è una lingua buffa” racconta il calciatore: “Per i primi tempi andavo tutti i pomeriggi dopo gli allenamenti al consolato giapponese per prendere lezioni e lì ho conosciuto Marta, la mia ragazza: io le insegnavo il Kansai-ben e lei mi insegnava il catalano. La prima volta che siamo tornati insieme a Osaka mi ha tirato uno tsukkomi gridando <<Nandeyanen!>> e da quel momento mio padre e mia sorella la adorano”.

Da quel primo gol in campionato hai fatto molta strada in pochissimo tempo, in un anno e mezzo sei diventato titolare.

Ma è stato anche merito dei compagni e del mister che mi ha concesso fiducia in un momento delicato per la squadra.” spiega subito Yuuji.

Poi però c’è stato l’infortunio, come ti sei sentito in quel momento?

Il video mostra il calciatore in campo che tenta una finta per smarcarsi da un avversario: all’improvviso un altro giocatore entra in scivolata travolgendo entrambi. Yuuji ha la peggio e cade a terra in maniera scomposta tenendosi il ginocchio sinistro con le mani, sul volto una smorfia di dolore.

Fa male ogni volta che guardo le immagini” commenta: “Mi consola il fatto che poi ci diedero rigore e vincemmo la partita.”

Però il verdetto dei medici fu tremendo: frattura del menisco esterno del ginocchio sinistro e 4 mesi di stop. Equivaleva tornare al punto di partenza.

Yuuji si fa serio: “Ricominciare da zero non mi ha mai spaventato perché credo nelle mie capacità. L’idea di non poter più giocare, invece, mi ha terrorizzato: molti altri calciatori si sono giocati la carriera con un infortunio così”.

Subito dopo l’operazione sei tornato in Giappone.

Avevo bisogno di riposarmi per poi cominciare con la riabilitazione. Stare con i miei amici mi ha aiutato molto in quel periodo”.

Alcune foto mostrano una decina di persone davanti a una famosa stazione termale giapponese.

E’ stata un’idea dello zio Maru: una volta anche papà si era fatto male alla caviglia e per curarsi l’ha portato in questo onsen. In effetti dopo mi sono sentito subito meglio” commenta, con un sorriso divertito.

E dopo 4 mesi esatti dall’infortunio sei tornato in campo.

A 15 minuti dalla fine della partita eravamo in largo vantaggio, il mister mi ha chiesto se me la sentivo di entrare e ho risposto di sì”.

A questo punto, la trasmissione è quasi finita, lo staff porta vicino a Yuuji un tabellone che riepiloga molte tappe della sua carriera, lasciando degli spazi vuoti per gli obiettivi futuri.

Yuuji lo fissa per un po’ poi prende il pennarello e scrive qualcosa mentre lascia in bianco gli spazi più lontani nel tempo.

Per prima cosa voglio vincere la Champions in modo da poter giocare il campionato mondiale per club in Giappone. Poi voglio far bene in Nazionale… ma non voglio fissare obiettivi troppo ambiziosi. Sono convinto che se ci si ossessiona a ottenere dei risultati è controproducente: meglio concentrasi sulle proprie capacità e lavorare per colmare le lacune, in questo modo i risultati vengono da soli” spiega, mostrando cosa ha scritto.

Però…” aggiunge poi con un sorriso: “Mi piacerebbe vedere mio padre che festeggia la vittoria del Giappone ai Mondiali…farebbe così tanto casino che probabilmente mamma minaccerebbe il divorzio!” ride.

E con le immagini di Yuuji che si alza dalla poltrona e ringrazia lo staff, si chiude il programma.



Titolo: piccoli Eito Ranger crescono...
Personaggi: Yuji, Toru e Sayaka + famiglia Yokoyama
Rating: G
Autrice: [livejournal.com profile] harin91



-Mammaaa!- la chiamò all'improvviso Toru, da un punto imprecisato del salotto.

Proprio nel momento in cui era finalmente riuscita a sedersi...

Cercò i bambini e li ritrovò davanti alla porta del ripostiglio, aperta: Toru la aspettava fuori, mentre Yuuji aveva sporto solo la testa.

-Cosa ci fate lì? Papà aveva detto di non aprire!- cominciò a rimproverare il figlio.

-Non è colpa mia! L'ho detto a Saya che non si poteva entrare! L'ho detto anche a Yucchan!- piagnucolò Toru, indicando i due colpevoli dentro la piccola stanza.

-Devi sempre fare la spia, Toru!- si lamentò Sayaka, seduta su uno scatolone.

-Si può sapere cosa cercavate qui dentro? Ci sono solo vecchie cianfrusaglie di Kimitaka... videogiochi di vent'anni fa, per lo più- spiegò la signora Yokoyama, entrando a sua volta nello stanzino e guardandosi intorno. Saya indicò un oggetto che si trovava su uno scaffale piuttosto in alto: -Quello cos'è?- domandò la bambina di 5 anni.

-Quello?- ridacchiò la signora Yokoyama, alzandosi sulle punte per afferrare l'oggetto: ci soffiò sopra per togliere la polvere che lo ricopriva: -E' l'elmo di un supereroe- disse, rigirando fra le mani il casco da Eito Ranger Black.

-Che figo! Posso provarlo???- chiese subito Yuuji, gli occhioni che brillavano.

-Ah, ma questo è di Toru...- disse la signora, ancora ridendo. Lo appoggiò sulla testa del figlio, al quale però il casco andava molto largo e ricadde completamente sugli occhi, facendo ridere gli altri due bambini. La mamma guardò allora verso l'alto: -Da qualche parte abbiamo di sicuro anche i vostri- disse.

E in breve tempo aveva trovato lo scatolone con tute e caschi di quando i padri dei tre bambini si trasformavano in Eito Ranger durante i concerti.

-Ti sta bene!- commentarono Yuuji e Toru quando Sayaka indossò il caschetto rosso; Yuuji stava già tentando di portare il suo in modo che gli permettesse di vedere e alla fine lo allacciò sul collo, facendolo ricadere sulla nuca.

-Mamma, possiamo andare fuori a giocare con questi?- chiese Toru, tirando la mano di Yuuji perché si dirigesse con lui verso l'ingresso. Saya si affrettò a seguirli, scendendo con un salto dallo scatolone su cui si era appollaiata.

-Sì, ma rimanete in giardino!- si raccomandò la donna, accompagnandoli alla porta.

-Io sono il leader!- stava già gridando Toru, correndo veloce in mezzo al giardino.

-Toru! Il leader è sempre il più grande!- esclamò Yuuji, facendo valere i 4 mesi di differenza che aveva con Yokoyama.

-Il leader è sempre quello rosso, non si è mai visto un leader nero! ...o viola- fece notare Sayaka, entrambe le mani strette ai bordi del caschetto perché non le scivolasse dalla testa.

-Ok, il leader è Saya...- sentenziò con rammarico Toru: -Ma io scelgo la storia!-.

-Sono a casa!- sentì, mentre stava aiutando Sayaka a infilare il pigiamino.

-Bentornato a casa!- risposero in coro i tre bambini, affrettandosi a saltare nel letto e infilarsi sotto le lenzuola. Si guardarono con occhietti furbi mentre la signora Yokoyama li aiutava a sistemarsi per la notte e sentivano i passi salire le scale fino alla stanza da letto.

-Oh, eccovi qui... stasera rimangono a dormire da noi?- chiese Kimitaka, sorridendo alla moglie e ai bambini.

-Sara non sta molto bene, quindi per sicurezza stanotte Yuuji rimane qui da noi... e Saya ha insistito così tanto che ho dovuto chiamare Shota per permetterle di restare- sospirò la donna, per poi salutare i bambini e uscire dalla stanza.

-Ah, ma davvero? Che furba- disse con un sorrisino Yoko, pizzicando il nasino della bambina con le dita e facendola ridere.

-Papà, oggi abbiamo giocato ai supereroi!- esclamò Toru, sedendosi di scatto: -E io ero l'eroe!-.

-Io il leader!- si affrettò a dire Sayaka.

-Io quello saggio- si vantò Yuuji, e Yoko si annotò mentalmente di chiamare Hina per dirglielo non appena avesse dato la buonanotte ai bambini.

-Quindi mamma ha detto che potevamo chiederti di raccontarci la storia degli Eito Ranger!- concluse Toru. Yoko rimase sorpreso: -La mamma vi ha parlato degli Eito Ranger?- chiese.

I bambini non risposero, limitandosi ad indicare i tre caschetti colorati appoggiati sul baule dei giochi.

Kimitaka sorrise, vedendoli.

-Ok, allora bene sotto le coperte- disse, e i bambini si risistemarono velocemente: -Tutti pronti a sentire delle mirabolanti gesta dei favolosi Eito Ranger?- domandò al proprio pubblico.

-Sì!- esclamarono i bambini, per poi ridacchiare.



Titolo: Yokoyama no wasuremono chekku (check delle cose dimenticate da Yokoyama)
Personaggi: Yuu e Toru Yokoyama
Rating: G
Autrice: [livejournal.com profile] yukari85



Toru, siamo in ritardo! Oggi ti accompagno io a scuola” dice Yoko mentre con una mano afferra la sciarpa, con l’altra il cappotto e cerca con lo sguardo il figlio, ma Toru è già pronto nel genkan con lo zaino in spalla.

Hai preso il cellulare?” gli chiede il ragazzino di 6 anni con sguardo serio.

Kimitaka fruga nella tasca del cappotto e estrae l’i-phone.

Sì”

E il portafoglio?”

Stessa operazione ma nella tasca opposta.

Sì”

Il copione? Devi imparare le battute per stasera” ricorda Toru al padre che si fionda nello studio a prendere il plico di fogli.

Se fai tardi, ricordati di prendere le chiavi di casa” aggiunge il ragazzino.

Oh insomma! Chi è il genitore tra noi due?” chiede esasperato Yoko.

Toru non risponde e si avviano verso l’ascensore che li porta direttamente al parcheggio interrato del condominio.

Fanno per salire in macchina ma Kimitaka si accorge di una cosa:

Toru… ho dimenticato le chiavi della macchina”.



Titolo: I to U
Personaggi: Toru e Noriko
Rating: PG
Autrice: [livejournal.com profile] yukari85



Noriko, in piedi al centro del soggiorno, guardava perplessa i mobili ancora coperti con il cellofan e gli scatoloni mezzi aperti e mezzi chiusi.

Visto che si tratteneva sempre più spesso a Tokyo per il lavoro da modella, suo padre aveva insistito per comprarle uno spazioso bilocale in una bella zona residenziale e ovviamente Noriko ne era stata più che felice.

Innanzitutto, poteva evitare la fatica di fare continuamente avanti e indietro in shinkansen, poi poteva invitare le sue amiche per cene e party.

Della ricerca dell’appartamento, dell’arredamento e persino del trasloco si era occupato Tomoya che, con il suo lavoro di architetto, aveva molte e ottime conoscenze nel campo e Noriko doveva riconoscere che aveva avuto buon gusto nel scegliere i mobili, semplici ma eleganti, e la loro disposizione.

Rimanevano quei grossi pacchi da disfare, un lavoro troppo lungo e noioso per farlo da sola.

Prese l’i-phone e cercò un numero, ma le voci che le risposero erano due.

Pronto?”

Noriko?”

Sei nel nuovo appartamento?”

Com’è?!”

Carino…e in meno di 20 minuti sono a Shibuya: posso andare a fare shopping quando e quanto voglio!” rispose la ragazza alla tempesta di domande di Serina e Reina.

Possiamo venire a trovarti?”

Siamo curiose~!”

Ah…ma è ancora tutto in disordine…”

Ti aiutiamo noi!” esclamarono in coro le gemelle e Noriko sorrise soddisfatta.

Dopo neanche un’ora, Sese e Rere erano intente ad aprire scatoloni e a sistemare oggetti e vestiti, mentre Noriko preparava un’abbondante cena (anche se il suo ruolo preferito era quello di mangiare, era piuttosto brava anche in quello di cucinare).

La cena trascorse tra le solite chiacchiere: vestiti, lavoro e ovviamente ragazzi.

L’altra sera siamo uscite con dei tizi…” cominciò Reina.

“…giocatori di baseball” precisò Serina.

Uno continuava a farci domande su di te…”

“… ma noi abbiamo detto che sei già impegnata…”

“…a proposito, come va con Toru?”

Come al solito” rispose Noriko mentre portava in tavola il dolce “E' molto impegnato con il lavoro”

Ultimamente anche Eiji non si fa sentire” osservò Rere.

Nemmeno Ren!” le fece eco Sese.

Ma adesso che hai l’appartamento a disposizione, Toru si fermerà a dormire qui no?” chiese una gemella.

Potrai preparargli la cena!” rincarò la sorella.

Sarete come una coppietta sposata! Che invidia~!!” esclamarono insieme.

In effetti non avevo pensato a questa possibilità…” fece pensosa Noriko; non era una cattiva idea, anche a Toru avrebbe fatto comodo ridurre gli spostamenti tra Tokyo e Osaka e visto che suo padre stra-vedeva per il ragazzo, al quale sperava di affidare un giorno l’attività e il patrimonio degli Ohkura, di certo non si sarebbe opposto.

Oh! Com’è tardi!” disse Serina guardando l’ora sull’i-phone.

Dobbiamo proprio andare!” annuì Reina.

Non…non volete fermarvi a dormire? Facciamo un pigiama party!” propose Noriko, non sapeva perché ma non le piaceva l’idea di rimanere sola.

Sfortunatamente, le gemelle il giorno dopo avevano un impegno di lavoro e il loro manager sarebbe passato a prenderle la mattina presto.

Dopo che se ne furono andate, Noriko riassettò la cucina e fece un lungo bagno.

Stava per andare a dormire quando si rese conto che cosa mancava…

Afferrò il cellulare e compose il numero.

"Pronto?" chiese Yokoyama.
"Ho dimenticato Toru" rispose Noriko.
"Eh?" fece il ragazzo, alquanto confuso.
"Toru, il mio orsetto di peluche, me l'hai regalato quando siamo andati al luna park" spiegò pazientemente la ragazza.
"Ah, quello blu..."
"No, quello è Francois che mi hai portato da Parigi"
"Quello con il fiocco?" domandò sempre più spaesato Toru.
"No, quella è Elizabeth che ho comprato a Londra"
"Ho perso il conto dei tuoi peluche..." si arrese lui.

Toru è quello nero con il musetto beige e gli occhiali che tengo vicino al letto” sospirò Noriko “ma l’ho lasciato a Osaka…e senza non riesco ad addormentarmi!”

Mi spiace…ma dopodomani ho una riunione a Tokyo, posso passare da te domani in serata a portartelo, ok? Cerca di resistere!”.

Va bene…” rispose Noriko “Buonanotte, tesoro”.

Buonanotte”.

Ma la ragazza non riusciva a prendere sonno: accese la tv ma non c’era niente di interessante, sfogliò qualche rivista di moda ma erano vecchie, scambiò parecchie mail con Sara e Sayaka (soprattutto con quest’ultima perché Sara a un certo punto crollò addormentata e non rispose più), guardando la casella di posta scoprì che il suo centro estetico preferito aveva in promozione parecchi trattamenti, quindi prenotò per il giorno dopo senza quasi rendersene conto: depilazione, massaggio linfo-drenante, bagno di fanghi Guam, pulizia del viso e una seduta di yoga.

Infine riuscì ad addormentarsi, anche se dopo qualche (troppo poche) ora suonò la sveglia per andare al centro benessere.

Passò lì buona parte della giornata e incontrò anche un paio di colleghe che la invitarono per un giro di shopping perché “ci sono i saldi e ho visto un paio di scarpe che sarebbero un amore con la tua borsa”.

Noriko tornò a casa, carica di borse, praticamente all’ora di cena. Prese l’ascensore ma come si aprirono le porte, si bloccò di colpo nel corridoio: davanti alla porta del suo appartamento dormiva raggomitolato su se stesso Toru con di fianco Toru, l’orso di peluche.

Toru!” esclamò la ragazza “che ci fai qui?!”

Te l’ho detto… che sarei passato a portarti l’orso Toru, no?” fece lui stropicciandosi gli occhi e alzandosi in piedi così che Noriko aprisse la porta.

Ah…me ne ero dimenticata!” esclamò lei. In effetti, tra i mille giri nel centro estetico le era uscito di mente.

Scusami!”.

Ti eri anche dimenticata di darmi l’indirizzo esatto, ho dovuto telefonare a Tomoya per saperlo”.

Mi spiace…” mormorò Noriko mentre prendeva l’orso di peluche e lo posava sul letto.

Toru non capì se si stesse scusando con l’orso per averlo dimenticato a Osaka o con il suo ragazzo per averlo lasciato ad aspettare per ore su un pianerottolo, ma decise di soprassedere.

Per sdebitarmi ti ho comprato un regalo” disse allegra Noriko porgendogli una scatolina: dentro era contenuto un elegante porta-chiavi in pelle blu scuro, il colore preferito di Toru.

Grazie…è bellissimo…non dovevi…” bofonchiò il ragazzo ma Noriko non lo stava neanche ascoltando perché era intenta a frugare in uno dei cassetti della cucina.

Così ci puoi attaccare queste!” gli disse mostrandogli un mazzo di chiavi.

Eh?”

Sono le chiavi di questo appartamento…sì, insomma…così non dovrai più aspettarmi fuori dalla porta…”

Toru sorrise e la baciò sulle labbra.



Titolo: Kick
Personaggi: famiglia Maruyama
Rating: PG
Autrice: [livejournal.com profile] harin91



Tentò di entrare in casa senza farsi notare, passando per la porta-finestra del salotto, per raggiungere il più velocemente possibile camera sua al piano superiore e nascondersi dentro, con l'acqua ossigenata, il cotone e i cerotti che aveva comprato al konbini.

Non aveva considerato che sua madre potesse essere proprio in quel momento intenta a pulire le scale e potesse quindi vederlo rientrare e... preoccuparsi.

-Sora! Sora, cos'hai fatto?- chiese, il tono sempre più preoccupato mentre lo osservava salire in velocità e aprire la porta della propria stanza.

-Niente, mamma... niente- rispose piano, non volendo né farla arrabbiare, né farla insospettire. Si fermò un attimo a guardarla, un piede già dentro la propria stanza: -Sono caduto dalla bici, sai sulla... salita...-.

Sua madre non sembrò berla del tutto, ma gli si avvicinò con due passi e gli impedì di chiudersi in camera sua, prendendo il sacchetto bianco con una mano: -Vieni, andiamo a medicarti nel bagno giù. Vai a sciacquarti, io ti prendo una maglietta pulita, intanto-.

Non si aspettava di convincerla con quella scusa sulla quale aveva riflettuto troppo poco, sulla via di casa. Anche quando era veramente piccolo e ancora non riusciva ad andare bene in bicicletta, non era mai riuscito a cadere e farsi così visibilmente male. Era assurdo che a ormai quattordici anni potesse cadere e ridursi in quel modo, con il labbro tagliato e il naso sanguinante che gli aveva sporcato tutta la camicia bianca della scuola.

Se la tolse a fatica, controllando i lividi che si stavano formando sulle braccia, poi si sciacquò piano il viso, resistendo al dolore che provava anche solo sfiorando la pelle malconcia.

Sua madre lo medicò in silenzio, chiedendogli solo se volesse fare merenda.

Solo dopo una ventina di minuti riuscì finalmente a raggiungere la propria stanza e chiudersi dentro con la scusa di dover studiare. Durò poco, perché il rombare del motore della moto in garage lo avvertì che suo padre era tornato e che sicuramente sarebbe salito a parlargli non appena informato dell'accaduto.

Aspettò in silenzio, la testa china sul libro di storia che aveva aperto sul tavolo dal giorno prima e sul quale non aveva ancora letto neanche una riga.

-Sora- lo chiamò la voce gentile di suo padre, senza tradire il minimo briciolo di preoccupazione. Bussò sulla porta due volte, prima di aprire e incontrare il suo sguardo.

-Ti va di uscire un po'? C'è ancora un bel sole, non è il caso di passare il pomeriggio sui libri!- esclamò, allegro. Sembrava quasi, dallo sguardo sincero, non aver notato i cerotti sul viso del figlio.

Sospirò, sforzando un sorriso: -Ok...-.

Uscirono nel vialetto di casa, superarono il cancello e scesero per la strada in pendenza verso il fiume, sotto un sole pomeridiano ancora piuttosto forte. Sorata era intenzionato a non sollevare lo sguardo dall'asfalto, ma, sovrappensiero, si accorse troppo tardi di essersi messo a fissare prima l'ombra di suo padre, poi il suo profilo concentrato.

Si sedettero in riva al fiume, nel loro punto preferito: per un po' osservarono l'acqua scorrere, in silenzio.

-Papà...- sospirò poi Sorata, cercando le parole giuste per dire la verità a suo padre: -Io...-.

-Sei caduto dalla bicicletta sulla salita, giusto? Stai più attento la prossima volta- gli disse suo padre, senza alcuna nota di rimprovero nella voce. Era calmo e serio e guardava di fronte a sé... come in attesa.

E Sorata, grato al padre per aver sorvolato su una cosa tanto palese quanto umiliante come una rissa fra compagni di scuola, sapeva cosa dovesse dire.

-Come faccio a diventare più forte?- chiese, all'improvviso.

Era la domanda che suo padre stava aspettando, perché in quell'istante si girò a guardarlo, annuendo leggermente con un cenno del capo. Sorata si sentì meglio, dopo quella giornata orribile trascorsa a scuola, dopo aver subito le offese del senpai che lo maltrattava... si sentì subito meglio solo grazie a quello sguardo.

-Un corso di karate?- chiese subito sua madre, vedendoli rientrare che ormai era scesa la sera: -Sei sicuro, Sora?- domandò ancora, preoccupata, squadrando poi il marito che ridacchiava nel genkan, mentre si toglieva le scarpe sporche di terra per aver corso lungo il fiume con il figlio.

-Ormai ho deciso! Domani vado ad informarmi in palestra!- esclamò Sorata per poi salire di corsa le scale e sparire in camera sua.

-Ma Ryuu, il pediatra ha sempre detto che è di costituzione debole... non sarà pericoloso?- sospirò la donna, ancora guardando verso le scale che davano al piano superiore, mentre veniva abbracciata dal marito: -Non è più un bambino, Airi... e poi il karate non è uno sport violento, quella è la boxe- commentò facendole l'occhiolino: -Infine non ti dimenticare che si tratta di mio figlio! Un vero Maruyama!- esclamò, gonfiando il petto.

-Ah, sto tranquilla allora!- fece lei con un sorrisetto poco convinto, tornando in cucina a preparare la cena.

Date: 2012-09-17 05:08 pm (UTC)
From: [identity profile] yukari85.livejournal.com
Tanti tantissimi <3<3<3<3<3<3 per la famiglia Maruyama! Maru, Airi, avete la mia benedizione! U___U Su, su...

Toru e Noriko non si sa come stiano insieme ma vabbeh!XD Sembra stiano bene...
E Toru avrà bisogno di mooolta pazienza con suo padre!XD

Vai Yuji, porta il Giappone a vicnere il mondiale!! U___U

Date: 2012-10-03 09:39 pm (UTC)
From: [identity profile] gkj.livejournal.com
questa storia vince sempre di più, in tantissimi aspetti..
w i maruyama XD
e gli yokoyama
e i tre piccoli rangers
e tutti, insomma...
yeah!

Date: 2012-10-04 12:15 pm (UTC)
From: [identity profile] yukari85.livejournal.com
Sono commossa!! ç___ç...snifff...allora c'è qualcuno che legge questa fanfic!!
GRAZIEEEEEEEEEEEE!!!!!!!

Date: 2014-02-22 06:18 pm (UTC)
From: [identity profile] lalois.livejournal.com
Ryo sotto la pioggia con l'auto, i cagnolini e i gemelli mi ha fatto sbrilluccicare gli occhietti dall'inizio alla fine... non cito niente perché dovrei mettermi a ricopiare praticamente tutto il testo .__.

io le insegnavo il Kansai-ben e lei mi insegnava il catalano.
Nessuno di voi che voglia apprendere il dialetto vicentino in cambio del kansai-ben XD?

piccoli Eito Ranger crescono...
-Che figo! Posso provarlo???- chiese subito Yuuji, gli occhioni che brillavano.
*cough* provato gli stessi sentimenti non appena ho avuto tra le mani il mio, di caschetto, anche se ho vent'anni di più XD

-Io quello saggio- si vantò Yuuji, e Yoko si annotò mentalmente di chiamare Hina per dirglielo

Titolo: Yokoyama no wasuremono chekku
“Toru… ho dimenticato le chiavi della macchina”.
geniale XD

Titolo: I to U
Rimanevano quei grossi pacchi da disfare, un lavoro troppo lungo e noioso per farlo da sola.
Ovviamente, voglia di fare saltami addosso, Ohkura junior XD

suo padre stra-vedeva per il ragazzo, al quale sperava di affidare un giorno l’attività e il patrimonio degli Ohkura
ma cioè XD

"Ho dimenticato Toru" rispose Noriko.
"Eh?" fece il ragazzo, alquanto confuso.
"Toru, il mio orsetto di peluche, me l'hai regalato quando siamo andati al luna park" spiegò pazientemente la ragazza.
"Ah, quello blu..."
"No, quello è Francois che mi hai portato da Parigi"
"Quello con il fiocco?" domandò sempre più spaesato Toru.
"No, quella è Elizabeth che ho comprato a Londra"
"Ho perso il conto dei tuoi peluche..." si arrese lui.
LOL XD XD XD (questa ragazza è TUTTA suo padre)

dormiva raggomitolato su se stesso Toru con di fianco Toru, l’orso di peluche.
ma tesoooooro, che puccio di ragazzo <3
Comunque, Ohkura non può fare qualche altro figlio, è previsto nei vostri programmi :3?

E Sorata, grato al padre per aver sorvolato su una cosa tanto palese quanto umiliante come una rissa fra compagni di scuola, sapeva cosa dovesse dire.
-Come faccio a diventare più forte?- chiese, all'improvviso.
Mmmmma quanto sono bbelli *O*

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***La Pasticceria Italiana***

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