[identity profile] harin91.livejournal.com posting in [community profile] pasticci_fanfic

...che è successo a LJ? O__o e dire che stavolta non sono stava via neanche troppo XD
Ma spero di aver capito come si posta anche con questo 'nuovo metodo'... buona lettura a chiunque stia ancora leggendo questa fanfiction XD

Dunque, in questo capitolo abbiamo finalmente la trasformazione! E' una parte piuttosto corta, di passaggio, quindi tenterò di ricordarmi di postare la seguente il prima possibile... haha *era una battuta*.

Titolo: Reach
Genere: AU, fantascientifico, futuro
Gruppi: Arashi, Kanjani8
Pairing: Sakumoto, Subassan, Yokohina (friendship)
Rating: un PG-13 generale
Disclaimers: non mi appartengono i personaggi e penso di aver preso elementi da questo e quello un po' a muzzo... per il resto, è tutta colpa mia.
Note: sul forum AFD scrivevo: 'Sono stata ispirata per questa fict dalle dannatissime tutine di Gantz (<--- eheh) e da varie storie incrociate di alieni e esperimenti... metteteci qualche basilare e confusa conoscenza di chimica e fisica e questo è quello che ne sta venendo fuori XD' ...non so se si possa ancora applicare, ma faremo finta di niente XD Ringraziamenti sentiti alla mia editor (yukari85).
Capitoli precedenti: parte1, parte2, parte3, parte4, parte5





Le festività di Martha giunsero e passarono nella frenesia di quei giorni: la data per l'esperimento di conversione dei tre umani era stata decisa e, dati i tempi molto ridotti, tutti erano impegnati nei preparativi e negli allenamenti in palestra. Sho credette di essere al limite quando una notte sognò Subaru costringerlo a fare mille piegamenti e addominali e si svegliò sudato come non mai.

Per tutto quel periodo non aveva mai visto Yoko, ma aveva conosciuto alcuni dei suoi medici e l'avevano rassicurato sul suo stato di salute; anche Murakami era raro si facesse vedere alle riunioni del “gruppo”, impegnato com'era nel lavoro e in altre strane e continue scuse.

-Non te la devi prendere, Sho- gli aveva sorriso una sera Maru: avevano portato delle strane pizze sul terrazzo del dormitorio e si erano messi a pranzare tutti insieme al chiaro di luna e delle lanterne. Il non-elemento aveva appena intuito l'argomento, vedendo l'espressione assorta dell'umano: -Quando si tratta di Yoko, Shinchan diventa un'altra persona... per lui è difficile non vederlo spesso. Vedrai che tornerà non appena il periodo lunare sarà passato- lo rassicurò, posandogli una mano sulla spalla.

Un'altra persona che si palesava poco in giro era Jun: da quella notte ad Eterna, durante la quale si erano quasi accidentalmente tenuti per mano, si erano parlati davvero pochissimo. Frequentava anche lui assiduamente il gruppo di amici, ma durante il giorno seguivano attività diverse e raramente durante le sere in compagnia sceglieva in particolare quella di Sho.

Forse era per imbarazzo, forse perché era tornato dell'idea che gli umani fossero banali e poco divertenti. Sho si era fatto una serie di giri mentali, prima di capire che doveva smettere di pensarci (“o ti scoppierà la testa. No, davvero... non sto scherzando, succede” l'aveva ancora una volta spaventato Subaru, facendo ridere Nino) e che prima o poi si sarebbero parlati di nuovo. In fin dei conti Jun e Nino erano i principali responsabili della loro conversione, quindi per lo meno prima degli esperimenti si sarebbero rivisti.

Gli esercizi erano diventati più frequenti e stancanti: aveva imparato lentamente a concentrarsi per mantenere viva una fiamma già accesa o a resistere fisicamente all'atmosfera di Myrthas anche in situazioni di sforzo fisico... ma ancora gli mancava quel qualcosa che generasse la scintilla, come la chiamava Subaru, per accendergli il fuoco in corpo.

-Sho, non devi sforzarti più del dovuto, prima o poi troverai quel che ti serve- aveva sospirato Subaru, sedendosi a gambe incrociate al suo fianco sul pavimento della palestra. Sho aveva ripreso fiato, per poi annuire in silenzio: con tutto l'allenamento di quel giorno faticava a tirarsi a sedere... aveva la schiena a pezzi.

-Per te e Yasu è stato facile?- chiese all'improvviso, sorprendendo anche se stesso. Subaru rifletté un po' sulla risposta.

-Non direi facile, ma ad ogni modo ci ho messo poco a far nascere la scintilla. Insomma, non credo di essere la persona più adatta per questi discorsi... ma se impari prima di tutto a far ordine in te stesso sarà più facile farne scattare una, no?- propose: -Può anche darsi che tu abbia già trovato la persona giusta...- azzardò.

-Sai qualcosa che non so?- scherzò Sho, voltando la testa per guardarlo: fino a quel momento aveva fissato il soffitto della palestra.

Subaru sospirò di nuovo, socchiudendo gli occhi; Sakurai aveva iniziato a riconoscere quegli strani tic a seconda dello stato d'animo del suo insegnante: -E' ovvio che io sappia molte cose che tu non sai, ma fino ad impicciarmi dei tuoi affari non sono arrivato. Sho, non fare finta di niente: sai benissimo anche tu di cosa sto parlando... non serve neanche leggerti nel pensiero per capirlo-.

Sho tornò a fissare il soffitto in silenzio, riflettendo su quelle parole. Ma in presenza dell'altro elemento del fuoco, non riusciva a concentrarsi sulla propria scintilla.

A differenza sua, pareva che Ohno avesse senza problemi scoperto la sua: erano parecchie sere che lui e Nino se ne stavano per conto loro su una panchina del parco interno alla stazione. Spesso Nino appoggiava la testa sulle gambe dell'umano e se ne stavano senza parlare in quella posizione, Nino assorto in qualche videogioco e Ohno intento a leggere o disegnare o semplicemente perso nel suo mondo, accarezzando distrattamente con una mano i fini capelli dell'elemento della luce.

Satoshi era stato il primo a raggiungere la concentrazione necessaria per far nascere il suo “germoglio”: per gli elementi della terra era un avvenimento speciale che veniva molto festeggiato. Yasuda conservò il primo piccolo germoglio di Ohno e lo piantò nel giardino, proprio vicino alla panchina molto frequentata dall'umano: ogni giorno le tenere foglioline venivano annaffiate con cura e presto si sarebbe scoperto di che tipo di pianta si trattava.

-Quell'albero rappresenterà il tuo potere e sarà il tuo simbolo per sempre- aveva spiegato una sera Yasu, quasi commosso.

-Dov'è il tuo albero, Yasu?- aveva chiesto innocentemente Aiba, facendo ridacchiare gli altri alieni.

Sho non aveva bisogno di chiedere: spesso aveva trovato il suo insegnante a strimpellare una vecchia chitarra acustica sotto le fronde di un pruno di media grandezza. Non era un segreto che Yasu l'avesse regalato a Subaru molto tempo prima.

Masaki ancora stava perfezionando le sue tecniche: Tacchon poteva sembrare un insegnante distratto, ma in verità era stato molto bravo ad aiutare l'umano a trovare la giusta concentrazione per la creazione di ottimi mulinelli. Il vento non aveva scintille, bensì seguiva lo scorrere delle emozioni in modo naturale, senza bisogno di pressioni.

Il tempo parve scorrere velocissimo e, con esso, passarono le festività. La stazione che sembrava essere diventata deserta durante il periodo di licenza per le vacanze, si ripopolò in breve appena passato il periodo lunare: la notte si era fatta meno luminosa ora che Martha sia era allontanata e i giorni si erano allungati.

Una sera, Sho sentì bussare in modo inconfondibile alla propria porta.

Si alzò con il battito del cuore accelerato, chiedendosi cosa ci faceva Jun lì in quel momento preciso: ma appena aperta la porta, si accorse che c'erano anche Ohno e Aiba.

-Vi porto a vedere la sala della conversione completa. In teoria non potrei, ma dato che l'autorizzazione ce l'ho io e a voi ancora non hanno spiegato nulla, vi ci porto adesso prima che chiuda- spiegò velocemente Jun, accompagnandoli all'ascensore. Sembrava stranamente più freddo del solito, ma Sho aveva quasi imparato a riconoscere le sue reazioni: era stanco. Da molti giorni si stava trascurando per stare dietro a quell'immenso progetto.

La sala era al terzultimo piano e l'aria era spessa e fredda. Le tute si scaldarono automaticamente e, nel buio, emisero un candore più intenso: Aiba e Ohno scendevano così tanto per la prima volta e rimasero sorpresi dall'improvviso tepore.

Jun li condusse per un corridoio fievolmente illuminato fino ad una porta che aprì con una combinazione: illuminò la sala quel che bastava per vederne il contenuto. C'erano dei macchinari enormi, parecchi fili e tre grosse teche di vetro, alte fino al soffitto. A Sho ricordavano degli enormi acquari come quelli che erano esposti a Roppongi, al secondo piano del centro commerciale sospeso, ma questi erano privi di acqua e pesci.

-Qui faremo gli esperimenti- disse brevemente Jun, a braccia conserte.

-A cosa servono... quelli?- chiese Ohno, indicando le colonne di vetro.

Jun storse un po' il naso: -Mantenitori di pressione. Si riempiono di un liquido particolare e permettono ai vostri corpi di acquisire l'elementarietà tre volte più velocemente del normale- spiegò.

-Cioè verremo... immersi lì dentro?- chiese Sho, immaginandosi la scena.

Jun annuì: -Per cinque giorni. Ma per farlo sarete indotti in una specie di sonno perenne, quindi non vi preoccupate... con le maschere per l'ossigeno non vi accorgerete di nulla-.

-Non è pericoloso?- chiese Aiba, osservando i macchinari uno per uno. Sho ebbe paura che iniziasse a smanettare pericolosamente con uno di essi.

Jun scosse nuovamente la testa, per poi fare loro segno di tornare indietro: -Stanno per chiudere l'accesso all'ascensore, dobbiamo andare-. Sho rimase colpito da queste parole: -L'ultimo piano è ancora bloccato?- domandò.

Jun lo guardò dritto negli occhi per la prima volta quella sera: -Pare di sì. Ma non è niente di grave, presto lo riapriranno... i medici lo frequentano con regolarità-.

Rimasero stranamente tutti e quattro in silenzio fino all'arrivo al dormitorio.

Jun si congedò velocemente, rivelando con uno sbadiglio la stanchezza di tante ore di lavoro. Prima di avviarsi, però, specificò l'inizio degli esperimenti: -Dopodomani-.

Dopo aver salutato i suoi colleghi, Sho capì presto che non riusciva a prendere sonno: pensava agli esperimenti, ma specialmente, all'ultimo piano che restava misteriosamente precluso. Forse Shingo ne sapeva qualcosa... ma era da tanto che non vedeva più neanche lui. L'aveva spesso cercato in ufficio o in mensa, ma se si incrociavano riuscivano appena a salutarsi di sfuggita. Però aveva ben osservato i bordi della tuta viola: erano sbiaditi sì, ma pur sempre nella norma.

Decide di uscire dalla propria stanza e passeggiare per il giardino del dormitorio: non faceva particolarmente freddo la sera nella stazione e quella zona rimaneva sempre sufficientemente luminosa. Si spinse fino all'osservatorio, dal quale si vedeva il cielo e si poteva riposare alla pallida luce diretta delle tre lune.

Ma, quasi fosse stato spinto lì dal destino, non lo trovò vuoto.

Si avvicinò lentamente alla figura seduta sull'erba, sentendo un debole brusio: più avanzava più si rendeva conto che la persona stava parlando, chino su qualcosa che sembrava uno schermo. La conversazione sembrava accesa, nonostante il piccolo schermo trasmetteva a fatica le immagini e il suono, molto disturbato probabilmente dalla mancanza di campo elettromagnetico. Rimase lontano abbastanza per non farsi notare, ma purtroppo non riuscì a capire una sola parola della conversazione. Come vide che era terminata e lo schermo si era spento, si avvicinò maggiormente, facendo sussultare Murakami.

-Sho... cosa ci fai qui?- chiese, appoggiando il piccolo schermo sul prato al suo fianco. Sho gli si sedette di fianco, sorridendo: -Non riuscivo a dormire-.

-E' un classico... ti hanno detto dell'inizio degli esperimenti? Anche io non riuscivo a dormire prima di venire incubato... quella macchina infernale fa paura- commentò ridacchiando Shingo, per poi correggersi, vedendo l'espressione spaventata di Sho: -Tranquillo, non fa male. Non ti rendi neanche conto di quello che accade... poi quando esci sei un elemento- disse, facendo “puff” e imitando uno scoppio magico con le mani.

Sho non riuscì a trattenersi dal chiedere: -Con chi stavi parlando?-. A quanto pareva Murakami era troppo concentrato nella telefonata per accorgersi della sua presenza e per leggergli nel pensiero... oppure aveva tentato di evitare la domanda sviando il discorso.

Lo vide sospirare: -Mi spiace, ma non posso dirti niente- poi sorrise: -Ma nulla di pericoloso, lo giuro!-.

-Shingo...- provò a dire Sho, raccogliendo tutte le forze per ripetere quello che Jun gli aveva spiegato in precedenza.

-No, Sho... puoi anche non parlare. So quello che sto facendo, so quello che pensa Jun... e che pensano gli altri. Ma so anche di non stare sbagliando- lo interruppe l'elemento dell'acqua. Sho pensò che sembrava una cosa tanto segreta quanto pericolosa.

-Forse lo è, ma l'hai pensato anche tu... l'hai pensato anche tu, vero? Quanto sarebbe bello se quell'esperimento fosse davvero avvenuto... se quell'elemento ignoto si fosse veramente salvato... se Yoko si potesse salvare- rispose Hina ai suoi pensieri, gli occhi che brillavano.

Sho scosse leggermente la testa. Notò solo in quel momento che gli occhi dell'altro brillavano per le lacrime.

-Voglio crederci anche se non è vero. Forse è brutto da dire, ma... voglio vivere... credendo che lo si possa salvare- sospirò, prima di alzarsi.

-Dimentica quello che hai visto, Sho... Yoko non lo deve sapere- gli chiese, prima di allontanarsi.

Quella notte non riuscirono a dormire entrambi.

Il giorno seguente passò quasi più velocemente degli altri: intensificarono gli esercizi, fecero alcuni test medici, ascoltarono la spiegazione tecnica di come si sarebbero svolti gli esperimenti e tornarono alle loro stanze per prepararsi prima del sonno indotto. Jun e Nino erano stati presenti per tutto il tempo, ma con i tre umani avevano parlato ben poco, intenti nel loro lavoro di analisi e preparazione.

Solo nella sua stanza, Sho ripensò a tutte le cose che aveva scoperto da quando era su Myrthas ed ebbe nuovamente quella paura che aveva provato prima di partire, quel terrore sconosciuto che gli suggeriva di dimenticarsi della Terra: sarebbe mai tornato indietro?

Ma la domanda che sorgeva adesso fra i suoi pensieri si era lentamente trasformata: voleva tornare indietro?

Ormai troppi interessi e troppi legami lo tenevano saldamente legato a quel pianeta: non solo il suo sogno di vivere nello spazio che aveva da quando era piccolo, ma anche il desiderio da adulto di andare fino in fondo alle cose, scoprire in che modo avrebbe potuto risolvere il problema per cui era stato chiamato così lontano da casa. Sarebbe mai riuscito a salvare gli elementi ignoti? La guerra sarebbe mai scoppiata per Myrthas?

Passate le festività di Martha, il paese aveva ricominciato a temere la minaccia dei pianeti vicini: si sapeva con certezza che vi erano delle trattative diplomatiche in corso, trattative politiche ed economiche che venivano gestite direttamente dal sovrano e dai suoi diretti sottoposti. A nessuno faceva comodo quella guerra e Myrthas tentava in tutti i modi di non venire attaccata, ma ancora non si sapeva quale sarebbe stata la sorte del pianeta. Ogni giorno arrivavano notizie e pareri discordanti anche alla stazione.

Sentì nuovamente bussare alla porta e si accorse di quanto tempo fosse passato: si unì a Ohno e Aiba per raggiungere l'ascensore, dove Maruyama li stava aspettando con il suo solito sorriso rassicurante. Li accompagnò al terzultimo piano, che durante il giorno sembrava vagamente più illuminato e li consegnò alla squadra di medici e ricercatori che avevano conosciuto il giorno precedente.

Jun fece cenno a Sho di seguirlo, accompagnandolo ad uno stanzino che avevano adibito a spogliatoio.

-Sei teso?- gli chiese, una volta chiusa la porta alle loro spalle: dei due, il più teso sembrava proprio l'alieno. Sho aveva imparato a capire quando Jun tentava strenuamente di mascherare i propri sentimenti e, almeno ai suoi occhi, non riuscirci per nulla: sembrava ancora infinitamente stanco e provato dal lungo lavoro.

-Non ho ancora scoperto la scintilla, quindi pensavo di dover aspettare ancora un po' per la conversione...- ammise. Aveva lavorato sodo con Subaru anche il giorno precedente, rimanendo il palestra anche più a lungo degli altri, ma non era servito a nulla.

Jun tentò un lieve sorriso: -Abbiamo bisogno di velocizzare i tempi, so che puoi capire. Appena sarai un elemento non ti sarà difficile trovare la tua scintilla-.

-Subaru sostiene che non sia una questione di elemento, quanto di cuore- azzardò Sho, senza sapere il motivo per cui l'aveva detto.

Jun rimase in silenzio, tanto da mettere entrambi in imbarazzo: la stanza era molto piccola, semi-buia, e si supponeva che Sho dovesse spogliarsi, ma con l'elemento dell'acqua presente gli era impossibile anche solo muoversi... aveva gli occhi calamitati in quelli dell'altro e per un attimo riuscì a vedervi dentro il potere dell'acqua scorrere. Come un lampo, sentì qualcosa nel cuore ardere, da prima dolorosamente, poi, come una fiamma che veniva lentamente addomesticata, scaldarlo con costanza senza fare male.

-Jun...- mormorò, senza riuscire ad allontanare lo sguardo ed il corpo da quella creatura.

Probabilmente li stavano aspettando, gli esperimenti dovevano avere inizio, le vasche si stavano riempiendo... ma tutte quelle responsabilità erano scomparse dalla sua mente. Vi era adesso solo il presente, quell'attimo. E il tiepido ricordo di quella notte di fuochi d'artificio e delle loro dita incrociate.

Trattenne il respiro prima del bacio. Jun aveva chiuso gli occhi e aveva posato la mano fredda sul suo viso, per avvicinarlo a sé: la prese nella sua, come per istinto, tentando di scaldarla mentre le loro labbra si dischiudevano timidamente, lo scambio di calore si approfondiva.

Lo strinse a sé senza rendersene conto e senza saperlo continuò a baciarlo fino a non avere più fiato: la fiamma del proprio elemento aveva preso vita e avvampava dentro di lui, scaldando l'aria del piccolo stanzino, lo rendeva sordo e succube dei propri istinti.

Jun mosse il viso perché si dividessero, guardandosi ancora negli occhi mentre recuperavano il respiro e la coscienza di quello che stavano facendo: sorrise nel vedere il fuoco scaldare le pupille e il viso dell'umano. Uscì in silenzio, sorridendo appena per l'imbarazzo e la gioia.

Sho rimase ancora qualche istante a fissare la porta ormai chiusa e chiedersi se il proprio cuore avrebbe mai ricominciato a battere regolarmente.

Poi entrarono i medici e gli fecero l'iniezione per indurre il sonno: senza accorgersene scivolò in un lungo riposo senza sogni.

Come entrò nella stanza la trovò più buia del solito: i medici gli avevano accordato una mezz'ora di visita dopo aver passato un'intera giornata a tentare di ignorare le sue preghiere. Per sua fortuna, sapeva essere parecchio convincente e cocciuto quando ci si metteva.

-Yoko?- chiamò, non riuscendo da subito ad adattare la vista alla stanza scura.

Sentì un rumore alla propria sinistra, fra i macchinari, e qualcosa cadere: le custodie vuote di qualche DVD.

-Hina... perché sei qui?- chiese l'elemento ignoto, con una voce che stentava a riconoscere: distinse lentamente la sua figura. Si reggeva in piedi a fatica, appoggiandosi con una mano all'incubatrice dalla quale era appena uscito; l'altro braccio era abbandonato lungo il corpo, come se i blocchi fossero troppo pesanti perché riuscisse a sollevarli. Ansimava appena per lo sforzo: -Lo sanno che sei qui?- chiese di nuovo, allarmato.

-I dottori mi hanno dato un permesso speciale- lo rassicurò, sperando che si capisse che non era una bugia... questa volta.

Lo vide avvicinarsi stancamente alla poltrona che teneva di fronte al vecchio televisore per i videogiochi e accendere una piccola lampada lì vicino: solo allora si accorse delle ali nere che circondavano il corpo dell'amico e che si amplificarono all'accensione della luce, stirandosi nell'aria come a raggiungere quella fonte. Yoko si sedette stancamente, sospirando: -Odio quando lo fanno... non si vede niente qua dentro-.

-Perché sei uscito dalla barriera se stai così male?- chiese, mantenendo le distanze che i dottori gli avevano imposto.

Yoko lo guardò: era debole, stanco e parecchio annoiato. Se solo fosse stata un'altra persona sarebbe già scoppiato a piangere... ma se c'era una cosa in cui Yoko era specialista era deprimersi senza versare una lacrima: -Sono giorni che va avanti così, quella roba ormai è inutile... credo si sia rotta, ma non me lo vogliono dire-.

-Dovrebbero usare la versione più potente- osservò.

-Certo. Ma sono ancora tutti agitati per il fatto che dai test non avrei dovuto essere degenerato così tanto in questo periodo, che mi sto aggravando e bla bla bla... non è che mi hai portato qualcosa di buono?- chiese, improvvisando un sorriso. Shingo gli avvicinò sul tavolino che li separava un pacchetto di “qualcosa” rubato in mensa. -E' anche da parte di Maru. Non ti ci ingozzare- si raccomandò. Ma gli occhi di Yoko avevano già iniziato a brillare festanti, mettendo da parte il regalino per gustarlo non appena si fosse ripreso.

Si aggiornarono brevemente riguardo a quello che era successo: Murakami raccontò della festa ad Eterna, degli esperimenti sugli umani che erano iniziati con successo e della solita routine alla stazione. Yoko fece spallucce: -Io so solo dirti che in tutto questo nessuno ha ancora scoperto come fare a “guarirmi”-.

-Ancora per poco...- ricordò Hina, sorridendogli.

L'elemento ignoto sollevò un sopracciglio, scettico: -Sai qualcosa che io non so?-.

Shingo non rispose e restò in silenzio a far finta di nulla, per poi ridacchiare nel vedere l'altro perdere la voglia di concentrarsi: -E' inutile che tenti di leggermi nel pensiero, non lo sai più fare- lo canzonò.

-E dire che un tempo, quando eri umano, era così semplice... uffa, ora mi annoi- protestò Yoko, fissando lo schermo spento della televisione.

Shingo approfittò di quel momento di silenzio per avvicinarsi un pochino e sedersi sullo sgabello al fianco dell'amico: le ali nere, percependolo, gli si avvicinarono e lo avvolsero piano, quasi studiandolo. Non facevano male e sapeva non fossero pericolose: non appena percepirono il materiale della sua tuta si allontanarono, tornando a puntare verso la luce della lampada e oscurandola ancora più di prima. Yoko tentò di scacciarle con una mano.

-Sei diverso dal solito... e non parlo della stanchezza- osservò. L'istinto lo tentava: voleva potergli accarezzare la fronte per sentire se avesse la febbre o se fosse particolarmente freddo, come quando dieci anni prima aveva preso l'abitudine a fare nelle lunghe notti che avevano passato in ospedale, prima che si capisse che strana malattia albergava nel corpo dell'alieno.

Yoko lo guardò nuovamente, questa volta serio come lo era raramente: -Sto morendo, Shingo. Non sanno più come placarmi e il processo di degenerazione si velocizza di giorno in giorno- spiegò, con una calma agghiacciante. Si guardarono intensamente negli occhi, prima che l'elemento ignoto mormorasse: -Come fai ad avere ancora tutta questa speranza?-.

-Ci sono cose che tu non sai- ripeté l'elemento dell'acqua, senza cambiare tono di voce: per quel che poteva, voleva riuscire a tranquillizzarlo.

Yoko lo guardò ancora a lungo, concentrandosi: Shingo non seppe dire cosa fosse riuscito a vedere nei suoi pensieri, ma gli sembrò che l'espressione dell'amico cambiasse. Poi l'atmosfera tornò quieta e i lembi di fumo nero lasciarono finalmente in pace la piccola luce della lampada.

-E' meglio che tu vada, sei qui dentro da un bel po'- sospirò Yoko, passandosi una mano sul viso: -Ti accompagno alla porta...- disse, per poi tentare di alzarsi in piedi. Shingo, che l'aveva preceduto, fece appena in tempo a sorreggerlo prima che cadesse a terra rischiando di farsi male.

Lo rimise seduto sulla poltrona, controllandogli i battiti sul collo e accarezzandogli il viso: per istinto, una mano di Yoko gli si era aggrappata al braccio e stringeva con una forza quasi dolorosa: -Kimi! Kimi, che hai?- lo chiamò, vedendo gli occhi dell'altro restare chiusi. Poi una piccola lacrima di dolore rigò il viso pallido dell'elemento ignoto, e Shingo capì che oltre alla stanchezza, Yoko gli stava nascondendo anche tutto lo sforzo di sopportare il male fisico che provava.

Rinvenne lentamente, stretto al suo braccio, per poi scostarsi improvvisamente: -Shingo! La tuta!- gridò, inorridito.

-Che importa la tuta...- tentò di calmarlo Murakami, provando ad avvicinargli nuovamente il viso con la mano: avevano così tanto bisogno entrambi di quel contatto che non si rendeva conto di quello che stava succedendo. I bordi della sua tuta erano diventati completamente bianchi e il materiale cominciava a cedere calore; già sentiva il freddo della stanza penetrargli nelle ossa: -Me ne farò dare un'altra...-.

-Che cosa ho combinato?- mormorò Yoko, allontanandolo ancora una volta: si ritrasse sulla poltrona fino quasi ad accartocciarsi su se stesso, circondato da una nube di ali nere che si era fatta più fitta. Shingo si alzò per poter chiamare i medici con l'interfono di emergenza.

-Vedi? Sono pericoloso per me e per gli altri... non ce la faccio più a sopportarlo, Hina... non ce la faccio più- lo sentì mormorare.

-Non dire così...- tentò di calmarlo: ancora provò l'istinto di avvicinarsi, ma i medici stavano arrivando e adesso sarebbe stato davvero pericoloso entrare in contatto.

-Vai via, ti prego... vai via- lo pregò Yoko, sollevando appena la testa per vederlo annuire, ancora sconvolto da quello che era successo, e uscire quasi di corsa dalla stanza, sentendo i dottori entrare alle sue spalle e i macchinari entrare in funzione.

Date: 2012-11-30 07:50 pm (UTC)
From: [identity profile] baci-chan.livejournal.com
La storia degli YokoHina mi sta straziando..
Per me, il fatto che Hina sia così premuroso e preoccupato nei confronti Yoko, è una cosa nuova (mi sembra di aver letto sempre fanfic in cui Hina lo tratta relativamente male XD)e mi piace un sacco.

Il personaggio di Yoko lo stai sviluppando veramente bene! Riesco a sentire ogni sua sofferenza e questo mi fa morire dentro.. Ma non ti preoccupare, in questo caso sono proprio una M X°D

Ma l'ultimo piano? L'ultimo piano? L'ultimo piano? L'ultimo piano? Perchè era chiuso? Perchè? Perchè? Perchè? Perchè? Perchè???

Quindi nel prossimo capitolo si capirà se tutti e tre gli umani si trasformeranno? No, perchè uno delle mie paure e che uno dei tre non completi la trasformazione..

Stupido Sho.. Bastava così poco far scoccare la tua scintilla. Hai visto??

Date: 2012-11-30 08:38 pm (UTC)
From: [identity profile] baci-chan.livejournal.com
Il tuo commento ç____ç

*corre ad abbracciare gli YokoHina*

Date: 2012-12-03 01:52 pm (UTC)
From: [identity profile] jinnypazza82.livejournal.com
Hina, non piangiucchiare per Yoko, che sono in soggiorno T________________________________T (e mi tocca dire a tutti "niente, è "solo" una fanfiction, l'ho anche già letta sta parte ... no, davvero ... soooob" XD)

SALVATE YOKOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

e Yokooooooooooooooooooooooooooooo ç______________ç ("no davvero, è colpa della fanfiction" disperandosi sul divano)

Date: 2013-02-07 03:55 am (UTC)
From: [identity profile] babicchan.livejournal.com
Quindi Ziò ce l'ha fatta a trovare la sua scintilla?*__* ♥

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