[identity profile] harin91.livejournal.com posting in [community profile] pasticci_fanfic
IT'S BIG NEWS! *cit.*
La prima big news è che pare il caro Bibu si sia finalmente (anzi, già da 2 anni... furbetto!) trovato una Biba *w* Appena ho scoperto la notizia e ho visto le foto dei tabloid giapponesi sono scoppiata di gioia e commozione! çOç I miei bimbi, pian piano mi diventano tutti degli ometti! ...sono specialmente felice per Yoko perché ecco... su di lui proprio non ci avrei mai sperato XD E invece... *w* Pare anche sia una cosa seria <3 Sono fiera di te, Bibu! çOç
La seconda, tornando a noi... è che mi manca solo l'ultima parte + breve epilogo di Reach! *__* Ieri presa da ispirazione e scrittura compulsiva alla fine non mi sono accorta di quanto stessi andando avanti e mi sono ritrovata quasi alla fine XD
Quindi festeggiamo con il postaggio della nona parte! *w*9

Titolo: Reach
Genere: AU, fantascientifico, futuro, angst
Gruppi: Arashi, Kanjani8
Pairing: Sakumoto, Ohmiya, Subassan, Yokohina
Rating: un PG-13 generale
Disclaimers: non mi appartengono i personaggi e penso di aver preso elementi da questo e quello un po' a muzzo... per il resto, è tutta colpa mia.
Note: sul forum AFD scrivevo: 'Sono stata ispirata per questa fict dalle dannatissime tutine di Gantz (<--- eheh) e da varie storie incrociate di alieni e esperimenti... metteteci qualche basilare e confusa conoscenza di chimica e fisica e questo è quello che ne sta venendo fuori XD' ...non so se si possa ancora applicare, ma faremo finta di niente XD Ringraziamenti sentiti alla mia editor (yukari85).
Parti precedenti: parte1, parte2, parte3, parte4, parte5, parte6, parte7, parte8
Cose da dire su questa parte? Beh, finalmente il viaggio su Tempesta! E poi... *fufu* e poi un "sostanzioso" risvolto sakumotoso *__* *fufu*


Partirono di sera, caricando le proprie cose sul mezzo, una specie di jeep scoperta fluttuante, che li avrebbe accompagnati fino alla costa.

Insieme a Sho e Hina era stato deciso che al viaggio si unissero anche altri due ricercatori: Jun e Nino. Sho non aveva avuto reazioni alla notizia; la presenza di Jun, con il quale ancora non era riuscito ad avere un vero e proprio chiarimento, non avrebbe reso la missione differente. Così come lavorava in sua presenza all'Istituto, avrebbe potuto farlo in Tempesta. Almeno sperava.

Le nuove tute erano di materiale più solido ed erano strutturate apposta perché mantenessero il calore ideale anche lontano dalla stazione, attraverso dei bottoni di una sostanza fluida su polsi, spalle, petto, fianchi e caviglie. Il colore di essi era, come al solito, diverso a seconda dell'elemento e notò solo verso sera che si illuminavano al buio, mentre la tuta restava nera. Gli spiegarono l'utilizzo di alcune armi che i superiori avevano insistito affinché portassero: erano catalizzatori di elemento e potevano aumentare e sprigionare fino al 200% dell'energia offerta dalla mano dell'utilizzatore.

-In realtà vogliono che le sperimentiamo- gli disse Shingo senza prestare la minima attenzione ai ricercatori che stavano caricando quelle armi sull'auto: -In vista della guerra sono le ultime costruite e, data l'alta pericolosità, non ancora provate-.

-Ci sono possibilità che non abbiano effetto?- domandò.

-Per quello che ne so ci sono anche possibilità che sparino al contrario e ti polverizzino un braccio- rispose l'elemento dell'acqua, con espressione neutra.

Sho gli posò una mano sulla spalla: -So che è una domanda retorica, ma... ce la fai, vero? Sei davvero, davvero diverso dal solito- disse.

Shingo scosse la testa, poi sospirò: -Hai ragione- tentando un debole sorriso.

-Maru mi ha detto che sei andato a trovarlo, ieri- aggiunse ancora l'elemento del fuoco, vedendo poi i loro amici scendere dall'ascensore e avvicinarsi alla jeep, parcheggiata dal lato dell'uscita dal giardino.

-Almeno lui...- sentì mormorare Hina, prima che Aiba saltasse al collo di entrambi per un abbraccio portafortuna.

-Fai buon viaggio, Shochan- lo salutò Ohno, per poi concentrare le sue attenzioni su Nino, intento a sistemare le proprie cose sul mezzo di trasporto.

Jun fu l'ultimo ad arrivare, lanciando il proprio zaino sul sedile posteriore e prendendo Shingo in disparte lontano dagli altri.

-Ma perché proprio con la checca isterica ci tocca viaggiare?- si lamentò Ninomiya, facendo ridere gli altri.

-Avresti preferito Tacchon?- domandò Subaru, sollevando un sopracciglio: -Nel giro di due ore avreste esaurito le provviste!- esclamò, sollevando un'altra ondata di risate e forti proteste da parte dell'elemento del vento. Sho controllò per l'ennesima volta l'effettiva presenza di provviste: qualche sacco chiuso in contenitori ermetici nel bagagliaio. Sarebbero dovute bastare per andata e ritorno, ma dubitava che avrebbero tenuto fede al programma di viaggio ipotizzato dal centro di ricerca; nessuno conosceva quale fosse la strada da fare una volta attraversato il mare.

Quando si accorse che Shingo aveva già messo in moto la jeep che si era lentamente sollevata da terra, salì nel posto passeggero di fianco al guidatore e salutò ancora una volta i loro amici, che davano loro vari consigli e auguri di buona fortuna. Guardò negli occhi Ohno e Aiba e, senza parole, comunicò loro tutto quello che provava: aveva dell'incredibile quello che erano riusciti a fare insieme. I giorni all'IRST sembravano ormai così lontani, ma ancora riflessi nelle loro iridi scure.

Passarono il blocco dopo brevi controlli, totalmente diversi dal giorno in cui erano usciti per la prima volta: questa missione era importante e conosciuta da tutti, all'Istituto. L'aria della sera di Calidania era fresca e pungente e la tuta reagì immediatamente al vento che batteva sul parabrezza della jeep, rilasciando il liquido dei bottoni nella spessa membrana fra tessuto interno ed esterno.

-Pensi di guidare tutta la notte o abbiamo una prima tappa su suolo amico?- chiese Ninomiya, il primo a parlare da quando erano partiti.

Shingo si schiarì la voce e Sho notò un tono strano: di cosa, esattamente, aveva parlato con Jun?

-Abbiamo poca distanza da qui alla prima sosta, speravo di farla breve e arrivare al porto... dovremmo riuscirci prima dell'alba- disse il guidatore.

Nino sollevò le spalle e tornò concentrato sul proprio videogioco portatile: -Come vuoi tu-.

Sho guardò Jun attraverso lo specchietto retrovisore e si sorprese a trovarlo già completamente addormentato.

-Lascialo tranquillo, è stanco- mormorò Hina, captando i suoi pensieri.

Sho non disse nulla e si focalizzò sulla strada deserta di fronte a loro: il paesaggio notturno, la brezza fredda, il ronzare dell'auto fluttuante che procedeva a velocità sostenuta... e l'impressione che Murakami sapesse l'esatto motivo per cui Jun fosse così stanco.

Proseguirono il viaggio in totale silenzio, il solo suono della velocità nel vento e della musica acuta dei videogiochi di Nino a riempire loro le orecchie.

Sho sentiva lo scorrere dei pensieri di ognuno e provava emozioni miste, specialmente l'intensa ansia e preoccupazione di Murakami che sembrava influenzare tutti e quattro i viaggiatori come più si addentravano nella notte fredda di Calidania. Guardò ancora verso Jun: anche il suo sonno sembrava poco stabile e tranquillo.

Le stelle sopra di loro brillavano intensamente, sparse in costellazioni complicate che Sho aveva già studiato approfonditamente appena arrivato su Myrthas, con ancora l'ignoranza dei terrestri. Ora, seppure il cielo non riservava più alcun segreto per la sua mente evoluta di elemento, sembrava opprimerlo con la sua vastità; finalmente capiva bene il sentimento di impotenza e resa che Jun e il padre di Jun avevano tentato di spiegargli in precedenza.

Il paesaggio divenne da collinare a pianeggiante in una zona che pareva quasi desertica. In lontananza apparve il sottile chiarore dell'orizzonte: esattamente di fronte a loro si estendeva l'oceano. La strada verso esso era vuota, disegnata il linea retta perpendicolarmente alla bassa spiaggia. Ad entrambi i lati della via vi erano di tanto in tanto villaggi di poche case o stazioni di rifornimento e Hina aveva indicato la presenza di qualche oasi: nel paesaggio semi-desertico quasi privo di piante sulla terra arida, la presenza di giardini rigogliosi e pozzi di acqua potabile era fondamentale per la vita delle persone nella regione.

La guida di Murakami sul terreno piatto e l'atmosfera silenziosa, cullarono Sho in un sonno lieve, dal quale venne svegliato quasi automaticamente all'arresto della jeep. Aprì gli occhi: nel buio della notte delle luci intermittenti verdi segnalavano la presenza di un molo per barche e a tratti, l'intera spiaggia ai bordi della quale erano parcheggiati veniva investita dal potente raggio di un faro. Ora che ci faceva attenzione, il basso rombo del motore era stato sostituito dal cupo suono delle onde poco lontano.

Nino scese per primo, portando con sé alcune borse degli equipaggiamenti: lo vide dirigersi verso il molo, al fianco del quale una casupola di legno dalle finestre illuminate di giallo indicava la presenza di altre persone nella loro prima base. Si voltò verso i sedili posteriori nell'istante in cui Jun si stiracchiava dopo la lunga (o breve? Gli sembrava di aver dormito per diverse ore) dormita. Si scambiarono un veloce sguardo dal quale Sho non riuscì a leggere niente, per poi aiutare Shingo a trasportare i bagagli fino alla baracca dei pescatori.

Un uomo di circa cinquant'anni, la pelle bruciata dal sole e indurita dal vento salato, li accolse offrendo loro una specie di cena o colazione, a quell'ora indefinita della notte. Sho bevve la zuppa di pesce e rosicchiò il pane nero nel proprio piatto, sul tavolo di legno grezzo nel mezzo della piccola stanza. Jun sedette su una sedia a dondolo vicino alla porta d'ingresso e accettò il pane portatogli da Shingo mentre Nino non toccò cibo.

-La traversata è breve, ma il mare in questa zona è imprevedibile: ora pare calmo- stava dicendo il pescatore: -Ma non possiamo veramente sapere com'è al largo. E la probabilità di attraversare una zona in tempesta si alza più ci si avvicina alla sponda opposta-.

-Vi saremo infinitamente grati se ci accompagnaste fino a Tempesta- disse allora Shingo, conclusosi il discorso dell'uomo.

Il pescatore guardò fuori dalla finestra il mare illuminato a tratti dalla luce del faro e rifletté a lungo: -Dobbiamo partire subito. Se una tempesta fosse in avvicinamento, rimarreste bloccati qui per qualche giorno e mi pare di capire... che non potete permettervelo- disse, girandosi a guardarli uno ad uno.

Una volta che la barca fu pronta e vi salirono, aiutati dalla loro guida, sul profilo dell'orizzonte iniziava a farsi chiaro il giorno; a breve sarebbe spuntato il sole.

-Di solito è meglio partire con l'alba ancora lontana, quando si naviga...- osservò Jun, parlando per la prima volta da quando erano partiti. Sho percepì un brivido e non seppe se fosse per la brezza marina notturna che cominciò a spirare non appena la barca mollò gli armeggi o per la mano di Jun improvvisamente aggrappata al suo braccio.

-Nino, va tutto bene?- domandò Murakami, seduto di fianco all'elemento della luce. Alla debole luce dell'unica lampada sull'imbarcazione, sembrava estremamente pallido e si reggeva con entrambe le mani al piccolo sedile della barca, mentre questa prendeva velocità sulle onde nere e ostili del mare. Nino annuì, per poi scuotere la testa: -Ci vuole molto per arrivare dall'altra parte?- chiese, con un filo di voce. La debolezza del mal di mare lo costringeva in una forma quasi completamente umana..

-E' una traversata di poco più di due ore- rispose la loro guida, lo sguardo rivolto verso l'orizzonte che andava lentamente schiarendosi.

Nino sospirò e accettò di buon grado la coperta termica che Shingo gli stava avvolgendo addosso, per poi appoggiarsi all'elemento dell'acqua senza fare complimenti e chiudere gli occhi in un'espressione sofferente.

-Ti si gonfieranno tutti i capelli- fece Jun, indicandolo. Shingo sollevò un sopracciglio, come se gli importasse qualcosa, facendo sogghignare Sho.

Le coste di Tempesta erano alti promontori di roccia liscia e scura, con profonde gole e insenature nelle quali non penetrava la debole luce del cielo, nascosto da spesse nuvole grige in veloce spostamento, basse fino al punto di sembrare una coltre opprimente sopra mare e terra. Non si scorgeva un attracco possibile e grossi scogli appuntiti impedivano alla piccola imbarcazione di avvicinarsi alle pareti di roccia sferzata da vento e onde agitate.

Nino si lamentò debolmente, avvolto nella coperta e stretto a Murakami, che tentava di tenerlo buono descrivendogli cerchi con la mano sulla schiena.

-Le scogliere in questo punto sono impraticabili, dovrete attendere l'arrivo in una di quelle gole. La manovra è difficile- disse brevemente il pescatore, che dal tono sembrava non essersi mai veramente addentrato così a fondo nel territorio ostile, nonostante conoscesse le insenature di quel lato di costa.

Il mare era grosso e livido, un colore che Sho non aveva mai visto: sulla Terra era stato pochissime volte al mare o in vicinanza di esso, anche se Tokyo aveva un porto, al di sotto della città fluttuante. L'unica volta che Ohno l'aveva portato con sé a pescare qualche anno prima, il mare era tranquillo e la stagione estiva lo faceva brillare di calore sulle piccole onde dalla cresta bianca. Il ricordo era ancora vivido nella sua mente e sentiva quasi il profumo di quel pomeriggio di sole che in quel momento sembrava così lontano nel tempo.

La barca fece fatica a penetrare nella fitta foresta di rocce, ma come imboccò un passaggio piuttosto largo all'interno della scogliera, il mare sembrò lentamente calmarsi. L'acqua del fondale era diventata più chiara nonostante la semi oscurità della grotta e li circondavano stalattiti di sale e lunghe sottili cascate di acqua silenziosa. Qualche goccia cadeva, ogni tanto, facendo un distinto rumore nel silenzio del luogo, disegnando cerchi in espansione nell'acqua ferma della caverna, tagliata dalla loro prua.

Si fermarono quando la barca venne frenata dalla sabbia e scesero su in piccolo lido bianco sul fondo della grotta.

Jun osservò la parete: -C'è un'apertura là in fondo, conduce alla superficie- indicò, mentre aiutava Murakami a sostenere Nino per farlo scendere dalla barca.

-I sensi degli elementi dell'acqua sono veramente molto sviluppati in vicinanza del mare, è eccezionale- sospirò Sho ad alta voce e il marinaio rise, annuendo.

Lo salutarono e ringraziarono prima di vederlo sparire con la propria piccola barca nello stretto tunnel silenzioso dal quale erano entrati.

Sho prese un lungo respiro e si voltò verso Nino, appoggiandogli una mano sulla spalla per infondergli calore.

L'elemento della luce sollevò lo sguardo per sorridergli, smettendo lentamente di tremare.

-Forza, prima usciamo di qui meglio è per Nino...- li incoraggiò Murakami, chiedendo a Jun di fare strada mentre lui e Sho sorreggevano Kazunari.

L'apertura nella parete di roccia era come spaccata e conduceva in due direzioni diverse: Jun scelse quella dove l'odore del mare era meno intenso.

Salirono verso la superficie e si accorsero di essere arrivati all'altezza della scogliera quando videro il cielo grigio sopra di loro.

La terra era arida e fredda. Per diversi metri non vi era traccia di vegetazione e le piante più vicine erano piccoli arbusti senza foglie dalle grosse radici secche e dai piccoli rami morti. In lontananza si sentiva il rombo di qualche tuono per la presenza di temporali e l'aria era talmente secca e gelida che le tute emanavano il massimo del calore. Murakami si disse felice di aver portato delle coperte di scorta.

Camminarono a lungo nel territorio desolante e spoglio, le piccole pistole fornite dall'esercito legate alle cosce e spessi mantelli termici sulle spalle. Kazunari sembrava essersi ripreso e diventare sempre meno debole all'avvicinarsi dei fulmini nel cielo.

-Ognuno di noi ha punti di forza e debolezze- notò Jun, in uno dei rari momenti in cui decidevano di rompere il silenzio, più opprimente del cielo di Tempesta.

Sho lo avvicinò, lasciando gli altri due camminare davanti a loro.

-Sei stato da Yoko, vero?- gli chiese, a bassa voce. Jun non rispose.

-L'ho visto, poco fa... nella grotta. Mi hai sfiorato la mano e l'ho visto nei pensieri- disse, per convincerlo a parlare.

-Non avrebbero mai dato il permesso a Hina di avvicinarsi, non dopo quello che è successo...- provò a dire Jun.

-Mi pare non l'avessero dato neanche a te- disse Sho, pungente.

Jun sollevò lo sguardo a sostenere quello dell'elemento di fuoco: -E' uno dei miei migliori amici e ha disperato bisogno di noi. Ero l'unico che poteva farlo senza destare sospetti, ho l'accesso all'ultimo piano per questioni di sicurezza. E Yoko sta...- un fremito gli bloccò le parole e si portò una mano alla bocca.

Prese istintivamente Sho per la mano e il flusso di ricordi investì l'umano: una forte luce bianca, una stanza sterile, lo sbuffo di un macchinario, una teca di vetro...

Sho dovette chiudere gli occhi e tentare di fermare il dolore.

-Scusa se non te l'ho detto... era una cosa fra me e Shingo- mormorò Jun, allentando la presa. Sho lo avvicinò a sé mentre camminavano, una mano sul suo gomito.

-Ma non è stato lui a chiederti di farlo...- disse ancora, la voce quasi sofferente. Mi stavo preoccupando per te... mi sono preoccupato per te.

Jun non parlò.

-Io non so più come comportarmi con te. E' come se ogni volta che ti guardo tu sia una persona diversa- ammise Sho, senza abbandonare il tono di dolore nella voce: -Credevo di poter essere qualcosa per te, Jun... di essere diventato qualcosa. Qualcuno al quale le tue paure sono le prime cose che possono essere raccontate. Qualcuno che in qualsiasi momento sai di poter avere al tuo fianco a... proteggerti-.

Jun scosse la testa: -Lo sai che non ho bisogno di essere protetto...-.

-No, tu hai paura di aver bisogno di essere protetto- gli disse freddamente Sho: -Hai paura ad aprirti ad un'altra persona-.

Jun serrò la mandibola e cambiò espressione: -Tu non... tu non sai cosa...-.

-Non puoi negare anche questo- disse Sho, lo sguardo tramutatosi in rabbia.

Jun lo allontanò da sé e allungò il passo verso gli altri, deciso di ignorarlo.

Si accamparono nell'unico riparo che trovarono nel raggio di chilometri da quando erano partiti. Il viaggio notturno e la traversata in mare li aveva stancati troppo perché riuscissero a camminare a lungo. Le indicazioni sul palmare di Murakami segnalavano almeno un'altra giornata di cammino e davanti a loro non vi era quasi più pianura: non potevano affrontare le montagne senza aver mangiato e dormito.

Decisero dei turni di guardia per sicurezza: Hina affiancò Nino nel primo turno. Sho arrangiò la piccola grotta che avevano trovato sistemando i loro bagagli al riparo e accendendo un piccolo fuoco con la poca sterpaglia che era riuscito a raccogliere. Mangiarono tutti e quattro insieme, in silenzio, per poi salutarsi prima di tentare di dormire.

Sho si avvolse nella propria coperta e guardò Murakami e Ninomiya uscire, per controllare l'ingresso da un punto più alto. Poi si voltò verso il fuoco.

Jun gli dava le spalle e si era coricato il più lontano possibile da lui, col risultato che sembrava tremare leggermente dal freddo, nella debole luce del fuoco che andava spegnendosi. Gli si avvicinò in silenzio e si sdraiò al suo fianco, sentendolo sussultare quando strinse la sua schiena fra le braccia calde da elemento del fuoco. Lo sentì sospirare e girarsi nell'abbraccio: incontrò i suoi occhi scuri illuminati dal giallo del fuoco.

-Questo è quello che intendi per proteggermi?- domandò.

-Questo è quello che faccio senza rifletterci sopra, cosa che con te mi capita molto spesso- rispose, chiudendo gli occhi.

Jun lo baciò più volte sulle labbra, stringendolo di più, una mano sul suo petto.

-Vorrei così tanto imparare a lasciarmi andare... con te. Hai ragione, ho paura... ed è così stupido- ammise l'elemento dell'acqua.

Sho sorrise e disse: -E' il tuo lato da umano troglodita-.

Jun sbuffò, calore che si scontrò con la pelle della guancia di Sho.

-Hai anche pensato alle conseguenze che il venire qui comporta?- sussurrò poi Jun, lanciando uno sguardo verso l'ingresso della caverna per controllare che gli altri fossero lontani. Sho si puntellò sui gomiti, per poterlo guardare meglio. Aveva un'espressione seria e quasi preoccupata: -No- disse: -Non fino ad ora-.

Jun sembrava sorridere, ma poteva essere l'ombra gettata dal debole fuoco.

-Ma non sono solo io a decidere. Per me non si torna più indietro: è un prendere o lasciare, Jun. Non farò niente se non sei sicuro delle conseguenze... che ci saranno- mormorò, accarezzandogli il viso con il dorso della mano, delle dita. Jun chiuse gli occhi.

-Voglio smettere di pensare- sussurrò, piano: -Voglio smettere di pensare. Voglio te, ora- sorrise.

Si baciarono lentamente, assaporandosi quel momento, stretti in un secondo abbraccio più intimo, più sicuro.

-Lasciati guidare da me- gli sussurrò Jun ad un orecchio, avvicinandolo per baciargli il collo.

-Devo... slacciare la tuta...- rispose Sho, sollevandosi appena.

La risata di Jun lo fece fermare: -Oh, umano... quante cose la tua trasformazione ancora non ti ha insegnato? Vieni qui...- lo richiamò, una mano sul viso, un bacio sull'occhio destro: -Raggiungi insieme a me la massima elementarietà- disse.

Sho si rilassò, baciandolo ancora.

-Fidati di me-.

E fu come se l'acqua e il fuoco si fondessero in un'unica essenza... un processo lento e graduale, di baci e scontri, di gemiti e battiti. Fu come vivere tutto di nuovo, come se qualcosa dentro di sé esplodesse e si calmasse a ritmo costante. Sensazioni che le percezioni umane non sarebbero state in grado di provare.

Si addormentarono sfiniti, il fuoco ormai spento, la notte ormai scesa fuori dal loro riparo... le dita incrociate delle mani strette l'una nell'altra.



Piccolo PS (importante): ragazze, ma indicativamente quante mail devo aspettare di ricevere per il contest? XD Chi pensa di partecipare? Perché io ancora non ho ricevuto niente *buuubi* Facciamo così: chiunque abbia per lo meno la mezza idea di partecipare mi mandi un MP o una mail (l'indirizzo lo dovreste avere, cmq lo trovate sul post taggato "! sticky post") specificandomi anche con quante fanfiction (se 1 o 2 XD). Ah, se volete anche chiedermi di prolungare le scadenze o qualche chiarimento o qualsiasi altra cosa, approfittatene!

Date: 2013-01-25 11:09 am (UTC)
From: [identity profile] baci-chan.livejournal.com
Della serie "meglio tardi che mai" XD

I nostri eroi sono finalmente partiti e meno male che si sono aggiunti Nino e Jun.. Hanno portato un po' di brio al viaggio: Topo Nino con il mal di mare e Jun con uhuhuhuh!!

Sono felice che Sho e Jun abbiano chiarito la situazione :)

Lasciati andare Jun.. Lasciati andare!

Date: 2013-02-02 03:15 pm (UTC)
From: [identity profile] jinnypazza82.livejournal.com
GNAH!

così, perchè di si, allora rileggiamo,e cco ...

Eh si, si sarebbero depressi si

Povero nanetto, non si salverà mai dal mal di mare XD

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