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Entry 2

Titolo: Admit it
Gruppo: Kanjani8
Pairing: Yokohina
Rating: NC-17
Genere: Pare mentali ®
Disclaimers: L'autrice di questo scritto pubblicato in forma anonima garantisce di non possedere diritti sulle persone e le cose realmente esistenti contenute in esso.
Note: Yoko è accusato troppo spesso sia di non riflettere abbastanza che di pensare troppo. La verità è solo nella sua testa, così come la risposta alle domande che non riesce a smettere di farsi su Hina, sulle loro abitudini, sulle parole che esitano ad ammettere.

La luce era accesa.
Lo poteva vedere benissimo dal pianerottolo vuoto, buio. La porta dell'ascensore ormai chiusa e i passi di un altro inquilino ormai lontani. Non sapeva perché esitasse ancora, quando ormai conosceva quello stabile, quel pianerottolo e quell'appartamento come se fossero i propri.
Ma non erano i propri. E quando quella porta si sarebbe aperta, accogliendolo ancora una volta, avrebbe forse dovuto chiedere il permesso, fingere di essere arrivato per caso, chiesto di potersi fermare.
Come se non ci fosse il suo spazzolino di scorta nel bagno, o le ciabatte che aveva “dimenticato” l'altra volta pronte ad attenderlo... o il tavolo già apparecchiato per due.
Non sapeva perché esitasse ancora ad ammettere che, in fondo, tutto quello che stavano facendo, unito a quello che evitavano accuratamente di dirsi, stava lentamente diventando una routine.

Fece un passo avanti e suonò il campanello.
La porta si aprì poco dopo, accompagnandolo all'interno: la stanza era calda, luminosa.
Guardò negli occhi di Shingo, fin troppo un pessimo attore per poter fingere una lieve sorpresa ad averlo di nuovo lì da lui, senza preavviso, sempre di mercoledì sera.
-Piove?- gli chiese, mentre lo osservava togliersi le scarpe ed appoggiare l'ombrello nel genkan.
-Ha smesso- rispose, per poi seguirlo in cucina: un profumino invitante gli confermò che la cena era quasi pronta e il tavolo già apparecchiato. Per due.
-Chii, stai giù!- ordinò il padrone di casa alla gattina, intenta a saltare dal pavimento ad una delle quattro sedie: -Non ha ancora capito che non deve salire sul tavolo- si lamentò Murakami.
Yoko rise, rilassandosi appena da una tensione che non si era accorto di avere: allungò una mano verso la gatta che miagolò piano, strusciandosi quasi immediatamente contro le sue lunghe dita: -Ha smesso di annusarmi- notò.
-Ormai ti vede talmente tanto spesso...- rispose Shingo, di spalle, mentre trafficava coi fornelli. Lasciò la frase con un tono sospeso, come se anche lui non volesse... ammettere. Yoko abbassò di nuovo lo sguardo, percorrendo con i polpastrelli la schiena di Chii-chan, che miagolò di nuovo, soddisfatta.

Cenarono in silenzio, interrompendolo solo ogni tanto per farsi brevi domande sul lavoro o gli altri impegni, seguite da altrettanto concise risposte ed altri minuti di silenzio.
Yoko aveva smesso di sentirsi terribilmente imbarazzato durante quelle pause: funzionavano così, loro due.
E lo facevano già da sedici, diciassette anni. Anche per un eterno timido come lui, il silenzio iniziava a non far più paura. Se avesse alzato lo sguardo per osservare l'altro, sapeva già che l'avrebbe trovato del tutto a proprio agio nel pesante nulla che li stava circondando: lo invidiava.
Chiichan, acciambellata sulle sue gambe, non aveva smesso neanche un secondo di fare le fusa.

Si interrogarono solo fra il guardare un film o giocare ad un videogioco nuovo che Yoko aveva portato per l'occasione. Fecero janken e si rassegnò alla sconfitta, ma non senza lamentarsi qualche secondo, come da copione.
Mentre inseriva il DVD di un vecchio film d'azione americano, Hina annunciò che sarebbe andato a lavarsi lasciandolo solo in salotto con la micia. Si cambiò a sua volta nel pigiama a scacchi azzurro che portava sempre il mercoledì sera: non ammettendo che fosse un vecchio regalo di Shingo e che lo mettesse solo perché gli aveva detto di starci molto bene.
Per ripicca, non aspettò il suo ritorno e iniziò il film da solo, sorseggiando il vino della seconda bottiglia che avevano aperto a cena e accarezzando distrattamente Chii-chan mentre ascoltava per metà i dialoghi del film e per metà il basso scrosciare dell'acqua della doccia.
Quando Murakami tornò e si sedette al suo fianco sul divano, profumava di cocco. Yoko scoppiò a ridere: -Pensavo avessi smesso-.
-Me l'hanno regalato per il compleanno- gli rispose, lo sguardo incollato allo schermo del televisore, nessuna inflessione particolare nella voce.
Ah, già... il compleanno. -Auguri- ebbe il coraggio di biascicare, con le labbra già appoggiate al bicchiere in cui avrebbe voluto affogarsi. Shingo sospirò e il momento che di fronte alle telecamere sarebbe stato occupato da un sonoro tsukkomi ed una risata, venne sostituito dal braccio caldo di Murakami attorno alle sue spalle. Ci appoggiò la testa, tornando a guardare il film.

La gatta era stata la prima ad annoiarsi di corse in macchina e sparatorie e li aveva abbandonati, andando ad acciambellarsi sulla sua poltroncina preferita. Yoko era scivolato in uno stato di dormiveglia in cui ascoltare il respiro regolare ed il battito cardiaco di Hina era diventato ben più interessante che fingere di seguire il film: aveva fatto scivolare la testa fino al suo petto e aveva chiuso gli occhi.
-Vuoi andare a dormire?- gli chiese gentilmente l'altro, che non sembrava per niente disturbato dal fatto che Yoko gli si stesse praticamente addormentando addosso.
Scosse la testa, aprendo gli occhi.
Sollevò lo sguardo.
Appoggiò le labbra su quelle di Shingo.
Richiuse gli occhi.
Pensò che avesse agito senza pensare.
Pensò che la televisione dovesse essersi spenta da sola, dato che entrambe le mani di Shingo erano su di lui ora, mentre si baciavano lentamente. Come se non conoscessero a memoria la bocca dell'altro, il sapore dell'altro, il corpo dell'altro.
Ma questa volta c'era l'esilarante profumo di cocco. Ed il vino rosso.
-Troppo- lo sgridò Shingo, fra un bacio umido e l'altro: -Pensi sempre troppo-.
-Come lo sai?- ridacchiò, accarezzando il mento già un po' ispido dell'altro: non si era raso prima della doccia? Avrebbe avuto il viso mezzo blu di barba incolta, il giorno dopo a Hirunandesu? In diretta tv?
-Lo sento quando pensi- scherzò Hina, avvicinandolo a sé con una mano sulla nuca e interrompendo il flusso di domande con un altro bacio.
Lui sa sempre tutto.

-Hai spostato il mio spazzolino?- gli chiese dal bagno, intento a guardarsi allo specchio: le labbra erano rosse e gonfie per i baci e i piccoli morsi che non riuscivano mai a trattenersi di darsi. Il dibattito su di chi fosse la colpa era ancora aperto.
-Ti ho comprato quello nuovo, è nell'armadietto- gli rispose Shingo, già sdraiato sul letto.
Lo trovò appena aperta l'anta, ancora nella plastica: era nero.
-Preferivo quello vecchio- protestò. Era rosso.
-Era tutto rovinato. Lo sai da quanto tempo lo usavi?- fece Murakami.
“Ci tieni così tanto a rigirare il coltello nella piaga, stasera?” pensò, senza dirlo.
Si lavò i denti con il dentifricio di Hina, appoggiò il proprio nuovo e nero spazzolino sul ripiano del bagno e spense la luce, tornando in salotto per prendere la borsa. Chii-chan dormiva tranquilla sul divano ormai vuoto.
-Il gatto non entra in camera di notte, vero?- chiese, indeciso se lasciare la porta della stanza da letto aperta o chiusa. Shingo sollevò lo sguardo dal libro che stava leggendo: -L'hai mai vista entrare da quando abita qui?- rispose, con un certo tono divertito.
Yoko sbuffò, chiudendo la porta con violenza. Ci fosse stata, avrebbe anche considerato se girare la chiave.
Shingo ridacchiò, appoggiando il libro sul comodino: -Vieni qui, scemo- lo richiamò.
Yokoyama appoggiò la borsa per terra vicino al letto e si sedette sul bordo opposto ai cuscini, il più lontano possibile dal padrone di casa, che guardò con un broncetto: -Dimmi qualcosa di carino-.
-Oh, ti prego- fece Shingo: -Non iniziare-.
Yoko non disse niente e se ne rimase a fissarsi le punte dei piedi, senza smettere di corrucciare la fronte.
Shingo lo raggiunse sul fondo del letto e gli sussurrò una cosa in un orecchio, facendolo ridere: -Sei scorretto- protestò, con poca convinzione: -”Sei più magro che in tv” è una citazione, voglio i diritti!-.
Si baciarono ancora, mentre si spogliavano. Il pigiama a scacchi azzurro finì a terra insieme alla t-shirt e ai pantaloncini di Hina e Yoko si chiese che senso avesse avuto cambiarsi in primo luogo. Se Hina si ricordasse del pigiama regalato. Se Chii-chan entrando nella stanza ci si sarebbe addormentata sopra.
Gemette per la prima volta quando le mani di Hina gli scoprirono le cosce. Lo morse sul collo per ripicca, affondando le mani e le unghie sulla sua schiena: -Mi fai male- lo sentì protestare.
-Non è vero- rispose, mentre Shingo lo baciava di nuovo sulle labbra, piegato sopra di lui. Gli occhi più belli del mondo erano a pochi centimetri dai suoi e si rendeva conto ancora una volta come fosse davvero, davvero difficile mentire ad uno sguardo così: -Scusa- biascicò.
Shingo rise, per poi tornare incredibilmente serio. Yoko lo osservò mentre gli mappava il petto coi baci, i muscoli delle spalle tesi mentre si muoveva su di lui. Sentì le dita spingersi sotto l'elastico dei boxer e trattenne il respiro, mordendosi le labbra.
Per quanto potesse essersi abituato ad andare da lui, scroccare una cena, passare insieme la serata, baciarsi sul divano e fare sesso insieme, non riusciva ancora del tutto a resistere a stupidi impulsi come guardare il corpo perfetto di Shingo fare cose incredibili, o emettere suoni seriamente ridicoli, o imbarazzarsi a parole a cui avrebbe dovuto smettere di far caso superata l'adolescenza.
Alla semplice domanda: -Hai i profilattici in borsa?- rispose con uno squittio.
...forse, in fondo, non l'aveva mai superata l'adolescenza.
Senza il suo aiuto Hina, aveva trovato il pacchetto dei profilattici che Yoko si portava dietro “per le emergenze”. C'era anche una bottiglietta di lubrificante che non ci mise molto ad essere scoperta ed utilizzata, sotto la perfetta ed impeccabile amministrazione delle dita di Murakami.
Il colmo era che, se avesse voluto lasciarsi andare e godersi per una volta il sesso, sapeva perfettamente che ci sarebbe potuto riuscire: fidandosi completamente dell'altro. Ma non ci riusciva: erano anni che la sua mente l'aveva abbandonato ad un abisso di incertezze, imbarazzo e lunghissime pare mentali alle quali la bocca di Hina sui suoi capezzoli rigidi non poteva del tutto porre rimedio.
Anche se ogni volta aveva la leggera e momentanea sensazione che invece, le sue dita che lo penetravano piano per sciogliergli i muscoli tesi, ci riuscissero alla grande.
-Te l'ho detto che pensi troppo- sussurrò Murakami sui suoi capelli, una volta infilato il profilattico sulla proprio sesso eretto: ogni volta che lo vedeva, non poteva fare a meno di pensare che tutte le leggende su di esso, le quali Yoko aveva certamente aiutato ad accrescere, fossero verissime, accertate, accreditate, confermate. Personalmente confermate.
-Sei pronto?- gli chiese Shingo, baciandolo di nuovo sul viso dopo essersi posizionato su di lui: era in attesa. Lo sentiva già fare una lieve pressione contro il proprio ano e pensò di odiare quel momento.
-Potresti non chiedermelo?- sbottò, completamente rosso fino alle orecchie e sul petto.
-Ma...-.
-Cazzo, sì! Sono pronto! Muoviti!- iniziò a berciare, ma non riuscì a terminare la lamentela che Hina aveva già ubbidito agli ordini, penetrandolo. I capricci si trasformarono in un basso miagolio ridicolo che pregò non richiamasse la gatta.
Superò il primo attimo di dolore e fastidio trattenendo il fiato.
E neanche gli piaceva stare sotto.
Si rese conto di averlo detto ad alta voce quando Shingo gli rispose: -Vuoi fare cambio?- con tutta l'innocente preoccupazione del mondo. Sospirò, guardando fisso il soffitto fra le timide spinte e le mani di Shingo che gli accarezzavano l'erezione: -Dobbiamo per forza trattare questo argomento ogni volta?-.
-Allora non farlo notare-.
Avvicinò la bocca di Hina alla sua con una mano sulla nuca e gli catturò la lingua fra le labbra, succhiando. A Murakami probabilmente parve un invito, dato che si fermò completamente, interessato a baciarlo con foga ai lati della bocca, sugli occhi, sul collo. Yoko sollevò i fianchi per avvicinarli a quelli di Shingo, ancora dentro di lui: -Stai diventando anziano, ti distrai- lo prese in giro.
-Mmh- rispose poco convinto Hina, continuando a baciarlo con un totale disinteresse per quello che contava veramente.
-Hina...- mormorò Yoko, dando un altro colpo di reni che fece sospirare l'altro sulla sua pelle sensibile.
-Tennen-san... io non ho un assetto da guerra come il suo, lì sotto- spiegò, chiudendo gli occhi: l'abbinamento bocca sul collo e mano sul pene lo stavano lentamente portando a distrarsi: -Mi manca pochissimo...-.
-Chi è l'anziano, ora?- ridacchiò Murakami, accarezzandogli il viso con la mano libera.
-Zitto e lavora- ribatté, facendo l'offeso.
-Mi piace quando ti imbarazzi- rispose Shingo con estrema semplicità, baciandolo sulla fronte e ricominciando a spingere, cambiando angolazione: Yoko affondò la testa all'indietro sul cuscino, mostrando il collo bianco, segnato dai baci e dai morsi. Emise un lamento acuto e si accorse che forse aveva sentito solo la prima parte della battuta... o solo quello che la sua mente ritenesse importante:
-Ti piaccio...?- mormorò, gli occhi lucidi, le pupille dilatate.
-Uhm...- fu la risposta.
-E dire che sei quello che parla più di tutti in tv, dovrei farlo notare che perdi la voce a letto- lo stuzzicò ancora Yoko, fra i sospiri. Per tutta risposta Murakami aumentò ancora il ritmo, riducendolo ad un ammasso di gemiti.
-Hina...-.
-Stai zitto-.
-Tu stai zittendo me?-.
-Kimitaka...- sussurrò all'improvviso Hina, mozzandogli il fiato.
Si nascose automaticamente il viso con le mani, facendolo ridere.
-Questo è giocare sporco...-.
-Kimi...- lo chiamò ancora Hina, passando il pollice sulla punta dell'erezione, ancora completamente alla mercé del più piccolo.
-Ah!-.
-Kimi, guardami...-.
-No, vaffanculo-.
-Da che pulpito-.
Shingo spostò entrambe le mani, prendendolo per i polsi e bloccandogli le braccia contro il cuscino: -Apri gli occhi- gli ordinò con il tono al quale non solo non sapeva dire di no, ma sarebbe anche potuto risultare pericoloso disubbidire.
Yoko credette di poter morire di imbarazzo: la prima cosa che vide una volta messo di nuovo a fuoco fu il viso di Shingo, gli occhi grandi, le labbra dischiuse sui canini scomposti. Lo stava fissando.
Sarebbe potuto venire anche solo così, senza venire toccato... solo per tutti gli orrendi stimoli che quell'uomo sapeva risvegliargli con il corpo e lo sguardo.
Decise di vendicarsi: -Shingo...- sussurrò, abbozzando un sorriso.
Con altre due spinte Hina venne dentro di lui, stringendo forte la mano di Yoko nella sua, le dita che non si ricordava quando avessero incrociato.
Pensò fosse patetico, ed ingiusto: la sua erezione era ancora lì nel mezzo dei loro corpi caldi e sudati.
Si accorse che Shingo non aveva smesso di guardarlo. Lo baciò dietro l'orecchio e osò fare la cosa più scorretta di tutta la serata: sussurrò piano, solo per lui, quella parola.
Bastarono due carezze in più sul sesso di Yoko per farlo venire finalmente sulla mano di Hina, che lo baciò intensamente per soffocare grida ed eventuali proteste.

-Io invece ti odio- rispose Yoko, recuperato il fiato.
Shingo era sdraiato di fianco a lui dopo averlo aiutato a pulirsi ed aver gettato il profilattico usato.
Sapeva perfettamente che stava meditando di andare a fumarsi una sigaretta in salotto e lo biasimava già solo per il pensiero.
-Mi sta bene- gli rispose, gli occhi sorridenti rivolti al soffitto.
Sbuffò sonoramente, punzecchiandogli il braccio con il dito finché Hina non lo attirò a sé per un altro bacio.
Leggero, sulle labbra.
-Punto la sveglia per domani. Dieci minuti prima?-.
-Venti. L'altra mattina rischiavo di non svegliarmi- rispose, sbadigliando.
-Stavolta sei stato tu a dirlo...- fece notare Shingo, appoggiando il cellulare settato sul comodino.
Yoko borbottò, girandosi dall'altra parte e chiudendo gli occhi: -Che cosa?-. Odiava dargliela vinta.
Murakami rise ancora, abbracciandogli la schiena. Spense la luce e Yoko gli si strinse contro, soddisfatto dal sesso e dal calore del corpo di Hina.
Si addormentò che ancora annusava odore di cocco.
E che rifletteva su quando sarebbe riuscito ad ammettere, fra le tante altre cose, che gli piaceva quel senso di appartenenza ad una casa che non era la sua, al letto di un altro, per una notte alla settimana.

Date: 2013-02-19 10:11 pm (UTC)
From: (Anonymous)
Speravo davvero giungesse una YokoHina per il concorso, e sono stata esaudita. Mi è piaciuta molto e i due son perfetti ^_^
Chii-chan nei panni di guest star è adorabile... così coccolosa e discreta allo stesso tempo <3

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***La Pasticceria Italiana***

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