Concorso - Entry 6
Feb. 16th, 2013 05:22 pmEntry 6
Titolo: Vinci tu... vinci sempre tu
Gruppo: Arashi
Pairing: Sakumoto
Rating: NC-17
Disclaimers: L'autrice di questo scritto pubblicato in forma anonima garantisce di non possedere diritti sulle persone e le cose realmente esistenti contenute in esso.
Note: A Sho viene improvvisamente voglia di giocare con Jun … (Prendetevela con la JAL e con questa foto: http://oi45.tinypic.com/11rfapt.jpg Io … me ne lavo le mani! :D)
VINCI TU … VINCI SEMPRE TU.
Le luci erano basse e il film di una noia mortale, su quel volo di ritorno verso casa.
Jun, seduto vicino al finestrino, si rannicchiò meglio sotto la coperta. Non faceva esattamente freddo ma era piacevole potersi rilassare per qualche ora ancora, prima di tornare alla vita frenetica di tutti i giorni.
Quel viaggio a New York, anche se durato poco più di quarantotto ore, era stato particolarmente piacevole.
Tutto merito della compagnia giusta.
-Potrebbe essere un’operazione difficile, te la senti di affrontarla?-
Il protagonista del film, un poliziotto trentacinquenne, annuì, nascondendo la pistola sotto uno strato di vestiti, mentre il suo superiore gli dava le ultime istruzioni e faceva segno alle volanti, posteggiate nello spiazzo davanti all’ingresso della stazione di polizia, di partire.
-Si tratta della vita di Grace, non posso permettere che qualcuno la distrugga-
Sho si mosse, sul sedile accanto, tirandosi dietro un po’ della coperta di Jun e appoggiandosi a lui. I loro posti erano in fondo al corridoio, ben nascosti dagli sguardi indiscreti, perciò poteva tranquillamente permettersi il lusso di lasciarsi andare contro il compagno per un po’.
In genere lui e Jun non si abbandonavano mai ad effusioni particolarmente esplicite in pubblico, per ovvie ragioni legate principalmente alla loro immagine e al contratto che avevano con l’agenzia per cui lavoravano, ma le ore che avevano trascorso insieme, lontano dalle preoccupazioni e dallo stress mediatico di tutti i giorni, erano state così piacevoli e Sho, per una volta, sembrava aver dimenticato persino il lato più timido e prudente del suo carattere, quella parte che lo rendeva rigido e finiva sempre per rovinare i momenti che si supponeva dovessero essere divertenti. Jun, che pure aveva il suo bel caratterino, malediceva spesso quell’aspetto del carattere di Sho, ma se da una parte avrebbe voluto qualcosa di diverso, dall’altra si rendeva conto che uno Sho meno rigido non sarebbe stato in ogni caso il suo Sho: la persona di cui si era innamorato a diciassette anni e che per tanto tempo aveva aspettato, la persona che leggeva tutte le mattine decine di pagine dei più svariati quotidiani senza ascoltarlo, che lo faceva ripetutamente arrabbiare, che per ammettere i suoi sentimenti aveva aspettato un secolo e mezzo, che impiegava un’eternità per sbucciarsi una mela e che alla fine (esclusi Jan Ken Pon e acrobazie volanti durante i concerti) riusciva sempre a vincere … su tutti i fronti.
«Sho …»
Da quella posizione si vedevano bene le teste degli altri passeggeri, pochi in realtà, seduti qualche sedile più avanti. Qualcuno, come Jun, cercava di ammazzare il tempo guardando un film, qualcun altro leggeva ascoltando musica e qualcun altro ancora semplicemente sonnecchiava.
L’hostess aveva appena terminato il suo giro perciò, a bordo, regnava una calma quasi surreale.
«Che diavolo fai …» sussurrò Jun, quando la mano nascosta di Sho scivolò dal bracciolo della poltrona sulle gambe del più piccolo … tra le gambe del più piccolo.
«Mi annoio …» rispose quello, alzando la testa e strofinando la punta del naso contro la piega del collo di Jun. «Il film non è divertente …»
-Andiamo allora! non permetterò che le facciano del male-
«Questa non è-» Jun dovette fermarsi e tenere a bada il proprio respiro, perché le dita di Sho continuavano a premere contro la stoffa dei suoi pantaloni, senza la minima intenzione di fermarsi. «… una giustificazione valida per fare quello che stai facendo …»
«Ah, si?»
«Si …»
Sho si lasciò sfuggire una risata leggera, di gola, nel sentire che tutto sommato Jun stava gradendo le sue attenzioni.
«Non so che cosa hai in mente di fare, Sho, ma vorrei ricordarti che siamo in un luogo pubblico e questo tipo di cose, lo sai, non sono consentite a meno che tu non-»
Jun iniziò a parlare a ruota libera, così Sho fu costretto ad interromperlo.
«Sssh … potrebbero sentirti …» scherzò, baciandogli lievemente la pelle scoperta nello stesso punto in cui pochi istanti prima il suo naso era passato a lasciare una carezza. Gli sfilò l’auricolare dall’orecchio, poi continuò a parlare: «… e non sarebbe divertente …»
«Che hai intenzione di-»
Si sentirono i primi colpi di pistola e lo stridere delle gomme sull’asfalto, poi Sho sparì sotto la coperta e ... addio film.
«Dove vai …? Ehi! No! NO! non … sul pavimento …!? Torna qui!»
Jun fece in tempo solo a spostare il portatile e ad abbandonarlo sul sedile accanto. Strinse le dita intorno alla lana morbida della coperta, all’altezza delle spalle di Sho, e si morse il labbro perché adesso, quell’impertinente, stava giocando con la zip dei suoi pantaloni e la cosa, per quanto piacevole, rischiava di farli arrestare entrambi per atti osceni in luogo pubblico. Che accidenti gli passava per la testa? «Ah … aspetta-» bisbigliò, cercando di non lasciarsi sfuggire versi strani. Cosa sarebbe successo se alla signora seduta tre file più avanti fosse improvvisamente venuta voglia di alzarsi e fare una capatina al bagno? Come avrebbe potuto, lui, giustificare il fatto che Sho, quello che tutto il Giappone credeva il suo compagno di band, solo e soltanto il suo compagno di band, stava inginocchiato tra le sue gambe ….?
«Vieni fuori …!» ordinò, cercando di mantenere un certo autocontrollo quando, dal basso, sentì le mani di Sho accarezzarlo e costringerlo ad allargare le cosce. «Sho!» insistette, fino a che il più grande non si decise ad ascoltarlo e a sbucare fuori dalla coperta con la testa. «Sei impazzito …?»
«No, affatto …» soffiò quello calmo, appoggiandosi con una mano al bracciolo del sedile per tenersi in equilibrio. «Vieni qui …» sussurrò, facendo scorrere l’altra mano sotto il maglione di Jun, in fondo alla schiena, costringendolo a sbilanciarsi in avanti. «Non ci sentirà nessuno … sempre se fai il bravo, ovvio». Sapeva troppo bene che Jun non si sarebbe mai sottratto a quel gioco, non con l’erezione che in quel frangente si ritrovava tra le gambe per colpa sua, perciò Sho pensò bene di prenderlo ancora un po’ in giro, tanto per aumentare la tensione.
E infatti …
Afferrandolo per i capelli, il più piccolo lo costrinse ad alzare la testa e si abbassò fino ad avere il proprio viso premuto contro quello dell’altro. «Non è meglio il bagno per fare questi giochi?»
«È troppo stretto»
«Anche qui è stretto, Sho …!»
«Si, ma … è più divertente»
«Potrebbero sentir-»
«Sta’ zitto …»
Sho lo baciò, aprendosi immediatamente un varco tra le sue labbra: Jun profumava d’arancia e il suo sapore gli salì immediatamente al cervello. Cercò la sua lingua e la trovò ad aspettarlo, calda e morbida, a dispetto di tutte le scuse su cui si era attorcigliata per scongiurare quell’incontro. L’accarezzò, divorando tutti gli spazi, fino a quando Jun, stringendo con più forza le ciocche dei suoi capelli, decise che era arrivato il momento di staccarsi. Aveva il fiato corto e la posizione in cui si trovavano non aiutava di certo.
Senza spostare gli occhi da quelli di Jun, Sho fece scivolare di nuovo le mani sul cavallo dei suoi pantaloni e lentamente, ma con decisione, si intrufolò oltre il cotone dei suoi boxer neri, avvolgendolo completamente con le dita.
Jun lo guardò con espressione sconvolta: aveva capito quello che Sho stava per fare, ma non poteva credere che sarebbe davvero arrivato fino in fondo.
Lo sta facendo davvero … pensò, chiudendo gli occhi. dio … davanti a tutti …
Quando li riaprì, Sho era ad un passo dal prenderlo nella sua bocca. I capelli gli ricadevano sulla fronte larga e le guance si stavano lentamente tingendo di rosa.
Jun deglutì, sentendo il cuore accelerare e rimbombargli nelle orecchie come un martello: le labbra umide di Sho si richiusero intorno alla punta del suo pene, succhiarono appena e scivolarono poi verso il basso, inghiottendo tutto in un solo colpo.
A questo punto, se fossero stati da soli, Jun avrebbe chiesto a Sho di non smettere.
L’avrebbe supplicato in qualsiasi lingua, promettendogli tutto il mondo in cambio, pur di continuare a sentire le sue dita premere nei punti giusti e portarlo alla follia. Ma erano su un dannato aereo, in mezzo ad altre persone, e lui non poteva nemmeno urlare come invece avrebbe tanto voluto fare in quel momento! Serrò le labbra perciò, reprimendo un gemito di piacere, e allentò un po’ la presa sui capelli dell’altro, abbandonandosi contro lo schienale della poltrona e lasciandogli più libertà di movimento. Hai vinto tu … vinci sempre tu … pensò, e Sho sorrise, sollevando per un attimo lo sguardo verso l’alto, come se gli avesse appena letto nella mente.
«Non provare a ridere, Sho …»
Jun affondò per l’ennesima volta la mano tra i suoi capelli e lo spinse di nuovo giù, dandogli il permesso di finire.
Titolo: Vinci tu... vinci sempre tu
Gruppo: Arashi
Pairing: Sakumoto
Rating: NC-17
Disclaimers: L'autrice di questo scritto pubblicato in forma anonima garantisce di non possedere diritti sulle persone e le cose realmente esistenti contenute in esso.
Note: A Sho viene improvvisamente voglia di giocare con Jun … (Prendetevela con la JAL e con questa foto: http://oi45.tinypic.com/11rfapt.jpg Io … me ne lavo le mani! :D)
VINCI TU … VINCI SEMPRE TU.
Le luci erano basse e il film di una noia mortale, su quel volo di ritorno verso casa.
Jun, seduto vicino al finestrino, si rannicchiò meglio sotto la coperta. Non faceva esattamente freddo ma era piacevole potersi rilassare per qualche ora ancora, prima di tornare alla vita frenetica di tutti i giorni.
Quel viaggio a New York, anche se durato poco più di quarantotto ore, era stato particolarmente piacevole.
Tutto merito della compagnia giusta.
-Potrebbe essere un’operazione difficile, te la senti di affrontarla?-
Il protagonista del film, un poliziotto trentacinquenne, annuì, nascondendo la pistola sotto uno strato di vestiti, mentre il suo superiore gli dava le ultime istruzioni e faceva segno alle volanti, posteggiate nello spiazzo davanti all’ingresso della stazione di polizia, di partire.
-Si tratta della vita di Grace, non posso permettere che qualcuno la distrugga-
Sho si mosse, sul sedile accanto, tirandosi dietro un po’ della coperta di Jun e appoggiandosi a lui. I loro posti erano in fondo al corridoio, ben nascosti dagli sguardi indiscreti, perciò poteva tranquillamente permettersi il lusso di lasciarsi andare contro il compagno per un po’.
In genere lui e Jun non si abbandonavano mai ad effusioni particolarmente esplicite in pubblico, per ovvie ragioni legate principalmente alla loro immagine e al contratto che avevano con l’agenzia per cui lavoravano, ma le ore che avevano trascorso insieme, lontano dalle preoccupazioni e dallo stress mediatico di tutti i giorni, erano state così piacevoli e Sho, per una volta, sembrava aver dimenticato persino il lato più timido e prudente del suo carattere, quella parte che lo rendeva rigido e finiva sempre per rovinare i momenti che si supponeva dovessero essere divertenti. Jun, che pure aveva il suo bel caratterino, malediceva spesso quell’aspetto del carattere di Sho, ma se da una parte avrebbe voluto qualcosa di diverso, dall’altra si rendeva conto che uno Sho meno rigido non sarebbe stato in ogni caso il suo Sho: la persona di cui si era innamorato a diciassette anni e che per tanto tempo aveva aspettato, la persona che leggeva tutte le mattine decine di pagine dei più svariati quotidiani senza ascoltarlo, che lo faceva ripetutamente arrabbiare, che per ammettere i suoi sentimenti aveva aspettato un secolo e mezzo, che impiegava un’eternità per sbucciarsi una mela e che alla fine (esclusi Jan Ken Pon e acrobazie volanti durante i concerti) riusciva sempre a vincere … su tutti i fronti.
«Sho …»
Da quella posizione si vedevano bene le teste degli altri passeggeri, pochi in realtà, seduti qualche sedile più avanti. Qualcuno, come Jun, cercava di ammazzare il tempo guardando un film, qualcun altro leggeva ascoltando musica e qualcun altro ancora semplicemente sonnecchiava.
L’hostess aveva appena terminato il suo giro perciò, a bordo, regnava una calma quasi surreale.
«Che diavolo fai …» sussurrò Jun, quando la mano nascosta di Sho scivolò dal bracciolo della poltrona sulle gambe del più piccolo … tra le gambe del più piccolo.
«Mi annoio …» rispose quello, alzando la testa e strofinando la punta del naso contro la piega del collo di Jun. «Il film non è divertente …»
-Andiamo allora! non permetterò che le facciano del male-
«Questa non è-» Jun dovette fermarsi e tenere a bada il proprio respiro, perché le dita di Sho continuavano a premere contro la stoffa dei suoi pantaloni, senza la minima intenzione di fermarsi. «… una giustificazione valida per fare quello che stai facendo …»
«Ah, si?»
«Si …»
Sho si lasciò sfuggire una risata leggera, di gola, nel sentire che tutto sommato Jun stava gradendo le sue attenzioni.
«Non so che cosa hai in mente di fare, Sho, ma vorrei ricordarti che siamo in un luogo pubblico e questo tipo di cose, lo sai, non sono consentite a meno che tu non-»
Jun iniziò a parlare a ruota libera, così Sho fu costretto ad interromperlo.
«Sssh … potrebbero sentirti …» scherzò, baciandogli lievemente la pelle scoperta nello stesso punto in cui pochi istanti prima il suo naso era passato a lasciare una carezza. Gli sfilò l’auricolare dall’orecchio, poi continuò a parlare: «… e non sarebbe divertente …»
«Che hai intenzione di-»
Si sentirono i primi colpi di pistola e lo stridere delle gomme sull’asfalto, poi Sho sparì sotto la coperta e ... addio film.
«Dove vai …? Ehi! No! NO! non … sul pavimento …!? Torna qui!»
Jun fece in tempo solo a spostare il portatile e ad abbandonarlo sul sedile accanto. Strinse le dita intorno alla lana morbida della coperta, all’altezza delle spalle di Sho, e si morse il labbro perché adesso, quell’impertinente, stava giocando con la zip dei suoi pantaloni e la cosa, per quanto piacevole, rischiava di farli arrestare entrambi per atti osceni in luogo pubblico. Che accidenti gli passava per la testa? «Ah … aspetta-» bisbigliò, cercando di non lasciarsi sfuggire versi strani. Cosa sarebbe successo se alla signora seduta tre file più avanti fosse improvvisamente venuta voglia di alzarsi e fare una capatina al bagno? Come avrebbe potuto, lui, giustificare il fatto che Sho, quello che tutto il Giappone credeva il suo compagno di band, solo e soltanto il suo compagno di band, stava inginocchiato tra le sue gambe ….?
«Vieni fuori …!» ordinò, cercando di mantenere un certo autocontrollo quando, dal basso, sentì le mani di Sho accarezzarlo e costringerlo ad allargare le cosce. «Sho!» insistette, fino a che il più grande non si decise ad ascoltarlo e a sbucare fuori dalla coperta con la testa. «Sei impazzito …?»
«No, affatto …» soffiò quello calmo, appoggiandosi con una mano al bracciolo del sedile per tenersi in equilibrio. «Vieni qui …» sussurrò, facendo scorrere l’altra mano sotto il maglione di Jun, in fondo alla schiena, costringendolo a sbilanciarsi in avanti. «Non ci sentirà nessuno … sempre se fai il bravo, ovvio». Sapeva troppo bene che Jun non si sarebbe mai sottratto a quel gioco, non con l’erezione che in quel frangente si ritrovava tra le gambe per colpa sua, perciò Sho pensò bene di prenderlo ancora un po’ in giro, tanto per aumentare la tensione.
E infatti …
Afferrandolo per i capelli, il più piccolo lo costrinse ad alzare la testa e si abbassò fino ad avere il proprio viso premuto contro quello dell’altro. «Non è meglio il bagno per fare questi giochi?»
«È troppo stretto»
«Anche qui è stretto, Sho …!»
«Si, ma … è più divertente»
«Potrebbero sentir-»
«Sta’ zitto …»
Sho lo baciò, aprendosi immediatamente un varco tra le sue labbra: Jun profumava d’arancia e il suo sapore gli salì immediatamente al cervello. Cercò la sua lingua e la trovò ad aspettarlo, calda e morbida, a dispetto di tutte le scuse su cui si era attorcigliata per scongiurare quell’incontro. L’accarezzò, divorando tutti gli spazi, fino a quando Jun, stringendo con più forza le ciocche dei suoi capelli, decise che era arrivato il momento di staccarsi. Aveva il fiato corto e la posizione in cui si trovavano non aiutava di certo.
Senza spostare gli occhi da quelli di Jun, Sho fece scivolare di nuovo le mani sul cavallo dei suoi pantaloni e lentamente, ma con decisione, si intrufolò oltre il cotone dei suoi boxer neri, avvolgendolo completamente con le dita.
Jun lo guardò con espressione sconvolta: aveva capito quello che Sho stava per fare, ma non poteva credere che sarebbe davvero arrivato fino in fondo.
Lo sta facendo davvero … pensò, chiudendo gli occhi. dio … davanti a tutti …
Quando li riaprì, Sho era ad un passo dal prenderlo nella sua bocca. I capelli gli ricadevano sulla fronte larga e le guance si stavano lentamente tingendo di rosa.
Jun deglutì, sentendo il cuore accelerare e rimbombargli nelle orecchie come un martello: le labbra umide di Sho si richiusero intorno alla punta del suo pene, succhiarono appena e scivolarono poi verso il basso, inghiottendo tutto in un solo colpo.
A questo punto, se fossero stati da soli, Jun avrebbe chiesto a Sho di non smettere.
L’avrebbe supplicato in qualsiasi lingua, promettendogli tutto il mondo in cambio, pur di continuare a sentire le sue dita premere nei punti giusti e portarlo alla follia. Ma erano su un dannato aereo, in mezzo ad altre persone, e lui non poteva nemmeno urlare come invece avrebbe tanto voluto fare in quel momento! Serrò le labbra perciò, reprimendo un gemito di piacere, e allentò un po’ la presa sui capelli dell’altro, abbandonandosi contro lo schienale della poltrona e lasciandogli più libertà di movimento. Hai vinto tu … vinci sempre tu … pensò, e Sho sorrise, sollevando per un attimo lo sguardo verso l’alto, come se gli avesse appena letto nella mente.
«Non provare a ridere, Sho …»
Jun affondò per l’ennesima volta la mano tra i suoi capelli e lo spinse di nuovo giù, dandogli il permesso di finire.
no subject
Date: 2013-02-24 09:21 pm (UTC)Però cmq è carina e i dialoghi sono divertenti.