Concorso - Entry 8
Feb. 16th, 2013 05:37 pmEntry 8
Titolo: Such a shame
Gruppo: Arashi
Pairing: Sakumoto
Rating: NC-17
Genere: AU, poliziesco
Disclaimers: L'autrice di questo scritto pubblicato in forma anonima garantisce di non possedere diritti sulle persone e le cose realmente esistenti contenute in esso.
Note: Sho è un poliziotto stressato che segue pericolosi casi di mafia. Jun è una spia, una di quelle molto particolari...
Lo vide apparire con un cappotto beige dal fondo della strada, dove veniva inghiottita dalla nebbia: i passi risuonavano nella notte vuota e silenziosa. Calpestava il marciapiede ancora fradicio dalla pioggia che per giorni era scesa sulla città.
Fece scattare la chiusura di sicurezza dell'auto per farlo entrare e provò un brivido quando la portiera si aprì e Jun si portò dietro il gelo della serata.
-Buonasera- lo salutò, offrendogli un sorso del proprio caffè in lattina.
-Non ho molto tempo- rifiutò Matsumoto, sollevando la mano: -Perché mi avete fatto chiamare?- chiese, sbrigativo. Batteva i denti per il freddo.
Aumentò di poco il riscaldamento dell'auto, abbassando poi il volume dell'autoradio.
-Ti ho già detto che puoi darmi del tu- gli sorrise, temporeggiando.
-Non do confidenza agli sbirri- rispose seriamente Jun, facendolo ridere nervosamente: -Però ci vai a letto?-.
La radio cominciò a trasmettere le ultime notizie.
Jun si mosse sul sedile, girandosi verso di lui sui tre/quarti: -Bisogna comunque procurarsi qualche soldo o qualche amicizia- si giustificò, con un sorriso furbo.
Sho Sakurai, il capitano del distretto di polizia, gli fece cenno di ascoltare la notizia alla radio, annunciata da un cronista annoiato: parlava di un pluriomicidio, di droghe e di assassini non ancora identificati.
-Erano una famiglia invischiata con la mafia, si occupavano di traffici illeciti- disse Jun, dimostrando di saperne qualcosa.
-C'era bisogno di ucciderli tutti, compresi moglie e bambini?- chiese Sho.
-Ci sono delle teorie. Una è quella che prevede di portare sempre a termine il lavoro: lasciare superstiti ed eventuali nemici è considerato un errore- disse a sangue freddo Matsumoto.
-Sai qualcosa sui mandanti?- domandò velocemente Sakurai.
Jun non aveva ancora smesso di guardarlo, divertito: -E se fosse, io cosa ne ricavo?- chiese.
-La possibilità di non venire indiziato per i molto evidenti affari che ti stai facendo- rispose il capitano: -Mi sembra già tanto-.
-Non sei uno stupido, capitano- considerò Matsumoto, cominciando all'improvviso a dargli del tu. Tirò fuori dalla tasca una sigaretta e l'accendino e cominciò a fumare senza chiedere il permesso, tornando a guardare la strada vuota di fronte a loro.
-Si tratta degli Yoshida, una famosa famiglia di yakuza. L'assassino è uno dei loro sottoposti, un pesce piccolo. Era vicino alla famiglia uccisa, lo credevano un amico... ma ha dovuto ubbidire agli ordini. Ora si nasconde, forse anche dai propri capi. E' debole e facilmente vendibile, immagino che sia una corsa a chi lo trova per primo, fra voi e loro- spiegò con calma la spia, fumando metà della sigaretta: -Ha ragione, agente. Sono un uomo di affari e ci tengo a mantenere buoni rapporti con tutti i miei collaboratori- dichiarò poi, lanciandogli uno sguardo di sbieco.
Sho sorrise: -Lo sai dove lo posso trovare, vero?-.
Jun rise, spegnendo la sigaretta ancora utilizzabile: -Forse- rispose. Si avvicinò ancora a Sakurai, il cappotto ora slacciato che ricadeva nello spazio fra i due sedili, sul cambio. Sussurrò le coordinate.
-Come posso sdebitarmi con te, Jun?- domandò allora il poliziotto, convinto che la conversazione fosse conclusa. Jun scosse la testa: -Niente, come ha detto lei: sono io a doverla ringraziare per non essere nella lista degli indiziato, giusto?- rispose. Il cambio di tono spiazzò nuovamente il capitano.
-Mi permetta solo di dimostrarle la mia gratitudine- mormorò Matsumoto ad un soffio dal suo viso. Si lasciò baciare dalla spia, restando immobile.
Le mani di Jun si muovevano sui suoi vestiti, sul suo corpo, mentre le lingue si scontravano, esploravano la bocca l'uno dell'altro. Capì l'intenzione della spia solo sentendo le sue dita slacciargli il bottone dei pantaloni della divisa, abbassare la zip ed accarezzarlo attraverso il tessuto dei boxer: gemette nella bocca di Jun.
La radio trasmetteva un pezzo lento di qualche anno prima.
Con suo sommo rammarico non riuscì a resistere a lungo alle lusinghe della mano di Matsumoto sul suo sesso, piacevolmente risvegliato: erano mesi che lavorava giorno e notte a quei casi di mafia e per forza di cose gli era quasi impossibile trovarsi un solo momento di pausa per soddisfare i propri bisogni... men che meno per farsi aiutare da qualcun altro.
Doveva anche ammettere di aver accettato quell'incarico solo per conoscere la spia Matsumoto, già famosa per il suo “modo di fare”.
Venne sulla mano dello sconosciuto e reagì catturandogli il viso fra le mani e baciandolo con foga, penetrandogli la bocca con la lingua: a metà fra il consiglio e l'avvertimento. Jun sembrò sorprendersi del gesto e restò senza fiato, cosa che lo lasciò soddisfatto: per qualche secondo aveva cancellato quel sorriso beffardo dalle labbra della spia troppo sicura di sé.
-Impaziente, capitano- scherzò poi l'uomo, pulendosi la mano con un fazzoletto e tornando sul proprio sedile. Sho si rivestì velocemente, in silenzio.
La spia sospirò come a chiudere un pensiero, aprì la portiera: il fedddo della notte li investì ancora.
Si voltò appena: -Domani è un altro giorno, Sho-.
Lo lasciò uscire e sparire sul fondo della via vuota, in mezzo alla leggera nebbia che si era alzata. Spense la radio e fece partire il motore.
Entrò nel locale senza mostrare il distintivo e pagò all'ingresso.
Era in borghese, con dei jeans ed una camicia scura sotto ad una giacca scamosciata che non indossava da quando aveva vent'anni, quando ancora poteva permettersi delle serate simili.
La musica techno sparava forte dalle casse, abbinata a luci pulsanti che non permettevano di capire le dimensioni effettive della stanza: la gente era stipata nel mezzo e ballava, tanti corpi schiacciati fra loro, le molte voci incomprensibili. Raggiunse il bancone e ordinò a fatica una birra, appoggiato con la schiena al legno e con lo sguardo rivolto alla pista.
Attese di notarlo o di essere notato.
Non era ancora arrivato il suo drink che una mano era scivolata fra le sue cosce e la bocca di Jun gli aveva coperto il collo in un punto che non immaginava fosse così sensibile.
-Buonasera- salutò, come qualche sera prima, tentando di sembrare disinteressato.
-Salve- salutò l'uomo, appoggiandosi al bancone al suo fianco come se nulla fosse successo: -Volevo solo ricordarle i bei tempi trascorsi insieme-.
-Puoi darmi del tu- ribadì Sakurai.
Jun girò la testa, guardandogli il collo su cui aveva già lasciato il proprio marchio: -Ok, Sho...- disse lentamente, soppesando le parole. Sorrise divertito.
Era davvero difficile sentirlo in mezzo al caos della sala.
La sua birra ghiacciata arrivò in quel momento e bevve il primo sorso con avidità, sotto lo sguardo indecifrabile di Jun. Sembrava assetato. Gli offrì la bottiglia, ma lo vide ancora una volta rifiutare, con la solita mano alzata: -Voglio ballare- dichiarò poi, quasi urlando. -Balliamo!-.
Venne trascinato sulla pista, fra la gente: non collidere con gli altri ballerini era ormai quasi impossibile. Jun si strinse a lui, prendendogli le mani e appoggiandole sui propri fianchi. Gli avvolse le braccia attorno al collo e gli parlò direttamente all'orecchio: -E' andata bene, vero? L'avete preso-.
Annuì con vigore. La musica aveva cambiato ritmo, la gente sembrava aumentare sempre di più: -L'abbiamo preso prima noi, così ora siamo sulle tracce degli Yoshida-.
-Sarà dura prenderli, sono tanti e sanno il fatto loro- rispose la spia: -Non puoi fidarti di nessuno, Sho. Conoscono la polizia e la gente della polizia-.
Poi ballarono.
Ballarono per minuti, senza fermarsi. Ballarono finché non furono stanchi e accaldati e il collo di Jun sapeva di sudore salato: -Perché sei venuto, Sho?-.
Gli sorrise, inebriato: -E' il mio giorno libero-.
-Volevi vedere me?- domandò Matsumoto, lusingato.
Avvicinò le labbra al suo orecchio ed ammise: -C'è qualcosa che posso fare, per ringraziarti-.
Gli occhi di Jun brillavano: capì di aver vinto.
-Sei troppo buono- lo sentì dire ancora, mentre si avvicinavano lentamente all'uscita: -Venire fin qui per me...-.
La sorte volle che facessero di nuovo sesso nella sua macchina.
Parcheggiarono in una via vuota, fuori dal centro. Abbassò il sedile di Jun e lo aiutò a spogliarsi, baciandolo e toccandolo con la stessa foga di quando stavano ballando al locale. Erano già eccitati, ubriachi: la loro pelle era tesa e calda. Non parlavano: decideva cosa fare a seconda della luce di Jun che rifletteva la luce dei fari al di fuori dei finestrini appannati... e forse delle stelle.
Tornò sul proprio sedile per spogliarsi e cercare il necessario nel cruscotto, mentre Jun lo osservava, spostandosi con impazienza i capelli all'indietro: -Hai sete?- gli domandò di punto in bianco. Nel cruscotto aveva trovato una bottiglietta mezza aperta di una bibita zuccherata. Jun ridacchiò ed accettò l'offerta, per la prima volta da quando si “conoscevano”: bevve un sorso abbondante, mentre Sho provvedeva a sistemarsi il profilattico sull'erezione. Jun lanciò la bottiglietta quasi finita sul sedile posteriore, chiedendo: -Ah, senza neanche discuterne? Mai pensato che il parter sessuale possa avere inclinazione diverse da quelle desiderate, capitano?- poi specificò: -E se preferissi fottere?-. Sho sollevò un sopracciglio, passando a bagnarsi le dita con il lubrificante: -Con quel faccino lì?- scherzò, ignorando la sottile protesta di Jun quando lo penetrò con un primo dito. Lo zittì definitivamente con un bacio.
Non ci mise molto a prepararlo, i muscoli dell'altro abbastanza abituati per rispondergli da subito con stimoli piacevoli: lo penetrò con forza, strappandogli un gemito. Tuttavia, Jun era rilassato, completamente sdraiato sul sedile, sotto di lui. L'erezione che premeva fra i loro corpi, che gli provocava brividi di piacere ad ogni movimento del poliziotto. Sho cambiò angolazione, sollevandogli una gamba per appoggiarsela sulla spalla: lo penetrò più in profondità, raggiungendo con ogni spinta il punto esatto per far impazzire di desiderio il più piccolo: lo baciò di nuovo con foga, accarezzandogli l'erezione, circondandola con le dita, portandolo all'orgasmo in pochissimi tocchi. Forse Jun era stato troppo spavaldo, forse eccitato da troppo tempo... forse Sho era più bravo di quello che potesse sembrare.
Non fece commenti e si concentrò sulle proprie sensazioni, fissando lo sguardo negli occhi velati di Jun, ancora nel pieno delle sensazioni causategli dalla stanchezza e dall'orgasmo: gli ansiti della spia lo portarono a riversarsi dentro di lui con un'ultima spinta violenta. Poteva vedere le lacrime che si erano fermate sulle lunghe ciglia di Matsumoto.
Si sollevò una volta esaurita l'ondata di piacere e ripreso il fiato: si rivestì in fretta e sistemò il macello che avevano combinato senza che Jun muovesse un solo muscolo. Lo osservava da dove era rimasto, nudo e sdraiato sul sedile della sua auto, le gambe ancora leggermente sollevate, ma in una posizione ben più comoda di prima. Lo vide sbadigliare.
-Rimasto senza parole?- domandò, accendendo la radio e frugando nuovamente nel cruscotto dell'auto.
Jun assottigliò gli occhi, ancora umidi: -Cosa mi hai fatto, stronzo?- domandò.
Sho rise, dandogli del “perspicace”. Trovò le manette, le aprì.
-Che cosa mi hai dato da bere, prima?- chiese ancora Jun, per nulla in vena di scherzi.
Sho lo rivestì alla bell'e meglio e lo assicurò alla maniglia di sostegno dell'auto con le manette: -E' solo un po' di sonnifero... non sentirai niente. Arriveremo al commissariato che ancora starai dormendo della grossa-.
Jun bestemmiò, con le poche forze che gli erano rimaste. Gli occhi gli si socchiudevano involontariamente, non riusciva a muoversi. Sho lo osservò sforzarsi e rinunciare per un po', poi mise in moto l'auto.
-Perché?- riuscì solo a chiedere la spia, prima di crollare addormentata per le medicine.
-L'hai detto anche tu, no?- fece il poliziotto, sempre sorridendo: -Sono venuto per te, stasera-.
Lanciò un ultimo sguardo all'uomo addormentato, prima di svoltare sulla via principale, immersa nella notte silenziosa. La radio trasmetteva un pezzo lento: -Per te-.
Titolo: Such a shame
Gruppo: Arashi
Pairing: Sakumoto
Rating: NC-17
Genere: AU, poliziesco
Disclaimers: L'autrice di questo scritto pubblicato in forma anonima garantisce di non possedere diritti sulle persone e le cose realmente esistenti contenute in esso.
Note: Sho è un poliziotto stressato che segue pericolosi casi di mafia. Jun è una spia, una di quelle molto particolari...
Lo vide apparire con un cappotto beige dal fondo della strada, dove veniva inghiottita dalla nebbia: i passi risuonavano nella notte vuota e silenziosa. Calpestava il marciapiede ancora fradicio dalla pioggia che per giorni era scesa sulla città.
Fece scattare la chiusura di sicurezza dell'auto per farlo entrare e provò un brivido quando la portiera si aprì e Jun si portò dietro il gelo della serata.
-Buonasera- lo salutò, offrendogli un sorso del proprio caffè in lattina.
-Non ho molto tempo- rifiutò Matsumoto, sollevando la mano: -Perché mi avete fatto chiamare?- chiese, sbrigativo. Batteva i denti per il freddo.
Aumentò di poco il riscaldamento dell'auto, abbassando poi il volume dell'autoradio.
-Ti ho già detto che puoi darmi del tu- gli sorrise, temporeggiando.
-Non do confidenza agli sbirri- rispose seriamente Jun, facendolo ridere nervosamente: -Però ci vai a letto?-.
La radio cominciò a trasmettere le ultime notizie.
Jun si mosse sul sedile, girandosi verso di lui sui tre/quarti: -Bisogna comunque procurarsi qualche soldo o qualche amicizia- si giustificò, con un sorriso furbo.
Sho Sakurai, il capitano del distretto di polizia, gli fece cenno di ascoltare la notizia alla radio, annunciata da un cronista annoiato: parlava di un pluriomicidio, di droghe e di assassini non ancora identificati.
-Erano una famiglia invischiata con la mafia, si occupavano di traffici illeciti- disse Jun, dimostrando di saperne qualcosa.
-C'era bisogno di ucciderli tutti, compresi moglie e bambini?- chiese Sho.
-Ci sono delle teorie. Una è quella che prevede di portare sempre a termine il lavoro: lasciare superstiti ed eventuali nemici è considerato un errore- disse a sangue freddo Matsumoto.
-Sai qualcosa sui mandanti?- domandò velocemente Sakurai.
Jun non aveva ancora smesso di guardarlo, divertito: -E se fosse, io cosa ne ricavo?- chiese.
-La possibilità di non venire indiziato per i molto evidenti affari che ti stai facendo- rispose il capitano: -Mi sembra già tanto-.
-Non sei uno stupido, capitano- considerò Matsumoto, cominciando all'improvviso a dargli del tu. Tirò fuori dalla tasca una sigaretta e l'accendino e cominciò a fumare senza chiedere il permesso, tornando a guardare la strada vuota di fronte a loro.
-Si tratta degli Yoshida, una famosa famiglia di yakuza. L'assassino è uno dei loro sottoposti, un pesce piccolo. Era vicino alla famiglia uccisa, lo credevano un amico... ma ha dovuto ubbidire agli ordini. Ora si nasconde, forse anche dai propri capi. E' debole e facilmente vendibile, immagino che sia una corsa a chi lo trova per primo, fra voi e loro- spiegò con calma la spia, fumando metà della sigaretta: -Ha ragione, agente. Sono un uomo di affari e ci tengo a mantenere buoni rapporti con tutti i miei collaboratori- dichiarò poi, lanciandogli uno sguardo di sbieco.
Sho sorrise: -Lo sai dove lo posso trovare, vero?-.
Jun rise, spegnendo la sigaretta ancora utilizzabile: -Forse- rispose. Si avvicinò ancora a Sakurai, il cappotto ora slacciato che ricadeva nello spazio fra i due sedili, sul cambio. Sussurrò le coordinate.
-Come posso sdebitarmi con te, Jun?- domandò allora il poliziotto, convinto che la conversazione fosse conclusa. Jun scosse la testa: -Niente, come ha detto lei: sono io a doverla ringraziare per non essere nella lista degli indiziato, giusto?- rispose. Il cambio di tono spiazzò nuovamente il capitano.
-Mi permetta solo di dimostrarle la mia gratitudine- mormorò Matsumoto ad un soffio dal suo viso. Si lasciò baciare dalla spia, restando immobile.
Le mani di Jun si muovevano sui suoi vestiti, sul suo corpo, mentre le lingue si scontravano, esploravano la bocca l'uno dell'altro. Capì l'intenzione della spia solo sentendo le sue dita slacciargli il bottone dei pantaloni della divisa, abbassare la zip ed accarezzarlo attraverso il tessuto dei boxer: gemette nella bocca di Jun.
La radio trasmetteva un pezzo lento di qualche anno prima.
Con suo sommo rammarico non riuscì a resistere a lungo alle lusinghe della mano di Matsumoto sul suo sesso, piacevolmente risvegliato: erano mesi che lavorava giorno e notte a quei casi di mafia e per forza di cose gli era quasi impossibile trovarsi un solo momento di pausa per soddisfare i propri bisogni... men che meno per farsi aiutare da qualcun altro.
Doveva anche ammettere di aver accettato quell'incarico solo per conoscere la spia Matsumoto, già famosa per il suo “modo di fare”.
Venne sulla mano dello sconosciuto e reagì catturandogli il viso fra le mani e baciandolo con foga, penetrandogli la bocca con la lingua: a metà fra il consiglio e l'avvertimento. Jun sembrò sorprendersi del gesto e restò senza fiato, cosa che lo lasciò soddisfatto: per qualche secondo aveva cancellato quel sorriso beffardo dalle labbra della spia troppo sicura di sé.
-Impaziente, capitano- scherzò poi l'uomo, pulendosi la mano con un fazzoletto e tornando sul proprio sedile. Sho si rivestì velocemente, in silenzio.
La spia sospirò come a chiudere un pensiero, aprì la portiera: il fedddo della notte li investì ancora.
Si voltò appena: -Domani è un altro giorno, Sho-.
Lo lasciò uscire e sparire sul fondo della via vuota, in mezzo alla leggera nebbia che si era alzata. Spense la radio e fece partire il motore.
Entrò nel locale senza mostrare il distintivo e pagò all'ingresso.
Era in borghese, con dei jeans ed una camicia scura sotto ad una giacca scamosciata che non indossava da quando aveva vent'anni, quando ancora poteva permettersi delle serate simili.
La musica techno sparava forte dalle casse, abbinata a luci pulsanti che non permettevano di capire le dimensioni effettive della stanza: la gente era stipata nel mezzo e ballava, tanti corpi schiacciati fra loro, le molte voci incomprensibili. Raggiunse il bancone e ordinò a fatica una birra, appoggiato con la schiena al legno e con lo sguardo rivolto alla pista.
Attese di notarlo o di essere notato.
Non era ancora arrivato il suo drink che una mano era scivolata fra le sue cosce e la bocca di Jun gli aveva coperto il collo in un punto che non immaginava fosse così sensibile.
-Buonasera- salutò, come qualche sera prima, tentando di sembrare disinteressato.
-Salve- salutò l'uomo, appoggiandosi al bancone al suo fianco come se nulla fosse successo: -Volevo solo ricordarle i bei tempi trascorsi insieme-.
-Puoi darmi del tu- ribadì Sakurai.
Jun girò la testa, guardandogli il collo su cui aveva già lasciato il proprio marchio: -Ok, Sho...- disse lentamente, soppesando le parole. Sorrise divertito.
Era davvero difficile sentirlo in mezzo al caos della sala.
La sua birra ghiacciata arrivò in quel momento e bevve il primo sorso con avidità, sotto lo sguardo indecifrabile di Jun. Sembrava assetato. Gli offrì la bottiglia, ma lo vide ancora una volta rifiutare, con la solita mano alzata: -Voglio ballare- dichiarò poi, quasi urlando. -Balliamo!-.
Venne trascinato sulla pista, fra la gente: non collidere con gli altri ballerini era ormai quasi impossibile. Jun si strinse a lui, prendendogli le mani e appoggiandole sui propri fianchi. Gli avvolse le braccia attorno al collo e gli parlò direttamente all'orecchio: -E' andata bene, vero? L'avete preso-.
Annuì con vigore. La musica aveva cambiato ritmo, la gente sembrava aumentare sempre di più: -L'abbiamo preso prima noi, così ora siamo sulle tracce degli Yoshida-.
-Sarà dura prenderli, sono tanti e sanno il fatto loro- rispose la spia: -Non puoi fidarti di nessuno, Sho. Conoscono la polizia e la gente della polizia-.
Poi ballarono.
Ballarono per minuti, senza fermarsi. Ballarono finché non furono stanchi e accaldati e il collo di Jun sapeva di sudore salato: -Perché sei venuto, Sho?-.
Gli sorrise, inebriato: -E' il mio giorno libero-.
-Volevi vedere me?- domandò Matsumoto, lusingato.
Avvicinò le labbra al suo orecchio ed ammise: -C'è qualcosa che posso fare, per ringraziarti-.
Gli occhi di Jun brillavano: capì di aver vinto.
-Sei troppo buono- lo sentì dire ancora, mentre si avvicinavano lentamente all'uscita: -Venire fin qui per me...-.
La sorte volle che facessero di nuovo sesso nella sua macchina.
Parcheggiarono in una via vuota, fuori dal centro. Abbassò il sedile di Jun e lo aiutò a spogliarsi, baciandolo e toccandolo con la stessa foga di quando stavano ballando al locale. Erano già eccitati, ubriachi: la loro pelle era tesa e calda. Non parlavano: decideva cosa fare a seconda della luce di Jun che rifletteva la luce dei fari al di fuori dei finestrini appannati... e forse delle stelle.
Tornò sul proprio sedile per spogliarsi e cercare il necessario nel cruscotto, mentre Jun lo osservava, spostandosi con impazienza i capelli all'indietro: -Hai sete?- gli domandò di punto in bianco. Nel cruscotto aveva trovato una bottiglietta mezza aperta di una bibita zuccherata. Jun ridacchiò ed accettò l'offerta, per la prima volta da quando si “conoscevano”: bevve un sorso abbondante, mentre Sho provvedeva a sistemarsi il profilattico sull'erezione. Jun lanciò la bottiglietta quasi finita sul sedile posteriore, chiedendo: -Ah, senza neanche discuterne? Mai pensato che il parter sessuale possa avere inclinazione diverse da quelle desiderate, capitano?- poi specificò: -E se preferissi fottere?-. Sho sollevò un sopracciglio, passando a bagnarsi le dita con il lubrificante: -Con quel faccino lì?- scherzò, ignorando la sottile protesta di Jun quando lo penetrò con un primo dito. Lo zittì definitivamente con un bacio.
Non ci mise molto a prepararlo, i muscoli dell'altro abbastanza abituati per rispondergli da subito con stimoli piacevoli: lo penetrò con forza, strappandogli un gemito. Tuttavia, Jun era rilassato, completamente sdraiato sul sedile, sotto di lui. L'erezione che premeva fra i loro corpi, che gli provocava brividi di piacere ad ogni movimento del poliziotto. Sho cambiò angolazione, sollevandogli una gamba per appoggiarsela sulla spalla: lo penetrò più in profondità, raggiungendo con ogni spinta il punto esatto per far impazzire di desiderio il più piccolo: lo baciò di nuovo con foga, accarezzandogli l'erezione, circondandola con le dita, portandolo all'orgasmo in pochissimi tocchi. Forse Jun era stato troppo spavaldo, forse eccitato da troppo tempo... forse Sho era più bravo di quello che potesse sembrare.
Non fece commenti e si concentrò sulle proprie sensazioni, fissando lo sguardo negli occhi velati di Jun, ancora nel pieno delle sensazioni causategli dalla stanchezza e dall'orgasmo: gli ansiti della spia lo portarono a riversarsi dentro di lui con un'ultima spinta violenta. Poteva vedere le lacrime che si erano fermate sulle lunghe ciglia di Matsumoto.
Si sollevò una volta esaurita l'ondata di piacere e ripreso il fiato: si rivestì in fretta e sistemò il macello che avevano combinato senza che Jun muovesse un solo muscolo. Lo osservava da dove era rimasto, nudo e sdraiato sul sedile della sua auto, le gambe ancora leggermente sollevate, ma in una posizione ben più comoda di prima. Lo vide sbadigliare.
-Rimasto senza parole?- domandò, accendendo la radio e frugando nuovamente nel cruscotto dell'auto.
Jun assottigliò gli occhi, ancora umidi: -Cosa mi hai fatto, stronzo?- domandò.
Sho rise, dandogli del “perspicace”. Trovò le manette, le aprì.
-Che cosa mi hai dato da bere, prima?- chiese ancora Jun, per nulla in vena di scherzi.
Sho lo rivestì alla bell'e meglio e lo assicurò alla maniglia di sostegno dell'auto con le manette: -E' solo un po' di sonnifero... non sentirai niente. Arriveremo al commissariato che ancora starai dormendo della grossa-.
Jun bestemmiò, con le poche forze che gli erano rimaste. Gli occhi gli si socchiudevano involontariamente, non riusciva a muoversi. Sho lo osservò sforzarsi e rinunciare per un po', poi mise in moto l'auto.
-Perché?- riuscì solo a chiedere la spia, prima di crollare addormentata per le medicine.
-L'hai detto anche tu, no?- fece il poliziotto, sempre sorridendo: -Sono venuto per te, stasera-.
Lanciò un ultimo sguardo all'uomo addormentato, prima di svoltare sulla via principale, immersa nella notte silenziosa. La radio trasmetteva un pezzo lento: -Per te-.
no subject
Date: 2013-02-19 07:27 am (UTC)Piacque, piacque molto *__* (sho, sei una cacca XD)
no subject
Date: 2013-02-22 10:10 am (UTC)Mi è piaciuta tantissimo!
Prima di tutto ... è molto originale e ben scritta! cosa non da poco! quindi bravissima!
Poi ...
Il finale mi ha sorpresa ... non me l'aspettavo proprio! :D Shooooo!!! *pensa ad un modo per far evadere il suo ichiban*
Ancora brava! mi sono divertita molto a leggerla!
no subject
Date: 2013-02-24 09:47 pm (UTC)Dalle note mi aveva stuzzicato subito! *____*
I dialoghi prendono tantissimo e volevo vedere cosa succedeva ero presissima e finale assolutamente inaspettato O___O ma anche assolutamente sexy o almeno io così l'ho trovato, anche se... vorrei sapere il motivo del perchè Sho lo ha fatto, non mi basta quella vaga risposta. (Questo è un mio probabilmente subdolo tentativo di chiedere un seguito una volta che verrà svelato chi sei XD)