[identity profile] harin91.livejournal.com posting in [community profile] pasticci_fanfic
TANTISSIMI AUGURI DI BUON COMPLEANNO, SUBARU! Il mio adorato mezz'uomo canterino fa 33 anni! *si commuove*
BUON DECIMO ANNIVERSARIO, EITO! Incredibile, sono sposati già da così tanto! *si commuove ancora di più*
In verità volevo dirlo un po' prima per fare che valesse ancora anche in Giappone, ma ho scritto come una pazza fino ad adesso e non ho fatto in tempo cmq ^^"

Le news sono: sono tornata dal Giappone (già da un po' di giorni XD) e l'avventura è andata bene! Se siete curiose, leggete i report sul livejournal di [livejournal.com profile] vampiretta87 ;D Nel frattempo il computer che avevo lasciato a casa è morto, quindi ho dovuto comprarne uno nuovo, che però è arrivato solo tre giorni fa... grazie a questo avvenimento ed al viaggio, ritorno su queste pagine solo adesso e non con MMiD, ma con una serie di ficcine piccole piccole per festeggiare il compleanno del mio ranocchio e l'anniversario dei miei 7 Kansai-jin del cuore <3
Buona lettura!

Titolo: Prima dei Kanjani8
Gruppo: Kanjani8
Pairing: nessuno
Rating: G o PG
Genere: fluffolo con lacrimuccia commossa (?)
Disclaimers: non mi appartengono, ma li amo alla follia e li voglio mangiare (ecco.)
Note: ho cominciato questa raccolta praticamente un anno fa! E ci tenevo davvero a finirla per un'occasione speciale: la festa di oggi mi è sembrata speciale abbastanza :D Un ringraziamento in più va alle mie compagne di viaggio di quest'estate (sorella e Ila) e alle persone fantastiche ri-incontrate e conosciute in Giappone! Specie tutte le Eighters (e le Arashers ;D) con cui abbiamo chiacchierato e condiviso lacrime e risate al Juusai e alla 24jikan! EIGHTERS GONNA EIGHT! EITO, SAIKOU!


Primo giorno d'asilo
Sperò di non essere troppo in ritardo.
Alcuni bambini stavano ancora giocando nel parco dietro l'asilo, attorno ad un gruppo di mamme intente ad aggiornarsi su recenti gossip, mentre dal cancello d'ingresso della scuola uscivano al piccolo trotto due adorabili gemelline, mano nella mano con un giovane ed affascinante padre in giacca e cravatta. La maestra la aspettava sulla porta.
“Tutto bene, vero? Non si è comportato male?” esclamò, con un leggero fiatone per la corsa in bicicletta da casa all'asilo: non riusciva a celare completamente la preoccupazione che provava nell'aver lasciato il proprio figlio solo per un'intera giornata. Il primo giorno di Subaru nell'asilo nuovo.
“No, è stato molto tranquillo” disse la maestra con un sorriso.
“Non ha gridato o lanciato oggetti o disturbato gli altri durante il riposino?” chiese più specificamente: pur essendo Subaru il suo secondogenito e sapendo perfettamente che delle maestre di quell'asilo potesse fidarsi ciecamente, sapeva anche che Subaru era diverso dal fratello maggiore... più esuberante e probabilmente problematico.
“Assolutamente no” sorrise ancora dolcemente la maestra, accompagnandola verso l'aula dove i bambini rimasti in attesa dell'arrivo dei genitori stavano giocando. Taeko sbirciò dalla finestra e vide Subaru seduto ad un tavolino e intento a disegnare qualcosa su un foglio, il piccolo pugno stretto attorno ad un pennarello rosso: “E' stato bravo tutto il tempo ed ha subito fatto amicizia”.
Taeko si sorprese: “Con chi?”. Subaru andava a malapena d'accordo con il proprio fratello maggiore ed i cuginetti...
La maestra indicò il bambino seduto di fianco a Subaru, che osservava attentamente il disegno che stava creando. Indossava una maglietta viola su cui era stampata una palla da calcio. Subaru terminò di disegnare e mostrò al proprio compagno di classe l'opera, esclamando: “Coniglio!”. L'altro bambino parve rifletterci sopra prima di correggere: “I conigli non hanno quattro orecchie”. Subaru sembrò prima confuso, poi aggrottò la fronte: “Non capisci niente”.
“Lui e Shingo non si sono scollati l'uno dall'altro da questa mattina” disse fiera la maestra, mentre Taeko osservava esterrefatta i due bambini disegnare in tutta tranquillità: “Tendono a bisticciare parecchio, ma direi che è l'inizio di una solida e duratura amicizia”.
La signora Shibutani sorrise, osservando il proprio bambino ridacchiare in compagnia del nuovo amico e sospirò: “Speriamo...”.

Primo pancione
Fece muovere le ruote della propria macchinina sul palo di fianco al proprio sedile: la mamma l'aveva portato in metropolitana in un posto orrendo dove in una stanza tutta bianca un signore con un camice altrettanto bianco gli aveva fatto male al braccio con una specie di pistola trasparente. Per scusarsi gli avevano regalato una caramella all'arancia, ma si sentiva del tutto fiero di aver continuato a frignare fino alla conquista di un gelato e una macchinina nera nuova: così imparavano, gli adulti.
La metro era piena a quell'ora e la mamma era in piedi di fronte a lui e lo osservava giocare finalmente più rilassato di prima: sapeva perfettamente che Kimitaka odiava le punture, ma era anche altrettanto a conoscenza della salute piuttosto cagionevole del figlio e dell'influenza che girava alle elementari che frequentava. “Dopo la mamma deve passare al supermercato a fare la spesa, eh?” gli disse, accarezzandolo sulla testa per mettergli a posto qualche ciuffo di capelli scomposti, dopo la lotta tremenda nella sala d'attesa della clinica. Poteva ancora vedere i segni delle lacrime sulle guance del bimbo. “Cosa vuoi per cena?”.
“Hamburger” rispose categorico Kimitaka.
Beh, c'era da aspettarselo: “Ok, te lo sei meritato”.
Raggiunsero una fermata piuttosto trafficata e moltissima nuova gente salì, fra cui una signora molto giovane e piuttosto elegante, ma con un pancione già parecchio incipiente. Si guardò attorno come per cercare un posto, poi si appoggiò stancamente alla porta appena chiusa, notando la calca all'interno del vagone.
“Kimi, alzati... fai sedere la signora” lo richiamò la mamma, prendendolo per una mano.
Mentre il bambino protestava, la signora fece un goffo inchino e accettò il posto a sedere con mille scuse. “Perché?” chiese con un certo risentimento Kimitaka, riattivando il tono da capricci che aveva egregiamente sfoggiato poco prima. Poi notò il pancione della signora che si era appena seduta di fronte a lui e si chiese come mai i grassi potessero sedersi e i bambini no.
“Quanti mesi?” domandò in tono gentile sua mamma, ancora tenendolo per mano perché non cadesse nel dondolio della metropolitana in movimento.
“Sei. Dovrebbe nascere a maggio” rispose la signora elegante, con un sorriso.
“Hai sentito, Kimi? Come te!” esclamò la mamma, agitando la mano per comunicargli la notizia.
Il bambino era completamente confuso: “Chi?” domandò appena si rese conto che le due stavano parlando di una persona. La signora elegante si accarezzò piano la pancia e gli si rivolse con un sorriso: “Il mio bambino che è qui dentro”. Kimitaka sgranò gli occhi e osservò la pancia della signora grassa esclamando: “E che cosa ci fa un bambino lì dentro? Te lo sei mangiato?”. Sua madre gli strattonò la mano per il tono, ma la signora rise soltanto: “No, è solo troppo piccolo per uscire. Rimane qui dentro finché non è pronto e finito, come te”. Kimitaka sollevò un sopracciglio, ancora parecchio scettico: “E come si chiama?” chiese. “Penso si chiamerà Tadayoshi” rispose con calma la signora.
Kimitaka guardò ancora il pancione e disse: “Tadayoshi, sbrigati a finirti e uscire da quella pancia, qui fuori ai bambini regalano il gelato”. Gli sembrava un consiglio saggio, ma le due donne risero moltissimo. Forse perché dentro quella pancia Tadayoshi non poteva sentirlo?
“Glielo dica lei” disse allora rivolto alla signora, non scordandosi di usare il tono gentile che sua mamma gli diceva sempre di usare con gli sconosciuti. La signora annuì: “Glielo dirò. E gli regalerò tanti gelati, promesso”.
La mamma salutò la signora e tirò Kimitaka per la mano per indicargli che dovevano scendere dalla metro: “Forza, saluta” ordinò. Il bambino salutò con la mano e, non sapendo il nome della signora grassa, disse: “A presto, Tadayoshi”.

Prima fuga
Si morse le labbra prima di ricominciare a piangere.
Il sole stava per tramontare al di là delle montagne ed era stanco, vagamente affamato e completamente solo. Non sapeva assolutamente dove si trovasse: tutto quello che riusciva a distinguere attorno a lui erano delle villette di un quartiere residenziale di periferia e il cancello di ingresso di un parco giochi nel quale si decise ad entrare, smontando dalla bicicletta: gli facevano malissimo le gambe, per aver pedalato senza sosta per probabilmente delle ore.
Si sedette su una panchina a riflettere, nonostante gli occhi facessero ancora male per il disperato tentativo di non piangere: erano già rossi e gonfi e sentiva ancora il freddo delle lacrime sul viso che erano state asciugate dal vento.
Fece il punto della situazione, costringendosi a ripensare agli avvenimenti successi quel pomeriggio presto: era stato beccato a bigiare da uno dei professori delle classi di recupero pomeridiane e, per paura di essere sgridato da suo padre, era scappato il più lontano possibile in bicicletta, fino a perdersi.
Un cartello vicino al parco gli aveva solo consigliato di trovarsi già a Osaka-fu, in un paesino di provincia: Takatsuki-shi. L'aveva sentito nominare spesso, essendo una delle fermate della linea ferroviaria fra Osaka e Kyoto.
Si passò una mano sul viso, chiudendo gli occhi e sospirando: come poteva tornare indietro? Non riusciva neanche a pensare a quale reazione avrebbe potuto avere suo padre alla notizia della bigiata, notizia che sicuramente ormai gli era stata comunicata. Forse avrebbe potuto dormire in quel parco e provare a tornare a casa la mattina dopo, ma lo stesso avrebbe avuto paura di doversi confrontare con i propri genitori... e più tempo avrebbe lasciato passare peggio sarebbe stato, sicuramente. Inoltre, il suo stomaco iniziò a gorgogliare proprio in quel momento: non aveva con sé abbastanza soldi per la cena, se anche avesse trovato un konbini sulla strada del ritorno.
Riaprì gli occhi di scatto e sollevò la testa, avendo sentito un rumore: come la vista si riadattò all'ambiente, sempre più buio per la sera che era scesa, vide due ragazzini fissarlo.
Avevano molto probabilmente circa la sua età: uno era leggermente più alto e portava i capelli corti, l'altro era basso e piuttosto magro, con un caschetto di capelli neri.
-Non sei di qui- constatò senza preamboli il più alto, a braccia conserte: -Chi sei?-. Quello piccolo e magro gli strattonò la maglia sul fianco, come per comunicargli silenziosamente qualcosa.
Si chiese se non fosse al cospetto dei bulli del quartiere, che l'avevano scovato ad occupare la loro panchina nel loro parco e ora volessero fargliela pagare. Rabbrividì ancora.
-Mi chiamo Ryuuhei- biascicò a fatica, la voce roca dopo ore che non la usava e dopo il pianto: -Sono di Kyoto-.
-Kyoto?- domandò con tono esageratamente sorpreso il più basso, che possedeva una voce acuta ed enormi occhi scuri. L'altro aggrottò la fronte: -E sei venuto da Kyoto in bici?- domandò.
Si voltarono tutti e tre a guardare brevemente la bicicletta arancione appoggiata sul fianco della panchina, sporca e con ancora lo zainetto di scuola appeso al manubrio.
Annuì, incerto.
-Ma sei un figo!- lo sorprese l'esclamazione esaltata del piccoletto, improvvisamente sorridente: -Quante ore ci hai messo? Sei uno che viaggia tanto? O lo fai per sport?-.
-Subaru, lascialo un po' tranquillo...- ordinò l'altro, allungando una mano per frenare il flusso di domande dell'amico: -Perché sei qui?- domandò con più calma.
Ryuuhei abbassò lo sguardo per non far notare gli occhi lucidi mentre rispondeva: -Credo di essere scappato di casa...-. Fece una pausa, un lungo sospiro, immaginandosi la risposta che avrebbe ricevuto.
-CHE FIGO!- gridò con ancora più potenza vocale Subaru, strattonando la maglietta dell'amico con vigore: -Shinchan! Come vogliamo fare noi! Come vogliamo fare noi!- esclamò allegro.
-Ssshhh! Cosa gridi, sei pazzo???- lo riprese il più alto dei due, con un dito sulle labbra e l'espressione preoccupata mentre si guardava in giro: -Mamma potrebbe sentirci!-.
-Ryuuhei, sei un grande- si complimentò Subaru, porgendo la mano al ragazzino sulla panchina, che la strinse confuso e incerto: -Hai fegato-.
-Veramente...- mormorò lui, mordendosi nuovamente il labbro.
Shinchan sospirò e si sedette sulla panchina al suo fianco, ignorando il fatto che Subaru ancora non aveva smesso di stringere e scuotere in aria la mano del ragazzo: -Non sembri fiero della tua fuga... ne vuoi parlare?- chiese. Subaru mollò la presa e si accigliò, sbrigandosi poi a sedersi fra Ryuuhei e la bicicletta, attento a non farla cadere.
Ryuuhei chiuse gli occhi e raccontò la disavventura ai due, ricominciando inevitabilmente a piangere.
Quando ebbe finito, il buio era ormai quasi completamente calato e sentiva il calore delle mani dei due ragazzi sulle proprie spalle.
-E' ora di tornare a casa, Ryuuchan- disse in tono improvvisamente serio Subaru.
-Ma non so come...- mormorò lui.
-Ci pensiamo noi- disse risoluto Shinchan, alzandosi in piedi e aiutando Ryuuhei a fare altrettanto, nonostante le gambe gli facessero ancora male.
Si avviarono tutti e tre verso una vietta di case vicino al parco, Shinchan e Ryuuhei in testa e Subaru poco dietro con la bici arancione in affidamento. Si fermarono davanti ad una casa la cui targhetta leggeva il cognome “Murakami”.
-Ma'!- esclamò Shingo, dopo aver suonato il campanello.
La porta d'ingresso si aprì ed apparve una signora in grembiule e ciabatte, visibilmente arrabbiata: -Eccovi, finalmente! Lo sapete che ore sono??? Dove siete stati tutto questo tempo???- partì con la ramanzina, ma Shinchan non si perse d'animo: -Ma'...- esordì, venendo interrotto.
-Subaru, fila subito a casa! Tua mamma è in pensiero, mi ha già chiamata due volte! Quando imparerete a dire dove andate e fino a che ora state fuori???-.
-Ma', questo nostro amico si è perso e deve tornare a casa- riuscì a dire Shinchan, sovrastando la sfuriata della madre, che si bloccò un istante, posando lo sguardo su Ryuuhei e cambiando totalmente espressione: -Perso? Oh, povero! E dove vivi, tesoro?-.
-Kyoto-fu, Arashiyama...- prese ad elencare Ryuuhei, vagamente nel panico.
-KYOTO? E sei venuto fin qui da solo?- chiese sconvolta la donna.
-In bici- fece notare Subaru, indicando il mezzo a due ruote al proprio fianco.
-In bici??? Oh, cielo... oh, Shingo, come facciamo? Lo riaccompagna papà in macchina? O prende il treno? Eh, caro, puoi prendere il treno?- chiese tutto d'un fiato la donna, visibilmente agitata dalla faccenda. Poi si riprese un attimo: -Non ditemi che è venuto fin qui in bici perché gliel'avete detto voi! Ma cos'avete nella testa? Teppisti!- gridò rivolta al proprio figlio e l'altro ragazzo, che ignorarono l'ennesima ramanzina e si rivolsero a Ryuuhei.
-Fa sempre così...- lo rassicurò Shingo, mentre la madre rientrava in casa chiamando il marito a gran voce. Ryuuhei annuì, a disagio: -Non so se posso prendere il treno da solo a quest'ora...- si scusò.
-Tranquillo, il papà di Shinchan ha la macchina grande- disse Subaru.
-Non è poi così grande...- lo corresse Shingo, risentito per qualche strano motivo.
Dopo un paio di minuti, il papà di Shinchan stava già facendo uscire la macchina grande dal vialetto e la bici arancione era già stata caricata nel bagagliaio. Subaru era stato ancora una volta sgridato e invitato a tornare velocemente a casa, ma indugiava sulla porta per salutare Ryuuhei. Shingo voleva andare con suo padre fino a Kyoto, ma la signora Murakami l'aveva colpito con uno scappellotto sulla testa intimandogli di sbrigarsi a fare una doccia e cambiarsi, che la cena era ormai fredda. Nonostante questo, era già riuscita a fornire Ryuuhei di una bottiglietta di succo e di un paio di onigiri per cena.
-Mi raccomando, non perderti più- si assicurò Shingo, salutando Ryuuhei che era già seduto in macchina, con il finestrino abbassato.
-Ma torna a trovarci se vuoi- aggiunse Subaru, per poi sottolineare: -Con il treno, la prossima volta-.
Ryuuhei annuì e li salutò agitando la mano, fin fuori dal finestrino, finché l'auto non svoltò.

Prima volta a Osaka
Gli sembrò di essersi distratto solo un attimo ad osservare le insegne, i cartelloni e le scritte che sovrastavano il ponte, ma doveva essere rimasto parecchio tempo a “naso in su” perché quando riabbassò lo sguardo non trovò più i suoi compagni di classe.
Essere in seconda media ed avere un pomeriggio libero dai club voleva dire avere il tempo di andare a Osaka, fra i suoi coetanei e quello era il suo primo pomeriggio libero dall'inizio della scuola. Abitava poco lontano dalla grande città, appena un passo dentro un'altra regione, ma non si ricordava di essere stato spesso a Osaka con i genitori quando era più piccolo, quindi quella era, nella sua immaginazione, la prima vera volta.
Si guardò attorno, non trovando i suoi amici e non notando nessuno vestito con la sua stessa uniforme scolastica. Poco male: sapeva perfettamente come tornare a casa da solo e almeno così aveva più tempo per girare la città in santa pace.
Gironzolò un po' fra le vie di Shinsaibashi, entrando in qualche negozio qua e là dello shotengai principale. Ogni tanto gli sembrava di individuare i suoi compagni di classe, ma quando metteva effettivamente a fuoco era sempre qualche coetaneo di qualche altra scuola.
Si fermò di fronte ad un negozio di strumenti musicali, adocchiando un paio delle chitarre in vetrina: era da un po' che voleva imparare a suonarne una. Mosse lo sguardo sulla vetrina e notò che un ragazzo vi era riflesso dentro, poco lontano da sé: indossava anche lui una divisa scolastica e aveva uno zainetto giallo appeso ad una sola spalla. Dovevano essere più o meno della stessa età, anche se si accorse di essere più alto di lui di almeno 10 centimetri.
Anche il ragazzino, dai lineamenti marcati e la pelle scura, stava osservando con curiosità le chitarre in vetrina. Si girò verso la strada e fece un paio di passi per riprendere il proprio giretto, quando sentì una mano sulla spalla e una voce di adulto chiedergli: -Cosa ci fai in giro da solo?-.
Alzò lo sguardo per incontrare quello di un poliziotto dall'aria severa.
Per la sorpresa, boccheggiò qualche istante in cerca di una risposta.
-E' in giro con me, stiamo tornando a casa da scuola- disse il ragazzino più basso della vetrina, che si era subito fatto più vicino. Il poliziotto mollò subito la presa dalla sua spalla, abbassando la testa in segno di scusa: -Fate i bravi, ragazzi. E state attenti- li mise in guardia, allontanandosi.
-Phew!- esclamò il ragazzino, sorridendogli: -Che palle, eh? Non si può neanche più farsi un giro da soli!- commentò, per poi presentarsi: -Ryo- disse, appoggiandosi una mano sul petto.
-Shota- rispose finalmente, facendo altrettanto: -Grazie-.
Ryo lo ignorò, tornando a guardare le chitarre: -Quale ti piace?- chiese, con un cenno del capo.
-Quella blu- indicò.
-Le sai suonare?- chiese ancora Ryo, curioso.
-No...- ammise, leggermente imbarazzato.
Ryo ridacchiò: -Neanche io!- poi fece una pausa, tornando serio: -Per ora-.
Shota sorrise, notando gli occhi incurvati verso il basso dell'altro riflessi nel vetro. Non seppe bene perché, ma in quel momento quella persona gli sembrava familiare, come se l'avesse già visto da qualche parte... o come se si aspettasse di conoscerlo bene, da un po' di tempo.
-Beh, tanto per ora son senza soldi...- si lamentò con un sorriso furbo il ragazzo, voltandosi: -Ci vediamo in giro, Shota- salutò, allontanandosi.
Tornato a casa, annunciò ai propri genitori di voler imparare a suonare la chitarra.

Primo appuntamento
Non gli era sembrato di esagerare quando l'aveva invitata agli Universal Studio per festeggiare il suo compleanno. Aveva addirittura pagato tutto lui, ingenuo e speranzoso come solo i ragazzini della sua età alla prima cotta riuscivano ad essere. L'aveva accompagnata pazientemente su ogni giostra che lei volesse provare, le aveva offerto un pranzo ridicolo con hot-dog e zucchero filato che non l'avevano minimamente saziato e aveva provato inutilmente a vincerle un pupazzo al tiro a segno.
Poi, prima di tornare a casa, seduti su una panchina, alla luce del tramonto, aveva tirato fuori tutto il coraggio di cui era dotato e le aveva confessato di essere innamorato di lei.
Per venire miseramente rifiutato.
-Tadayoshi, mi spiace... ma io ti vedo solo come un amico-.
Imbarazzato, si sentì quasi offeso.
Specialmente dopo che lei, con una scusa, aveva insistito per tornare a casa da sola, lasciandolo indietro. Rimase seduto su quella panchina per diversi minuti, osservando il cielo imbrunire, riflesso nell'acqua della fontana di fronte a sé.
Si alzò quando cominciò ad avere freddo e si incamminò verso l'uscita, ma si fermò ad osservare la vetrina di un baracchino di dolci, attirato dall'odore dolce di ciambelle. Il ragazzo dietro il piccolo bancone di legno ricambiò uno sguardo malinconico, stupendolo.
-Ci siamo passati tutti, tranquillo- gli disse, rivelando di averlo osservato dichiararsi e venire scaricato.
Non disse nulla, sopraffatto dall'imbarazzo.
Il ragazzo sospirò e si chinò dietro al bancone, trafficando con qualcosa: riapparve poco dopo con un sacchetto di carta colmo di dolci: -Offro io- disse, allungandoglielo.
-Grazie...- mormorò, sorpreso e commosso.
-Non mollare- rispose solenne il ragazzo, che sulla targhetta del nome aveva scritto “Murakami”: -Non mollare, sii forte- ripeté, con un leggero singhiozzo e lo sguardo lontano, verso il tramonto.
Ringraziò ancora e si allontanò, sentendosi completamente disturbato dalla giornata di sconfitta e dallo strano incontro... ma contento per le ciambelle gratis.

Primo giorno di lavoro
Entrò titubante dalle porte scorrevoli dell'albergo e si ritrovò nel bel mezzo di una caotica hall, piena di persone di passaggio e voci e caos. Osservò il flusso per un po', sperando di notare prima o poi un gruppetto di persone familiare o qualcuno di riconoscibile da poter seguire fino alla sala riunioni dove era diretto, ma per la quale non aveva ricevuto informazioni su dove si trovasse, dentro il grande albergo. Osservò l'orologio: era ancora in tempo, ma doveva per lo meno cominciare a cercare la stanza giusta. Si mosse a zig-zag fra le persone, evitando di venire sballottato in giro dalla incredibile massa di gente che transitava nella grande sala.
Poi, come dal nulla, fra la gente apparve un ragazzo in t-shirt rossa con sopra il simbolo dell'agenzia.
Si affrettò ad inseguirlo e, una volta raggiunto, lo fermò d'istinto per un braccio.
Il ragazzo si girò di scatto, guardandolo stupito con grandi occhi scuri e le labbra carnose dischiuse in un “o” di sorpresa.
-Sei un Johnny's?- domandò, sperando di non essersi sbagliato e di aver fatto una figuraccia.
Il ragazzo annuì, chiudendo la bocca.
-Sto cercando il punto di ritrovo? Mi hanno convocato per oggi, ma non so...- cominciò a dire, venendo interrotto dalla mano protesa del ragazzo, che disse: -Yokoyama Kimitaka-.
La strinse, notando la presa forte dell'altro: -Murakami Shingo- rispose.
Yokoyama sorrise appena e lo tirò in avanti, senza lasciare la presa sulla mano. Si voltò di scatto ed esclamò: -So dove devi andare, seguimi- trascinandoselo dietro lungo un corridoio pieno di persone, fra cui tanti ragazzini della loro età con la stessa maglietta rossa del ragazzo.
Entrarono in una sala più piccola, dove Yokoyama gli indicò una fila di sedie, alcune occupate ed altre libere: -Puoi aspettare lì-. Shingo annuì e fece per ringraziarlo, ma venne interrotto dal ragazzo, che gli lasciò andare la mano con delicatezza e sorrise: -Buona fortuna-.
Chinò il capo leggermente imbarazzato: -Ci vediamo in giro?- mormorò, poi con la coda dell'occhio vide qualcuno avvicinarsi ed esclamò: -SUBARU???-.
-SHINGO???- fu la risposta altrettanto esterrefatta dell'ex-vicino di casa, ora con i capelli a caschetto e una maglietta rossa come quella di Kimitaka, che li osservò divertito, chiedendo: -Vi conoscete?-.
Ci fu un breve silenzio, durante il quale i due si guardarono a vicenda, poi contemporaneamente si girarono verso Yokoyama ed esclamarono:
-Mi deve dei soldi!- all'unisono.
In quell'istante esatto, Hina sentì Yoko ridere per la prima volta.

...e tante altre ancora
-No- disse, risoluto ma stanco: -Decisamente non un coniglio-.
-Ma ha le orecchie e i baffi così!- protestò Subaru, indicando il disegno che aveva appena fatto con il pennarello nero ancora aperto, facendoci sopra uno sbaffo.
Shingo scosse la testa: -Fallo disegnare a Yasu, ti prego-.
Subaru si indispettì e lo colpì sul braccio con un pugno, per quanto debole. Uscì dal camerino borbottando, lasciando posto sul divano per Yoko, che si sedette pesantemente al suo fianco, sorridendogli di sbieco con un cucchiaino di plastica fra le labbra.
-Che hai combinato stavolta?- domandò, sperando di poter tornare, prima o poi, a leggere la propria rivista sportiva. Yoko fece spallucce e gli allungò una coppetta di gelato: -Vuoi? Lo volevo offrire a Tacchon, ma sta già trangugiando ciambelle-.
Accettò il dolce con un “grazie”: -Scusa, è colpa mia... me ne hanno date un sacco all'ultima location di Hirunandesu con Mito-chan, e dice sempre che le adora...- ammise, osservando il batterista leccarsi le dita ricoperte di glassa.
Yoko mosse la mano in aria, come a dirgli di non pensarci.
Subaru rientrò in camerino accompagnato da Maru, che insolitamente spingeva una bicicletta: avevano già cominciato a fare gli stupidi e parlarsi nel loro linguaggio inventato.
-Senza moto oggi, Maruchan?- domandò Yasu, smettendo di suonare la chitarra.
-E' dal meccanico! Ho preso la bici in prestito dal vicino e sono venuto così...- rispose il bassista.
-Da casa tua? Non è stra-lontano?- domandò sorpreso Subaru.
-Shota, fammi rivedere come si fa quel pezzo!- ordinò Ryo, richiamando l'attenzione di Yasu sugli strumenti musicali che stavano strimpellando tentando di imparare insieme una melodia.
Hina sorrise sotto i baffi, da dietro le pagine della propria rivista.
Yoko lo notò con la coda dell'occhio e gli disse: -Ci sta un caffè dopo la pausa-gelato-.
-Una sigaretta- lo corresse a bassa voce l'amico, facendogli storcere il naso.
-Conosco un posto dove ci sono distributori automatici e la saletta per fumatori- rivelò Yoko da dietro la mano, come se stesse dicendo un enorme segreto.
-Davvero? E dove sarebbe?- chiese lui, fingendosi sorpreso, chiudendo definitivamente la rivista e appoggiandola sul tavolino. Yoko si alzò e gli porse la mano: -Seguimi-.
Hina sorrise e lo prese per mano, alzandosi a sua volta e lasciando gli altri in camerino per seguirlo in corridoio: -Non credere che io non sappia cosa tu stia facendo, Kimitaka- marcò, con un sorriso.
La risata di Yoko riempì l'aria caotica del palazzo pieno di gente.


Piccolo PS: non ho rispettato un granché la linea temporale degli avvenimenti e in alcuni casi ho usato cose che palesemente devono essere avvenute anni dopo (per esempio: Hina che lavora allo USJ). Ho anche deliberatamente usato i colori degli Eito per descrivere alcuni loro oggetti, solo per aiutare a riconoscerli (a parte la maglietta di Yoko, che deve essere rossa perché le magliette dei Junior erano rosse, all'epoca). Però alcuni dei vari avvenimenti narrati sono avvenuti davvero, anche se ovviamente non in queste modalità. Però mi piace pensare che, in qualche modo, da qualche parte nel Kansai, almeno un paio di loro si siano incontrati fortuitamente da piccoli, prima di conoscersi da Johnny's e diventare una famiglia :'D
Escludiamo Subaru e Hina, che non valgono XD

Date: 2014-09-22 04:22 pm (UTC)
From: [identity profile] jinnypazza82.livejournal.com
Sul mi deve dei soldi ho tipo iniziato a ridere sguaiatamente e mi sono guadagnata una manata sul muro (povero vicino, all'una e venti ha anche ragione MA DOMANI E' VACANZA SU!)

Yoko, quindi è colpa tua se Tatsu mangia tanto! E colpa di Hina (che da consigli commuovendosi SHINCHAN NON SI FA, C'E' GENTE CICLICA ALLA LETTURA! *stritolamento di coccole di Hina*) se mangia tante ciambelle XD *Yokohina, fanno danni dal tempo del mito!*

Hina, solo perchè in questo mondo i conigli hanno 2 orecchie sole, non significa che da qualche parte non ne abbiano 4 U_U

BUON ANNIVERSARIO BIMBIIIIIII! (e buon genetliaco Babu <3)

Date: 2014-09-23 11:57 am (UTC)
From: [identity profile] yukari85.livejournal.com
L'epicità di tutto questo... Subaru compie 33 anni e i Kanjani 10... ed è bello pensare che tutto iniziò forse proprio da quel lontano giorno in cui Shingo chiese indicazioni nella hall di un hotel a un certo Yokoyama Kimitaka...
("Mi deve dei soldi!" XDDDDDDD)
Come è sempre bello ricordare la fuga da casa di Maru (e il povero sig. Takahiro che si è preso un colpo... >__<)(a cui il giorno dopo seguì la convocazione al JE... tutto torna!!) e i progetti - mai eseguiti- di Hina e Subaru, i peggiori teppisti di Takatsuki! XD <3
E chissà che davvero qualche pomeriggio Ryo e Yassu non si siano incrociati a Shinsaibashi...
Menzione d'onore alla signora Murakami!!! XDDD
Edited Date: 2014-09-23 12:01 pm (UTC)

Date: 2014-10-02 09:17 pm (UTC)
From: [identity profile] lalois.livejournal.com
Avevi ragione, mi è piaciuta tantissimissimo :) *grabba*
LA SAGRA DELLA FLUFFOPUCCIOSERIA!!!!
Ma non melensa, quindi apprezzo ancora di più :D
attenzione! spargerò cuoriciottoli ovunque!

La Shingo/Subaru è *O*... coniglio! Non capisci niente! LOL XD XD XD

La mia assolutissimamente preferita però è la successiva, il Primo Pancione: YOKO E' ADORABILE DALLA PRIMA ALL'ULTIMA RIGA!!!!!
E' un rompipalle frignone viziato e io lo adoro!!! alcune citazioni (ma citerei tutto):
- si sentiva del tutto fiero di aver continuato a frignare fino alla conquista di un gelato e una macchinina nera nuova
- si chiese come mai i grassi potessero sedersi e i bambini no.
- che cosa ci fa un bambino lì dentro? Te lo sei mangiato?”
IL GENIO!!!! mi sono ROTOLATA XD XD XD XD

(ah cmq facciamo i complimenti alla mamma di Tadayoshi per l'architettura del piccolo... quand'è uscito aveva la faccia di un takoyaki, ergo era perfetto <3)
ChibiYoko è così insulsamente puccettoso, scemotto e goloso che non si può non stritolarlo in una morsa abbracciosa çOç!!!!
ma soprattutto mi piace la combo Yoko/Tacchon, e l'associazione, fatalità, del primo che invita il secondo ai piaceri della tavola quand'ancora non è nato XD
I miei piccoli bimbi maggiolini <3 <3 <3 <3

“Tadayoshi, sbrigati a finirti e uscire da quella pancia, qui fuori ai bambini regalano il gelato”.
La frase che avevi anticipato tempo fa ^O^!!!!

-Credo di essere scappato di casa...
-CHE FIGO!

Ma quanto sono cippi XD
Me lo immagino Maru, un vero uomoH figoH sin da tenera età, e allora come adesso non se ne rende conto e fa il modesto, guhh <3!!! Cacchiu, la sua storiella mi ha commossissima *O*
La macchina grande XD

I tempi in cui Shotolino era più alto di Ryochan <3<3<3<3
E Ryo aveva i capelli spinosi e il musetto da furbo <3<3<3

-Ryo- disse, appoggiandosi una mano sul petto.
-Beh, tanto per ora son senza soldi...- si lamentò con un sorriso furbo il ragazzo

TESORO <3

Imbarazzato, si sentì quasi offeso.
TESORO X 2
contento per le ciambelle gratis
*muggisce* ... e Tacchon che si imbatte proprio in papà e mamma "Figliolo, non temere... anche queste delusioni contribuiscono a farti diventare grande" *pacca di Hina sulla spalla del figlio*

Poi l'ultimo paragrafo attuale con le millemila citazioni ai passaggi precedenti (dalla ciambella al gelato al coniglio agli Yokohina <3) mi sono piaciuti da matti, adoro ste cose XD
E finiamo con le due citazioni NC17 di una fic pucciosa:
- il batterista leccarsi le dita ricoperte di glassa.
-Non credere che io non sappia cosa tu stia facendo, Kimitaka- marcò, con un sorriso.
La risata di Yoko riempì l'aria caotica del palazzo pieno di gente.

Waaaaaaaaaahhhh ^O^!!!!
(a questo punto, chissenefrega della linea temporale XD)

Date: 2015-01-07 05:18 pm (UTC)
From: [identity profile] vampiretta87.livejournal.com
Mi sono resa conto di essere una cretina e di non aver mai postato i commenti che mi ero scritta su un blocco note sul tablet =___= per fortuna ho controllato la robaccia che avevo in giro ed era ancora lì.
Quindi anche se in immenso ritardo perchè sono cretina *se le da da sola* ecco tutti i commenti.

Primo giorno d'asilo:
OMG li voglio entrambiiiiiii oddio mio che carini e sono troppo loro me li sono visti troppo mini che battibeccano così XD e subaru che gli dice "non capisci niente" XDDDDD

Primo pancione:
che furbacchione, frignare finchè non si ottiene quello che si vuole, geniale!
Oddio i grassi si possono sedere e i bambini no XDDDDDDDD tipica domanda che Yoko farebbe anche tutt'ora XD
te lo sei mangiato? muoioooooooo XDDDDDDDDDDDD
Tadayoshi, sbrigati a finirti e uscire da quella pancia, qui fuori ai bambini regalano il gelato”.
Strano che non si andata subito in travaglio la mamma XD

Prima fuga
Oddio che temerezza!!!! Baru me lo sono immaginato davvero minuscolo XD
La madre di Hima è identica al figlio e ha preso da lei l'essere manesco XD

Prima volta a Osaka:
Questi due mi piacciono un sacco voglio una ficcy cippa solo su yasu e Ryo sono adorabili.

Primo appuntamento:
Tacchotta ç____ç ma come fai a rifiutare una tacchotta che è anche mezza a stomaco vuoto ç____ç
Hina che regala dolci? Sicuro non se li è scalati dallo stipendio XD

Primo giorno di lavoro:
"mi deve dei soldi" giuro che sono collassata dalle risate XDDDDDDDDDDDDDDDDDD

...e tante altre ancora:
Qui sorge spintanea una domanda... perchè diavolo si porta una bici fin dentro il camerino Maru? O____o
E in più aggiungo... qualsiasi cosa stia fancedo Yoko a me non piace proprio per niente U___U

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