Harin's back, ALRIGHT! *canta*
A volte ritornano, anche le moderatrici di Pasticceria Italiana... ve le ricordate? Quelle che per mesi e mesi e mesi sono state troppo impegnare con la scuola di cinema e televisione per potersi permettere di scrivere qualsiasi cosa che non fossero compiti scolastici? No? Peccato. Comunque, il terzo ed ultimo anno è finito, il diploma è stato preso, l'unica vacanza di questa lunga estate è stata fatta (Londraaa!) ed ora ho molto da recuperare. Per esempio: le fanfiction.
Questo lungo periodo di hiatus forzato non mi è piaciuto per niente e anzi, mi sembrava che senza la 'valvola di sfogo' dello scrivere per il fandom, anche il mio scrivere per lavoro ne risentisse... quindi, ora che tornerò ad avere (si spera!) un pochino più di tempo da dedicare al fandom, alle fanfiction ed alla mia adorata Pasticceria, spero di tornare più spesso con nuove pubblicazioni!
Quella di oggi è una brevissima one-shot ispirata ad un fatto realmente accaduto (a me, sull'aereo di ritorno dall'Inghilterra XD) e completamente dedicata alla mia meravigliosa moglie
vampiretta87 che con me è sempre stata paziente, che non ha smesso di credere nel fatto che avrei letto le sue fanfiction prima o poi (LOL) e alla quale devo farmi perdonare un fattaccio u.u
Titolo: Aerofobia (paura di volare in aereo)
Gruppo: Arashi
Pairing: Sakumoto
Rating: G
Genere: fluff, AU primo incontro
Disclaimers: i personaggi non mi appartengono, una buona metà della storia è decisamente tutta mia e realmente accaduta XD
Quando riesco finalmente a salire le scalette delle porte anteriori, mi accorgo che l'aereo è già completamente pieno e sono, come al solito, fra gli ultimi in piedi, in cerca del mio posto. Una hostess intenta a chiudere le cappelliere si scansa e mi lascia passare: sono al 13F, il posto finestrino. Dovrò far alzare un paio di persone per potermi sedere.
Incrocio il loro sguardo, pronto a chiedere scusa: dal lato del corridoio c'è una donna di mezza età con già un libro in grembo e gli occhiali da lettura pronti; nel posto centrale c'è un uomo di circa la mia età, un viso tondo dai lineamenti gentili, vagamente familiare.
Si alzano quasi di scatto, accettando le scuse con un paio di inchini veloci e scuotimenti di capo. Una volta seduto, durante gli ultimi preparativi delle hostess e l'inizio degli annunci di sicurezza, spengo il cellulare e controllo il cielo fuori dal finestrino: nuvoloso.
L'aereo comincia a muoversi, dirigendosi verso la pista.
L'uomo di fianco a me stringe le mani attorno alle punte dei due braccioli che lo circondano: lo guardo con la coda dell'occhio, per essere discreto. Non riesco a ricollegare il suo viso con nessun ricordo in particolare. Strano, di solito sono molto bravo in queste cose...
Apro la borsa prima di infilarla sotto il sedile e ne estraggo l'ipod e gli auricolari: l'uomo al mio fianco sta osservando ogni mio movimento con apprensione. Lo so bene che, come sta dicendo proprio ora la voce registrata, è meglio tenere spenti i dispositivi elettronici durante decollo e atterraggio, caro amico... non ho intenzione di accenderlo adesso. Rilassati.
Appoggio di nuovo la schiena al sedile e attendo che l'aereo si stacchi dalla pista. L'uomo di fianco a me guarda alternativamente fuori dal finestrino e di fronte a sé, per controllare che nessuno si muova nel resto dell'aereo.
Quando l'ascesa inizia e la classica sensazione di vuoto inizia a farsi sentire, sento un flebile, quasi impercettibile fischio provenire dalla mia sinistra. L'uomo si sta lamentando a bocca chiusa, tentando di essere il più discreto possibile. La terza passeggera non sembra essersene accorta, già assorta nella propria lettura, ma io non posso trattenere un sorriso ed una risatina. L'uomo distoglie lo sguardo dal finestrino e mi guarda: è il momento di dire qualcosa.
-Non le piace volare?- chiedo, con ancora una sensazione di risata nella voce.
Ricambio il suo sguardo: ha gli occhi spalancati, sorpresi e incerti.
-Non troppo...- ammette, nervoso.
Aggrotto leggermente le sopracciglia: anche la sua voce mi dice qualcosa. Decido di continuare a parlare: -Quale fase? Decollo, atterraggio...?- chiedo curioso.
-Ogni volta che l'aereo fa...- solleva una mano e la muove a mezz'aria, facendola oscillare.
Annuisco. I nostri sguardi si incontrano ancora e lui tenta di sorridermi.
E' vestito come un salary-man qualsiasi, con un completo blu scuro su una camicia bianca. Ha una cravatta grigia, ma è appesa al gancio sul sedile di fronte e i primi due bottoni della camicia sono sbottonati. Ai piedi ha una valigetta ventiquattrore di pelle scura e tutto considerato si direbbe che sta andando a Nagoya per lavoro, più che per piacere.
Abbiamo qualcosa in comune.
-Avrei fatto prima a prendere il treno...- considera, osservando l'orologio.
La spia delle cinture di sicurezza si spegne e le hostess cominciano il loro eterno avanti-indietro lungo il corridoio. Al di fuori del finestrino, il cielo è vasto e terso e si estende sopra la coltre di nuvole che abbiamo oltrepassato.
- Abbiamo solo una ventina di minuti di ritardo, è la prassi...- dico, per poi aggiungere: -Ha molta fretta di arrivare?- non riuscendo a trattenermi.
Scuote la testa: -No, solo molte persone da incontrare prima di iniziare la trasmissione. Non vorrei farle attendere- dice, quasi fra sé e sé. Si accorge della mia espressione confusa e spiega: -Lavoro come giornalista... televisivo- specifica.
All'improvviso, come un flash, mi viene in mente: -Sakurai Sho? Sakurai-san?- chiedo, a voce forse eccessivamente alta. La donna seduta sul terzo sedile ci lancia uno sguardo curioso, ma si sofferma appena, tornando al proprio libro. Il resto dell'aereo sembra non avermi fatto caso, ma Sakurai-san è arrossito leggermente: -Guarda la trasmissione?-.
-Sì, ogni lunedì sera! E' il mio orario di rientro a casa, vede... mi stavo proprio chiedendo dove l'avessi già vista!- ammetto, con un sorriso.
-Un orario un po' tardo per rientrare a casa...- osserva lui, lasciando trasparire un po' di curiosità. Annuisco: -Il lunedì sera ho quasi sempre le prove... faccio parte di una compagnia di danza contemporanea- spiego.
Lui annuisce. Dopo una breve pausa, durante la quale entrambi rifiutiamo cortesemente l'offerta della hostess di portarci qualcosa da bere, allungo la mano destra nella sua direzione: -Matsumoto Jun. E' un piacere conoscerla-.
La stringe e ricambia: -E' un piacere conoscere qualcuno che mi riconosca da News Zero. Sono abituato a pensare che solo mia madre guardi il programma a quell'ora-.
Ridacchiamo. L'aereo vira leggermente e Sakurai torna a reggersi al bracciolo, istintivamente.
-Lo sa, non dovrebbe avere paura di volare- gli dico, per tentare di tranquillizzarlo: è piuttosto pallido e continua a lanciare furtivi sguardi attorno a sé ad ogni minimo sbalzo: -Se si concentra troppo sul volo sentirà ogni minimo movimento. Deve provare a distrarsi...- suggerisco.
Scuote la testa: -Mi creda, volo tanto per lavoro. Non sono mai riuscito a trovare il metodo di distrazione giusto- dichiara, sospirando.
Annuisco, poi mi viene un'idea: -Allora le posso parlare di come vola un aereo e delle procedure di sicurezza?- chiedo. Mi osserva confuso.
-Prima di dedicarmi completamente alla danza, frequentavo ingegneria all'università. So tutto quello che potrebbe aiutarla a pensare più positivo su questo velivolo- scherzo, ma con buone intenzioni.
Sembra rifletterci su, poi mi sorride: -Mi dica-.
Parto a parlare a nastro continuo: all'inizio sono indeciso su che argomento approfondire, ma mi rendo subito conto che, come ogni giornalista, anche Sakurai è un ottimo ascoltatore e si lascia trasportare con curiosità da ogni discorso. Ho conosciuto, per lavoro, una buona dose di giornalisti per sapere che, una volta messi di fronte ad una persona disposta a parlare, la loro completa attenzione è catturata. Dal calcolo del livello di sicurezza incredibilmente alto per ogni velivolo esistente al mondo, passo a parlare delle correnti aeree. Ogni tanto mi interrompe per qualche domanda, sempre specifica e pertinente.
Lentamente cominciamo a parlare di cose più personali e anche lui si introduce più spesso nella conversazione: ha smesso di aggrapparsi al bracciolo, ora tiene le mani appoggiate sulle gambe. Ha anche cominciato a guardare molto meno fuori dal finestrino.
Concentrati l'uno sul racconto dell'altro, scopriamo sempre più affinità: due uomini giapponesi di circa trent'anni che hanno deviato il corso della propria carriera di studi (lui economia) per dedicarsi a ciò che più interessava loro. Io ballo e coreografo, lui scrive libri e si occupa di una rubrica fissa di intrattenimento nel programma di news televisivo. Viviamo entrambi a Tokyo, soli (ma lui ha un criceto) e siamo molto legati alle nostre famiglie.
Un istante prima che il pilota annunci l'inizio della fase di atterraggio, abbiamo anche iniziato a darci del tu e fare qualche battuta.
-Mi dispiace averti distratto un po' troppo- confesso, sarcastico.
Lui appoggia le mani sui braccioli, avvertendo la prima parte della discesa: -Figurati, anzi... è colpa mia se non hai potuto ascoltare la musica o leggere durante tutto il volo- fa notare, lanciando uno sguardo agli auricolari che ho ancora appesi al collo.
-Tranquillo, non avevo comunque più voglia di ascoltare questa roba: è la base della routine che abbiamo preparato per il prossimo live. La scarico sempre qui sopra...- indico l'ipod: -Ma alla fine non la ascolto mai. Non mi rilassa...-.
Annuisce: -Posso capire. Anche io registro le interviste per intero e tento di riascoltarle, ma va a finire che scrivo i pezzi solo con gli appunti o a memoria-.
-E' sempre bene avere un back-up, però- osservo.
Sakurai mi guarda a lungo, con uno sguardo sereno: -Sì, sempre meglio un back-up-.
L'aereo scende di quota piuttosto velocemente e, dato che abbiamo temporaneamente concluso il nostro discorso, lo invito a guardare fuori dal finestrino: -Un riferimento esterno fa sempre bene. Guarda, si inizia a intravedere a terra, le montagne. Ci siamo quasi-. Si sporge meglio verso di me e le nostre spalle si sfiorano. Restiamo immobili ad osservare la città avvicinarsi mentre l'aereo traballa leggermente, vira e si predispone ad imboccare la pista.
Quando tocchiamo terra, Sakurai lancia un lungo sospiro di sollievo.
-Ce l'hai fatta anche questa volta- scherzo.
-E' tutto merito tuo- mi ringrazia.
-Giusto, ma non dirlo al pilota-.
Ridacchiamo, mentre la signora di fianco a lui mette lentamente via il libro e si slaccia la cintura di sicurezza.
Parliamo ancora di qualcosa di poco conto mentre l'aereo fa manovra e parcheggia, poi attendiamo che il grosso dei passeggeri si alzi e scenda, facendo qualche battuta: accendiamo i cellulari, solleviamo le nostre borse.
Ci dividiamo all'uscita dal velivolo, prima di riuscire a salutarci come si deve.
Lo aspetto lungo il corridoio dell'aeroporto verso il ritiro bagagli, ma dopo una manciata di minuti mi rendo conto che deve essere stato più veloce di me e che è già passato.
Non salutarlo, non dirgli niente come ultima frase prima di tornare ciascuno alle proprie vite non mi piace, mi infastidisce leggermente: sento che c'è bisogno di una chiusura a questa situazione, a questo incontro che si è creato.
Arrivo al ritiro bagagli e non lo trovo: la mia valigia, invece, sta già girando sul nastro.
La raggiungo, la sollevo e allungo il manico del trolley per trascinarla via, verso l'uscita.
Ma prima di passare le porte scorrevoli sento la sua voce chiamarmi: -Jun!-.
Mi giro e Sho si sta avvicinando a me a passi veloci, anche lui con la propria valigia al seguito.
-Oh, eccoti. Mi sembrava brutto non salutare, ma non ti trovavo più in giro- ammetto, scusandomi. Lui dice la stessa cosa e ridiamo.
Allunga la mano: -E' stato un piacere conoscerti- dice, formale. La stringo, dicendo la stessa cosa. Ecco la chiusura che aspettavo.
Mi stringe un po' di più la mano prima di lasciarla e fa un movimento veloce, estraendo qualcosa dalla tasca: un biglietto da visita. Ora che è con i piedi ben piantati sulla terraferma, i suoi modi di fare sono molto più confidenti e sicuri.
Mi allunga il biglietto: -Non si sa mai- dice.
Lo accetto e cerco il mio nel portafoglio, consegnandolo: -Serve sempre un back-up- ricordo, facendolo sussultare e poi sorridere.
Ci dividiamo al di là delle porte scorrevoli degli arrivi, con un cenno del capo. Lui si dirige verso un uomo con il suo cognome scritto su un cartello, io verso il parcheggio dei taxi.
Due ore dopo ci incontriamo di nuovo, nella hall del mio albergo.
Io sono con i miei colleghi della compagnia di danza che ci prepariamo e attendiamo l'inizio delle riprese ed interviste pre-live. Lui è con i suoi colleghi, che si preparano ad intervistarci.
-Ho trovato questa casualità troppo divertente per rivelartela subito- mi confessa, mentre si siede alla poltroncina opposta alla mia e predispone il registratore (il back-up), il quaderno e la penna.
Sorrido, non riuscendo a trattenere la battuta: -Chissà, magari abbiamo anche lo stesso volo di ritorno...-.
Lui mi lancia uno sguardo e ancora una volta mi colpisce vedere quanto, una volta sceso dall'aereo, abbia riacquistato una confidenza incredibile. Mi rendo improvvisamente conto che è più facile capirci e dirci molte più cose stando zitti, in una breve frazione di tempo, tanto che con uno sguardo, ho già capito.
-Non so per il volo e preferisco non pensarci ancora, ma potremmo avere lo stesso tavolo stasera a cena...- lascia la frase in sospeso, come se ce ne fosse bisogno.
Un istante dopo, sto già accettando.
Questa categoria di AU 'primo incontro' è talmente interessante e vasta che dovrei provare ad approfondirla con altre one-shot... altri pairings...? *la butta lì*
A volte ritornano, anche le moderatrici di Pasticceria Italiana... ve le ricordate? Quelle che per mesi e mesi e mesi sono state troppo impegnare con la scuola di cinema e televisione per potersi permettere di scrivere qualsiasi cosa che non fossero compiti scolastici? No? Peccato. Comunque, il terzo ed ultimo anno è finito, il diploma è stato preso, l'unica vacanza di questa lunga estate è stata fatta (Londraaa!) ed ora ho molto da recuperare. Per esempio: le fanfiction.
Questo lungo periodo di hiatus forzato non mi è piaciuto per niente e anzi, mi sembrava che senza la 'valvola di sfogo' dello scrivere per il fandom, anche il mio scrivere per lavoro ne risentisse... quindi, ora che tornerò ad avere (si spera!) un pochino più di tempo da dedicare al fandom, alle fanfiction ed alla mia adorata Pasticceria, spero di tornare più spesso con nuove pubblicazioni!
Quella di oggi è una brevissima one-shot ispirata ad un fatto realmente accaduto (a me, sull'aereo di ritorno dall'Inghilterra XD) e completamente dedicata alla mia meravigliosa moglie
Titolo: Aerofobia (paura di volare in aereo)
Gruppo: Arashi
Pairing: Sakumoto
Rating: G
Genere: fluff, AU primo incontro
Disclaimers: i personaggi non mi appartengono, una buona metà della storia è decisamente tutta mia e realmente accaduta XD
Quando riesco finalmente a salire le scalette delle porte anteriori, mi accorgo che l'aereo è già completamente pieno e sono, come al solito, fra gli ultimi in piedi, in cerca del mio posto. Una hostess intenta a chiudere le cappelliere si scansa e mi lascia passare: sono al 13F, il posto finestrino. Dovrò far alzare un paio di persone per potermi sedere.
Incrocio il loro sguardo, pronto a chiedere scusa: dal lato del corridoio c'è una donna di mezza età con già un libro in grembo e gli occhiali da lettura pronti; nel posto centrale c'è un uomo di circa la mia età, un viso tondo dai lineamenti gentili, vagamente familiare.
Si alzano quasi di scatto, accettando le scuse con un paio di inchini veloci e scuotimenti di capo. Una volta seduto, durante gli ultimi preparativi delle hostess e l'inizio degli annunci di sicurezza, spengo il cellulare e controllo il cielo fuori dal finestrino: nuvoloso.
L'aereo comincia a muoversi, dirigendosi verso la pista.
L'uomo di fianco a me stringe le mani attorno alle punte dei due braccioli che lo circondano: lo guardo con la coda dell'occhio, per essere discreto. Non riesco a ricollegare il suo viso con nessun ricordo in particolare. Strano, di solito sono molto bravo in queste cose...
Apro la borsa prima di infilarla sotto il sedile e ne estraggo l'ipod e gli auricolari: l'uomo al mio fianco sta osservando ogni mio movimento con apprensione. Lo so bene che, come sta dicendo proprio ora la voce registrata, è meglio tenere spenti i dispositivi elettronici durante decollo e atterraggio, caro amico... non ho intenzione di accenderlo adesso. Rilassati.
Appoggio di nuovo la schiena al sedile e attendo che l'aereo si stacchi dalla pista. L'uomo di fianco a me guarda alternativamente fuori dal finestrino e di fronte a sé, per controllare che nessuno si muova nel resto dell'aereo.
Quando l'ascesa inizia e la classica sensazione di vuoto inizia a farsi sentire, sento un flebile, quasi impercettibile fischio provenire dalla mia sinistra. L'uomo si sta lamentando a bocca chiusa, tentando di essere il più discreto possibile. La terza passeggera non sembra essersene accorta, già assorta nella propria lettura, ma io non posso trattenere un sorriso ed una risatina. L'uomo distoglie lo sguardo dal finestrino e mi guarda: è il momento di dire qualcosa.
-Non le piace volare?- chiedo, con ancora una sensazione di risata nella voce.
Ricambio il suo sguardo: ha gli occhi spalancati, sorpresi e incerti.
-Non troppo...- ammette, nervoso.
Aggrotto leggermente le sopracciglia: anche la sua voce mi dice qualcosa. Decido di continuare a parlare: -Quale fase? Decollo, atterraggio...?- chiedo curioso.
-Ogni volta che l'aereo fa...- solleva una mano e la muove a mezz'aria, facendola oscillare.
Annuisco. I nostri sguardi si incontrano ancora e lui tenta di sorridermi.
E' vestito come un salary-man qualsiasi, con un completo blu scuro su una camicia bianca. Ha una cravatta grigia, ma è appesa al gancio sul sedile di fronte e i primi due bottoni della camicia sono sbottonati. Ai piedi ha una valigetta ventiquattrore di pelle scura e tutto considerato si direbbe che sta andando a Nagoya per lavoro, più che per piacere.
Abbiamo qualcosa in comune.
-Avrei fatto prima a prendere il treno...- considera, osservando l'orologio.
La spia delle cinture di sicurezza si spegne e le hostess cominciano il loro eterno avanti-indietro lungo il corridoio. Al di fuori del finestrino, il cielo è vasto e terso e si estende sopra la coltre di nuvole che abbiamo oltrepassato.
- Abbiamo solo una ventina di minuti di ritardo, è la prassi...- dico, per poi aggiungere: -Ha molta fretta di arrivare?- non riuscendo a trattenermi.
Scuote la testa: -No, solo molte persone da incontrare prima di iniziare la trasmissione. Non vorrei farle attendere- dice, quasi fra sé e sé. Si accorge della mia espressione confusa e spiega: -Lavoro come giornalista... televisivo- specifica.
All'improvviso, come un flash, mi viene in mente: -Sakurai Sho? Sakurai-san?- chiedo, a voce forse eccessivamente alta. La donna seduta sul terzo sedile ci lancia uno sguardo curioso, ma si sofferma appena, tornando al proprio libro. Il resto dell'aereo sembra non avermi fatto caso, ma Sakurai-san è arrossito leggermente: -Guarda la trasmissione?-.
-Sì, ogni lunedì sera! E' il mio orario di rientro a casa, vede... mi stavo proprio chiedendo dove l'avessi già vista!- ammetto, con un sorriso.
-Un orario un po' tardo per rientrare a casa...- osserva lui, lasciando trasparire un po' di curiosità. Annuisco: -Il lunedì sera ho quasi sempre le prove... faccio parte di una compagnia di danza contemporanea- spiego.
Lui annuisce. Dopo una breve pausa, durante la quale entrambi rifiutiamo cortesemente l'offerta della hostess di portarci qualcosa da bere, allungo la mano destra nella sua direzione: -Matsumoto Jun. E' un piacere conoscerla-.
La stringe e ricambia: -E' un piacere conoscere qualcuno che mi riconosca da News Zero. Sono abituato a pensare che solo mia madre guardi il programma a quell'ora-.
Ridacchiamo. L'aereo vira leggermente e Sakurai torna a reggersi al bracciolo, istintivamente.
-Lo sa, non dovrebbe avere paura di volare- gli dico, per tentare di tranquillizzarlo: è piuttosto pallido e continua a lanciare furtivi sguardi attorno a sé ad ogni minimo sbalzo: -Se si concentra troppo sul volo sentirà ogni minimo movimento. Deve provare a distrarsi...- suggerisco.
Scuote la testa: -Mi creda, volo tanto per lavoro. Non sono mai riuscito a trovare il metodo di distrazione giusto- dichiara, sospirando.
Annuisco, poi mi viene un'idea: -Allora le posso parlare di come vola un aereo e delle procedure di sicurezza?- chiedo. Mi osserva confuso.
-Prima di dedicarmi completamente alla danza, frequentavo ingegneria all'università. So tutto quello che potrebbe aiutarla a pensare più positivo su questo velivolo- scherzo, ma con buone intenzioni.
Sembra rifletterci su, poi mi sorride: -Mi dica-.
Parto a parlare a nastro continuo: all'inizio sono indeciso su che argomento approfondire, ma mi rendo subito conto che, come ogni giornalista, anche Sakurai è un ottimo ascoltatore e si lascia trasportare con curiosità da ogni discorso. Ho conosciuto, per lavoro, una buona dose di giornalisti per sapere che, una volta messi di fronte ad una persona disposta a parlare, la loro completa attenzione è catturata. Dal calcolo del livello di sicurezza incredibilmente alto per ogni velivolo esistente al mondo, passo a parlare delle correnti aeree. Ogni tanto mi interrompe per qualche domanda, sempre specifica e pertinente.
Lentamente cominciamo a parlare di cose più personali e anche lui si introduce più spesso nella conversazione: ha smesso di aggrapparsi al bracciolo, ora tiene le mani appoggiate sulle gambe. Ha anche cominciato a guardare molto meno fuori dal finestrino.
Concentrati l'uno sul racconto dell'altro, scopriamo sempre più affinità: due uomini giapponesi di circa trent'anni che hanno deviato il corso della propria carriera di studi (lui economia) per dedicarsi a ciò che più interessava loro. Io ballo e coreografo, lui scrive libri e si occupa di una rubrica fissa di intrattenimento nel programma di news televisivo. Viviamo entrambi a Tokyo, soli (ma lui ha un criceto) e siamo molto legati alle nostre famiglie.
Un istante prima che il pilota annunci l'inizio della fase di atterraggio, abbiamo anche iniziato a darci del tu e fare qualche battuta.
-Mi dispiace averti distratto un po' troppo- confesso, sarcastico.
Lui appoggia le mani sui braccioli, avvertendo la prima parte della discesa: -Figurati, anzi... è colpa mia se non hai potuto ascoltare la musica o leggere durante tutto il volo- fa notare, lanciando uno sguardo agli auricolari che ho ancora appesi al collo.
-Tranquillo, non avevo comunque più voglia di ascoltare questa roba: è la base della routine che abbiamo preparato per il prossimo live. La scarico sempre qui sopra...- indico l'ipod: -Ma alla fine non la ascolto mai. Non mi rilassa...-.
Annuisce: -Posso capire. Anche io registro le interviste per intero e tento di riascoltarle, ma va a finire che scrivo i pezzi solo con gli appunti o a memoria-.
-E' sempre bene avere un back-up, però- osservo.
Sakurai mi guarda a lungo, con uno sguardo sereno: -Sì, sempre meglio un back-up-.
L'aereo scende di quota piuttosto velocemente e, dato che abbiamo temporaneamente concluso il nostro discorso, lo invito a guardare fuori dal finestrino: -Un riferimento esterno fa sempre bene. Guarda, si inizia a intravedere a terra, le montagne. Ci siamo quasi-. Si sporge meglio verso di me e le nostre spalle si sfiorano. Restiamo immobili ad osservare la città avvicinarsi mentre l'aereo traballa leggermente, vira e si predispone ad imboccare la pista.
Quando tocchiamo terra, Sakurai lancia un lungo sospiro di sollievo.
-Ce l'hai fatta anche questa volta- scherzo.
-E' tutto merito tuo- mi ringrazia.
-Giusto, ma non dirlo al pilota-.
Ridacchiamo, mentre la signora di fianco a lui mette lentamente via il libro e si slaccia la cintura di sicurezza.
Parliamo ancora di qualcosa di poco conto mentre l'aereo fa manovra e parcheggia, poi attendiamo che il grosso dei passeggeri si alzi e scenda, facendo qualche battuta: accendiamo i cellulari, solleviamo le nostre borse.
Ci dividiamo all'uscita dal velivolo, prima di riuscire a salutarci come si deve.
Lo aspetto lungo il corridoio dell'aeroporto verso il ritiro bagagli, ma dopo una manciata di minuti mi rendo conto che deve essere stato più veloce di me e che è già passato.
Non salutarlo, non dirgli niente come ultima frase prima di tornare ciascuno alle proprie vite non mi piace, mi infastidisce leggermente: sento che c'è bisogno di una chiusura a questa situazione, a questo incontro che si è creato.
Arrivo al ritiro bagagli e non lo trovo: la mia valigia, invece, sta già girando sul nastro.
La raggiungo, la sollevo e allungo il manico del trolley per trascinarla via, verso l'uscita.
Ma prima di passare le porte scorrevoli sento la sua voce chiamarmi: -Jun!-.
Mi giro e Sho si sta avvicinando a me a passi veloci, anche lui con la propria valigia al seguito.
-Oh, eccoti. Mi sembrava brutto non salutare, ma non ti trovavo più in giro- ammetto, scusandomi. Lui dice la stessa cosa e ridiamo.
Allunga la mano: -E' stato un piacere conoscerti- dice, formale. La stringo, dicendo la stessa cosa. Ecco la chiusura che aspettavo.
Mi stringe un po' di più la mano prima di lasciarla e fa un movimento veloce, estraendo qualcosa dalla tasca: un biglietto da visita. Ora che è con i piedi ben piantati sulla terraferma, i suoi modi di fare sono molto più confidenti e sicuri.
Mi allunga il biglietto: -Non si sa mai- dice.
Lo accetto e cerco il mio nel portafoglio, consegnandolo: -Serve sempre un back-up- ricordo, facendolo sussultare e poi sorridere.
Ci dividiamo al di là delle porte scorrevoli degli arrivi, con un cenno del capo. Lui si dirige verso un uomo con il suo cognome scritto su un cartello, io verso il parcheggio dei taxi.
Due ore dopo ci incontriamo di nuovo, nella hall del mio albergo.
Io sono con i miei colleghi della compagnia di danza che ci prepariamo e attendiamo l'inizio delle riprese ed interviste pre-live. Lui è con i suoi colleghi, che si preparano ad intervistarci.
-Ho trovato questa casualità troppo divertente per rivelartela subito- mi confessa, mentre si siede alla poltroncina opposta alla mia e predispone il registratore (il back-up), il quaderno e la penna.
Sorrido, non riuscendo a trattenere la battuta: -Chissà, magari abbiamo anche lo stesso volo di ritorno...-.
Lui mi lancia uno sguardo e ancora una volta mi colpisce vedere quanto, una volta sceso dall'aereo, abbia riacquistato una confidenza incredibile. Mi rendo improvvisamente conto che è più facile capirci e dirci molte più cose stando zitti, in una breve frazione di tempo, tanto che con uno sguardo, ho già capito.
-Non so per il volo e preferisco non pensarci ancora, ma potremmo avere lo stesso tavolo stasera a cena...- lascia la frase in sospeso, come se ce ne fosse bisogno.
Un istante dopo, sto già accettando.
Questa categoria di AU 'primo incontro' è talmente interessante e vasta che dovrei provare ad approfondirla con altre one-shot... altri pairings...? *la butta lì*
no subject
Date: 2015-08-02 07:22 pm (UTC)Si! Sarebbe molto bello se riuscissi a scrivere one-shot su questo genere<3
no subject
Date: 2015-08-02 08:30 pm (UTC)Beh, mi è più o meno capitata questa cosa (minus lo scambio di informazioni e il casuale secondo incontro, purtroppo...), quindi è abbastanza verosimile ;D
Sto tornando pian piano attiva nel ruolo di fanwriter e iniziare con qualche one-shot mi sembra una buona idea, quindi potrei continuare su questa scia... resta in ascolto ;D
no subject
Date: 2015-08-02 08:25 pm (UTC)Molto carina e approvo la sperimentazione di altre coppie... ora se dovessi proporne una... proporrei una matsumiya, ma... potrebbe venirmene in mente qualcun'altra, sto pensando a qualcosa di kanjanico ma devo pensarci bene, non è facile (almeno per me XD)
no subject
Date: 2015-08-02 08:32 pm (UTC)no subject
Date: 2015-08-02 10:01 pm (UTC)Quotoni:
- soli (ma lui ha un criceto)
lol xD
- Potremmo avere lo stesso tavolo stasera a cena...- lascia la frase in sospeso, come se ce ne fosse bisogno.
Bellissimo <3
no subject
Date: 2015-08-06 01:52 pm (UTC)Sì, ho capito che l'idea vi piace... prenderò un po' di appunti e vedrò come si mette la situazione, anche perché come-tu-sai-bene c'è anche quel tu-sai-cosa da fare ;) XD
Chu chu chu :*
no subject
Date: 2015-08-19 10:10 am (UTC)Comunque una situazione del genere è capitata anche a me in treno, di aver passato le 5 ore di viaggio a parlare con la mia vicina di posto e poi incontrarla lo stesso giorno in altre circostanze, sono situazioni molto meno rare di quello che si pensi e sei riuscita a renderla benissimo <3
no subject
Date: 2015-08-19 01:51 pm (UTC)Sono felice di sapere che queste cose non capitano solo a me XD Poi in verità in questo caso in particolare non ho più rivisto l'altra persona, però è capitato altre volte di ritrovarsi con semi-sconosciuti XD Poi io adoro viaggiare, quindi 'ansia da aereo' a parte incontro spesso molta gente molto varia XD