L'Estate dei miei 18 anni
Sep. 5th, 2008 02:23 pmUff, oggi è giornata storta...è iniziata male quando ho rischiato di accecarmi con la pinzetta delle sopracciglia! Ma se non altro il mio umore nero è adatto alla parte della fic che sto scrivendo, quindi anche se in senso negativo, mi sento ispirata =__=
e poi ho pensato di postare il capitolo 8 (ke mi sono riletta x risollevarmi il morale).
AVVISO: questo capitolo è decisamente nc-17 e siccome è anche assurdamente lungo, journal nn me lo fa postare tutto, quindi lo divido in due post!
CAPITOLO 8
Harumi sedeva sulla panchina, guardando amareggiata il ragazzo che una ventina di metri più avanti stava comprando dei gelati.
Hiro si voltò a guardarla raggiante, sventolando la mano per salutarla.
“Ma è scemo o cosa? Perché diavolo mi ha chiesto di uscire? Io credevo lo avesse fatto per poter parlare seriamente, invece si sta comportando come un quindicenne al primo appuntamento con la ragazza che gli piace. CRISTO!!!”.
Guardò torva verso di lui, alzando un poco la mano per rispondere al saluto per poi distogliere lo guardò un secondo dopo, fissandosi pensierosa sulla fila di formiche che si inerpicava a qualche centimetro alla sua destra.
L’ultima settimana e mezza era stata tutt’altro che gradevole. La sera di quella che era stata rinominata la “Dichiarazione del Sempai”, Harumi era rimasta fino a tarda notte a parlare con Junko e Arisa, sdraiate sui loro futon. Avevano parlato di molte cose, avanzando ipotesi, alcune assurde, altre fin troppo plausibili. E ovviamente il discorso aveva preso in causa anche Tegoshi. Haru aveva dovuto ammettere di provare qualcosa per quel ragazzo, senza però nascondere i dubbi che la tormentavano.
Sfogarsi con le sue amiche le era stato d’aiuto, ma alla fine il sonno aveva avuto il sopravvento su di loro e lei si era ritrovata a svegliare Shige alle due del mattino. Il ragazzo aveva aperto lentamente gli occhi impastati dal sonno, trovandosi a scrutare nel buio il viso triste di Harumi, che gli chiedeva se potevano parlare. E così il discorso era stato ripreso ed esaminato per l’ennesima volta, di fronte a una tazza di tè bollente.
La mattina dopo era avvenuto ciò di cui Harumi aveva paura: Tegoshi l’aveva guardata a malapena, rivolgendole la parola solo se strettamente necessario e sempre molto freddamente. La ragazza si era sentita in qualche modo offesa da quel comportamento, visto che in fondo Yuya avrebbe anche potuto cercare di parlarle invece di passare direttamente alle ostilità. Il risultato era stato che anche lei aveva iniziato a rivolgersi a lui in malo modo e per una settimana e mezza non si erano mai parlati, se non per insultarsi a vicenda.
La cosa faceva stare Harumi profondamente male: ogni volta che parole ostili uscivano dalle loro labbra sentiva una terribile stretta al cuore; ma era troppo orgogliosa per mostrarsi triste di fronte a lui, così finiva per rispondergli a tono ogni volta che lui la provocava, per poi andare a nascondersi in camera, in lacrime.
I loro amici osservavano la situazione preoccupati, situazione che non migliorava affatto quando spuntava Mizushima per fare le sue ore di lavoro, cercando sempre di stare vicino ad Harumi. In quei giorni sia lei che Tegoshi apparivano chiaramente più nervosi e intrattabili.
Ovviamente Harumi aveva fatto i conti anche con i suoi rapporti con Hiro, cercando di capire cosa provasse nei suoi confronti. Era abbastanza sicura che gli strascichi della cotta che aveva avuto qualche anno prima non costituissero un problema, inoltre l’atteggiamento del ragazzo e il caos che stava creando, la irritavano profondamente. Questo le dispiaceva, perché sentiva di voler davvero bene a quel ragazzo, ma ogni volta che lei e Yuya si ringhiavano contro, non poteva non sentirsi furiosa con il suo sempai.
Alla fine, circa una settimana e mezza dopo quella fatidica sera, Hiro le aveva chiesto di uscire da soli e Harumi aveva accettato, convinta che finalmente sarebbero riusciti a parlare di quella assurda situazione. Ma dopo due ore di appuntamento, in cui lui era riuscito a trascinarla al cinema e al parco, l’argomento non era ancora stato toccato, anzi, Mizushima si comportava come se il loro fosse il normale appuntamento di una coppia.
-Ecco Rumi-chan!- esclamò il ragazzo porgendole il suo gelato. Harumi si voltò a guardarlo, prendendo quello che le stava offrendo e osservandolo mentre si sedeva sulla panchina, accanto a lei.
Quello era il momento buono, doveva agire prima che il sempai trovasse qualsiasi altra cosa da fare.
-Hiro-kun…
Il ragazzo si girò con sguardo interrogativo.
-Dobbiamo parlare…
-Parlare di cosa?
Se avesse avuto in mano un qualsiasi oggetto contundente, Harumi gli avrebbe colpito ripetutamente la testa.
-Lo sai benissimo…- mormorò lei abbassando lo sguardo frustrata- Ti stai rendendo conto del casino che stai provocando?
Hiro smise di mangiare il gelato, cancellando dal volto quella finta espressione di sorpresa.
-Non intendo rimangiarmi ciò che ho detto…- affermò con voce decisa- E non vedo che tipo di casino io stia provocando…
Harumi alzò il volto di scatto e aprì la bocca per parlare, bloccandosi subito dopo. In effetti, l’unico problema erano i suoi rapporti con Tegoshi e dopotutto…perché la cosa avrebbe dovuto interessare al sempai? Dal suo punto di vista era solo un vantaggio.
Mizushima sorrise ironico, capendo perfettamente quali fossero i pensieri che tormentavano la ragazza.
-Lo so che il problema è Tegoshi…- disse piano -..ma credo capirai anche tu come ciò non mi interessi minimamente. L’unica cosa di cui mi importa sei tu e se per averti devo sopportare le isterie di un ragazzino, così sia.
-NON E’ UN RAGAZZINO!!- esclamò Harumi prima ancora di rendersi conto di averlo difeso.
Mizushima sembrò sorpreso da quella reazione, come se non si aspettasse che la ragazza si sarebbe scaldata in quel modo e, in effetti, non se lo aspettava nemmeno lei.
-Quindi ti piace sul serio…- constatò Hiro, ma senza scomporsi o abbassare lo sguardo.
Harumi annuì piano, non riuscendo a capire perché quel ragazzo non mostrasse il minimo segno di turbamento; la sua perseveranza aveva qualcosa che la spaventava.
-Se lo sai già…perché stai facendo questo?- domandò cercando di mantenersi calma.
-Perché sono sicuro che lui non sia adatto a te. Non riusciresti a stare con lui- lo disse senza la minima arroganza o presunzione, per lui era una semplice constatazione. Ma proprio per quello Harumi sentì una rabbia crescerle nel petto: non sopportava che parlasse in quel modo di Yuya e ancora meno sopportava che proprio lui esprimesse giudizi su chi o non chi potesse frequentare.
Si alzò di scatto, gettando il gelato che quasi non aveva toccato nel cestino accanto alla panchina, dopo di che tornò a rivolgersi al sempai, fissandolo freddamente.
-Non dirmi cose del genere Hiro…perché sei solo ridicolo. Alla fine tu non sai nulla di me e pretendi di impormi i tuoi sentimenti, senza nemmeno darmi il tempo di rispondere. Perché fai questo? Perché adesso? Dov’eri quando io ero innamorata di te? Mi hai ignorata, come una delle tante e adesso pensi che io sia ancora qui ad aspettarti come due anni fa? Sappi che non è così, io sono andata avanti!
Harumi prese la sua borsa e se la sistemò sulla spalla, mentre Hiro la guardava, incapace di rispondere.
-Non sono sicura di quello che provo per Tegoshi…ma so che la situazione in cui ci troviamo adesso mi fa stare male, quindi, in questo momento, la cosa più importante per me è risolverla.
La ragazza fece per andarsene, ma Mizushima si alzò in piedi e la trattenne per il polso.
-Rumi, aspetta…
Harumi si scrollò la mano del ragazzo di dosso –Quante volte ti ho detto di non chiamarmi Rumi?!
Lo guardò negli occhi un’ultima volta, poi corse via, lasciando il ragazzo da solo, a fissarsi le mani.
Shige era seduto al tavolo della cucina, bevendo un caffè e guardando la televisione. Diede una rapida occhiata all’orologio a muro sopra la porta: erano quasi le sette di sera e Harumi non era ancora tornata. Sapeva che era uscita con Hiro e si era fatto promettere che la ragazza l’avrebbe chiamato sul cellulare se avesse avuto bisogno o comunque non appena l’appuntamento fosse finito. Ma per più di due ore e mezzo non aveva dato segni di vita. Kato si chiedeva cosa fosse successo in tutto quel tempo.
Verso le sei lo stabilimento aveva iniziato a svuotarsi e dopo aver sistemato, Shigeaki si era rintanato in cucina, visto che era di turno per preparare la cena, cosa di cui non era particolarmente entusiasta. Non che non gli piacesse cucinare, tutt’altro: il guaio era che aveva il turno insieme ad Arisa.
Normalmente la cosa non avrebbe comportato nessun tipo di problema, ma normalmente Shige non avrebbe mai pensato che la ragazza gli avrebbe fatto una sottospecie di dichiarazione, ubriaca e dentro un bagno. Da quella sera non si erano quasi nemmeno parlati, se non in casi eccezionali. Da un certo punto di vista i loro rapporto sembrava identico a quello fra Harumi e Yuya, con la differenza che se non altro loro due non si insultavano a vicenda.
Shige si sentiva terribilmente in imbarazzo ogni volta che lui e Arisa si trovavano nella stessa stanza e la cosa che lo turbava di più era il non capire il motivo di quel disagio. Come se non bastasse non riusciva a comprendere se Arisa ricordasse qualcosa di quella sera: dopotutto era ubriaca fradicia e quello che aveva detto poteva esserle uscito di bocca senza un particolare motivo. Nel caso la ragazza avesse dimenticato tutto, Shige avrebbe deciso di evitare di intraprendere un discorso che non sapeva nemmeno lui dove sarebbe andato a parare; ecco un altro problema: come stava reagendo lui a quella specie di dichiarazione? Felice? Indifferente? Avrebbe quasi preferito essere arrabbiato piuttosto che così terribilmente confuso.
Kato appoggiò la fronte contro il palmo della mano e proprio mentre si arrovellava nei suoi tormenti vide entrare Harumi in cucina, visibilmente turbata e con il respiro affannoso.
-Haru, tutto ok?- chiese il ragazzo alzandosi dalla sedia- Perché hai il fiatone?
-Ho corso dal parco fino a qui, per scaricare la tensione…- rispose lei appoggiando la borsa sul tavolo e guardando interessata la tazza di Kato- Ne faresti una anche a me?
Shige annuì e si girò verso la macchinetta del caffè.
-Però mi devi dire cosa è successo!- ordinò il ragazzo iniziando ad armeggiare con tazze e caffè in polvere.
-Uh..niente…- rispose vaga Harumi, prendendo una sedia.
Shige si voltò a guardarla con rimprovero e lei alzò gli occhi al cielo, rassegnata.
-Ok, ok…siamo usciti…mi ha trascinata ovunque per tipo due ore, finché non siamo finiti al parco, dove sono riuscita a farlo parlare finalmente!
Harumi gli raccontò la discussione che avevano avuto e Shige rimase in silenzio ad ascoltare. Quando il caffè fu pronto si sedette accanto a lei e le porse la tazza fumante.
-Shi, per favore, dì qualcosa…- lo supplicò Harumi.
Lui sorrise- Credo che tu sia completamente cotta.
-COSA?? DI HIRO??- esclamò lei quasi alzandosi dalla sedia.
Kato scoppiò a ridere e le fece segno di tranquillizzarsi.
-No baka, mi riferivo a Tego! O vuoi dirmi che non è vero?
Haru arrossì di colpo, abbassando lo sguardo sulla sua tazza.
-Sarebbe meglio che voi due parlaste al più presto…- continuò il ragazzo-..non mi piace vedervi così, siamo tutti preoccupati. E so che questa situazione fa stare male anche lui.
Harumi annuì debolmente, bevendo un sorso di caffè.
-Mi piace davvero…- mormorò lei, quasi avesse paura di dirlo ad alta voce. Shige rise piano e le appoggiò una mano sulla testa.
-Si, lo so…quindi, dimenticati di quel pazzo del sempai e pensa solo a Yuya!
Harumi sorrise dolcemente e per un secondo a Shige sembrò una di quelle di eroine degli shojo manga, ingenue e sempre innamorate. Ma l’idillio si spezzò non appena lei sbadigliò, per poi rivolgersi a lui con il suo solito sguardo, che tutto era tranne che ingenuo.
-Bene, ora che il dottor Kato ha espresso la diagnosi e la cura, mi farebbe il piacere di mettere in pratica i suoi stessi consigli?
Shige aggrottò le sopracciglia, fingendosi confuso.
-Di che parli?
Harumi gli tirò una scappellotto in testa- Smettila, tanto non lo sai fare il finto tonto! Mi sono accorta benissimo di quello che sta succedendo fra te e Arisa…o meglio, di quello che non sta succedendo, visto che due pesci rossi hanno un dialogo migliore del vostro!
Kato arrossì di colpo- Cosa ti ha raccontato?
-Tutto! Non so se ti ricordi che noi donne abbiamo questo brutto vizio!
Il ragazzo annuì, sospirando affranto.
-Cosa dovrei fare?- chiese fissando il fondo della sua tazza di caffè. Harumi bevve un sorso dalla sua, per poi guardare il volto preoccupato dell’amico.
-Non hai idea di quello che provi per lei? Se è solo un’amica o altro…
Shige scosse la testa- Non lo so…a volte sono sicuro che sia soltanto amicizia…ma poi ripenso a quella sera. Però alla fine noi non abbiamo mai avuto un particolare rapporto.
-Non vuol dire nulla…- intervenne Harumi- Non è che io e Tegoshi parlassimo molto anche prima. E guarda come sono ridotta adesso…
Kato si lasciò sfuggire un sorriso- Ne parli come se fosse una brutta cosa…
-Non lo è forse?- chiese Harumi sospirando- Non è una brutta cosa avere la testa perennemente in fissa su una singola persona? Ti deconcentra da tutto il resto. Non è una brutta cosa avere il cuore che batte come una furia ogni volta che la vedi? Come se stesse per venirti un infarto e le mani che tremano. Non è brutto sentirsi così legati? Desiderare di stare con quella persona, perchè se non le sei accanto ti sembra di non poter respirare, perché se non la vedi…se non ti guarda…senti un dolore acuto nel petto. Ma poi, quando siete insieme, tutto và a posto e ti chiedi come hai fatto ad andare avanti senza di lei.
Harumi sollevò gli occhi verso Shige, trovandolo che la guardava sorridente.
-Tutto questo è brutto?- chiese lui.
La ragazza riabbassò lo sguardo, non potendo evitare di sorridere anche lei.
-Ok, forse non è così brutto…
-E’ una cosa seria…- constatò Shige alzandosi e appoggiando la sua tazza nel lavandino- Sono felice che sia tu ad essere innamorata di Yuya.
-Adesso non usiamo paroloni!- esclamò Harumi alzandosi anche lei- Non ho mai detto di amarlo…quella di prima era solo una constatazione in generale!
-Con dovizia di dettagli però!- aggiunse Shige cercando di non ridere.
Harumi gli diede un colpo sul braccio, fingendosi arrabbiata.
-Sta arrivando Arisa comunque!
Il ragazzo si voltò di botto, trovando la ragazza sulla porta, a pochi metri da lui.
-Dobbiamo fare la cena…- disse lei entrando e stringendo in mano un grembiule.
-Bene, io vi lascio ai vostri doveri!- esclamò Harumi.
-Ma…ma il tuo caffè?- chiese Shigeaki chiaramente preoccupato di essere lasciato da solo con Arisa.
Haru buttò tutto il contenuto della sua tazza nel lavandino, per poi appoggiare il contenitore in ceramica sul ripiano.
-Quale caffè??- chiese lei dirigendosi verso la porta, sotto gli occhi di un Kato allibito- A più tardi!!
E così dicendo sparì nell’oscurità del corridoio.
I due ragazzi rimasero qualche secondo a guardare la porta, davanti alla quale ormai non c’era più nessuno, poi Arisa si voltò di scatto verso Shige. Per un secondo il ragazzo temette che sarebbe andata dritta da lui, ma il suo obbiettivo era in realtà il frigorifero.
-Cosa prepariamo?- chiese la ragazza rovistando fra gli scaffali.
-Non…non saprei…- mormorò in risposta Kato, guardando Arisa di sottecchi, chiedendosi se quella tranquillità fosse solo una facciata.
La ragazza sbuffò- Vabè, ho capito, ci penso io! Omuraisu!- e prese delle uova fresche, il pollo avanzato dal pranzo e il ketchup.
-Potresti prendere il riso?- domandò Arisa appoggiando tutto quello che aveva preso sul tavolo- Poi inizia a sbattere le uova per favore!
Il ragazzo annuì obbediente, aprendo la dispensa e tirando fuori un pacco di riso ancora intatto. Appoggiò anche quello sul tavolo, dopo di che affiancò Arisa, in attesa di nuovi ordini.
-Quante uova faccio?
La ragazza si morse un labbro pensierosa, mentre scartava il pollo dalla pellicola trasparente che lo avvolgeva.
-Un uovo a testa penso sia sufficiente, aggiungi un po’ di latte mentre le sbatti- gli disse senza guardarlo negli occhi.
Era una cosa che Shige aveva notato. Da quando era entrata in cucina o in generale da un paio di giorni, Arisa aveva sempre evitato di guardarlo in faccia. Non che Kato si sentisse offeso da questo comportamento, piuttosto ne era confuso. Ultimamente era confuso su tutto ciò che riguardava quella ragazza.
La guardò prendere un coltello dal cassetto sotto il fornello, sistemare il pollo su un tagliere e iniziare a tagliarlo in piccoli pezzi da aggiungere al riso.
Forse era il momento giusto per parlare. Erano soli, in una cucina e se qualcuno fosse finito con un coltello nella pancia avrebbero sempre potuto dire che era stato un incidente.
“La cucina dei coltelli volanti” pensò Shige, maledicendosi un secondo dopo per essersi fatto venire in testa una tale scemenza. Di solito era Keii a dire cose del genere.
In ogni caso, decise di utilizzare la tattica ingenua, sempre che esistesse una tattica simile. Si allungò verso la sua sinistra, per prendere le uova che erano accanto ad Arisa e nel farlo fece in modo che il suo volto e quello della ragazza si trovassero a pochissimi centimetri l’uno dall’altro.
-Magari per Massu ne uso due, che dici?- le chiese con un sorriso raggiante.
Arisa sobbalzò per la sorpresa di trovarsi il ragazzo così vicino e il coltello le cadde di mano, sbattendo contro il tagliere.
-ITAI!- urlò la ragazza stringendosi l’indice della mano sinistra, che sanguinava per un piccolo taglio vicino alla punta.
Shige le prese subito la mano e la portò sotto il getto d’acqua fredda del rubinetto.
-Ti prego, scusami…- mormorò il ragazzo senza avere il coraggio di alzare lo sguardo su di lei. Ecco a cosa aveva portato la sua tattica, alla quasi mutilazione di Arisa.
-Non fa niente…- rispose lei piano- Sarebbe successo anche se fossi stata da sola…probabilmente avrei fatto anche di peggio. Però adesso…per favore…lasciami…
Kato alzò finalmente gli occhi, rendendosi conto che le stava stringendo la mano sotto il getto dell’acqua e che l’altro braccio si era avvolto automaticamente attorno alla sua vita. La lasciò immediatamente, schizzando con la mano bagnata sul ripiano accanto al lavandino.
-Scusa, sono stato invadente!
-Non è questo…- disse Arisa, avvicinandosi di più al lavandino e abbassando la testa, i capelli biondo scuro dovuti alla decolorazione che le coprivano il viso.
-Allora cos’è?- chiese all’improvviso Shige- Arisa, sono giorni che andiamo avanti così, con questo assurdo imbarazzo fra di noi! È iniziato tutto con la festa della prima sera, è quello il problema vero?
La ragazza annuì piano, senza alzare il volto.
-Bene, parliamone! Tu ricordi qualcosa? Ricordi quello che è successo nel bagno?
Sapeva che era così, perché Harumi glielo aveva inconsapevolmente confermato, ma voleva sentirselo dire da lei.
Arisa chiuse il rubinetto e avvicinò il dito ferito a sé, per controllare se il sangue si fosse un po’ fermato, ma rimase in silenzio.
-Rispondimi dannazione!- esclamò Kato, sentendosi per la prima volta quasi arrabbiato. Possibile che la dichiarazione di Arisa fosse stata solo colpa dell’alcool? Non voleva accettarlo, almeno di quello era finalmente sicuro.
Le afferrò una spalla e la voltò verso di lui. Ebbe giusto il tempo di guardare la sua espressione sorpresa, prima di abbassarsi su di lei e baciarla. Shige si chiese come la ragazza avrebbe potuto rispondergli con le sue labbra a tapparle la bocca, ma aveva agito di impulso, senza ragionare. Cosa che lui non faceva mai.
E sempre senza ragionare avvolse le sue braccia attorno ad Arisa, leccandole dolcemente il labbro inferiore. Probabilmente nessuno dei due stava usando molto la testa, perché la ragazza dischiuse leggermente le labbra dando a Kato il tacito consenso ad insinuarsi nella sua bocca e un istante dopo le loro lingue si stavano accarezzando a vicenda. Shige spinse più a fondo nella sua bocca sentendo la ragazza gemere mentre le accarezzava la schiena e Arisa appoggiò le mani sulle spalle del ragazzo, stringendole forte e attirandolo ancora di più a sé, mentre gli mordeva dolcemente le labbra.
Il ragazzo sospirò soddisfatto ma ben presto entrambi sentirono il fiato mancare e furono costretti a separarsi. E fu in quel momento che entrambi ripresero a ragionare.
Shige sentì le mani tremare a contatto con Arisa, rendendosi conto di cosa aveva appena fatto e lei lo guardò stranita, come se ad agire fosse stata un’altra persona.
-Io..io..- provò a dire la ragazza ma le parole che desiderava esprimere non volevano saperne di uscire- La cena…non si prepara da sola!- disse alla fine, sfuggendo alla presa di Shige e scappando fuori dalla cucina.
Il ragazzo si voltò a guardarla mentre fuggiva, con il cuore che batteva all’impazzata nel suo petto e sul volto l’espressione più confusa di questo mondo.
Arisa si svegliò scossa brutalmente da qualcuno e quando aprì gli occhi, che sentiva pesanti come dei macigni, vide il volto paonazzo di Harumi e dietro di lei quello assonnato di Junko. La ragazza mollò la presa quando si rese conto che l’amica si era finalmente svegliata.
-Cos’hai preso per dormire così profondamente?- le chiese Harumi a due centimetri dal suo viso- Tranquillanti per cavalli?
Arisa strizzò gli occhi e deglutì a fatica, sentendo la gola secca per la sete.
-Che stai dicendo..?- mormorò con voce roca.
Harumi si mise a gambe incrociate e braccia conserte di fronte a lei.
-Ieri sera non eri a cena e quando siamo venute a cercarti stavi già dormendo. Shige era completamente assente e per poco non ha bruciato l’omuraisu di Ryo. L’opinione comune è che sia successo qualcosa in quella cucina e a meno che Shi non abbia avuto un incontro del terzo tipo, la cosa riguarda te!
Arisa abbassò lo sguardo colpevole, afferrando il suo cuscino rosa dalla forma ambigua.
-Ci siamo baciati- disse a bruciapelo, senza un minimo di preparazione psicologica, cosa di cui Harumi e Junko avrebbero avuto bisogno. Le due ragazze guardavano l’amica con la bocca spalancata, incapaci di dire una sola parola.
-La cosa è così sconvolgente?- domandò Arisa preoccupata dalla reazione.
-Bhè…- mugugnò Harumi-…non ce lo aspettavamo, avete passato una settimana praticamente senza parlarvi…ma gli sei saltata addosso?
-Per quanto le apparenze possano far sembrare che sia io l’autrice del misfatto, in realtà è stato il signor Kato a saltare addosso a me!
Harumi e Junko sollevarono le sopracciglia, scettiche.
-E’ LA VERITA’!!!- esclamò la ragazza che sembrava sul punto di scoppiare a piangere.
-Ok ok, Ari, ti crediamo!- si affrettò a dire Harumi, mettendole una mano sul braccio- Ma questo vuol dire che avete parlato? Della sera della dichiarazione intendo…
-Ecco…in realtà…
-Non mi dirai che non avete risolto nulla???- chiese Junko inginocchiandosi a terra, di fianco ad Harumi.
-Non capisco perché…- iniziò a spiegare Arisa-…ma non riesco a parlare quando sono con lui. Il che è strano visto che di solito il problema è riuscire a farmi stare zitta.
-Ma se non ricordo male, all’inizio non ti facevi problemi a parlare con lui…- osservò di nuovo Junko.
-Ok, mi correggo, non riesco a parlare con lui da quella sera! E ripeto che non ne capisco la ragione!- aggiunse Arisa, anticipando la domanda che sapeva sarebbe giunta dalle amiche.
-Sei consapevole che ne dovete parlare? Soprattutto dopo questo…- disse Harumi.
-Ti piace sul serio, no? Quindi è inevitabile…- aggiunse Junko.
Arisa annuì debolmente, imbronciando le labbra. Avevano ragione, non poteva continuare a scappare. Lo aveva fatto per più di una settimana, non poteva continuare così. Quel bacio la stava ossessionando e ormai era certa che sarebbe stato molto difficile togliersi Kato dalla testa; l’unica cosa sensata era parlarne apertamente, farsi dare una risposta precisa e se questa risposta sarebbe stata “no”, lo avrebbe accettato. Si sarebbe comportata da persona matura…ma non quel giorno! Magari quello dopo.
Sollevò il volto verso le sue amiche, ringraziandole con gli occhi.
-Bacia bene?- chiese Harumi all’improvviso.
Arisa affondò la faccia nel cuscino Kato-chan.
-Fin troppo…- mugugnò disperata.
Junko si appoggiò alla balaustra del portico che dava sulla spiaggia, controllando in continuazione l’orologio. Kato era in ritardo e la cosa non era da lui. Avrebbero dovuto incontrarsi già da cinque minuti e rischiavano di non incrociare Harumi che tornava dalla pulizia della piscina.
Il piano era stato di Shigeaki: dopo una discussione generale, era stato deciso che Tegoshi e Harumi dovevano parlare e se non volevano farlo di loro spontanea iniziativa, li avrebbero costretti i loro amici. Dovevano attirarli e rinchiuderli nel magazzino a circa duecento metri dallo stabilimento, abbastanza lontano perché nessuno li sentisse se si fossero messi a urlare di farli uscire. Shige era sicuro che in questo modo quei due sarebbero stati costretti a chiarirsi: avrebbero avuto una notte intera per farlo.
Il piano consisteva nel portarli separatamente al magazzino con una scusa, per poi ritrovarsi tutti là e chiuderli dentro una volta che fossero entrati. Il piano aveva un che di geniale nella sua semplicità. Il problema era convincerli ad farli andare dove loro avrebbero voluto.
-Che succede Junko-chan?
La ragazza si voltò di scatto, trovandosi davanti il suo ragazzo che la guardava con le guance piene come un criceto.
-Takahisa, ogni tanto potresti evitare di andare in giro con la bocca piena?- chiese Junko che iniziava ad innervosirsi per il ritardo. Il ragazzo inghiottì quella che presumibilmente era la sua merenda, per poi avvicinarsi a Junko e schioccarle un bacio sulla guancia.
-Scusami, in effetti dovrei darmi una regolata…- disse tastandosi la pancia con il dito indice.
-No, scusami tu…sono nervosa…- si giustificò la ragazza stringendo il braccio di Massu.
-Stai aspettando Shige per portare Haru al magazzino?- domandò lui.
Lei annuì- Doveva già essere qui…ah eccolo!
Kato raggiunse la coppia correndo, per poi fermarcisi davanti ansimando.
-Scu..scusaaaa!- esclamò rivolto alla ragazza, per quanto il respiro glielo permettesse-..ecco..mi sono…è stata colpa di Pi!
Junko e Massu lo guardarono dubbiosi: sapeva tanto di balla inventata la momento, ma preferirono non farglielo notare.
-Ma...Arisa non c’è?- domandò poi Shige guardandosi attorno- Credevo venisse anche lei…
-Ha detto che non si sentiva bene- rispose Junko, convincendosi sempre di più che il ritardo di Kato avesse a che fare con lei.
-Capisco!- disse Shigeaki fingendosi indifferente- Sarà meglio muoverci, c’è Harumi!
Junko e Masuda si voltarono verso il punto da cui la ragazza stava arrivando trasportando degli asciugamani da lavare. Era il momento di agire.
-Haruuuuu-chaaaaaan!!!!- ululò Junko sventolando le braccia. Harumi si voltò verso la voce che l’aveva chiamata, trovandosi due secondi dopo circondata da tre individui che la fissavano con degli enormi sorrisi stampati in faccia.
-Che…che c’è?- domandò la ragazza abbastanza preoccupata.
-Abbiamo bisogno di te per un lavoro nel magazzino!- rispose Shige come da copione, scambiandosi uno sguardo di intesa con Junko.
-Però io…- iniziò a dire Harumi, ma Massu la precedette.
-Mi occupo io questi!- disse il ragazzo prendendole dalle mani gli asciugamani- Vai pure!
Prima ancora che la ragazza esprimesse qualche altra obbiezione, Junko la prese per un braccio, trascinandola con sé e Shige.
no subject
Date: 2008-09-05 02:27 pm (UTC)btavo massu che si occupa lui di tutto pur di mettere in atto ill loro diabolico piano!uhauhauah
e finalmente shi e Arisa iniziano a darsi una mossa!!yatta!!XDDDDD
ora vado IMMEDIATAMENTE a leggermi il continuoU_U
no subject
Date: 2008-09-07 09:07 pm (UTC)Io adoro sempre di più Shige in questa fict, mamma se lo adoro <3.
Domani leggo appena mi alzo sono troppo curiosa e bravi i nostri due piccioncini chissa cosa fanno nel magazzino... XD
Bravissima come sempre!!!!
no subject
Date: 2011-02-25 10:18 am (UTC)