The Hell's Spot 6
Sep. 26th, 2008 03:27 pmDOUZO!
Titolo: The Hell' Spot
Gruppo: Arashi, News, Kattun, Toma (s.p.a XDDD) - precisazione: News, Kattun (che poi ce n'è uno solo) e Toma sono personaggi secondari che non appaiono tutti subito.
Pairing: allora... Ohmiya (NinoxOhno) per ora può bastare.
Rating: PG-13
Genere: angst (scusatemi!), noir-giallo, AU
Disclamers: i personaggi citati non mi appartengono, la ff sì.
Note: credo, fino ad ora, la mia migliore AU. Per una totalità di 39 pagine di Word scritte... è finita! E l'ho scritta praticamente tutta d'un fiato... ne sono molto soddisfatta.
Capitolo 6.
Iniziò in breve tempo a farci l’abitudine.
Si svegliava molto tardi la mattina, quando il sole era già alto e Satoshi era già sceso nel suo laboratorio, lasciandolo a navigare fra le lenzuola del grande letto, faceva una doccia e una colazione veloce e prendeva l’auto per andare in studio o in giro per la città, o in centrale da Toma, per quattro chiacchiere. Il pomeriggio lo passava a casa a leggere, fare ricerche su internet o aiutare Ohno nei suoi ultimi ritrovati artistici. Cenavano assieme e, arrivate le 11, usciva di casa per arrivare puntuale all’Hell’ Spot.
Il tempo lì dentro sembrava davvero non passare mai.
Conobbe un po’ di clienti che frequentavano il locale con abbastanza frequenza e, forse per gioco, iniziò ad indagarli… ovviamente non poteva sapere se quello che gli rispondevano fosse vero o falso, ma gli bastava un solo, piccolo errore, che scopriva molto più di quello che essi volessero rivelare. Il suo lavoro gli piaceva sempre di più, quando veniva messo così alla prova in un posto simile.
Masaki, o meglio Cute, lo accompagnava ogni tanto nelle sue indagini, indicandogli i clienti che meno conosceva e quelli che sembravano meno innocui. Poteva dire che si divertiva anche lui.
Spesso arrivava con qualche minuto di anticipo all’apertura del locale, così aveva tutto il tempo di parlare con i camerieri. Kage, da quando l’aveva incontrato casualmente per strada, tentava di evitarlo.
Così si divertì a fare amicizia con Dark e Notte… entrambi erano molto simili, ma allo stesso tempo molto diversi da Kage. La cosa non smetteva di divertirlo. Scoprì che i due erano coinquilini e conoscevano Kage dai tempi delle superiori. Avevano deciso di aprire un bar insieme, ma poi alcune cose erano andate male e avevano preferito accettare il lavoro come baristi all’Hell’ Spot.
Degli altri clienti scoprì molto di più:
Koko era uno studente di medicina, figlio di un politico molto famoso. Si chiamava Tegoshi Yuya, era un bravo ragazzo. Forse un po’ femminile. Un po’ tanto. In ogni caso, non era certo il colpevole, lo sentiva a pelle. Aveva ottimi voti, era fidanzato e frequentava il locale solo come messo di tuo padre. Nino temette che riceveva qualche tipo di bustarella da rigirare al politico, ma si disse che era inutile cambiare soggetto delle indagini.
Fu a lui che chiese per la prima volta di Lilith.
-Lilith? Ah, sì… credo di sapere chi sia! E’ una donna molto bella, sempre vestita di nero, elegante. Dice di essere la regina dell’inferno, è fredda e scostante. E’ da tanto che non si vede più… tu sai che fine ha fatto?- chiese, curioso.
-E’ stata uccisa- spiegò lui, secco.
Koko soffocò un grido, coprendo la bocca con le mani.
-Cielo! E’ terribile!- esclamò, sconvolto.
Masaki dovette consolarlo per una buona mezz’ora. –E’ sensibile a certe cose- spiegò.
Poi fu la volta di una donna sulla sessantina, grassoccia e vestita di rosso da capo a piedi.
Nickname: Mary.
-Come
Era la moglie di un finanziere e aveva un cagnolino di nome Jessie che però, con suo rammarico, non poteva portare al locale. Una di quelle donne di alta società con la fissa per i cani piccoli e per le borse firmate. Una snob. Attempata.
Al solo nome di Lilith storse il naso.
-Una donnaccia, si diceva che si prostituisse. Ho sentito dal barista che è morta, se lo merita. Era di sicuro molto bella, ma non si curava abbastanza- sibilò.
Nino scosse la testa.
Però almeno qualche notizia era riuscito a raccoglierla.
Con l’aiuto di internet, di Cute e dei baristi riuscì a ricostruire le vere identità dei clienti che indagò: circa una ventina. Ci mise quasi un mese.
ma nessuno di essi era l’assassino, ne era certo.
Era tutta gentaglia piena di soldi, di paure e di tic nervosi.
Si sedette al bancone, in anticipo di ben un quarto d’ora sull’apertura del locale.
Guardò intensamente il barista per un po’, prima che si muovesse verso di lui.
-Devi smettere di venire qui prima!- sbottò, appoggiando le mani sui fianchi.
Nino non disse niente.
Kage si morse un labbro e gli preparò un cocktail, in silenzio.
-Scoperto qualcosa?- chiese poi, in un soffio.
-Se la smetti di sfuggirmi, parlo…- fece allora il detective, in tono di sfida.
Jun sospirò, portandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
Quando si piegava in avanti, alcuni di essi sfuggivano dalla presa del codino sulla nuca e gli scivolavano sugli occhi. Con un gesto automatico, però, venivano sempre rimessi in perfetto ordine.
-Io non ti sto sfuggendo…- mormorò il barista –D’accordo, comunque…- sospirò.
-Jun Matsumoto, 30 agosto 1983, un’ottima annata…- disse Nino, sempre sorridendo.
Jun fece una strana espressione, poi fece il giro del bancone e gli si sedette al fianco.
-Come hai fatto?- chiese.
-Magia… sono un prestigiatore… Jocker- scherzò Nino facendo qualche movimento con le mani in aria. Jun ridacchiò.
-Sono anch’io dell’83… siamo coetanei, sorpreso?- chiese.
Jun ci pensò un po’ su.
-In effetti ti avrei dato 12 anni, a prima vista… e 50 per come parli- commentò poi.
Nino fece uno strano ghigno e bevve un po’ del suo cocktail.
Rimasero un po’ in silenzio, mentre Dark e Notte parlottavano dal fondo del locale, mettendo a posto sedie e tavolini.
-Perché ti interesso così tanto?- chiese poi Kage, guardandosi le mani, appoggiate sulla superficie rossa del bancone.
-Perché sei bellissimo- rispose.
-Dai, serio…- rise Jun.
-Vorrei che collaborassimo, tutto qui. Tu sai tanto del locale e forse qualcosa di quello che mi interessa. E poi mi piacerebbe essere tuo amico- spiegò.
Jun fece un’altra pausa, sempre guardandosi le lunghe dita bianche.
-Va bene, cedo- sospirò poi –Collaborerò-.
-E per la storia di diventare amici?-
-Ci penso…- mormorò.
-No, non mi sono espresso bene: “diventare amici” è il primo stadio per un rapporto molto più serio e passionale- scherzò ancora Nino.
Jun rise, alzandosi.
-Ci vediamo alle 5 del mattino alla fermata di Omotesandou. Informa il tuo compagno che farai tardi, invece che fare il “gatto morto” con me- lo rimproverò poi, tornando al lavoro dietro al bancone.
Attese in macchina che apparisse qualcuno davanti alla fermata della metro.
Si accese una sigaretta, mentre la radio a volume molto basso trasmetteva un pezzo jazz e le luci di tutte le spie sul cruscotto si riflettevano sul finestrino.
Puntualissimo, Jun apparve: i jeans chiari, la cintura dalla cinghia molto larga, una maglietta blu scura e la solita camicia slacciata, questa volta nera. I capelli sciolti tirati dietro le orecchie.
Gli fece segno con i fari dell’auto e sventolò la mano fuori dal finestrino.
Il barista lo notò e si avvicinò, entrando e sedendosi al suo fianco.
-Qual buon vento…- sorrise Nino, ma subito notò che Jun aveva estratto dalla tasca un pacchetto delle sue sigarette lunghe e ne aveva presa una con le labbra. Si affrettò ad accendergliela.
-Muoviamoci, sono stanco…- sospirò Jun dopo la prima boccata.
-Da dove lo posso notare?- chiese Nino, stupito.
-Da dove? Guarda che capelli orrendi! E poi ho le occhiaie e le dita rovinate! Sto lavorando e studiando troppo…- protestò Jun.
Nino ridacchiò.
-Che hai da ridere?- fece il barista, scontroso.
-Che sei paranoico…- mormorò –Guarda che sei e resti bellissimo-.
-‘Fanculo…- sbottò Jun.
-Sei solito insultare chi ti fa complimenti?- domandò Nino.
-Ascolta, evitiamo questi tipi di commenti… oggi proprio no- fece ancora Jun.
Rimasero in silenzio per un po’, mentre fumavano le rispettive sigarette. I pezzi jazz suonati alla radio si susseguivano, sempre di sottofondo. Sembrava una scena perfetta per un libro.
-Non lasciare che sia sempre io a fare domande… dimmi tutto- fece poi Nino.
-Tutto?-
-Quello che ti disturba… non noto tutte queste imperfezioni sul tuo viso, ma ho capito subito che sei sotto stress per qualcosa…- aggiunse il detective.
Jun appoggiò il gomito sulla portiera e il mento sulla mano chiusa a pugno, guardò fuori dal finestrino.
-Ho da preparare qualche esame per l’università e da seguire i corsi. Il fatto che lavoro di notte non aiuta, tutto qui. Mi spiace, sono una persona che non ama parlare di sé…- mormorò. La sua voce suonava in modo del tutto nuovo nel chiuso dell’auto, con il jazz.
-Ok, allora sarò costretto a cavarti le parole di bocca, ho capito…- sospirò Nino.
-Chi è il tuo amico della porta nera?- chiese poi.
Jun non si girò a guardarlo, attese un attimo.
-Non siamo amici…- rispose, distante.
Nino spense la sigaretta, abbassò il finestrino per far cambiare l’aria.
-Ascolta, non è un interrogatorio, questo. Puoi andartene quando ti pare, ok? Sei stato tu a dirmi che avresti collaborato!- esclamò, leggermente infastidito.
Kage non disse nulla.
-Permetti che una persona che entra in un locale solo per starsene da solo in una stanza dalla porta nera, un locale dove per altro tutti sono come minimo sospettati di omicidio, non sembra a prima vista di quelle di cui fidarsi? Se fosse lui, l’assassino? Tu sei l’unica persona per ora che può aiutarmi a sapere qualcosa!- sbottò.
-Io non so niente di lui, Kazunari! Non siamo amici, lo conosco solo perché è cliente da molto tempo, ok? Iniziamo a mettere in chiaro questo!- esclamò Jun, girandosi finalmente a guardarlo.
Nino notò che era veramente molto arrabbiato.
Kage… era comunque una persona troppo misteriosa per lui. Come avrebbe fatto a farsi dare informazioni sugli altri se non sapeva nulla, di quel cameriere? Sembrava nascondere non uno, ma tantissimi segreti riguardanti la sua vita… sembrava soffrirne.
-Ok, stai calmo… non parliamo più di te, eh?- fece Nino, sorridendo.
Jun ricambiò, un sorriso forzato.
-Come si chiama quella persona?- chiese, con calma.
-Non lo so il suo vero nome… il nickname è Arashi- disse Jun. La sigaretta che stava fumando era ormai finita, la spense e la lasciò nel posacenere dell’auto.
-Arashi…- ci rifletté Nino.
Tempesta. Un nome particolare, misterioso. Non aveva davvero nulla in comune all’uomo in questione. Sembrava quasi una scelta bizzarra.
-Conosceva Lilith?- chiese ancora.
Jun esitò a rispondere.
-Sì… erano… amici, da molto tempo- mormorò.
-Hanno mai avuto motivo di litigare?-
-Non lo so, mi sembrava che andassero d’accordo…-
-Erano solo amici o amanti?-
-Non lo so…-
-Come si comportava i giorni immediatamente successivi alla morte della donna?-.
Jun si portò il viso tra le mani, sospirò.
-Era strano, è vero. Sembrava inquieto, restava solo per poco e poi se ne andava. Per una settimana intera non si è fatto vedere. Ma sembrava più spaventato o incerto che in fuga- disse, ricordandosi.
-Lo dici perché lo si notava da gesti precisi? Te li ricordi?- chiese ancora.
-No…- sospirò ancora il barista –Posso scendere?- chiese poi, il viso stanco, la voce che tremava. Nino fece di sì, e lo seguì fuori, chiudendo l’auto a chiave.
Fecero qualche passo fianco a fianco per la strada. Il sole si stava lentamente alzando nel cielo, ma le strade restavano vuote.
Poi Nino si fermò, lo prese per mano, lo costrinse a guardarlo negli occhi.
-Perché dai queste interpretazioni arbitrarie? Perché mi rispondi così? Jun, lo sai da quanto tempo faccio questo lavoro? Lo sai come un detective è capace di leggere la verità in ogni tono, ogni parola, ogni espressione del viso?- chiese.
Non voleva più scherzare, voleva che lo sapesse. Si stava davvero preoccupando.
Kage si morse il labbro, abbassò la testa.
-Vuoi sapere cosa mi hai detto, ora?- domandò, lentamente. Gli prese anche l’altra mano nella sua, per tenerlo di fronte a sé. Jun non ebbe reazioni.
-Mi hai confermato che mi stai nascondendo qualcosa che mi interessa, che stai proteggendo Arashi e che in realtà mi hai mentito, perché vi conoscete e entrambi avete un segreto- disse.
Rimasero così in silenzio.
-E’ vero?- chiese.
-Sì, credo…- lo sentì bisbigliare.
Kazunari gli sorrise, lasciandolo andare. Aspettò ancora che si calmasse, poi lo riportò in auto e mise in moto.
-Ti porto a casa. Non ti preoccupare, so l’indirizzo- disse senza alcuna espressione.
Dopo un pezzo di strada, Kage si girò a guardarlo.
-Ti sei arrabbiato con me?- chiese.
-Forse- disse il detective, deciso a non mentire.
-Mi dispiace…- mormorò Jun.
-Sei molto stanco, posso capire. E poi forse non hai così tanta voglia di diventare mio amico…- sorrise. Jun scosse la testa, stringendosi nelle spalle.
Guardò la strada davanti a loro.
-Il segreto che ti sto nascondendo non c’entra nulla con la morte di Lilith, te lo giuro. Non posso dirti nulla, per ora… non sono pronto. E’ qualcosa che mi riguarda da vicino, capisci? Ti prego, aspetta un po’- disse il barista.
Nino annuì.
Poteva fidarsi? Forse. E dopotutto perché no? Jun non sembrava una persona cattiva e il fatto stesso che si preoccupasse così tanto di non rivelare nulla era indicatore del fatto che era davvero preoccupato, ansioso.
-Fai con calma- disse.
Restarono in silenzio per il resto del tragitto.
Junji, Junji... cosa ci nascondi?
no subject
Date: 2008-09-27 07:33 am (UTC)Si ok lo sò cosa nascondi tesoro ç__ç
Ora comincerai a odiarmi ma non posso smettere di ripetere che questa fict è bellissima e che tu... tu sai cosa devi fare vero? VERO?
no subject
Date: 2008-09-28 03:45 am (UTC)-Ci vediamo alle 5 del mattino alla fermata di Omotesandou. Informa il tuo compagno che farai tardi, invece che fare il “gatto morto” con me-
Lui si che è un omino serio ç_ç Nino smettila di fare il cascamorto con Jun, oh XD!
Come ad ogni capitolo, originale non lo sono mai stata in fondo, questa fic è bellissima *_* e voglio presto il continuo!