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E' un pò che non postavamo Kurenai XD Quindi ecco il 10 ewe





 

Cap. 10

 

POV/Sho

Quella notte Jun non si presentò al solito appuntamento di mezzanotte.

Sho rimase a lungo lì ad aspettarlo, sperando di vederlo arrivare da un momento all’altro. Ma quando l’orologio batté le due iniziò a credere che non sarebbe più arrivato.

Sospirò abbattuto. Era colpa sua se Jun si era arrabbiato; in fondo aveva ragione, voleva delle spiegazioni che lui insisteva a non dargli, e per quanto avesse dei buoni motivi per non dirgli nulla Jun non lo poteva sapere.

Aspettò ancora diversi minuti, poi si voltò incamminandosi verso casa di Jun – gli avrebbe parlato per scusarsi del giorno prima, non sopportava di restare ancora in quella situazione.

 

Il mattino iniziava ad avvicinarsi. Il cielo era ancora scuro, e ad un normale essere umano sarebbe sembrato buio quanto lo era la sera prima di mezzanotte, ma agli occhi di un vampiro le cose erano diverse, e lui vedeva chiaramente che il giorno era ormai alle porte.

Si strinse nel cappotto; erano più di tre ore che aspettava lì davanti, iniziava a chiedersi se Jun non fosse proprio uscito di casa quella sera o se fosse rientrato prima che lui arrivasse.

Non gli rimaneva molto tempo ancora prima dell’alba, avrebbe potuto aspettare al massimo un’altra ora, dopo di che sarebbe stato troppo rischioso trattenersi ulteriormente fuori.

Finalmente, quando ormai si stavano facendo quasi le 6, vide Jun arrivare dalla strada. Il suo viso si rilassò e fece qualche passo verso di lui.

Jun lo riconobbe subito. Si fermò poco distante e Sho lo raggiunse.

“Cosa stai facendo qui? È tardi, tu stamattina devi andare a lavorare” chiese Jun preoccupato, ma Sho non fece caso alla sua domanda.

“Ti ho aspettato al solito posto questa sera, ma ho visto che non arrivavi” disse.

Jun abbassò piano lo sguardo dispiaciuto. “Mi dispiace, io…”

“No, sono io a dovermi scusare. Mi sono comportato da egoista, non ho pensato ai tuoi sentimenti. Perdonami ti prego…” disse Sho guardandolo negli occhi triste.

Jun lo guardò stupito incapace di rispondergli; poi Sho avvicinò piano le braccia al suo corpo stringendolo a se delicatamente.

“Non voglio che tu soffra per una cosa simile, né voglio perderti per questo” disse continuando a stringerlo. Jun rimase immobile nel suo abbraccio, ma riusciva a sentire il suo cuore battere velocemente.

Lo allontanò da se guardandolo nuovamente negli occhi, poi disse:

“Quel ragazzo che è venuto a parlarti ieri è un mio vecchio amico, abbiamo litigato qualche anno fa e da allora si diverte a infastidirmi, per questo è venuto da te” gli spiegò. Non era esattamente la verità, ma non poteva dirgli come stavano effettivamente le cose.

Jun scrutò il suo sguardo per degli interminabili momenti, poi sorrise delicatamente e lo abbracciò passandogli le braccia intorno al collo. “Grazie.” Lo sentì dire piano col viso affondato nella sua spalla.

Sho lo abbracciò a sua volta posandogli una mano sulla nuca e accarezzandolo dolcemente – era felice che tutto si fosse risolto per il meglio, ma si sentiva anche in colpa perché aveva dovuto mentirgli di nuovo.

“Ora però devo andare, ci possiamo vedere domani?” chiese Sho sciogliendo l’abbraccio.

“Purtroppo non possiamo vederci alla solita ora, ma se vuoi vengo da te verso le 19 prima che vada a lavoro.” disse Jun cercando di risultare tranquillo.

“C’è qualcosa che non va?” chiese Sho avendo percepito lo strano atteggiamento di Jun.

“No, tutto a posto.” rispose sorridendo; “Ora vai o farai tardi, a domani.” disse dandogli un rapido bacio e poi raggiunse veloce il portone di casa.

Qualcosa non andava, Sho lo sentiva, però ora era tardi, aveva pochi minuti per tornare a casa prima che sorgesse il sole; quindi decise che avrebbe rimandato tutto a quella sera.

 

POV/JUN

Era rilassante stare tra le braccia di Sho, lo faceva sentire al sicuro.

Quella sera era arrivato a casa sua puntualmente pur di passare tutti i minuti che aveva a disposizione con lui; quando venne ad aprirgli il solo vederlo lo aveva reso talmente felice che istintivamente si era buttato tra le sue braccia e trascinati dalla frenesia in poco tempo erano finiti in camera da letto.

 

Sho aveva le spalle poggiate al bordo della vasca e Jun era disteso di schiena sopra di lui, abbracciandolo e tenendolo stretto a se.

“Si sta facendo tardi, devo andare.” disse Jun in tono triste muovendosi per alzarsi, ma Sho lo strinse più forte per trattenerlo.

“Prima potresti dirmi cosa sta succedendo? Hai dei problemi con il lavoro?” chiese Sho.

“Niente di importante, il capo si è un po’ arrabbiato perché ultimamente lavoro poco, e se non porto un po’ più di soldi dovrò andare a lavorare nel locale…” spiegò Jun, ma pronunciando quell’ultima parola sentì il suo cuore accelerare per la paura.

Naturalmente Sho non potè non accorgersi del suo leggero tremore e chiese:

“E’ successo qualcosa di spiacevole in quel posto?”

Jun si morse le labbra e annuì quasi in modo impercettibile.

“Vuoi parlarmene?” azzardò a chiedere Sho.

Jun rabbrividì di nuovo.

“Se non te la senti non fa niente.” si sbrigò a dire Sho per rassicurarlo.

“No… a te… voglio dirlo.” iniziò Jun con voce tremante.

“E’ una cosa successa qualche anno fa, quando cominciai a fare questo lavoro; tutti i ragazzi quando cominciano iniziano dal locale, lì ogni cliente ha la possibilità di sceglierci attraverso un book fotografico. I primi tempi era stata dura, era orribile essere trattato come un oggetto e ne soffrivo, ma ci feci l’abitudine. Solo che un giorno…”

 

Mentre raccontava Jun rivedeva tutto quello che era successo; era orrendo per lui, ma sentiva le braccia di Sho stringerlo forte a se, e aggrappandosi a quella piacevole sensazione continuò a raccontare e a rivivere quel giorno…

 

Quella sera aveva avuto un ultimo cliente arrivato sul tardi e quando era andato a cambiarsi per tornare a casa ormai non c’era più nessuno. Era pronto per andarsene quando improvvisamente sentì aprirsi la porta della stanza e comparve uno dei gestori del locale, proprio quello che a Jun aveva fatto una brutta impressione fin dal primo momento, gli era sembrato che avesse qualcosa di inquietante per non parlare del fatto che lo fissasse spesso.

“Stai diventando bravo, hai un sacco di richieste ultimamente.” disse l’uomo.

“Grazie.” rispose Jun secco avvicinandosi alla porta per uscire, ma l’uomo gli bloccò il passaggio con un braccio.

“Perché non rimani a farmi un po’ di compagnia?” chiese accarezzandogli la guancia con il dorso dell’indice.

“Lasciami passare!” disse bruscamente Jun allontanandosi dal volto la mano dell’uomo.

Fu un errore. Pochi secondi dopo fu colpito da un forte schiaffo, tanto che barcollò e quasi cadde, ma fu trattenuto dall’uomo che lo teneva per la maglia.

“Chi ti credi di essere, ragazzino? Se voglio posso farti cacciare in qualsiasi momento!” disse colpendolo nuovamente.

Jun cominciò ad urlare e a lottare per liberarsi, ma l’uomo era più grosso e forte di lui e in poco tempo gli strinse i polsi in una mano portandogli le braccia sopra la testa e sbattendolo contro il muro.

“E’ inutile che urli, non ti sentirà nessuno; e più ti ribelli più ti farai male.” disse l’uomo ridendo.

Fu terribile. Quando se ne andò, Jun rimase in un angolo a piangere, finché qualcuno non gli si avvicinò; non se ne era neanche accorto.

Erano due ragazzi tornati indietro perché evidentemente avevano dimenticato qualcosa.

Si avvicinarono attirati dai suoi singhiozzi e lo trovarono in un angolo buio rannicchiato e tremante.

“Cosa ti succede?” chiese uno dei due, che all’assenza della sua risposta si rivolse all’altro; “Masa accendi la luce per favore.”

Quando le luci furono accese, videro lo stato in cui si trovava Jun: aveva segni sul viso, contusioni sulle braccia e i suoi vestiti erano strappati in vari punti.

I due capirono subito cos’era successo, lavoravano lì da più tempo e sapevano che non era la prima volta che accadeva.

“Stai calmo, ora va tutto bene, sei al sicuro.” disse Satoshi abbracciandolo per farlo calmare.

Lo portarono a casa con loro e divennero i suoi migliori amici; da quel giorno non lo lasciarono mai solo, almeno non abbastanza da dar modo che succedesse di nuovo. Era diventato per loro come un fratellino da difendere.

Quando finì di raccontare, le lacrime scendevano copiose sul suo viso. Il ricordo delle mani di quell’uomo sulla sua pelle era terribile, ma più che una ferita nel corpo era stata una ferita nello spirito – lui non era che un giocattolo senza volontà da scartare in un angolo quando si era finito di usarlo.

 

POV/Sho

Ascoltò con attenzione e orrore il racconto di Jun; lo sentiva tremare tra le sue braccia e trattenere le lacrime mentre ricordava quei momenti.

Quando finì di parlare lo sentì stringersi e iniziare a piangere.

Sho lo afferrò girandolo verso di se e vide il suo viso rigato dalle lacrime che evitava il suo sguardo. Lo strinse subito a se abbracciandolo con tutta la forza che aveva; sentiva il suo corpo scosso dai singhiozzi contro il suo, e gli sembrava tanto fragile che allentò la presa per paura di fargli male.

“Faccio schifo…” gemette Jun continuando a piangere.

“Non dirlo neanche per scherzo!” gli disse Sho deciso accarezzandogli la testa; Jun pianse più forte nascondendo il viso contro il suo collo.

Continuò ad abbracciarlo cullandolo dolcemente, ma la sua espressione era dura.

Era arrabbiato, arrabbiato e sconvolto per quello che era successo a Jun – ora come ora si sentiva tanta rabbia addosso che sarebbe potuto andare a cercare quell’uomo per ucciderlo, quell’uomo che aveva osato fare una cosa tanto terribile al suo Jun.

Lui continuava a piangere abbracciato al suo corpo e Sho lo accarezzava cercando di consolarlo – ora che c’era lui non avrebbe più permesso che potesse accadere una cosa simile, l’avrebbe protetto a tutti i costi da chiunque avesse provato a fargli del male. Non voleva più vederlo piangere in quel modo.

Dopo qualche minuto Jun iniziò a calmarsi e smise di piangere poco a poco. Sho si mosse verso il suo viso dandogli un piccolo bacio sulla guancia.

“Ti proteggerò io d’ora in avanti Jun, non devi avere più paura…” gli sussurrò poi dolcemente all’orecchio.

Jun alzò poco lo sguardo su di lui, i suoi occhi ancora rossi e gonfi di lacrime.

“…grazie” disse quindi tornando ad abbracciarlo.

Sho sorrise piano riprendendo ad accarezzarlo, poi si tirò su lentamente. “Jun, così prendi freddo.”

Allungò quindi un braccio verso l’asciugamano poggiato sullo sgabello lì accanto e ci avvolse il corpo di Jun che lo guardava leggermente rosso in volto.

“Scusami…” disse piano abbassando lo sguardo triste.

Sho gli ritirò su delicatamente il viso con una mano, poi guardandolo negli occhi gli disse:

“Non devi scusarti per questo, tu puoi sfogarti con me quando vuoi.”

Jun gli sorrise imbarazzato e Sho gli diede un piccolo bacio sulle labbra.

Uscirono entrambi dal bagno tornando in camera. Jun si sedette sul letto asciugandosi i capelli con l’asciugamano, mentre Sho si avvicinò al comodino accanto al letto e aprì il cassetto frugandoci dentro. Tirò fuori quello che cercava e tornò verso Jun.

“Jun…” disse quando gli fu davanti. Il ragazzo alzò il viso verso di lui.

“Si?”

“Voglio che tu prenda questi” disse porgendogli dei soldi.

Jun sgranò gli occhi alla vista delle banconote e rialzò lo sguardo verso di lui.

“Sho, io non…” iniziò agitato.

“Jun.” Lo fermò immediatamente Sho sedendosi e girandolo verso di lui.

“Io non voglio che tu torni in quel posto, non voglio vederti soffrire ancora. Se il problema sono i soldi, ti darò tutto quello che ti serve.”

“Ma io posso…”

“No. Ascolta Jun, io con questi soldi non ci faccio niente, a malapena li uso per me. Non ho nessuno per cui spenderli se non per te. Per questo ti prego, accettali.”

Fissò Jun negli occhi tendendo ancora una volta la mano che teneva i soldi verso di lui.

Jun guardò il denaro senza rispondere – aveva un’espressione triste. Sho si avvicinò per abbracciarlo.

“Non fare così ti prego, io voglio solo che tu non debba esser costretto a lavorare di nuovo lì, non vedere questi soldi in maniera negativa!”

Jun si scostò piano e riabbassò lo sguardo sui soldi, poi li prese e tornò a guardare Sho davanti a lui.

“Grazie…” disse timidamente.

Sho pensò che fosse bellissimo in quel momento. Si chinò per baciarlo e Jun gli rispose schiudendo piano le labbra. Sentiva ancora il sapore salmastro delle lacrime che avevano bagnato il suo volto poco prima – avrebbe voluto asciugarle con le sue labbra.

Si allontanò dolcemente da lui e poi si guardarono persi l’uno dagli occhi dell’altro per diversi secondi.

Venti minuti dopo Jun era pronto per andare a lavorare. Odiava sapere che doveva farlo, soprattutto dopo quello che gli aveva raccontato. Se non fosse stato un vampiro l’avrebbe portato da tempo a vivere con se, per allontanarlo da quella vita terribile ed essere felici insieme.

“Ora devo andare” disse Jun alzandosi dal bordo del letto dopo essersi finito di vestire.

Sho annuì non troppo entusiasta.

Si avvicinò a Jun e lo abbracciò con forza; lo sentì stringersi contro di lui e afferrare la sua maglietta.

Come avrebbe voluto trattenerlo lì con lui, dargli tutti i soldi di cui aveva bisogno per stare lontano da quel locale e godersi i suoi occhi per il resto della notte – ma Jun era orgoglioso, e testardo, non avrebbe mai accettato di prendere più soldi di quelli che era già riuscito a dargli.

Si staccò piano da lui. “Mi raccomando, fai attenzione, e qualunque cosa debba accadere, parlamene; non lascerò che tu torni in quel posto” gli disse rassicurandolo.

Jun gli sorrise, i suoi occhi erano di nuovo lucidi; si gettò di nuovo tra le sue braccia “Grazie!” disse stringendolo.

Lo accompagnò all’ingresso e lo salutò a malincuore mentre lo vedeva allontanarsi verso l’ascensore.

Richiuse la porta dietro di se e sospirò pesantemente.

Aveva bisogno di nutrirsi, era da prima delle 7 che si era alzato per potersi vedere presto con Jun, e la fame iniziava a farsi sentire con più prepotenza. Avrebbe aspettato ancora un po’ che Jun si allontanasse e poi sarebbe uscito anche lui.

Il suo pensiero tornò a quello che gli aveva raccontato Jun prima, nella vasca. Un’espressione triste si dipinse sul suo volto, ma era certo che da quel momento in avanti non sarebbe più successo, perché ci sarebbe stato lui a difenderlo.

Andò in camera a prendere il cappotto per prepararsi ad uscire.

 

POV/JUN

Raccontare a Sho dell’accaduto era stato difficile, ma anche liberatorio. Era la prima persona a cui aveva raccontato tutto; Jun non ne aveva parlato mai neanche a Masa  e Toshi, e loro non gli avevano mai chiesto niente per evitare di farlo soffrire ulteriormente.

Ora si sentiva liberato come da un grosso masso che prima schiacciava il suo cuore; e il fatto che Sho non lo disprezzasse lo rendeva felice più di quanto era mai stato in vita sua.

Il denaro che gli aveva offerto poco prima lo aveva reso triste per un attimo, ma dopo le sue parole aveva capito che le sue intenzioni erano rivolte solo alla sua sicurezza e felicità, quindi accettarli era stato meno difficile.

 

Camminò a lungo fino a raggiungere uno dei soliti posti dove aspettava di trovare un cliente... poi improvvisamente vide arrivare una figura dal fondo della strada.

Quando si fu avvicinata abbastanza la riconobbe: era il ragazzo che gli aveva detto di lasciare Sho.

Non sapeva che fare. Sho gli aveva detto di non avvicinarsi a lui, ma non gli sembrava poi tanto pericoloso; aveva la lingua tagliente ma a parte quello era piccolino, non poteva essere una minaccia.

“Ciao.” gli disse appena gli arrivò vicino.

“È inutile che tenti di convincermi a lasciare Sho, perchè tanto non lo farò!” disse secco Jun, pensando che l’attacco fosse la sua miglior difesa.

“Non sono venuto per quello, sono qui per scusarmi con te.” disse innocentemente con un piccolo inchino.

Jun rimase senza parole, questo proprio non se lo aspettava.

“E’ meglio che mi presenti; io sono Ninomiya Kazunari, ma puoi chiamarmi Nino.” disse.

Jun era leggermente confuso; possibile che quel ragazzo che sembrava così innocente fosse lo stesso che lo aveva aggredito con tanta cattiveria pochi giorni prima?

“Ehm... io sono Matsumoto Jun.” rispose.

“Si lo so, piacere.” disse sorridendo.

“Senti, che dici se ci prendiamo un caffé insieme? Giusto per farmi perdonare.” propose Nino.

“Io veramente dovrei lavorare, ora non...” cercò di dire, ma Nino lo interruppe.

“Si tratta di una cosa di pochi minuti, poi ti vorrei far vedere una cosa, ti prego... non ci metteremo tanto, promesso.” disse trascinandolo piano per un braccio.

Jun cominciò a seguirlo; dopotutto cosa ci sarebbe stato di male in un semplice caffé? In fondo non sembrava così cattivo.

Camminarono per un po’ in silenzio, l’atmosfera era un po’ tesa, però moriva dalla voglia di fare a Nino una domanda. Allora prese tutto il coraggio che aveva e disse:

“Cosa... c’è stato... tra te... e Sho?” chiese con voce tremante.

“Lo sapevo, non te l’ha detto vero?” chiese con uno strano sorriso sul viso.

“Detto cosa?” chiese Jun perplesso.

“Cos’è.” disse Nino.

“Cosa intendi? Non capisco.” disse Jun guardandolo.

“Ora lo vedrai con i tuoi occhi.” rispose girando in un angolo buio.

Il vicolo in cui erano appena entrati era nella piena oscurità, a Jun ci volle un pò per abituarsi a quel buio. Quando i suoi occhi cominciarono a distinguere qualcosa notò che in fondo al vicolo c’erano due figure. La situazione era molto strana; erano indubbiamente due uomini, uno ansimava mentre l’altro che mostrava la schiena a Jun sembrava che lo stesse... come baciando sul collo.

“Cosa...” cercò di chiedere Jun, ma Nino lo bloccò e sussurrando chiese:

“Non ti sembra di riconoscere l’uomo di schiena?”

Jun cercò di sforzare gli occhi per vedere meglio nel buio; l’uomo indossava un cappotto lungo e sembrava essere leggermente più basso di lui, ma proprio non riusciva a capire chi.... improvvisamente fu come fulminato da qualcosa, vide l’uomo che l’altro teneva tra le braccia accasciarsi a terra e quello di spalle girarsi leggermente tanto da mostragli il proprio profilo.

“Sho...” disse Jun vedendolo.

Lui al suono della sua voce si girò istintivamente, e Jun poté vedere le sue labbra sporche di sangue.

“Ecco quello che ti nasconde, lui è un vampiro!” disse Nino ridendo.

“ZITTO!!!” urlò Sho furioso.

Jun si portò istintivamente la mano al collo; ora ricordava cosa era successo quella notte in cui era stato male. Indietreggiò di qualche passo, era sconvolto e spaventato.

Vide Sho alzare le mani per mostrargliele e avvicinarsi piano, ma ad ogni suo passo istintivamente Jun ne faceva uno per allontanarsi.

“Jun, io...” cercò di dire Sho, ma in quel preciso istante Jun fuggì via spaventato, correndo più forte che poteva e mentre scappava sentiva le lacrime rigargli il viso.

Date: 2008-09-28 11:25 pm (UTC)
From: [identity profile] concy.livejournal.com
nino perchè ç_________________ç
perchè sei così.. dannatamente.. stronzo T____T
povero junnino caro *piange* sho cerca di rimediare!! corri da lui vai vaiiiii!! attendo il seguito! era da un bel pò che aspettavo aggiornamenti con la fict!spero non vi bloccherete di nuovo, mi piasss tantissimo!complimenti!

Date: 2008-09-30 04:25 pm (UTC)
From: [identity profile] harin91.livejournal.com
Ragazze, ne approfitto per dirvi che questa fanfiction è una droga, e l'astinenza prolungata non aiuta ç_____ç Abbiamo bisogno del seguito... uuuuh...
*se la sogna di notte*

VI LOVVO TANTO TANTO, ANYWAY... ^////^

Date: 2008-10-03 05:23 pm (UTC)
From: [identity profile] alyssy79.livejournal.com
AHHHHHH!!!! continuate subitoooooooo!!! sto impazzendo da 3 mesi circa!!!! dai su su su!!! sennò piango e mi avrete sulla coscenza!
è troppo bella! appassionantissima!!!!

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