Kurenai

Oct. 5th, 2008 07:45 pm
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Allora siccome volevo fare una cosa carina e precisa sono andata a recuperare i vecchi post per mettere i link ed è incredibile abbiamo cominciato a postare ad aprile qui e noi stavamo scrivendo il capitolo 13, e da allora ne abbiamo scritto solo un altro ç____ç; quanto vorrei mettere la parola fine a questa fict ç____ç che se non ci sbrighiamo tra poco compie un anno.
Vabbè lasciamo stare, metto tutto con più precisione così se qualcuno che non ha mai letto e vuole leggere, trova più facilmente i capitoli.

Titolo: Kurenai
Rating: R con parti NC-17
Autori: Vampiretta87 e Subaru87
Fandom: Arashi
Genere: AU e un tantino angst
Pairing: Sakumoto
Disclaimers: gli Arashi non ci appartengono ma ci sono apparsi in sogno chiedendoci di accoppiare Jun e Sho in una ff quindi li abbiamo accontentati XD
Post precedenti: Capitolo 1, Capitolo 2, Capitolo 3, Capitolo 4, Capitolo 5, Capitolo 6, Capitolo 7, Capitolo 8, Capitolo 9, Capitolo 10

 

Capitolo 11

POV/SHO

Era stato distratto, non si era accorto che qualcuno si stava avvicinando, e per un attimo quando aveva visto Jun fissarlo aveva sentito il cuore andargli in frantumi. Non doveva vederlo, non doveva assolutamente scoprirlo!

Poi aveva visto Nino vicino a Jun e aveva capito tutto. Quel maledetto…

Jun era fuggito spaventato, era stato inutile provare a spiegargli come stessero le cose. Corse vero l’uscita del vicolo finchè non si ritrovò di fianco a Nino.

Si fermò e lo guardò con odio.

“Sei un bastardo!!” gridò lanciandogli un pugno.

Nino però fermò abilmente la sua mano e la immobilizzò, sorridendo con soddisfazione,

“È inutile che ti arrabbi, sarebbe finita così in ogni caso.”

Sho liberò la sua mano con uno strattone, poi senza più badare a lui iniziò a correre cercando di raggiungere Jun.

Vagò per diversi minuti percorrendo tutte le strade della zona senza un attimo di sosta, ma non lo trovò.

Si fermò poggiandosi al muro di un palazzo ansimante, e dopo aver ripreso fiato rialzò lo sguardo per capire dove si trovava. Riconobbe i palazzi, era già passato per quella strada.

Mosse lo sguardo tra la gente che camminava cercando il suo viso. Cosa avrebbe fatto adesso?

Chiuse gli occhi portandosi una mano sul viso e scuotendo la testa; non poteva finire in questo modo, non adesso…

Sentì le sue labbra bagnate e vi avvicinò due dita per toccarle – era ancora sporco di sangue. Si pulì velocemente con un gesto di stizza maledicendo la sua natura di vampiro, poi tornò a guardare in basso con sguardo perso.

Rimase lì fermo per un pò cercando di riflettere; non voleva che finisse così, voleva almeno tentare di spiegarsi; ma come? Questo era il problema. Non sapeva neanche dove andarlo a cercare e se gli avrebbe permesso di spiegargli.

Aveva un unico modo per provare a parlargli, infondo una volta aveva funzionato, provare non costava niente, tanto peggio di così non poteva andare.

Così comincio di nuovo a camminare avviandosi verso i bassibondi della città, finchè non arrivò in vista del palazzo dove abitava Jun, si apposto in un angolo dove non poteva essere visto, ma dove lui poteva vedere bene chiunque uscisse o entrasse nell’abbitato.

Passaro 1, 2, 3 ore ma niente di Jun neanche l’ombra quando ormai si era fatta quasi l’alba Sho non sapeva più che fare, mancavano pochi minuti e per lui sarebbe già stato difficile tornare a casa in tempo, non poteva più aspettare.

Guardò l’orologio anche se sapeva già benissimo che ora era, ma sperava di sbagliarsi e poter ancora rimanere ad aspettare; le 5:50 doveva andare; si girò e a malincuore si avviò verso casa.

 

POV/JUN

Stava ancora correndo, non sapeva neanche lui ormai da quanto, era spaventato, non capiva, non riusciva a credere veramente a quello che aveva visto.

Il ragazzo che amava così tanto in realtà era un mostro, ora cominciava a capire tutti quegli strani atteggiamenti, il non mangiare ne bere mai, il fatto che si vedessero solo di notte, capì anche quelle strane parole che gli aveva detto la prima volta che lo aveva visto, si ora capiva perchè diceva che lui per sopravvivere faceva anche di peggio; certo lui per sopravvivere uccideva la gente.

Continuò a vagare così per tutta la notte con sguardo vuoto, continuando a pensare a cosa aveva visto, poi mosse le mani verso le tasche del cappotto e incontrò il piccolo fascio di banconote che gli aveva dato Sho, tirò fuori istintivamente le mani, in parte impaurito e in parte disgustato; non voleva più quei soldi, era come se ora fossero insanguinati.

Il primo raggio di sole del mattino lo colpì delicatamente dandogli una piccola sensazione di calore, non poteva tenerli, non poteva e non voleva; guardò il cielo che lentamente si stava schiarendo e pensò che se veramente era un vampiro e le storie erano vere in quel momento era chiuso in una stanza buia, come quel giorno in cui era stato male e lui aveva chiuso le tende comportandosi in quello strano modo.

Decise che glieli avrebbe riportati; così cominciò a avviarsi  e quando fu davanti a casa sua si sentì gelare, come se il sangue dentro di lui avesse smesso di scorrere; lentamente si avvicinò al portone ed entrò, non aveva il coraggio di salire fino su e infilarli sotto la porta, allora decise di metterli nella cassetta delle lettere, vi si avvicinò cercando il nome sulle varie cassette, ma non lo trovò, in nessuna c’era il suo nome ve ne era solo una completamente anonima e dedusse che poteva essere solo la sua, quindi infilò le banconote  e uscì di corsa avviandosi verso casa.

 

Ormai era mattina; aveva camminato tutta la notte ed era stanco e abbattuto. Salì di malavoglia le scale del suo palazzo ed aprì piano la porta di casa.

Scrutò l’interno della stanza nella penombra e vide Masaki e Satoshi che dormivano vicini arrotolati tra le coperte.

Mosse lo sguardo intorno a loro e si fermò ad osservare il tavolino basso buttato nell’angolo davanti alla cucina: ripensò a quella volta in cui Sho era venuto a casa sua e si erano seduti tutti a parlare intorno a quel tavolo.

Improvvisamente le lacrime iniziarono a scorrere sul suo viso senza che se ne rendesse conto e senza capire il perché.

Cercò di asciugarsele, ma continuavano a scendere; quindi senza neanche togliersi le scarpe corse verso il bagno e ci si chiuse dentro per paura di poter svegliare gli altri.

Si accasciò contro la porta e iniziò a piangere sempre più forte. Si strinse le spalle tra le braccia cercando di calmarsi ma non faceva che peggiorare.

Perché stava piangendo tanto? Aveva paura di quello che aveva scoperto essere Sho, si, ma aveva anche paura perché adesso tutto quello che c’era stato tra loro sarebbe finito.

Improvvisamente sentì dei rumori dall’altra parte della porta e tirò su la testa allarmato: forse aveva svegliato Masa e Toshi. Si alzò velocemente e andò a rannicchiarsi dall’altro lato del bagno accanto alla doccia, cercando di trattenere i singhiozzi.

Come credeva, pochi secondi dopo sentì qualcuno bussare alla porta e Satoshi dire:

“Jun? Che succede, che stai facendo?”

Jun tentò di calmarsi per cercare apparire più normale e tranquillo possibile, ma non ci riuscì affatto.

“Niente… sto bene…” disse, ma la sua voce tremava ed era rotta dal pianto.

Ci fu un attimo di silenzio. “Jun, apri la porta oppure entro io!” stavolta era la voce di Masaki, il cui tono non sembrava lasciare molta scelta.

Jun stavolta non si preoccupò troppo di apparire tranquillo, anzì si sentì improvvisamente più triste e le lacrime ricominciarono a scendere copiose.

“Lasciatemi solo, vi prego…” sussurrò appena tra i singhiozzi poggiando la testa sulle ginocchia e stringendosi le braccia attorno al corpo.

“Io apro.” Sentì dire, e la porta si aprì piano scorrendo e lasciando entrare un debole fascio di luce.

“Jun…”

Jun non rispose, e i due gli si avvicinarono raggiungendolo. Sentì le loro braccia stringerlo dolcemente e questo gli fece solo venire più voglia di piangere.

“Jun cosa hai fatto..?” chiese preoccupato Satoshi.

Non rispose subito; ripensò per un attimo a tutto quello che era successo, poi rialzò piano la testa guardando i due ragazzi davanti a lui.

“Sho…” cercò di iniziare, perché le lacrime gli impedivano di parlare; si fermò un attimo cercando di stare calmo, ma gli occhi gli si rigonfiarono.

“…è finita… è finita…”

Non riuscì a dire altro perché ricominciò a piangere e riabbassò la testa, senza preoccuparsi più di nascondere la sua frustrazione; e gli altri due non dissero nulla, lo abbracciarono forte e rimasero a consolarlo finché poco alla volta non riuscì a calmarsi.

 

POV/SHO

Erano passate oramai 2 settimane da quel giorno; la notte seguente aveva trovato nella cassetta della posta i soldi che aveva dato a Jun, evidentemente glieli aveva riportati quella mattina; Sho aveva fatto di tutto per riuscire a vederlo e spiegarsi, ma non era riuscito a trovarlo, si era appostato anche tutta la notte davanti casa sua ma non lo aveva mai visto ne uscire ne entrare.

Anche quella sera vagava solo per le strade guardandosi intorno con la speranza di vederlo, per qualche istante, ma come sempre nulla; si sentiva furioso con se stesso, sapeva che era tutta colpa sua, aveva continuato a frequentarlo sapendo che prima o poi sarebbe successo, era inevitabile; dopotutto Nino aveva ragione prima o poi lo avrebbe scoperto lo stesso anche da solo, quanto avrebbe potuto andare avanti così? Qualche anno forse, ma dopo un po’ avrebbe fatto caso che lui non era normale, anche il semplice fatto che non mangiasse prima o poi lo avrebbe insospettito; e soprattutto si sarebbe accorto che non invecchiava ne cambiava aspetto minimamente.

 

I suoi piedi senza volerlo lo portavano tutte le notti nei luoghi dove era possibile che Jun stesse lavorando; e quella notte per puro caso alzando lo sguardo vide un volto conosciuto; era Masaki se non ricordava male, era appena sceso da un auto, ed era lì che passeggiava per la via tranquillo; lo segui per un po’ incerto se fermarlo e chiedergli notizie di Jun; poi decise che se non lo poteva vedere almeno voleva assicurasi che stesse bene.

“Scusa” disse chiamandolo alle sue spalle.

Masaki si girò piano e quando lo vide assunse un espressione alquanto contrariata.

“Ah, sei tu! Che vuoi?” chiese un po’ scortesemente.

“Volevo sapere solamente se Jun sta bene” chiese con voce sommessa.

“Come potrebbe stare bene!” esclamò furioso; “è tornato sconvolto, ha pianto per ore; io non so cosa tu gli abbia fatto, ma di sicuro ora non sta bene!”

-Allora Jun non aveva raccontato cosa aveva visto- pensò Sho riflettendo sulle parole di Masaki.

“Avrei voluto spiegarmi, ma è scappato via; sono giorni che lo cerco ovunque ma non lo trovo” spiegò.

“E’ normale, non è uscito per una settimana intera; non ha fatto altro che starsene in casa con sguardo vuoto a piangere senza volerne parlare; non mangiava, non dormiva” continuò con aria severa di rimprovero.

“E ora come sta? Si è ripreso? Vorrei parlargli, scusarmi con lui ma non so dove trovarlo” domandò.

“Non si è ripreso ma cerca di non pensarci; ora a ben altre cose di cui preoccuparsi” disse con aria preoccupata.

Sho vedendo la sua espressione cominciò ad agitarsi e chiese:

“E’ successo qualcosa?”

“Si a causa dei giorni in cui è stato in casa senza lavorare il capo lo ha rimandato al locale; noi siamo molto preoccupati, lo vediamo poco, torna più tardi di noi a casa ed esce prima; lui dice che è tutto a posto, ma si vede che non è tranquillo”

“Per locale intendi il posto in cui…” non riuscì a finire la frase il solo pensiero lo faceva infuriare.

“Ti ha raccontato cosa è successo?” chiese Masaki sorpreso.

“Si” rispose.

“Bè devi sapere che sei la prima persona a cui lo dice; nonostante noi lo sapessimo cosa era successo, lui non ne ha mai voluto parlare; si è sempre tenuto tutto dentro”

Sho era sorpreso sapeva che per Jun era stato difficile raccontarglielo, ma non pensava che fosse la prima volta che si confidava; si sentiva un verme, lo aveva tradito, lui gli aveva raccontato tutto di se anche le cose più spiacevoli, invece lui gli aveva sempre nascosto tutto.

“Puoi dirmi dove si trova il locale?” chiese d’un tratto facendo sobbalzare Masaki.

“Sarebbe meglio che lo lasciassi in pace” disse.

“Per favore voglio scusarmi e spiegarmi, se poi non mi vorrà più vedere giuro che non tornerò più” disse cercando di convincerlo.

Sho notò che Masaki era incerto sul da farsi, allora aggiunse:

“Ti prego”

Masaki frugò nella tasca del giaccone e ne estrasse un piccolo biglietto che porse a Sho dicendo:

“Tieni, ma non dirgli che te l’ho dato io”

Sho lo prese e lesse subito l’indirizzo; aveva ancora tempo prima dell’alba, poteva anche provare quella stessa sera.

“Grazie” disse al ragazzo per correre poi via verso il locale.

 

Arrivato presso l’indirizzo scritto sul foglio, vide un piccolo ingresso con insegna, lesse più volte il biglietto per essere sicuro che fosse il posto giusto e dopo la decima volta che ebbe controllato si avvicinò e apri la porta.

L’interno era completamente diverso  da come se l’aspettava, da fuori sembrava un posto molto piccolo e tranquillo, invece, l’interno era molto grande c’erano tavoli e divanetti, e al bancone c’era molta gente in compagnia di bei ragazzi.

Poco dopo il suo ingresso si avvicinò un uomo con una piccola cartellina in mano.

-Salve- disse con un inchino.

-Salve-

-Prego si accomodi- disse guidandolo verso un piccolo divanetto in un angolo del locale.

Sho si sedette, si sentiva un po’ in imbarazzo in quel posto, ma non gli importava se questo gli avrebbe fatto incontrare Jun.

L’uomo gli porse un raccoglitore e Sho capì subito che si trattava delle foto dei ragazzi.

-No grazie non mi serve- rispose; l’idea di vedere Jun su quel fascicolo come se stesse sfogliando un catalogo lo faceva innervosire.

-Sa già chi desidera?- chiese l’uomo.

-Si, vorrei Jun- disse quelle parole sentendosi il cuore stringersi nel petto; l’idea che quelle stesse parole le avevano dette un sacco di persone in quel posto era dolorosa.

-Ok, vado a controllare se è libero- rispose allontanandosi per andare a controllare su un piccolo tavolo che faceva da ufficio e cassa a quanto sembrava.

Qualche istante dopo tornò indietro e disse:

-Mi spiace al momento è occupato, vuole un po’ di compagnia durante l’attesa?- chiese facendo già cenno ad alcuni ragazzi di avvicinarsi.

-No grazie- rispose secco Sho.

-Come preferisce; qualcosa da bere allora?- chiese ancora l’uomo.

-No niente-

-Ok, l’avviserò quando si sarà liberato- disse allontanandosi.

 

Cosa gli avrebbe detto adesso? Come avrebbe fatto a spiegarsi? E se Jun fosse scappato?...

Mille domande continuavano a ronzargli nella testa senza riuscire a trovarne le risposte; passarono così 20 minuti senza che neanche se ne accorgesse.

-Prego mi segua- disse improvvisamente l’uomo risvegliando Sho dai suoi pensieri.

Lo condusse verso un ascensore e salirono di qualche piano; percorsero un corridoio fino alla porta di una stanza.

-Attenda qui, sarà da lei tra poco- disse tenendogli la porta aperta per farlo entrare e poi richiudendola alle sue spalle.

La stanza era uguale a quella di un albergo, e aveva una finestra che dava sulla strada; si avvicinò ad essa per guardare fuori; era nervoso e agitato.

L’unica cosa che sperava in questo momento era di essere ascoltato e potersi scusare.




Ringrazio chiunque stia leggendo ora e alle "vecchie" lettrici, spero di realizzare le vostre richieste il prima possibile postando l'ultimo capitolo che tocca anche a me ç___ç e che desidero tanto.

Date: 2008-10-05 06:50 pm (UTC)
From: [identity profile] concy.livejournal.com
ç______ç cucciolo!! non scappare farti parlare!
So che è "leggermente" traumatizzante scoprire che il tuo ragazzo è un vampiro ma non scappare please ç____ç
Sho cerca di parlargli è__é riportalo a casa tua, non farlo lavorare lì!
Un altro bellissimo capitolo, grazie tante, postate postate che io son curiosa (^__^)

Date: 2009-03-15 10:01 pm (UTC)
From: (Anonymous)
mamma mia chissà cosa succederà dopo..sono curiosissima..chissà se il povero Jun riuscirà ad ascoltare quello che Sho ha da dirgli..nn vedo l'ora dell'ultimo capitolo

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